
LAVORICIDIO CONTINUO: STRAGE SENZA FINE
In sole 24 ore la scia di sangue sui posti di lavoro in Italia segna un bilancio drammatico: sette lavoratori morti in un solo giorno. Una carneficina quotidiana che spezza vite nei cantieri, nei boschi, sulle strade e nelle campagne.
Ieri il bilancio è stato particolarmente pesante con tre morti in Campania e due nel bolognese, dove la fatica, i ritmi insostenibili e la mancanza di sicurezza continuano a uccidere.
I FATTI MONITORATI NELLE ULTIME 24 ORE
Apollosa (Benevento, Campania)
Un operaio di 65 anni, originario del Vallo di Diano, ha perso la vita schiacciato dal crollo e dal ribaltamento di un muletto durante il turno di lavoro.
Napoli (Campania)
Un uomo è deceduto tragicamente nell'area portuale dopo essere finito in acqua con il proprio furgone.
Prata di Principato Ultra (Avellino, Campania)
Pietro Pellegrino, 56 anni, originario di Sassano, è precipitato per diversi metri ed è morto sul colpo dopo il crollo improvviso di un lucernario.
Bologna - Via Meucci (Emilia-Romagna)
Un operaio di 52 anni si è accasciato al suolo ed è stato stroncato da un malore improvviso dovuto allo sforzo e alla fatica poco dopo aver preso servizio in cantiere.
Boschi di Rasora / Castiglione dei Pepoli (Bologna, Emilia-Romagna)
Un boscaiolo di 35 anni è rimasto impigliato nei cavi ed è stato travolto a morte dalla teleferica mobile utilizzata per il trasporto dei tronchi.
Brindisi (Puglia)
Mauro De Francesco, operatore ecologico di 41 anni, è crollato a terra per un malore fatale provocato dai carichi estenuanti di lavoro (karoshi).
Piemonte (Linea Ferroviaria Torino-Bardonecchia)
Un pastore ha perso la vita travolto da un treno sui binari nel tentativo di rincorrere e mettere in salvo le sue pecore.
(Si registra inoltre un ennesimo grave incidente stradale in itinere sulla Statale 89 al Valico di Amendola con un morto e tre feriti).
La Campania si conferma la terza regione d'Italia per numero assoluto di vittime, mentre la scia di sangue non risparmia l'Emilia-Romagna e il resto del Paese.
Non si può e non si deve morire per guadagnarsi da vivere. Quando si muore di fatica, di crolli o per macchinari privi di protezione, non parliamo di "fatalità" o di semplici incidenti. È lavoricidio.
Carlo Soricelli, curatore dell'osservatorio di Bologna e morti sul lavoro.
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