mercoledì 23 settembre 2026

Non solo il povero giovane sbranato dagli appalti ma altri due anziani di 67 anni morti sul lavoro oggi

Lavoro, l'ennesima strage senza fine: un ventiduenne "sbranato" a Roma e due anziani schiacciati in cantiere e nei campi. E il bilancio della giornata è destinato a salire. ​Un’altra giornata drammatica, l’ennesimo bollettino di guerra sul lavoro che non si ferma mai. ​La notizia del giovane di 22 anni sbranato al Colosseo — non dai leoni della storia, ma dai ritmi feroci e senza tutele del lavoro in appalto, macinando chilometri di notte da Teramo a Roma — lascia una rabbia profonda e angosciante. A lui si aggiunge la tragedia di Cortenuova, nel bergamasco, dove un lavoratore di 66 anni ha perso la vita travolto da una trave d’acciaio nel polo logistico. ​E la scia di sangue continua nelle campagne di Venosa, in provincia di Potenza, dove Vito Bochicchio, 67 anni, è rimasto schiacciato dal ribaltamento del proprio trattore mentre lavorava nel suo vigneto. È il 138° agricoltore schiacciato da un mezzo agricolo dall'inizio dell'anno, un dato terribile che ormai sfiora il totale dell'intero 2025, chiusosi con 143 vittime. ​Due di questi tre lavoratori erano anziani di 66 e 67 anni, ancora costretti a svolgere mansioni ad alto rischio e di pura fatica fisica in un’età in cui si dovrebbe avere diritto al riposo. Tre morti accertate in poche ore, a cui purtroppo si aggiungeranno sicuramente altre vittime prima della fine della giornata, specialmente per i tragici incidenti in itinere. ​L'ennesima carneficina nei campi e nei cantieri. Non si tratta di tragiche fatalità, ma delle conseguenze dirette di un sistema che continua a sacrificare la sicurezza, la dignità e la vita dei lavoratori — dai giovanissimi agli anziani — in nome della fretta, della fatica e del profitto. ​Questa mattina, come curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, sono andato a firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare della CGIL per chiedere più tutele e garanzie a favore di lavoratrici e lavoratori negli appalti e per i dipendenti diretti dei committenti. Deve cessare questa strage e questo sfruttamento sistematico alimentati dagli appalti a cascata: anche il committente deve essere ritenuto responsabile in solido. Altrimenti, se non si rompe questa catena di deregolamentazione, i morti sul lavoro continueranno ad aumentare senza sosta.

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