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Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

Grazie agli innumerevoli visitatori del sito che ogni giorno lo visitano a centinaia, a volte a migliaia. Tantissimi anche dall’estero: soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma non mancano neppure visitatori dalla Francia e dall’Inghilterra.

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morti 2017

Morti per infortuni sul lavoro dal 1°gennaio al 26 giugno 2017

Osservatorio Indipendente di Bologna morti

sul lavoro

Dall’inizio dell’anno sono morti sui luoghi di lavoro 323 lavoratori. Con i morti sulle strade e in itinere, che sono considerati a tutti gli effetti morti sul lavoro si superano i 670 morti complessivi. Erano il 4 giugno di quest’anno 276. Erano 262 sui luoghi di lavoro al 4 giugno del 2016 +5,1% Erano 236 il 4 giugno del 2008 +14,5%. Come vedete nessun calo delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO, anzi, un aumento costante in questi dieci anni nonostante vogliono farci credere il contrario, e questo per giustificare l’incredibile massa di denaro speso per la Sicurezza in questi anni.

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Le morti verdi provocate dal trattore

Strage continua, sono già 67 dall’inizio dell’anno gli agricoltori morti schiacciati dal trattore. A questi occorre aggiungere tanti altri che sono morti o perché trasportati a bordo (anche bambini) o per le strade a causa di incidenti provocati da questo mezzo. Martina batta finalmente un colpo su queste tragedie. Da quando è ministro sono morti schiacciati da questo mezzo oltre 450 agricoltori, ma ci stiamo avviando a contare i 500 morti provocati dal trattore. Con questo ritmo saranno inevitabili tra qualche mese. Un morto su cinque sui luoghi di lavoro di tutte le categorie è causato dal ribaltamento del trattore. Anche ieri 20 giugno ha perso la vita in modo così orribile un 57enne nella provincia di Ascoli Piceno. Ma se dal Paese non si alza un moto d’indignazione per la loro indifferenza, verso chi ci governa o che è all’opposizione, nulla cambierà. Nelle televisioni pubbliche trasmissioni pagate coi soldi dei contribuenti, fanno vedere idilliache terre incontaminate dove gli animali pascolano felici, ma mai che si occupano dell’altra faccia della medaglia: i tantissimi morti che ci sono sui campi e il colore rosso della terra impregnata dal sangue dei nostri agricoltori. Occorrerebbe (ma lo scriviamo da tanti anni) che chi ci governa faccia una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. E chi di dovere metta a disposizione forti incentivi per mettere in sicurezza i vecchi trattori.

Morti nelle Regioni e Province italiane nel 2017 per ordine decrescente, sono esclusi dalle province i morti sulle autostrade e all’estero.

N.B i morti segnalati nelle Regioni sono solo quelli sui LUOGHI DI LAVORO. Con le morti sulle strade e in itinere gli infortuni mortali in ogni provincia e regione sono mediamente il 120% in più ogni anno

LOMBARDIA 30 Milano (5), Bergamo (2), Brescia (6), Como (1), Cremona (1), Lecco (2), Lodi (1), Mantova (3), Monza Brianza (4), Pavia (2), Sondrio (3), Varese () VENETO 29 Venezia (5), Belluno (), Padova (1), Rovigo (5), Treviso (4), Verona (7), Vicenza (7). ABRUZZO 27 L'Aquila (7), Chieti (3), Pescara (12) Teramo (5) SICILIA 22 Palermo (2), Agrigento (5), Caltanissetta (), Catania (1), Enna (2), Messina (1), Ragusa (3), Siracusa (1), Trapani (7). EMILIA ROMAGNA 22 Bologna (3). Forlì-Cesena (1), Ferrara (3), Modena (3), Parma (3), Piacenza (2), Ravenna (4), Reggio Emilia (3), Rimini (). PIEMONTE 21 Torino (8), Alessandria (), Asti (2), Biella (1), Cuneo (8), Novara (), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (1) CAMPANIA 21 Napoli (7), Avellino (1), Benevento (2), Caserta (5), Salerno (6). LAZIO 17 Roma (6), Viterbo (4) Frosinone (2) Latina (5) Rieti (). TOSCANA 15 Firenze (2), Arezzo (), Grosseto (3), Livorno (3), Lucca (1), Massa Carrara (1), Pisa (3), Pistoia (1), Siena () Prato (1). PUGLIA 11 Bari (3), BAT (), Brindisi (2), Foggia (2), Lecce (3) Taranto () CALABRIA 10 Catanzaro (2), Cosenza (5), Crotone (1), Reggio Calabria (1) Vibo Valentia (1) LIGURIA 9 Genova (2), Imperia (1), La Spezia (1), Savona (5). MARCHE 9 Ancona (2), Macerata (1), Fermo (), Pesaro-Urbino (5), Ascoli Piceno (1). SARDEGNA 7 Cagliari (2), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (2), Sassari (3). Sulcis inglesiente () UMBRIA 6 Perugia (4) Terni (2). FRIULI VENEZIA GIULIA 6 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (), Udine (3). BASILICATA 1 Potenza (1) Matera () Molise 5 Campobasso (3), Isernia (2) TRENTINO ALTO ADIGE 6 Trento (1), Bolzano (5). VALLE D’AOSTA ()

I morti sulle autostrade e all’estero non sono a carico delle province

Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischio sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove sotto e fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono stati costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Tantissimi di questi capannoni hanno le travi SOLO appoggiate sulle colonne e nel caso di terremoti possono muoversi dall’appoggio e crollare.

Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

Report morti sul lavoro nell’intero 2016

Nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e di altre innumerevoli posizioni lavorative, ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di Partite Iva individuali sono assicurate all’INAIL. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL.

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Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli
Santo Della Volpe con Carlo Soricelli. Abbiamo deciso di dedicare questo osservatorio indipendente anche al grande giornalista Santo Della Volpe scomparso da poco. Da quando è aperto, abbiamo constatato quanto ha fatto per far comprendere agli italiani le vere dimensioni delle tragedie degli infortuni sul lavoro, del dramma dei familiari che hanno perso così tragicamente un loro Caro, delle morti provocate dall’amianto e di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Grazie Santo

Video Nicoletti rai 2

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli brevi cenni biografici

Tecnico metalmeccanico in pensione. Ha aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 pochi giorni dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, dopo aver visto che non era possibile trovare sul Web notizie in tempo reale sulle morti sul lavoro. Considera l’attività di volontario dell’Osservatorio come una naturale evoluzione della sua attività di artista

E’ pittore-scultore da oltre quarant’anni, Ha sempre creato opere a contenuto sociale.. Ha esposto con personali con Antonio Ligabue e Cesare Zavattini e ha all’attivo oltre settanta mostre, è presente con opere in diversi musei.

Ha creato per primo al mondo, da vent’anni la “pittura pranica”, la pittura che interagisce con l’osservatore e che “guarisce” numerose patologie, soprattutto dolorose. Ha creato il “Rifiutismo” corrente pittorica dove gli oggetti che l’uomo considera rifiuti assumono una dimensione senza tempo. Ha scritto sei libri.

Qui sotto i siti di Soricelli

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martedì 23 settembre 2014

Strage di Adria Di Marco Spezia

In merito alla ennesima strage di Adria valgono, purtroppo, considerazioni già fatte troppe volte. La strage deriva, come in molti altri casi simili, dalla mancata osservanza delle più elementari norme in materie di lavori in cisterna e in presenza di prodotti chimici pericolosi. Non c'è bisogno di ricercarle nel D.Lgs.81/08 o nel D.P.R.177/11 (spazi confinati). C'erano già nel D.P.R.547/55... Non andava inventato niente di nuovo. L'inosservanza delle norme avviene perché: - conviene economicamente alle aziende, a fronte di risparmio di costo del lavoro (appalti, subappalti), riduzione dei tempi di lavoro, mancata definizione, applicazione, controllo di procedure, mancato utilizzo di prodotti chimici meno pericolosi, ma più costosi, mancato acquisto di DPI, mancata erogazione della formazione; - la tutela della salute e sicurezza delle aziende è sempre di più vista non come un percorso tecnico che, partendo da analisi dei cicli lavorativi e da valutazione dei rischi, porti a misure concrete di prevenzione e protezione, ma come un “fare carta” (i famigerati Sistemi di Gestione...) con il solo obiettivo di deresponsabilizzare il management e colpevolizzare il lavoratore vittima (e quando si parla di “errore umano” non si fa altro che colpevolizzare il lavoratore...); - mancano o sono enormemente carenti strutture pubbliche di controllo dell’applicazione delle norme ed esse sono politicamente pilotate o limitate nelle loro possibilità di agire da forti interessi politici (i direttori delle ASL e delle ARPA sono eletti dai partiti...), collusi con gli interessi economici delle aziende pubbliche e private; - sono complici e colpevoli quei consulenti (ingegneri, medici, tecnici) pagati dalle aziende e che collaborano con loro non con la finalità di proteggere i lavoratori, ma di fare i biechi interessi dell’azienda (e quindi loro personale); - il ruolo degli RLS è sempre di più visto come l’adempimento formale di obblighi normativi eseguiti su carta, ma non nella sostanza, con ruolo di accondiscenda rispetto alle scelte aziendali; quei RLS che cercano di fare veramente battaglia sono combattuti dalle aziende che fanno il possibile per isolarli o allontanarli; - i sindacati, spesso collusi e complici delle aziende, (salve ormai qualche poca eccezione e sempre più spesso a livello personale piuttosto che di organizzazione) non fanno assolutamente niente per fermare la strage: a quando ad esempio uno sciopero generale contro la mancanza di salute e di sicurezza sui luoghi di lavoro; - la sempre maggiore precarietà del lavoro rende i lavoratori troppo succubi delle aziende e ricattabili per poter fare valere i propri diritti sul diritto al lavoro e al lavoro salubre e sicuro; - le sanzioni per le inosservanze delle norme sono ridicole (poche migliaia di euro nei casi peggiori), le pene detentive in caso di lesioni od omicidio sono parimenti non proporzionate alla gravità dei fatti, la rubricazione degli omicidi sul lavoro come omicidi colposi, vanifica del tutto ogni forma di deterrenza (quanti processi sono finiti in prescrizioni o con pene risibili, sospese in condizionale?). - manca cultura della salute e della sicurezza, manca informazioni, manca consapevolezza dei propri diritti, colpevoli di questo oltre le aziende (e ci mancherebbe...), anche sindacati, partiti, mezzi di informazione. Tutto questo crea le condizioni perché le aziende e i loro complici attuino di fatto la SOSPENSIONE DEL DIRITTO ALLA SALUTE E ALLA SICUREZZA dei lavoratori (come quello dei cittadini). NEI LUOGHI DI LAVORO SI VIVE ORMAI NELLA COSTANTE, ACCETTATA, CONSOLIDATA ILLEGALITA’! Ultima osservazione e anche autocritica. Smettiamo si parlare di morti di lavoro solo quando le stragi diventano “mediatiche”, come quella di Adria!!! Molto cinicamente osservo che con i morti di Adria siamo perfettamente “in media” (quattro morti accertati al giorno per infortunio sul lavoro). E allora perché meravigliarsi solo ora e tacere tutti gli altri giorni? Di morte sul lavoro e per il lavoro dobbiamo parlarne tutti i giorni, ma non solo per piangerli. Soprattutto per analizzarne in maniera critica le cause, come quelle sopra accennate, e cercare di portare battaglia (con le poche forze che ci restano) per ridurre o limitare (non dico certo eliminare) queste cause. La strage non finirà. Ma ogni lavoratore strappato alla morte, al’infortunio, alla malattia è già una vittoria.
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RAI2 TG2 INSIEME - Carlo Soricelli nella trasmissione di Marzia Roncacci

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.