venerdì 7 agosto 2026

Cosa lega Marcinelle, i morti in itinere e Guccini? What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday?

I tre elementi di questi giorni sembrano un accostamento privo di logica, ma ne hanno una, ed è molto profonda. La mattina dell'8 agosto 1956, un incendio scoppiato nella miniera di Bois du Cazier, in Belgio, causò la morte di 262 minatori; tra questi vi erano 136 immigrati italiani. Stragi di questa portata visibile, per fortuna, non sono più all'ordine del giorno, anche se ne assistiamo a una miriade che si ripete in modo più piccolo e diffuso su tutto il territorio nazionale. Gli italiani morti in Belgio erano allora "stranieri" per quel Paese, esattamente come lo sono oggi gli immigrati di decine di nazionalità diverse che lavorano in Italia. Il miraggio delle statistiche e la strage in itinere Il numero dei morti sul lavoro è davvero calato? Sì, se si guardano soltanto le statistiche ufficiali. Ma se si contano tutti i morti che stavano eseguendo una prestazione lavorativa, la situazione si fa molto più sfumata. Di sicuro non sono diminuiti da quando, 19 anni fa, ho aperto l’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna: l’aumento da allora è di oltre il 40%. Tutti registrati in tabelle excel incontestabili Ma l’itinere cosa c'entra? Negli anni '50 morivano pochissimi giovani sulle strade e sui luoghi di lavoro; c’era l’apprendistato nel secolo scorso, che almeno forniva un'informazione di base. Ora si muore direttamente nelle fauci degli sfruttatori legalizzati. Oggi circa il 25% dei decessi avviene in itinere — parliamo di diverse centinaia di persone ogni anno. Le cause? Precariato, mancanza di tutele sindacali nella miriade di piccole imprese, orari impossibili senza alcun controllo e un diffuso lavoro nero. Quest'ultimo colpisce soprattutto chi è impossibilitato a mettersi in regola a causa di leggi come la Bossi-Fini, finendo talvolta per ingrossare le file dello spaccio e della delinquenza per disperazione. Le donne, che negli anni '50 morivano raramente nei luoghi di lavoro, oggi contano oltre 100-150 decessi all'anno in itinere, a cui si aggiungono altre molte decine sui posti di lavoro. E lo stesso vale per i giovanissimi e per i vecchi costretti a lavorare fino a tarda età senza distinguere chi svolge un lavoro pericoloso da chi fa un lavoro impiegatizio. Potrei elencarli e mostrare le foto di decine e decine di loro, morti solo di recente. Commovente la storia del benzinaio di Barletta con 43 anni di contributi morto due giorni fa in itinere a pochi mesi dalla pensione Un mondo del lavoro frammentato Altro che traguardi di emancipazione: molte donne oggi sono private persino del desiderio di avere figli, schiacciate dal martirio di un secondo e terzo lavoro necessario a compensare un potere d’acquisto dimezzato, a cui si sommano i carichi familiari e casalinghi. Si è riusciti a spezzettare il mondo del lavoro in mille rivoli, a volte messi in competizione tra loro. Il risultato? I ricchi accumulano ulteriore ricchezza a spese della stragrande maggioranza dei lavoratori, e del "famoso" ceto Medio, ridotto al silenzio. È una politica miope e stupida quella di chi grida "Prima gli italiani". I giovani italiani con titoli di studio sono costretti a emigrare a centinaia di migliaia per avere una vita decente ed evitare il caporalato legalizzato. L’Italia si sta svuotando di italiani non per colpa di chi arriva da contesti sociali devastati, ma per la mancanza di prospettive. I giovani emigrati chiedono la "reimmigrazione": vogliono semplicemente che il loro Paese dia loro un motivo per tornare. Da Marcinelle nulla è cambiato in meglio; anzi, oggi manca persino la speranza di cambiamento che c'era allora. E Guccini cosa c'entra? Francesco Guccini è una grande figura della nostra cultura che si è sempre occupata degli ultimi, degli emarginati e dei lavoratori. Non posso non pensare alla sua straordinaria canzone-poesia "Dio è morto". Se l'avesse scritta oggi, vi aggiungerebbe che: Dio è morto nei lager lavorativi, e nei campi caporalizzati, è morto sulle strade mentre si va a lavorare, dove giovani, vecchi e donne muoiono di sfruttamento, stanchezza, fretta e solitudine. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday? These three elements of recent days may seem like a completely illogical combination, but they share a connection, and a very profound one. On the morning of August 8, 1956, a fire broke out in the Bois du Cazier mine in Belgium, causing the deaths of 262 miners; among them were 136 Italian immigrants. Tragedies of such visible scale are fortunately no longer a daily occurrence, even though we witness a multitude of smaller, widespread deaths repeating across the entire national territory. The Italians who died in Belgium back then were "foreigners" to that country, just as immigrants of hundreds of different nationalities working in Italy are today. The Illusion of Statistics and the Commuting Slaughter (Morte in Itinere) Has the number of workplace fatalities truly fallen? Yes, if you only look at official statistics. But if you count every person who died while performing a work activity, the picture becomes much more nuanced. They certainly have not decreased since I opened the National Observatory on Workplace Deaths in Bologna 19 years ago: the increase since then is over 40%. So what does commuting (in itinere) have to do with it? In the 1950s, very few young people died on the roads and in the workplace; back in the last century, apprenticeships at least provided basic safety information. Today, people die directly in the jaws of legalised exploiters. Today, around 25% of deaths occur in itinere (while commuting to or from work) — we are talking about several hundred people every year. The causes? Precarious work, a lack of trade union protections across a multitude of small businesses, impossible working hours with no oversight, and widespread unregistered labor (lavoro nero). The latter especially affects those unable to regularize their status due to laws like the Bossi-Fini act, sometimes forcing them out of desperation into the ranks of drug dealing and crime. Women, who rarely died in workplaces during the 1950s, now account for over 100 to 150 commuting deaths a year, on top of dozens more directly at work. The same applies to the very young and to older workers forced to work into advanced age, with no distinction made between those performing hazardous jobs and office workers. I could list them and show you photos of dozens upon dozens of them who have died just recently. A Fragmented World of Work Far from milestones of empowerment: today many women are stripped even of the desire to have children, crushed by the ordeal of taking on a second or third job needed to compensate for a halved purchasing power, compounded by family and domestic burdens. They have managed to fragment the world of work into a thousand streams, sometimes pitted against each other. The result? The wealthy accumulate even more wealth at the expense of the vast majority of workers, who have been reduced to silence. Short-sighted and foolish is the policy of those who shout "Italians first." Hundreds of thousands of educated young Italians are forced to emigrate to build a decent life and avoid legalised labor exploitation (caporalato). Italy is emptying out of Italians not because of those arriving from devastated social backgrounds, but due to a lack of prospects. Emigrated young people are asking for "re-immigration": they simply want their country to give them a reason to return. Since Marcinelle, nothing has changed for the better; in fact, today we even lack the hope for change that existed back then. And Where Does Guccini Fit In? Francesco Guccini is a major figure in our culture who has always focused on the last, the marginalized, and the workers. I cannot help but think of his extraordinary song-poem "Dio è morto" (God is Dead). If he had written it today, he would add that: God is dead in the labor camps and in the exploited fields, He died on the roads while commuting to work, where the young, the old, and women die of exploitation, fatigue, haste, and solitude. Carlo Soricelli Curator of the National Observatory on Workplace Deaths in Bologna

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