mercoledì 14 ottobre 2026

SPECULARE SUI MORTI SUL LAVORO: QUANDO IL DRAMMA DIVENTA MARKETING STATISTICO

​C'è un limite netto tra chi fa informazione e prevenzione reale e chi, invece, specula sulla pelle di chi muore lavorando. ​Assistiamo da tempo alla diffusione di report, mappe a colori e classifiche provinciali o regionali "del rischio". Operazioni che si limitano a prendere i dati pubblici dell'INAIL, applicare qualche formula matematica sull'incidenza degli occupati e vendere al pubblico la solita graduatoria tra territori "buoni" e "cattivi". ​Ma a chi serve tutto questo, se non a fare notizia e posizionamento? ​Chi fa queste tabelle sa bene che si tratta di calcoli parziali e fuorvianti: • ​Ignorano oltre 4,7 milioni di lavoratori esclusi dalla copertura INAIL (forze dell'ordine, settori specifici, alcune categorie di autonomi e professionisti). • ​Cancellano totalmente il lavoro nero e irregolare, la fascia più vulnerabile e sprovvista di qualsiasi tutela, dove i rischi di infortunio grave o mortale sono altissimi. • ​Mischiano settori a rischio azzerato con mansioni ad altissimo pericolo, diluendo la realtà delle cose e alterando il peso effettivo del rischio per chi sta sui ponteggi, nelle cave o nei macchinari. ​Fare i "conti della serva" senza spendere una sola risorsa per andare a verificare la realtà sui cantieri non è ricerca: è speculazione pura. Servirsi delle vittime per costruire un prodotto mediatico senza dare alcun valore aggiunto sottovaluta gravemente la portata del fenomeno e offende le famiglie e la memoria di chi non è tornato a casa. ​La prevenzione non si fa con le calcolatrici e con le mappe colorate a tavolino. La sicurezza si fa con il lavoro sul campo: controlli reali, ispettori nelle fabbriche e nei cantieri, risorse dedicate e rispetto per la dignità umana. ​Basta trasformare una strage sociale in una contabilità da vetrina.

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