venerdì 4 settembre 2026

STRAGE SULLE STRADE: IL TRISTE PRIMATO DEL GOVERNO MELONI-SALVINI E LA MORIA NEL VENETO CHE HA GIA’ SUPERATI I 100 MORTI PER INFORTUNI NEL 2026.CARNAGE ON ITALIAN ROADS: THE TRAGIC RECORD OF THE MELONI-SALVINI GOVERNMENT AND THE SLAUGHTER IN VENETO

Gli incidenti dei mezzi pesanti mettono a rischio gli autisti e chiunque viaggi sulle strade. Fonte: Messaggero Veneto In soli otto mesi e quattro giorni, l'Italia ha quasi raggiunto il bilancio di un intero anno di tragici incidenti nell'autotrasporto: al 4 settembre 2026 sono già 129 gli autotrasportatori che hanno perso la vita sul lavoro. Nel 2023 gli autotrasportatori morti nell'intero anno erano stati 134. A questo ritmo, il 2026 si avvia a infrangere ogni drammatico record precedente. È un vero e proprio "primato" di cui il Governo Meloni e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini dovrebbero solo vergognarsi. IL VENETO: EPICENTRO DELLA STRAGE In questa spaventosa mappa della morte, è il Veneto a conquistare la maglia nera come regione più colpita d'Italia. Un territorio snodo fondamentale della logistica e del PIL del Nord-Est, trasformato in un mattatoio a cielo aperto per chi guida un camion. Non parliamo solo di scontri devastanti sulle autostrade che coinvolgono ignari automobilisti. Parliamo di: • Eroi del volante trovati privi di vita nelle cabine dei camion nei piazzoli di sosta e nelle aree di servizio, stroncati da ritmi usuranti e infarti senza che nessuno se ne accorga. • Lavoratori schiacciati o travolti durante le operazioni di carico e scarico nei piazzali aziendali e nella logistica. APPALTI A CASCATA E PRECARIETÀ: LE VERE CAUSE Questa "moria" non è una fatalità: è il risultato preciso di scelte politiche e normative sciagurate: 1. Gli appalti a cascata sdoganati da Salvini: La deregolamentazione e il Far West dei subappalti spingono le aziende al ribasso continuo dei prezzi, scaricando costi e tempi di consegna sulle spalle (e sulla vita) degli autisti. 2. Il ricatto del precariato (da Renzi a oggi): L'abolizione dell'Articolo 18 con il Jobs Act del 2015 ha trasformato il lavoro privato in una forma di caporalato legalizzato. I lavoratori assunti con le nuove regole sono sotto il perenne ricatto del licenziamento: possono essere mandati a casa in qualsiasi momento con una scusa e una manciata di spiccioli. Per non perdere il posto, si è costretti ad accettare turni stremanti, velocità folli e mancate pause di riposo. COSA SERVE SUBITO Fermare questa strage si può, ma serve la volontà politica di cancellare il precariato e introdurre un tempo indeterminato vero, non "farlocco". Finché il lavoro sarà trattato come una merce usa e getta e le strade come piste di gara per la logistica selvaggia, i nostri autotrasportatori continueranno a morire nel silenzio generale. Carlo Soricelli Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it In just eight months and four days, Italy has almost matched the entire annual death toll for fatal accidents in the road haulage sector: as of September 4, 2026, 129 truck drivers have already lost their lives on the job. In 2023, the total number of fatalities among truck drivers for the whole year was 134. At the current pace, 2026 is on track to break every previous grim record. This is a "primacy" that the Meloni Government and Minister of Infrastructure and Transport Matteo Salvini should be deeply ashamed of. RACE TOWARDS 1,000 TOTAL WORKPLACE DEATHS This tragedy in transport is part of a wider national emergency. Today, Italy is rapidly racing toward 1,000 total workplace fatalities since the beginning of the year. At this unrelenting rate, we will cross this horrific threshold within a week at most. A thousand workers killed on the job is not an abstract statistic—it is a systemic collapse of safety rights. VENETO: THE EPICENTER OF THE SLAUGHTER In this terrifying map of death, the Veneto region holds the black jersey as the most severely affected area in Italy. Veneto—a crucial hub for logistics and the industrial economy of the North-East—has been turned into an open-air slaughterhouse for those who drive heavy vehicles. We are not only talking about devastating highway crashes that endanger all commuters. We are talking about: • Heroes of the wheel found dead in their cabs in truck stops and service areas, killed by grueling work hours and sudden cardiac arrests before anyone notices. • Workers crushed or run over during loading and unloading operations in logistics yards and factory bays. CASCADING SUB-CONTRACTS AND PRECARITY: THE REAL CAUSES This mass mortality among workers is not bad luck—it is the direct outcome of reckless political choices: 1. Cascading sub-contracts introduced by Salvini: The deregulation of public procurement and the "Wild West" of subcontracting push companies into endless race-to-the-bottom pricing, dumping costs and delivery pressures onto the drivers' health and lives. 2. The blackmail of precarious labor (from Renzi to today): The removal of protections (such as Article 18 of the Italian Labor Code in 2015) transformed private sector labor into a form of legalized exploitation. Workers under modern precarious contracts face the constant threat of dismissal: they can be fired at any moment under false pretenses with a tiny payout. To keep their jobs, drivers are forced to accept exhausting shifts, unsafe speeds, and skipped rest breaks. WHAT MUST BE DONE IMMEDIATELY Stopping this carnage is possible, but it requires the political will to eliminate job insecurity and restore genuine open-ended employment contracts. As long as labor is treated as a disposable commodity and roads as racetracks for unchecked logistics, our truck drivers will continue to die in widespread silence. Carlo Soricelli Independent Observatory of Bologna on Workplace Fatalities http://cadutisullavoro.blogspot.it

mercoledì 2 settembre 2026

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Le trasferte delle morti

I mortali "itineranti": quando il lavoro diventa merce ​La tragedia di Alessandro Vezzoli — bresciano di 53 anni, morto schiacciato in un cantiere nel varesotto — svela un dramma taciuto: ogni anno centinaia di persone muoiono lontano da casa, spostandosi da una provincia o regione all'altra. ​Siamo di fronte alla mobilità del rischio: ​Pendolarismo estremo e subappalti: Trasferte continue, ritmi logoranti e ditte itineranti moltiplicano i pericoli. ​Persone come merce: Nella corsa al ribasso dei costi, la sicurezza viene trattata come una spesa superflua e i lavoratori come materiale sostituibile. ​Sradicamento: Dal Sud al Nord, o tra province vicine, la necessità di lavorare costringe a rischiare la vita lontani dai propri cari. ​Denunciare queste trasferte della morte serve a ricordare che dietro ogni statistica non c'è una "risorsa umana", ma una vita spezzata.

​"Papà torna a casa?": la domanda che spezza il cuore ai tre figli di Pasquale.

Pasquale Andriotta aveva il contratto in scadenza. Quello doveva essere il suo ultimo giorno di lavoro. Ad aspettarlo a casa c’erano tre bambini piccoli e una famiglia intera. Non è più tornato. ​Quando un lavoratore perde la vita, il contatore delle statistiche sale di un'unità e poi la notizia scompare. Ma dentro le case delle famiglie colpite, il tempo si ferma per sempre. ​Solo quest'anno sono già oltre 100 i bambini e i ragazzi rimasti orfani a causa del lavoro. Figli piccolissimi, adolescenti a cui viene strappato un padre o una madre da un momento all'altro. Immaginate lo strazio di un bambino che aspetta il papà a cena e deve sentirsi dire che non tornerà mai più. Immaginate la vita di questi figli, spezzata in un secondo, costretti a crescere con un'assenza gigante. ​E poi ci sono le mogli, i mariti, i genitori, i fratelli, i nonni. L'anno scorso sono state oltre 1.500 le tragedie come questa. 1.500 famiglie devastate da uno strazio che non si può raccontare a parole, ma che si legge chiaramente negli occhi di chi resta. Chi vive da vicino questo dolore sa che non si supera mai: diventa un vissuto quotidiano fatto di silenzio, rabbia e una solitudine immensa. ​Non si muore mai da soli sul lavoro. Insieme a ogni lavoratore muore un pezzo di chi gli voleva bene. ​A Pasquale, alla sua famiglia e a tutti gli orfani e le famiglie vittime di questa strage silenziosa: la nostra memoria e il nostro impegno per non abituarci mai a questo orrore.

martedì 1 settembre 2026

Precariato uguale a caporalato.. La morte di Pasquale è questo

​Pasquale Andriotta: morto di sfruttamento, fatica e precarietà. Il lavoro precario è un omicidio sociale ​Pasquale Andriotta aveva 42 anni e tre figli. È morto stroncato da un malore mentre stava effettuando l'ennesima consegna in un giorno rovente, piegato da carichi di lavoro estenuanti e da un ritmo disumano. ​Ma la tragedia nella tragedia è che Pasquale è morto nell'ultimo giorno del suo contratto a termine. Mentre la fatica gli spezzava il cuore, l'angoscia gli divorava i pensieri: la paura devastante di non vedere rinnovato quel contratto, l'assillo permanente di non poter garantire il pane e un futuro ai suoi tre bambini. ​Morire nell'ansia della riconferma ​Non ci sono parole rassicuranti per descrivere quanto accaduto. Pasquale non è soltanto la vittima di un malore sul posto di lavoro: è la dimostrazione spietata di come la precarietà uccida prima ancora degli incidenti. ​La sua morte è figlia diretta di un sistema basato sullo sfruttamento e sulla fatica spinta oltre ogni limite umano. Quando un lavoratore vive con una scadenza fissa stampata sopra la testa, perde perfino la libertà di fermarsi, di protestare o di dire "non ce la faccio", nel terrore di essere tagliato fuori il giorno dopo. ​Il caporalato moderno ​Il precariato non è una semplice scelta organizzativa: è una condizione di ricattabilità permanente. È il caporalato del nostro tempo, nascosto dietro la facciata di contratti temporanei, appalti e sigle burocratiche. ​Togliere la stabilità a un padre di famiglia significa togliergli l'aria. Significa esporlo a ritmi insostenibili pur di dimostrare di "meritarsi" un rinnovo. Per questo motivo dobbiamo dirlo ad alta voce e senza mezzi termini: il lavoro precario è un omicidio sociale. ​Una battaglia civile senza se e senza ma ​Mentre la narrazione ufficiale ci parla di dati in miglioramento e di tutele all'avanguardia, nelle nostre strade si consuma la tragedia invisibile di chi cade nell'indifferenza generale. ​L'Osservatorio continuerà a denunciare questa strage e a dare un nome e un volto a chi perde la vita in questo modo. Non ci sarà mai reale sicurezza sul lavoro finché non si cancellerà il ricatto del precariato e dello sfruttamento. ​Per Pasquale, per i suoi tre figli e per tutti i lavoratori trasformati in invisibili.