mercoledì 29 luglio 2026

Sacrifica la sua vita per salvare quella del figlio

Antonio D'Errico di 66 anni sacrifica la sua vita per salvare quella del figlio. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseienne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è frapposto d'istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spinger
lo via e salvargli la vita. Un gesto d'amore supremo che ha strappato un ragazzo alla morte, ma che ci consegna l'ennesima vittima di una catena di tragedie sul lavoro che non accenna a fermarsi. Dietro ai numeri di questo mese di luglio che ci apprestiamo a documentare, ci sono famiglie spezzate, padri, figli e storie che meritano di essere ricordate con dignità e verità.

domenica 26 luglio 2026

«Grazie Sindaco Lepore. I bolognesi e gli italiani che ragionano ancora, e che non fanno gli odiatori di professione, sono con te per aver dato dignità a una morte ingiusta. ​Io personalmente ti sono molto, molto grato per aver premiato me con la Turrita d'Argento: un semplice metalmeccanico, pittore e scultore da oltre cinquant'anni, e per l'impegno con l'Osservatorio di Bologna che, dopo ormai due decenni, ha vinto la sua battaglia per far emergere dall'oblio e dall'occultamento sistematico migliaia di lavoratori morti sul lavoro. E io non sapevo assolutamente nulla della premiazione. In quale altra città avrebbero fatto questo? ​Sei un bravo Sindaco, vicino ai cittadini, e hai fatto bene a denunciare questi orribili odiatori di professione. I bolognesi ti amano e vedono quello che stai facendo per la città: sei uno dei pochi che sta utilizzando a pieno il PNRR, che ha creato qualche disagio ai cittadini ma che renderà la città ancora più bella ed accogliente. ​La mia gratitudine sarà eterna.»

giovedì 23 luglio 2026

STRAGI DI LAVORATORI MAROCCHINI IN ITALIA: MENTRE IL PAESE S'INFIAMMA DI ODIO, LORO MUOIONO AL POSTO NOSTRO. noi "umani" siamo dispiaciuti per la morte di Abderrahim Fakir

Oggi l'ennesima tragedia: un altro lavoratore di origine marocchina è deceduto a causa dell'ennesimo gravissimo incidente sul lavoro si chiama salah belkahaoua e aveva 59 anni ed è morto dopo giorni di agonia . Non fa più notizia, se non per chi si ostina a tenere il conto di un massacro silenzioso, ma per i razzisti di casa nostra la loro vita non conta niente. Mentre una parte politica e mediatica s'infiamma contro le istituzioni locali, la realtà dei fatti ci mette davanti a uno specchio impietoso: I lavori più duri e pericolosi: I cittadini marocchini e i lavoratori immigrati continuano a svolgere le mansioni più faticose, meno pagate e meno tutelate nei nostri cantieri e nelle nostre fabbriche. Muoiono in percentuale 3 volte di più che gli italiani, Muoiono svolgendo quei lavori che garantiscono la quotidianità di questo Paese – arrivando persino a morire al posto di chi diffonde odio verso di loro. 02/06/2026 brescia Lombardia Mohammed Gannaoui 27 Operaio agricolo marocco 07/01/2026 Bologna Emilia romagna abdelbak zanboura 54 edilizia marocco 07/05/2026 venezia veneto Driss Najem 50 edilizia marocco 08/05/2026 venezia veneto abdadel gari 33 autotrasporto marocco 12/05/2026 bergamo lombardia Mustapha Ladid 32 industria marocco 07/06/2026 cagliari sardegna Hamza El Hail 26 autotrasporto marocco 29/06/2026 mantova lombardia Haddad Taher 55 bracciante marocco 16/07/2026 lecce puglia Fadil Abdelhakim, 33 installatore marocco 22 lug frosinone lazio salah belkahaoua 59 edilizia marocco L'assenza di umana pietà: Stiamo assistendo al crollo del senso d'umanità. Si assiste al razzismo persino di fronte alla sofferenza e alla morte, mentre sulle condizioni dei lavoratori si stende un velo di indifferenza. Banlieue di Parigi: siamo come i francesi di trent'anni fa che col loro razzismo si sono fatti odiare dagli immigrati e dai loro figli. Una società multietnica è inevitabile ma stiamo creando tutte le condizioni per far vivere all'inferno i nostri figli e nipoti. L'Osservatorio non farà un passo indietro. Non accetteremo che si continui a morire nell'ombra e che la retorica razzista nasconda le responsabilità di chi non garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto verso i più deboli e fragili che stanno morendo al posto nostro.

giovedì 9 luglio 2026

Morte di mamma e figlio. Ma la povera mamna Teresa era assunta regolarmente o lavorava in nero?

Un’altra tragedia colpisce la stessa famiglia e la stessa comunità, ma stavolta il dolore si unisce alla rabbia. ​A distanza di quasi tre anni dal drammatico incidente del 28 luglio 2023 — in cui persero la vita Franco Colle e i suoi figli Anna e Claudio — la storia si ripete nella stessa azienda di fuochi d'artificio. Un incendio ha innescato tre violentissime esplosioni, provocando il crollo della struttura e la morte di altre due persone di Avezzano, legate da parentela alle prime vittime. ​Se la posizione del figlio trentenne Simone sembra regolare, sul decesso della madre, Teresa Tozzi, pesa il forte sospetto del lavoro in nero. ​Un dubbio che solleva una ferita profonda e purtroppo comune: il rischio che questa tragedia diventi l'ennesima "morte invisibile", esclusa dalle statistiche ufficiali dell'INAIL perché priva di un contratto. Il timore, denunciato spesso da sindacati e associazioni, è che il lavoro sommerso finisca per sfoltire artificialmente i dati reali inviati in Europa, per non far apparire l'Italia meno virtuosa sul fronte della sicurezza. ​Mentre la Procura indaga (in un'azienda già precedentemente coinvolta in un'inchiesta per caporalato), resta l'amarezza per un sistema in cui l'illegalità contrattuale rischia di cancellare persino la dignità del ricordo e il riconoscimento ufficiale del sacrificio di un lavoratore.

mercoledì 8 luglio 2026

Rapporto di Sintesi: Il Divario dei Dati e la Crisi del Lavoro Nero e il Veneto maglia nera sui morti sul lavoro che sono quasi il doppio rispetto all'Emilia Romagna

Il divario Inail-Osservatorio: Al 31 maggio, i dati ufficiali INAIL registrano 339 vittime (compresi gli infortuni in itinere), mentre l'Osservatorio ne rileva 427 sui soli luoghi di lavoro (che sfiorano le 600 vittime calcolando le strade). Questa forbice sempre più profonda evidenzia una drammatica espansione del lavoro nero e sommerso, privo di tutele e frammentato dalla logica degli appalti a cascata. Il caso Veneto Il Veneto, governato dalla Lega, registra i dati più tragici. All' 8 luglio, a parità di popolazione, il Veneto conta ben 72 morti sui luoghi di lavoro (escluso l'itinere), contro i 41 dell'Emilia-Romagna. E la Lombardia, sempre a guida leghista 76 ma che ha il doppio dei lavoratori Il divario territoriale: L'Emilia-Romagna registra il 43% di vittime in meno rispetto al Veneto. Un dato politico e strutturale macroscopico, che dimostra come i diversi modelli di tutela, contrattazione e controllo territoriale incidono direttamente sulla vita dei lavoratori. Nota di lettura: La discrepanza tra le denunce INAIL e i dati reali dimostra che una fetta enorme di chi perde la vita in Italia non è nemmeno censita come "lavoratore" al momento dell'incidente, svelando lo sfacelo della precarizzazione estrema che porta al lavoro nero.

mercoledì 1 luglio 2026

La Ministra Calderone dà i numeri (al ribasso) dei morti sul lavoro

Report Vittime sul Lavoro nei Primi 6 Mesi del 2026 Al 30 giugno 2026, lo scenario dei decessi legati al lavoro in Italia mostra un quadro drammatico, con una forte incidenza dei settori legati alla movimentazione e all'agricoltura. I Numeri Complessivi Morti sui luoghi di lavoro: 554 vittime registrate dall'inizio dell'anno. Totale con "In Itinere" e altre categorie "invisibili": Il dato parziale (aggiornato a maggio) tocca già quota 761 vittime. Media storica di riferimento (2025): Ogni 24 ore sono morti in media 3,95 lavoratori (sabati e domeniche inclusi). I Settori Più Colpiti Il report evidenzia una particolare criticità per due categorie specifiche, che insieme rappresentano una quota enorme dei decessi sui luoghi di lavoro. 1. Schiacciati da Trattore (Agricoltura) Vittime nel 2026 (parziale): 82 morti. Confronto con il 2025: Nel corso di tutto l'anno precedente i decessi erano stati 144. La proiezione a metà anno mostra che il trend rimane altissimo e drammatico. Contesto: Il fenomeno colpisce spesso sia i lavoratori agricoli professionali sia i coadiuvanti o pensionati, legandosi strettamente al tema delle "vittime fragili". 2. Autotrasportatori Vittime nel 2026 (parziale): 93 morti. Confronto con il 2025: Nel 2025 il totale era stato di 169 decessi. L'autotrasporto si conferma la categoria singola con il più alto numero di vittime in questi primi sei mesi. Fattori di rischio: Questa categoria risente enormemente dei ritmi di lavoro serrati, della stanchezza e delle problematiche stradali, aggravando anche il bilancio dei decessi nei tratti autostradali regionali. Altre Categorie Monitorate Karoshi (da superlavoro): 51 vittime (rispetto alle 111 totali del 2025). Infortuni domestici: 36 vittime (81 nel 2025). Taglialegna: 21 vittime (raggiunto già il totale dell'intero 2025). Identikit delle Vittime: Anzianità e Vulnerabilità Le Vittime Fragili: Gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni deceduti sono ben 179, rappresentando il 32% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L'Osservatorio correla direttamente questo dato alle riforme pensionistiche che hanno allungato l'età lavorativa anche per mansioni usuranti e pericolose (come, appunto, gli autotrasportatori), dove la prontezza dei riflessi, la vista e l'udito possono essere ridotti. Lavoratori stranieri vittime in loco: 103 morti (pari a circa il 18,6% del totale dei decessi registrati direttamente sul posto di lavoro). Rischio reale: Questo balzo rispetto al dato parziale precedente conferma in modo matematico che il rischio di mortalità per i lavoratori stranieri è più che doppio rispetto ai colleghi italiani, se rapportato alla percentuale effettiva di occupati nel tessuto produttivo. Genere: Le donne registrano un'incidenza minore di decessi direttamente "in loco", ma subiscono un forte impatto nei casi in itinere, spesso a causa del forte stress legato alla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia. Geografia della Strage (Top Regioni) L'analisi territoriale dell'Osservatorio computa nei dati regionali anche i decessi avvenuti nei rispettivi tratti autostradali: 1. LOMBARDIA: 75 sui luoghi di lavoro (101 con in itinere). Province principali: Brescia (23), Bergamo (12), Milano (10), Mantova (10). 2. VENETO: 66 sui luoghi di lavoro (91 con in itinere). Province principali: Treviso (18), Vicenza (11), Verona (10), Padova (10), Venezia (10). 3. TOSCANA: 47 con in itinere (Lucca registra 10 vittime). 4. CAMPANIA: 46 sui luoghi di lavoro (63 con in itinere). Provincia principale: Napoli (17), Salerno (10). 5. EMILIA-ROMAGNA: 37 sui luoghi di lavoro (54 con in itinere). Provincia principale: Bologna (8). 6. PIEMONTE: 37 sui luoghi di lavoro (49 con in itinere). Provincia principale: Torino (26). Analisi delle Cause Politiche e Strutturali L'Osservatorio individua precise responsabilità legislative e strutturali dietro l'andamento di questi dati: Estensione dell'Età Pensionabile (Legge Fornero): Ha costretto al lavoro in mansioni ad alto rischio persone anziane con fisiologici acciacchi o minori riflessi. Liberalizzazione degli Appalti a Cascata (Normativa 2023): Viene stimato un incremento del 15% dei decessi, specialmente nei settori dell'edilizia e dell'autotrasporto, a causa della frammentazione dei controlli. Un caso simbolo citato è il cantiere Esselunga di Firenze (5 morti con 56 aziende coinvolte nel subappalto). Precarizzazione e tutele (Jobs Act 2015): Viene calcolato un aumento storico dei decessi del 43% a seguito della rimozione delle tutele dell'Articolo 18. Coinvolgimento Pubblico: Viene evidenziato come 3 delle ultime 6 grandi stragi sul lavoro siano avvenute in aziende a partecipazione