
Il Veneto si conferma una regione dalle grandi contraddizioni: un territorio economicamente forte, ma tragicamente al vertice della classifica delle morti sul lavoro.
Leggendo gli ultimi dati INAIL (aggiornati al 31 luglio 2026), si parla di 44 decessi registrati in occasione di lavoro e 22 in itinere. Ma la realtà è drammaticamente peggiore: la stima complessiva dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro parla infatti di 88 morti sui luoghi di lavoro, a cui si aggiungono altri 25 in itinere. Il motivo di questo scarto? Una cifra enorme di vittime sui luoghi di lavoro non è assicurata INAIL e resta sommersa nelle statistiche ufficiali.
Con questi numeri, il Veneto supera di gran lunga l'Emilia-Romagna (52 morti sui luoghi di lavoro) e si colloca tragicamente davanti a regioni del Sud di pari popolazione, come la Campania (54) e la Sicilia (66). In termini assoluti è seconda solo alla Lombardia (97), che ha però un bacino di abitanti quasi doppio.
La maglia nera spetta proprio alla provincia di Treviso — la stessa dove è morto Mattia Battistetti — che con 27 morti sui luoghi di lavoro si attesta come la provincia con più vittime in Italia, superando Brescia (26), Napoli (20) e Torino (20).
L'ennesima conferma del clima di vergogna che si respira si consuma nelle storie individuali: l'ultimo drammatico caso è quello di Giuseppe Fossato, lavoratore in nero. Dopo l'incidente mortale del 7 settembre, il suo corpo è stato caricato su un veicolo e trasportato per diversi chilometri fino alla sua abitazione nella frazione di Ca’ degli Oppi, nel veronese, al solo scopo di depistare le responsabilità e nascondere il lavoro irregolare.
In questa regione il 34% dei deceduti è composto da lavoratori stranieri, impiegati nelle mansioni più umili, pericolose e malpagate. Proprio qui si è consumato un altro episodio orribile: tre giovani operai marocchini hanno perso la vita all'alba mentre andavano al lavoro a bordo di un furgone. Nel luogo della tragedia erano stati posti fiori e una targa in loro memoria: prima è stata vandalizzata, poi rubata.
Nel frattempo, la politica che in Veneto raccoglie ampi consensi — come quella del segretario leghista Matteo Salvini — ha sdoganato il sistema degli appalti a cascata. Un meccanismo che solleva da ogni responsabilità i grandi committenti, scaricando l'intero peso della sicurezza sulle piccole imprese, sui tecnici e sui singoli operai.
Ma il Veneto è anche la terra di straordinari esempi di resistenza. Come non definire tale Monica Michielin, madre di Mattia Battistetti, morto a soli 23 anni travolto da una gru più vecchia di lui? Dal 2021, Monica combatte una battaglia epica contro un "sistema" che assolve i potenti e condanna solo le piccole aziende all'ultimo anello della catena degli appalti.
Qui la mentalità del "paròn ha sempre ragione" regge solo finché non incontra donne straordinarie come Monica, una vera "mamma combattente". A lei va tutta la mia vicinanza: tuo figlio avrà piena giustizia.
Carlo Soricelli
Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro
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