lunedì 1 giugno 2026

REPORT NAZIONALE OSSERVATORIO BOLOGNA: I PRIMI 5 MESI DEL 2026

Bilancio tragico dal 1° Gennaio al 31 Maggio 2026 Cura e coordinamento di Carlo Soricelli Sito Internet ufficiale: cadutisullavoro.blogspot.it 1. I NUMERI COMPLESSIVI DELLA STRAGE (Confronto 2026 vs 2025) I dati raccolti ed elaborati dall’Osservatorio di Bologna nei primi cinque mesi dell'anno delineano un quadro agghiacciante. Non si tratta di fredde statistiche, ma di esistenze spezzate che registrano un aumento spaventoso rispetto all'anno precedente. Morti sui luoghi di lavoro (al 31 maggio): 427 vittime. Un aumento anche rispetto al terribile 2025, l’anno più nefasto da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l’Osservatorio, al 31 maggio del 2025, i morti registrati sui luoghi di lavoro erano 418. Totale complessivo (con "In Itinere" e altre categorie "invisibili"): Arriviamo alla cifra parziale di 598 vittime. Praticamente la media dei morti complessivi quest’anno è ancora di 4 morti al giorno. Il solo mese di Maggio: Si conclude con 86 morti sui luoghi di lavoro, che diventano 118 se si calcola l'itinere. Media giornaliera: Nel 2025 la media è stata di 3,95 lavoratori morti ogni 24 ore (sabati e domeniche inclusi). Una strage quotidiana continua. CATEGORIE A MAGGIORE RISCHIO (Dati 2026 vs Totale 2025) Categoria d'infortunio Morti nel 2026 (Parziale 5 mesi) Morti nel 2025 (Totale anno) Schiacciati da trattore 60 144 Autotrasportatori 66 169 Karoshi (Malori da superlavoro) 33 111 Infortuni domestici (manutenzioni/legna) 33 81 Taglialegna 20 21 3. VITTIME FRAGILI E STRAGE DI VECCHI All'interno di questo massacro emerge con durezza una vera e propria strage di vecchi. Sono ben 137 gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni rimasti uccisi sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno: rappresentano il 33% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Questo accade a causa delle leggi "porcate" che hanno allungato l’età per andare in pensione anche a chi svolge mansioni pesanti e pericolose (per sé e per gli altri), come nel caso emblematico degli autotrasportatori costretti alla guida in età avanzata. Tra gli ultimi drammi che gridano vendetta, pesano come macigni: La morte dell'anziano di 83 anni, stroncato da un malore mentre lavorava completamente in nero mentre stava saldando. La barbarie del lavoratore abbandonato gravemente ferito in strada, scaricato agonizzante come un rifiuto ingombrante nel disperato tentativo di nascondere l'irregolarità del cantiere. Questo orrore non può non riportare alla mente la terribile vicenda di Satnam Singh, il bracciante lasciato morire davanti a casa con il braccio amputato. A distanza di tempo, la storia si ripete nell'indifferenza e nella ferocia di chi antepone il profitto alla sacralità della vita umana. Nel fango di questa economia si contano anche 74 lavoratori stranieri regolari che hanno perso la vita in questi 5 mesi. 4. IL GENERE: LE DONNE VITTIME DEL LAVORO E IL SACRIFICIO DI MARIA CARMELA Analizzando i dati di genere, le donne muoiono meno "in loco", ma muoiono quasi quanto gli uomini in itinere, schiacciate dallo stress e dal sovraccarico nel percorso tra il lavoro e la gestione della famiglia. Ma quando muoiono in loco, i loro drammi sono indicibili. Oggi l'Osservatorio vuole rendere un omaggio solenne allegando la foto della povera Maria Carmela D’Angelo. Quel giorno Maria Carmela D’Angelo, 58 anni, è rimasta gravemente ustionata nel laboratorio dall’olio bollente di una friggitrice industriale, con lesioni in diverse parti del corpo. Fu trasferita in terapia Intensiva Grandi Ustionati dell’ospedale Cardarelli, a Napoli. Maria Carmela non ce l’ha fatta a sopportare ancora le lunghe cure ospedialiere nel reparto di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ma lei non ha voluto che accadesse: ha raggiunto il bagno e si è lanciata da una finestra del terzo piano, morendo sul colpo. 5. LA DENUNCIA DELL'OSSERVATORIO Davanti a quasi 600 bare in soli cinque mesi, l'Osservatorio di Bologna torna a gridare la sua indignazione. Respingiamo la narrazione di chi dà la colpa al lavoratore "disattento". La sicurezza viene vista dalle aziende come un costo sacrificabile, e il rifiuto del pericolo per il lavoratore coincide quasi sempre con il licenziamento o la perdita del sostentamento a causa del ricatto occupazionale dovuto al precariato introdotto anche con l’abolizione dell’articolo 18 nel 2015. Una società civile non può più permettersi di ignorare tutto questo. Aiutateci a diffondere. Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio di Bologna sui morti sul lavoro

Nessun commento:

Posta un commento