giovedì 8 ottobre 2026

Ieri 8 morti sul lavoro: 3 in Campania 2 nel bolognese

LAVORICIDIO CONTINUO: STRAGE SENZA FINE ​In sole 24 ore la scia di sangue sui posti di lavoro in Italia segna un bilancio drammatico: sette lavoratori morti in un solo giorno. Una carneficina quotidiana che spezza vite nei cantieri, nei boschi, sulle strade e nelle campagne. ​Ieri il bilancio è stato particolarmente pesante con tre morti in Campania e due nel bolognese, dove la fatica, i ritmi insostenibili e la mancanza di sicurezza continuano a uccidere. ​I FATTI MONITORATI NELLE ULTIME 24 ORE ​Apollosa (Benevento, Campania) Un operaio di 65 anni, originario del Vallo di Diano, ha perso la vita schiacciato dal crollo e dal ribaltamento di un muletto durante il turno di lavoro. ​Napoli (Campania) Un uomo è deceduto tragicamente nell'area portuale dopo essere finito in acqua con il proprio furgone. ​Prata di Principato Ultra (Avellino, Campania) Pietro Pellegrino, 56 anni, originario di Sassano, è precipitato per diversi metri ed è morto sul colpo dopo il crollo improvviso di un lucernario. ​Bologna - Via Meucci (Emilia-Romagna) Un operaio di 52 anni si è accasciato al suolo ed è stato stroncato da un malore improvviso dovuto allo sforzo e alla fatica poco dopo aver preso servizio in cantiere. ​Boschi di Rasora / Castiglione dei Pepoli (Bologna, Emilia-Romagna) Un boscaiolo di 35 anni è rimasto impigliato nei cavi ed è stato travolto a morte dalla teleferica mobile utilizzata per il trasporto dei tronchi. ​Brindisi (Puglia) Mauro De Francesco, operatore ecologico di 41 anni, è crollato a terra per un malore fatale provocato dai carichi estenuanti di lavoro (karoshi). ​Piemonte (Linea Ferroviaria Torino-Bardonecchia) Un pastore ha perso la vita travolto da un treno sui binari nel tentativo di rincorrere e mettere in salvo le sue pecore. ​(Si registra inoltre un ennesimo grave incidente stradale in itinere sulla Statale 89 al Valico di Amendola con un morto e tre feriti). ​La Campania si conferma la terza regione d'Italia per numero assoluto di vittime, mentre la scia di sangue non risparmia l'Emilia-Romagna e il resto del Paese. ​Non si può e non si deve morire per guadagnarsi da vivere. Quando si muore di fatica, di crolli o per macchinari privi di protezione, non parliamo di "fatalità" o di semplici incidenti. È lavoricidio. ​Carlo Soricelli, curatore dell'osservatorio di Bologna e morti sul lavoro.

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