Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

andamento Regioni 2025 dalla peggiore

andamento Regioni 2025 dalla peggiore
Andamento regione nell'intero 2025

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

venerdì 7 agosto 2026

Cosa lega Marcinelle, i morti in itinere e Guccini? What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday?

I tre elementi di questi giorni sembrano un accostamento privo di logica, ma ne hanno una, ed è molto profonda. La mattina dell'8 agosto 1956, un incendio scoppiato nella miniera di Bois du Cazier, in Belgio, causò la morte di 262 minatori; tra questi vi erano 136 immigrati italiani. Stragi di questa portata visibile, per fortuna, non sono più all'ordine del giorno, anche se ne assistiamo a una miriade che si ripete in modo più piccolo e diffuso su tutto il territorio nazionale. Gli italiani morti in Belgio erano allora "stranieri" per quel Paese, esattamente come lo sono oggi gli immigrati di decine di nazionalità diverse che lavorano in Italia. Il miraggio delle statistiche e la strage in itinere Il numero dei morti sul lavoro è davvero calato? Sì, se si guardano soltanto le statistiche ufficiali. Ma se si contano tutti i morti che stavano eseguendo una prestazione lavorativa, la situazione si fa molto più sfumata. Di sicuro non sono diminuiti da quando, 19 anni fa, ho aperto l’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna: l’aumento da allora è di oltre il 40%. Tutti registrati in tabelle excel incontestabili Ma l’itinere cosa c'entra? Negli anni '50 morivano pochissimi giovani sulle strade e sui luoghi di lavoro; c’era l’apprendistato nel secolo scorso, che almeno forniva un'informazione di base. Ora si muore direttamente nelle fauci degli sfruttatori legalizzati. Oggi circa il 25% dei decessi avviene in itinere — parliamo di diverse centinaia di persone ogni anno. Le cause? Precariato, mancanza di tutele sindacali nella miriade di piccole imprese, orari impossibili senza alcun controllo e un diffuso lavoro nero. Quest'ultimo colpisce soprattutto chi è impossibilitato a mettersi in regola a causa di leggi come la Bossi-Fini, finendo talvolta per ingrossare le file dello spaccio e della delinquenza per disperazione. Le donne, che negli anni '50 morivano raramente nei luoghi di lavoro, oggi contano oltre 100-150 decessi all'anno in itinere, a cui si aggiungono altre molte decine sui posti di lavoro. E lo stesso vale per i giovanissimi e per i vecchi costretti a lavorare fino a tarda età senza distinguere chi svolge un lavoro pericoloso da chi fa un lavoro impiegatizio. Potrei elencarli e mostrare le foto di decine e decine di loro, morti solo di recente. Commovente la storia del benzinaio di Barletta con 43 anni di contributi morto due giorni fa in itinere a pochi mesi dalla pensione Un mondo del lavoro frammentato Altro che traguardi di emancipazione: molte donne oggi sono private persino del desiderio di avere figli, schiacciate dal martirio di un secondo e terzo lavoro necessario a compensare un potere d’acquisto dimezzato, a cui si sommano i carichi familiari e casalinghi. Si è riusciti a spezzettare il mondo del lavoro in mille rivoli, a volte messi in competizione tra loro. Il risultato? I ricchi accumulano ulteriore ricchezza a spese della stragrande maggioranza dei lavoratori, e del "famoso" ceto Medio, ridotto al silenzio. È una politica miope e stupida quella di chi grida "Prima gli italiani". I giovani italiani con titoli di studio sono costretti a emigrare a centinaia di migliaia per avere una vita decente ed evitare il caporalato legalizzato. L’Italia si sta svuotando di italiani non per colpa di chi arriva da contesti sociali devastati, ma per la mancanza di prospettive. I giovani emigrati chiedono la "reimmigrazione": vogliono semplicemente che il loro Paese dia loro un motivo per tornare. Da Marcinelle nulla è cambiato in meglio; anzi, oggi manca persino la speranza di cambiamento che c'era allora. E Guccini cosa c'entra? Francesco Guccini è una grande figura della nostra cultura che si è sempre occupata degli ultimi, degli emarginati e dei lavoratori. Non posso non pensare alla sua straordinaria canzone-poesia "Dio è morto". Se l'avesse scritta oggi, vi aggiungerebbe che: Dio è morto nei lager lavorativi, e nei campi caporalizzati, è morto sulle strade mentre si va a lavorare, dove giovani, vecchi e donne muoiono di sfruttamento, stanchezza, fretta e solitudine. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday? These three elements of recent days may seem like a completely illogical combination, but they share a connection, and a very profound one. On the morning of August 8, 1956, a fire broke out in the Bois du Cazier mine in Belgium, causing the deaths of 262 miners; among them were 136 Italian immigrants. Tragedies of such visible scale are fortunately no longer a daily occurrence, even though we witness a multitude of smaller, widespread deaths repeating across the entire national territory. The Italians who died in Belgium back then were "foreigners" to that country, just as immigrants of hundreds of different nationalities working in Italy are today. The Illusion of Statistics and the Commuting Slaughter (Morte in Itinere) Has the number of workplace fatalities truly fallen? Yes, if you only look at official statistics. But if you count every person who died while performing a work activity, the picture becomes much more nuanced. They certainly have not decreased since I opened the National Observatory on Workplace Deaths in Bologna 19 years ago: the increase since then is over 40%. So what does commuting (in itinere) have to do with it? In the 1950s, very few young people died on the roads and in the workplace; back in the last century, apprenticeships at least provided basic safety information. Today, people die directly in the jaws of legalised exploiters. Today, around 25% of deaths occur in itinere (while commuting to or from work) — we are talking about several hundred people every year. The causes? Precarious work, a lack of trade union protections across a multitude of small businesses, impossible working hours with no oversight, and widespread unregistered labor (lavoro nero). The latter especially affects those unable to regularize their status due to laws like the Bossi-Fini act, sometimes forcing them out of desperation into the ranks of drug dealing and crime. Women, who rarely died in workplaces during the 1950s, now account for over 100 to 150 commuting deaths a year, on top of dozens more directly at work. The same applies to the very young and to older workers forced to work into advanced age, with no distinction made between those performing hazardous jobs and office workers. I could list them and show you photos of dozens upon dozens of them who have died just recently. A Fragmented World of Work Far from milestones of empowerment: today many women are stripped even of the desire to have children, crushed by the ordeal of taking on a second or third job needed to compensate for a halved purchasing power, compounded by family and domestic burdens. They have managed to fragment the world of work into a thousand streams, sometimes pitted against each other. The result? The wealthy accumulate even more wealth at the expense of the vast majority of workers, who have been reduced to silence. Short-sighted and foolish is the policy of those who shout "Italians first." Hundreds of thousands of educated young Italians are forced to emigrate to build a decent life and avoid legalised labor exploitation (caporalato). Italy is emptying out of Italians not because of those arriving from devastated social backgrounds, but due to a lack of prospects. Emigrated young people are asking for "re-immigration": they simply want their country to give them a reason to return. Since Marcinelle, nothing has changed for the better; in fact, today we even lack the hope for change that existed back then. And Where Does Guccini Fit In? Francesco Guccini is a major figure in our culture who has always focused on the last, the marginalized, and the workers. I cannot help but think of his extraordinary song-poem "Dio è morto" (God is Dead). If he had written it today, he would add that: God is dead in the labor camps and in the exploited fields, He died on the roads while commuting to work, where the young, the old, and women die of exploitation, fatigue, haste, and solitude. Carlo Soricelli Curator of the National Observatory on Workplace Deaths in Bologna

giovedì 6 agosto 2026

Aldo Gullotta morto ieri: ma 4 morti anche ieri

Aldo Gullotti nella foto è morto ieri schiacciato a Massa Carrara da una lastra di marmo. Ma altri 3 lavoratori sono morti anche ieri. Nei pochi giorni di agosto sono già morti 17 lavoratori sui luoghi di lavoro. Altri in itinere.

mercoledì 5 agosto 2026

C'È SILENZIO MA PUR SI MUORE. E' uscito il rapporto INAIL, ma come sempre ha almeno un terzo dei morti in meno

​I riflettori della politica e dei media col caldo si sono spenti, ma nei luoghi di lavoro la strage prosegue senza sosta. In appena quattro giorni e mezzo — e la giornata odierna non è ancora terminata — abbiamo già contato 13 lavoratori morti sui luoghi di lavoro (escludendo gli infortuni in itinere). ​Tragedie che colpiscono per la loro estrema e inaccettabile durezza: ​​Su un episodio emblematico di questi ultimi giorni, guarda questo servizio sulla morte del giovane bracciante di 19 anni nel Cremonese, che documenta direttamente la tragedia vissuta nei campi a causa del caldo estremo stroncato dal caldo e dal malore tra i filari mentre raccoglieva pomodori in provincia di Cremona. (nella foto il povero Gheorhe) ​Le ennesime vittime schiacciate dai trattori nei campi. ​Gli autotrasportatori, deceduti mentre svolgevano il loro servizio quotidiano sulla rete stradale e autostradale. Solo loro sono già 130 dall'inizio dell'anno ​La discrepanza dei numeri: INAIL vs Osservatorio Indipendente ​Nei giorni scorsi sono usciti i dati ufficiali INAIL relativi ai primi 6 mesi dell'anno, che registrano 482 morti complessivi, dei quali 126 avvenuti in itinere. ​Guardando invece i dati reali del nostro Osservatorio Indipendente di Bologna, la dimensione del fenomeno appare ben più drammatica: al 30 giugno avevamo già registrato 630 morti esclusivamente sui luoghi di lavoro. A questa cifra diventano oltre 750 morti in itinere. ora sono già con l'itinere oltre 850 (stima èparziale). ​Non possiamo accettare che questa mattanza quotidiana venga archiviata nel silenzio o ridotta a una fredda e parziale statistica. ​Carlo Soricelli – Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro

lunedì 3 agosto 2026

Ucciso dal sole a 19 anni: la tragedia del giovane bracciante nel Cremonese

• ​ Non è successo in qualche "remoto" campo del Sud Italia, lontano dagli occhi di tutti. È successo a Stagno Lombardo, nel Cremonese. ​A perdere la vita sotto un caldo soffocante è stato un ragazzo di soli 19 anni, di nazionalità rumena, residente nella vicina provincia di Piacenza. È crollato nei campi per un malore dovuto al calore estremo ed è deceduto poco dopo l'arrivo in ospedale. ​A 19 anni dovresti pianificare il tuo futuro, sognare, vivere l'estate. Non puoi e non devi morire di fatica e di caldo nei campi. ​Mentre gli inquirenti stanno accertando le condizioni contrattuali e il rispetto delle tutele contro il caldo, la realtà resta drammatica: questa non è una tragica fatalità. È la conseguenza diretta di un sistema che sfrutta e non tutela, dove la sicurezza e la dignità umana continuano a non essere garantite. ​Una giovane vita spezzata a 19 anni è una sconfitta inaccettabile per tutti noi. ​Basta morti sul lavoro. Basta. 💔 ​— Carlo Soricelli, Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna contro le morti sul lavoro

mercoledì 29 luglio 2026

Sacrifica la sua vita per salvare quella del figlio

Antonio D'Errico di 66 anni sacrifica la sua vita per salvare quella del figlio. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseienne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è frapposto d'istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spinger
lo via e salvargli la vita. Un gesto d'amore supremo che ha strappato un ragazzo alla morte, ma che ci consegna l'ennesima vittima di una catena di tragedie sul lavoro che non accenna a fermarsi. Dietro ai numeri di questo mese di luglio che ci apprestiamo a documentare, ci sono famiglie spezzate, padri, figli e storie che meritano di essere ricordate con dignità e verità.

domenica 26 luglio 2026

«Grazie Sindaco Lepore. I bolognesi e gli italiani che ragionano ancora, e che non fanno gli odiatori di professione, sono con te per aver dato dignità a una morte ingiusta. ​Io personalmente ti sono molto, molto grato per aver premiato me con la Turrita d'Argento: un semplice metalmeccanico, pittore e scultore da oltre cinquant'anni, e per l'impegno con l'Osservatorio di Bologna che, dopo ormai due decenni, ha vinto la sua battaglia per far emergere dall'oblio e dall'occultamento sistematico migliaia di lavoratori morti sul lavoro. E io non sapevo assolutamente nulla della premiazione. In quale altra città avrebbero fatto questo? ​Sei un bravo Sindaco, vicino ai cittadini, e hai fatto bene a denunciare questi orribili odiatori di professione. I bolognesi ti amano e vedono quello che stai facendo per la città: sei uno dei pochi che sta utilizzando a pieno il PNRR, che ha creato qualche disagio ai cittadini ma che renderà la città ancora più bella ed accogliente. ​La mia gratitudine sarà eterna.»

giovedì 23 luglio 2026

STRAGI DI LAVORATORI MAROCCHINI IN ITALIA: MENTRE IL PAESE S'INFIAMMA DI ODIO, LORO MUOIONO AL POSTO NOSTRO. noi "umani" siamo dispiaciuti per la morte di Abderrahim Fakir

Oggi l'ennesima tragedia: un altro lavoratore di origine marocchina è deceduto a causa dell'ennesimo gravissimo incidente sul lavoro si chiama salah belkahaoua e aveva 59 anni ed è morto dopo giorni di agonia . Non fa più notizia, se non per chi si ostina a tenere il conto di un massacro silenzioso, ma per i razzisti di casa nostra la loro vita non conta niente. Mentre una parte politica e mediatica s'infiamma contro le istituzioni locali, la realtà dei fatti ci mette davanti a uno specchio impietoso: I lavori più duri e pericolosi: I cittadini marocchini e i lavoratori immigrati continuano a svolgere le mansioni più faticose, meno pagate e meno tutelate nei nostri cantieri e nelle nostre fabbriche. Muoiono in percentuale 3 volte di più che gli italiani, Muoiono svolgendo quei lavori che garantiscono la quotidianità di questo Paese – arrivando persino a morire al posto di chi diffonde odio verso di loro. 02/06/2026 brescia Lombardia Mohammed Gannaoui 27 Operaio agricolo marocco 07/01/2026 Bologna Emilia romagna abdelbak zanboura 54 edilizia marocco 07/05/2026 venezia veneto Driss Najem 50 edilizia marocco 08/05/2026 venezia veneto abdadel gari 33 autotrasporto marocco 12/05/2026 bergamo lombardia Mustapha Ladid 32 industria marocco 07/06/2026 cagliari sardegna Hamza El Hail 26 autotrasporto marocco 29/06/2026 mantova lombardia Haddad Taher 55 bracciante marocco 16/07/2026 lecce puglia Fadil Abdelhakim, 33 installatore marocco 22 lug frosinone lazio salah belkahaoua 59 edilizia marocco L'assenza di umana pietà: Stiamo assistendo al crollo del senso d'umanità. Si assiste al razzismo persino di fronte alla sofferenza e alla morte, mentre sulle condizioni dei lavoratori si stende un velo di indifferenza. Banlieue di Parigi: siamo come i francesi di trent'anni fa che col loro razzismo si sono fatti odiare dagli immigrati e dai loro figli. Una società multietnica è inevitabile ma stiamo creando tutte le condizioni per far vivere all'inferno i nostri figli e nipoti. L'Osservatorio non farà un passo indietro. Non accetteremo che si continui a morire nell'ombra e che la retorica razzista nasconda le responsabilità di chi non garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto verso i più deboli e fragili che stanno morendo al posto nostro.

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

Cosa lega Marcinelle, i morti in itinere e Guccini? What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday?

I tre elementi di questi giorni sembrano un accostamento privo di logica, ma ne hanno una, ed è molto profonda. La mattina dell'8 agos...

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?