L'Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro è attivo dal 1° gennaio 2008 e monitora tutti i morti sul lavoro, anche quelli in nero e di altre categorie diverse da INAIL
mercoledì 24 giugno 2026
COMUNICATO STAMPA – STRAGE CONTINUA: 9 MORTI IN UNA SOLA GIORNATA
Una giornata drammatica, un vero e proprio bollettino di guerra che fotografa il fallimento totale delle misure di sicurezza nel nostro Paese. In sole ventiquattro ore, l'Osservatorio indipendente ha registrato ben 9 vittime, una contabilità agghiacciante che strappa ogni velo di ipocrisia istituzionale.
Non sono fatalità, sono sacrifici umani sull'altare del profitto, della fretta, del caldo estremo e della mancanza di tutele reali. L'Osservatorio continuerà a contare e a dare dignità a ogni singola riga di questa strage, perché dietro i numeri ci sono famiglie distrutte che pretendono giustizia.
ECCO CHI SONO E COME SONO MORTI IL 23 GIUGNO:
Sergio Milani (59 anni, agricoltura): muore lavorando incastrato in una macchina agricola per la lavorazione del grano a Castiglione dei Pepoli (Bologna).
Sconosciuto (54 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto e schiacciato da una lastra di marmo in una cava a Botticino (Brescia).
Antonio Giuseppe Patitucci (57 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto e schiacciato da una massa di detriti in una cava a Faloppio (Como).
Francesco Imprezzabile (39 anni, forze dell'ordine): è morto lavorando, agente della polizia locale caduto dalla moto durante un inseguimento a Peschiera Borromeo (Milano).
Sconosciuto (età sconosciuta, industria): muore lavorando schiacciato da un macchinario in uno stabilimento a Imola (Bologna).
Sconosciuto (64 anni, autotrasporto): è morto lavorando colto da infarto in azienda a Vigevano (Pavia) per caldo e fatica eccessiva (Karoshi).
Sconosciuto (età sconosciuta, agricoltura): è morto lavorando stroncato dal caldo eccessivo mentre era impegnato nei campi a Livraga (Lodi).
Moreno Mariotti (62 anni, industria verniciature): muore lavorando precipitato nel vuoto all'interno dell'azienda Polver Srl a Fano (Pesaro e Urbino).
Sconosciuto (54 anni, infortunio domestico): muore per infortunio domestico carbonizzato a causa di un incendio nel proprio appartamento a Mantova.
martedì 23 giugno 2026
E' morto Piter Pan, Massimo Fasciani nella foto è l'86esimo autotrasportatore morto sul lavoro
REPORT: La strage invisibile nei trasporti e nell'agricoltura
A cura di Carlo Soricelli
Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro
La contabilità dei morti sul lavoro si aggiorna con un altro nome: è deceduto Massimo Fasciana, l'autotrasportatore che tutti nell'ambiente chiamavano affettuosamente "Peter Pan".
La sua scomparsa non è un caso isolato, ma si inserisce in una vera e propria strage silenziosa che colpisce il settore dei trasporti:
86 autotrasportatori deceduti dall'inizio di quest'anno.
144 i lavoratori del settore che hanno perso la vita l'anno scorso.
Le radici di questa strage sono da ricercare in un sistema basato sul precariato selvaggio, che finisce per colpire duramente anche i lavoratori over 60, trasformati in precari a fine carriera. La logica aziendale dominante è diventata un ricatto esplicito: "O lavori alle mie condizioni, o sei licenziato". È proprio a causa di questo sfruttamento, dei salari sottopagati e della totale assenza di tutele e protezioni che assistiamo a una fuga di massa: tantissimi giovani italiani scappano all'estero, rifiutandosi legittimamente di accettare queste condizioni.
Agricoltura: i numeri della vergogna
Non va meglio nei campi, dove si registra un'altra statistica drammatica e inaccettabile: sono già 78 i lavoratori schiacciati dal trattore dall'inizio dell'anno. Anche in questo caso, si tratta di una strage strutturale che continua a ripetersi nell'indifferenza generale.
La latitanza della politica e dei Ministeri competenti
Di fronte a questi numeri, i ministeri direttamente responsabili appaiono immobili e distanti. Il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il Ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sembrano occuparsi di tutto fuorché delle materie e delle tragedie che ricadono sotto la loro diretta responsabilità.
I morti sul lavoro non offrono un ritorno d'immagine. Non fanno propaganda. Per questo i ministri che governano questi settori evitano di occuparsene, preferendo volgere lo sguardo altrove invece di affrontare l'emergenza dei propri ministeri.
I dati complessivi dell'anno in corso
Il bilancio complessivo delle vittime in Italia ha già raggiunto vette spaventose:
519 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro.
699 morti complessivi se si includono gli infortuni in itinere (ovvero nel tragitto casa-lavoro), posizionandosi a un solo decesso dalla drammatica quota di 700 morti (senza contare i casi che inevitabilmente sfuggono al monitoraggio in itinere).
Nota del Curatore: Rompere il muro dell'occultamento e un ringraziamento sentito
Come Osservatorio ce la stiamo mettendo tutta per far emergere la verità. Buona parte di questa strage viene quotidianamente occultata o ignorata dal dibattito pubblico perché manca un monitoraggio istituzionale trasparente e universale; l'INAIL, infatti, si limita a censire esclusivamente i propri assicurati, lasciando fuori una fetta enorme di mondo del lavoro.
In veste di curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro, ci tengo a ringraziare profondamente tutti quegli italiani – dai 1.000 ai 2.000 cittadini ogni giorno – che visitano il nostro portale. Il vostro sostegno nasce dalla consapevolezza che quanto scrivo e pubblico su questo osservatorio da ben 19 anni corrisponde alla pura verità. Perché i numeri non mentono, così come non mentono mai i nomi e i cognomi di chi ha perso la vita lavorando.
È fondamentale continuare a lottare uniti per dare dignità a ognuna di queste vittime, costringendo la politica e le istituzioni a rispondere del proprio silenzio.
venerdì 19 giugno 2026
COMUNICATO STAMPA “E il padrone è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.
“E Paron è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.
BOLOGNA, 19 giugno 2026 – Lunedì 29 giugno 2026 si terrà a Bologna un’importante iniziativa promossa dalla CGIL in memoria di Mattia Battistetti, il giovane operaio che ha perso la vita il 29 aprile 2021 a Montebelluna (Treviso). L’evento, incentrato sullo spettacolo dal titolo emblematico “El paron è sempre assolto”, accende ancora una volta i riflettori sulla piaga drammatica delle morti sul lavoro in Italia e sulla complessa ricerca di giustizia per le vittime e le loro famiglie.
A ridosso della sentenza di primo grado che ha visto l’assoluzione degli imprenditori coinvolti — di cui si attendono ora le motivazioni —, i dati raccolti tracciano un quadro a dir poco agghiacciante sull’incidenza degli infortuni mortali nel solo territorio trevigiano dal giorno del tragico incidente.
I numeri della tragedia nella Provincia di Treviso
Dall’analisi dei dati monitorati emerge una realtà drammatica che trasforma la provincia di Treviso in una delle aree più colpite del Paese:
97 morti strettamente sui luoghi di lavoro dal 29 aprile 2021 a oggi.
17 vittime già registrate sui Luoghi di lavoro (pù itinere) dall'inizio del solo anno in corso.
Oltre 120 morti complessivi calcolando anche i decessi avvenuti in itinere (nel tragitto casa-lavoro), che aggiungono un tragico 20% in più al bilancio delle vittime in quella sola provincia.
"È una cifra incredibile e inaccettabile per un solo territorio", viene denunciato. "Una montagna di morti che dimostra quanto sia importantissimo partecipare a questo spettacolo: per far comprendere l'immensità di questo dramma e per ribadire che il padrone non ha sempre ragione." E che deve pagare sia penalmente che economicamente.
Il valore dell’iniziativa e la denuncia
L'appuntamento di lunedì 29 giugno a Bologna vuole essere un forte atto di denuncia contro un sistema in cui i responsabili vengono troppo spesso assolti o se la cavano con pene lievissime, arrivando persino a far sparire i soldi pur di non pagare.
Partecipare a questo spettacolo significa contrastare l'indifferenza, sostenere la memoria di Mattia e di tutti i lavoratori, e riaffermare che la sicurezza deve venire prima di ogni profitto.
Ci sarò anch'io a dare sostegno a questa magnifica famiglia
Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro
giovedì 18 giugno 2026
Il prezzo più alto: arrivano dal mondo, i lavoratori stranieri muoiono sul lavoro al posto nostro, percentualmente sono oltre il doppio a perdere la vita lavorando
Ieri a Vignasco ha perso la vita Touil Abderrazzak, un operaio di soli 38 anni. L'ennesima croce in un elenco che non smette di allungarsi e che racconta una realtà che troppi, in Italia, fanno finta di non vedere. Con questa tragedia abbiamo superato la drammatica soglia dei 500 morti sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno, se si contano tutti i lavoratori e non solo quelli assicurati all'Inail. Per l'esattezza, l'Osservatorio ne ha monitorati 504 che diventano oltre 650 con l'itinere.Monitoro la situazione della sicurezza sul lavoro da 19 anni come curatore dell'Osservatorio di Bologna, e i dati non mentono: i lavoratori stranieri in Italia stanno pagando un prezzo pesantissimo in vite umane. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieri.Mettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.È ora di smetterla con la propaganda d'odio e di guardare in faccia la realtà:Sostituzione nei lavori rischiosi: In un Paese a crescita zero, dove non si fanno più figli, pretendiamo che siano gli immigrati a fare i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Quelli che gli italiani non vogliono o non possono più fare.Sfruttamento e disparità: Sono spesso i meno pagati, i più ricattabili e i più esposti alla mancanza di sicurezza.Un pilastro insostituibile: Se domani questi lavoratori smettessero di arrivare o incrociassero le braccia, l'Italia si bloccherebbe all'istante e i costi del lavoro schizzerebbero alle stelle. Ci tengono in piedi, letteralmente.La colpa più grave del razzismo di casa nostra è fare di tutta l'erba un fascio. È assurdo non fare una distinzione netta tra chi delinque e chi, invece, lavora onestamente ogni giorno per il nostro Paese, finendo poi per morire al posto nostro. Non si può accettare che oltre allo sfruttamento economico ci sia anche un massacro morale. E parliamo chiaramente, lo scrivo da anni nei miei post, prendendomi anche del razzista: nessuno meglio di me può comprendere la vita di un immigrato, lo siamo stati anch'io e la mia famiglia. Gli stranieri che hanno commesso reati vanno espulsi immediatamente, è su loro che si applica la propaganda razzista. Chi lavora onestamente merita dignità, sicurezza e rispetto, non una campagna d'odio permanente. Se i salari restano da fame, le tutele inesistenti e i ritmi massacranti, il rischio reale è che i lavoratori stranieri scelgano di abbandonare l'Italia per mete europee più sicure e dignitose, lasciando il nostro sistema produttivo a un passo dal collasso.Il nostro cordoglio commosso va alla famiglia di Touil Abderrazzak. La sua morte non è un numero, è un richiamo alla coscienza di tutta l'Italia.Un'ultima considerazione: non intervenire su questo fenomeno immediatamente assisteremo entro pochi anni alla fine della democrazia, non solo in Italia, ma in tutto l'Occidente. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, che ringrazia gli oltre 1000 visitatori che ogni giorno visitano il sito dell'Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it
lunedì 15 giugno 2026
strage di schiacciati dal trattore 6 morti in 3 giorni
STRAGE SILENZIOSA DEGLI SCHIACCIATI DAL TRATTORE: ne sono morti 6 negli ultimi 3 giorni. Ministro Lollobrigida, dica qualcosa la prego
Posta in arrivo
In questo fine settimana si è consumata l'ennesima strage nelle campagne italiane: 6 lavoratori sono morti schiacciati dal trattore.
11/06/2026 grosseto toscana cristiano villa 63 agricoltura italia
schiacciato dal trattore a cinigiano
11/06/2026 macerata marche enzo mei 73 agricoltura italia schiacciato dal trattore a civitanova
12/06/2026 torino piemonte
82 agricoltura italia schiacciato dal trattore a brandizzo
13/06/2026 chieti marche walter grilli 81 agricoltura italia schiacciato dal trattore
12/06/2026 verona veneto giancarlo formenti 83 agricoltura italia schiacciato dal trattore caduto in un canale
14/06/2026 Campobasso molise
70 agricoltura italia schiacciato dal trattore a civitacamparano
Con queste ultime tragedie, sono già 72 i morti schiacciati dal trattore nel 2026. Di questo passo si rischia di superare i 143 morti schiacciati del 2025.
Dal 2008, da quando è nato l'Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro, gli schiacciati dal trattore hanno ormai superato abbondantemente quota 3.000 vittime.
Eppure, di fronte a questa strage senza fine, continua a colpire il silenzio del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Un silenzio che, davanti a questi numeri e a questa impressionante successione di morti, appare sempre più incomprensibile e, per molti, vergognoso.
Non si può continuare a parlare di fatalità.
Servono una grande campagna nazionale di prevenzione, il rinnovo del parco macchine agricole e interventi concreti per la sicurezza.
Quanti altri agricoltori dovranno morire prima che questa strage venga finalmente considerata una priorità nazionale?
Fermate la terribile macchina di morte che è il trattore, chi li guida e i loro familiari non sanno che il trattore è una bara
Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro
http://cadutisullavoro.blogspot.it
venerdì 12 giugno 2026
giovedì 11 giugno 2026
Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata»
Morti sul lavoro, Soricelli (Osservatorio Bologna): «Siamo a 650 vittime. Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata»
«La strage di Amendolara deve segnare una svolta nelle coscienze di tutti. Ad oggi contiamo 476 morti sui luoghi di lavoro, che superano i 650 con i decessi in itinere. Una strage continua che vede nell'autotrasporto la sua punta più drammatica». Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna, interviene con durezza sui dati e sulle responsabilità politiche della sicurezza sul lavoro in Italia.
«Tra gli autotrasportatori è un’autentica mattanza: sono già 79 i morti dall'inizio dell'anno. Questo accade grazie alla precarizzazione introdotta in modo massiccio dal Ministro Matteo Salvini con gli appalti a cascata. Il Ministro dei Trasporti si occupa di tutto ma non dei "suoi" morti. Scenario identico in agricoltura, dove il Ministro Lollobrigida conta già 67 vittime schiacciate dal trattore».
Soricelli si sofferma poi sul dolore degli ultimi due giorni, che hanno visto la fine di tre giovani vite: Riccardo Franzoni (21 anni), Francesco Dergano (23 anni) e Alessandro Ferrari (26 anni).
«La morte di Alessandro Ferrari, nello scontro in cui ha perso la vita anche un automobilista, accende un faro sulla sicurezza stradale di tutti noi. L’autotrasporto è diventato la prima causa di morte sul lavoro. Lo sfruttamento, la stanchezza e i ritmi folli trasformano i mezzi pesanti in bombe umane. Pochi anni fa questo settore era al quarto posto nelle nostre rilevazioni, oggi è al primo. È una vergogna assoluta che richiede interventi immediati, non più propaganda».
Carlo Soricelli – Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro
Aumentati in modo drammatico i lavoratori morti per karoshi
ANCORA MORTI DI SUPERLAVORO: IL DRAMMA DEL KAROSHI IN ITALIA
Ieri, in Veneto, altri due lavoratori si sono spenti a causa di un infarto fatale. Kazi Shakib, 48 anni, si è accasciato davanti ai colleghi durante il turno in uno stabilimento a Scorzè. Natale Simon, 55 anni, è stato stroncato da un infarto fulminante a casa, poche ore dopo aver concluso un pesante turno di notte continuativo nella nettezza urbana.
In Giappone lo chiamano Karoshi, il termine che indica la morte per il troppo lavoro. Ma questa ormai è una drammatica realtà quotidiana anche in Italia.
Dai rilievi e dal monitoraggio continuo effettuati dall'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, emerge un aumento drammatico di queste tragedie. Non parliamo solo di incidenti nei cantieri o nei campi: il Karoshi colpisce ovunque. Operai, impiegati, quadri e dirigenti stroncati da infarti e malori provocati da stress accumulato, ritmi pressanti e una stanchezza psicofisica insostenibile che il corpo non riesce più a reggere.
Il malore sul lavoro, o subito dopo il turno, non è una fatalità inevitabile. È la conseguenza di un sistema che consuma le energie vitali delle persone. Non si può morire di solo lavoro.
sabato 6 giugno 2026
La grande "magia" sui morti sul lavoro: tra propaganda, appalti e i miliardi della sicurezza Posta in arrivo
Non si può restare in silenzio di fronte alla gestione della sicurezza sul lavoro in Italia. Quando i dati ufficiali vengono utilizzati per "far quadrare i conti", non siamo di fronte a semplici discrepanze burocratiche, ma a una precisa operazione di occultamento della realtà.
Ci sono tre verità drammatiche che nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente:
1. La vergogna europea: l'Italia "virtuosa" solo sulla carta
La cosa più grave è che i dati parziali diffusi dall'INAIL sono gli unici che vengono inviati in Europa.
La realtà: Centinaia di morti (lavoratori in nero, categorie non coperte, ecc.) spariscono dai radar.
Il risultato: L'Italia appare agli occhi delle istituzioni europee molto più virtuosa di quanto non sia.
Mentre i monitoraggi indipendenti combattono da anni per mostrare la verità, le istituzioni nazionali usano questa "magia" statistica per evitare sanzioni e critiche internazionali. Da italiani, c'è da vergognarsi.
2. Le responsabilità del Ministero dei Trasporti
Parliamo di settori specifici: l'autotrasporto è ormai in cima alle classifiche dei decessi. anche negli ultimi giorni sono morti altri quattro autisti.
Eppure, il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sembra occuparsi di tutto fuorché dei morti di sua competenza. Non si tratta solo di assenza, ma di precise scelte politiche: basti pensare alla reintroduzione degli appalti a cascata, una misura che ha precarizzato i cantieri e la logistica, portando a un incremento stimato dei morti del 15%. Questo governo ha dimostrato una linea drammatica e fallimentare per il mondo del lavoro.
3. La lobby della sicurezza: un business da miliardi
Perché nessuno parla? Perché in Italia la sicurezza sul lavoro è diventata un'industria che muove miliardi di euro tra corsi di formazione spesso formali, consulenze, certificati e burocrazia.
Dietro questa facciata c'è una lobby potentissima composta da figure influenti a cui questo sistema fa gola. Una ragnatela di interessi economici che porta a chiudere occhi e orecchie: si spende tanto per la "carta", ma non si fa prevenzione reale sul territorio.
L'unico vero argine sono i sindacati
I dati storici continuano a confermarlo: il 95% dei morti si concentra nelle piccole aziende non sindacalizzate. Dove c'è il sindacato, dove ci sono i rappresentanti dei lavoratori (RLS) che controllano davvero e non per finta, la mortalità è quasi azzerata. Il sindacato, facendo il suo lavoro, fa anche il bene e la legalità dell'azienda stessa.
AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE (Dati a stamattina, post-elaborazione del 5 giugno)
Mentre l'INAIL diffondeva per i primi quattro mesi dell'anno una contabilità ferma a meno di 300 casi totali ipotizzando cali statistici, i numeri reali del monitoraggio indipendente aggiornati a stamattina gridano vendetta:
456 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro.
621 morti complessivi se si aggiungono le vittime in itinere (nel tragitto casa-lavoro).
Questa è la realtà. Quella vera, quella che si tenta di occultare per non disturbare i manovratori e per far sembrare il Paese civile agli occhi dell'Europa. Non sono numeri, sono persone che non sono tornate a casa.
Carlo Soricelli curatore dell'osservatorio di bologna morti sul lavoro. http://cadutisullavoro.blogspot.it
venerdì 5 giugno 2026
Lunedì scorso, ad Amendolara, le loro vite sono state spezzate nel modo più feroce, disumano e orribile possibile: sono stati rinchiusi in un minivan, cosparsi di benzina e bruciati vivi. L'immagine drammatica di image.[span_7](start_span)png mostra quel mezzo trasformato in una trappola di fuoco e fumo, da cui solo un quinto compagno è miracolosamente riuscito a salvarsi fuggendo dal cofano.
La loro "colpa"? Aver osato ribellarsi. Avevano chiesto semplicemente di essere pagati per il lavoro svolto, dopo l'ennesimo mese di sfruttamento senza salario, ricatti e tariffe imposte persino per il trasporto verso i campi. La risposta dei caporali che gestivano la manodopera è stata una punizione spietata, un'esecuzione per dare una lezione a chiunque provi ad alzare la testa.
Questo non è un incidente sul lavoro. È un brutale omicidio di massa nato e cresciuto nel fango del caporalato.
Non sono morti bianche per fatalità: sono stati uccisi da un sistema criminale, una vera e propria mafia che lucra sui corpi e sulla disperazione delle persone, contando spesso sulla "zona grigia" dell'indifferenza generale.
I loro nomi devono essere scritti ovunque. Ullah, Safi, Amin, Waseem. Non possiamo permettere che diventino l'ennesimo trafiletto di cronaca nera che scade il giorno dopo.
Quei quattro corpi carbonizzati devono inchiodare tutti alle proprie responsabilità. Il cibo che arriva sulle nostre tavole non può essere intriso del sangue di ragazzi massacrati perché chiedevano dignità.
Condividiamo per non far calare il silenzio. Pretendiamo giustizia e terra bruciata attorno ai caporali e a chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori.
lunedì 1 giugno 2026
REPORT NAZIONALE OSSERVATORIO BOLOGNA: I PRIMI 5 MESI DEL 2026
Bilancio tragico dal 1° Gennaio al 31 Maggio 2026
Cura e coordinamento di Carlo Soricelli
Sito Internet ufficiale: cadutisullavoro.blogspot.it
1. I NUMERI COMPLESSIVI DELLA STRAGE (Confronto 2026 vs 2025)
I dati raccolti ed elaborati dall’Osservatorio di Bologna nei primi cinque mesi dell'anno delineano un
quadro agghiacciante. Non si tratta di fredde statistiche, ma di esistenze spezzate che registrano un
aumento spaventoso rispetto all'anno precedente.
Morti sui luoghi di lavoro (al 31 maggio): 427 vittime. Un aumento anche rispetto al terribile
2025, l’anno più nefasto da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l’Osservatorio, al 31 maggio del
2025, i morti registrati sui luoghi di lavoro erano 418.
Totale complessivo (con "In Itinere" e altre categorie "invisibili"): Arriviamo alla cifra
parziale di 598 vittime. Praticamente la media dei morti complessivi quest’anno è ancora di 4
morti al giorno.
Il solo mese di Maggio: Si conclude con 86 morti sui luoghi di lavoro, che diventano 118 se si
calcola l'itinere.
Media giornaliera: Nel 2025 la media è stata di 3,95 lavoratori morti ogni 24 ore (sabati e
domeniche inclusi). Una strage quotidiana continua.
CATEGORIE A MAGGIORE RISCHIO (Dati 2026 vs Totale 2025)
Categoria d'infortunio Morti nel 2026 (Parziale 5
mesi)
Morti nel 2025 (Totale
anno)
Schiacciati da trattore 60 144
Autotrasportatori 66 169
Karoshi (Malori da superlavoro) 33 111
Infortuni domestici
(manutenzioni/legna) 33 81
Taglialegna 20 21
3. VITTIME FRAGILI E STRAGE DI VECCHI
All'interno di questo massacro emerge con durezza una vera e propria strage di vecchi. Sono ben 137 gli
ultra-sessantenni e ultra-settantenni rimasti uccisi sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno:
rappresentano il 33% di tutti i morti sui luoghi di lavoro.
Questo accade a causa delle leggi "porcate" che hanno allungato l’età per andare in pensione anche a chi
svolge mansioni pesanti e pericolose (per sé e per gli altri), come nel caso emblematico degli
autotrasportatori costretti alla guida in età avanzata.
Tra gli ultimi drammi che gridano vendetta, pesano come macigni:
La morte dell'anziano di 83 anni, stroncato da un malore mentre lavorava completamente in
nero mentre stava saldando.
La barbarie del lavoratore abbandonato gravemente ferito in strada, scaricato agonizzante
come un rifiuto ingombrante nel disperato tentativo di nascondere l'irregolarità del cantiere.
Questo orrore non può non riportare alla mente la terribile vicenda di Satnam Singh, il bracciante lasciato
morire davanti a casa con il braccio amputato. A distanza di tempo, la storia si ripete nell'indifferenza e
nella ferocia di chi antepone il profitto alla sacralità della vita umana. Nel fango di questa economia si
contano anche 74 lavoratori stranieri regolari che hanno perso la vita in questi 5 mesi.
4. IL GENERE: LE DONNE VITTIME DEL LAVORO E IL SACRIFICIO DI MARIA CARMELA
Analizzando i dati di genere, le donne muoiono meno "in loco", ma muoiono quasi quanto gli uomini in
itinere, schiacciate dallo stress e dal sovraccarico nel percorso tra il lavoro e la gestione della famiglia.
Ma quando muoiono in loco, i loro drammi sono indicibili. Oggi l'Osservatorio vuole rendere un omaggio
solenne allegando la foto della povera Maria Carmela D’Angelo.
Quel giorno Maria Carmela D’Angelo, 58 anni, è rimasta gravemente ustionata nel laboratorio
dall’olio bollente di una friggitrice industriale, con lesioni in diverse parti del corpo. Fu
trasferita in terapia Intensiva Grandi Ustionati dell’ospedale Cardarelli, a Napoli. Maria
Carmela non ce l’ha fatta a sopportare ancora le lunghe cure ospedialiere nel reparto di
Chirurgia Plastica Ricostruttiva ma lei non ha voluto che accadesse: ha raggiunto il bagno e si
è lanciata da una finestra del terzo piano, morendo sul colpo.
5. LA DENUNCIA DELL'OSSERVATORIO
Davanti a quasi 600 bare in soli cinque mesi, l'Osservatorio di Bologna torna a gridare la sua
indignazione. Respingiamo la narrazione di chi dà la colpa al lavoratore "disattento". La sicurezza viene
vista dalle aziende come un costo sacrificabile, e il rifiuto del pericolo per il lavoratore coincide quasi
sempre con il licenziamento o la perdita del sostentamento a causa del ricatto occupazionale dovuto al
precariato introdotto anche con l’abolizione dell’articolo 18 nel 2015.
Una società civile non può più permettersi di ignorare tutto questo. Aiutateci a diffondere.
Carlo Soricelli
Curatore dell'Osservatorio di Bologna sui morti sul lavoro




