Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

morti sul lavoro nei primi 9 mesi del 2026

Biography of Carlo Soricelli

Biography of Carlo Soricelli Carlo Soricelli is a retired metalworker, painter, and sculptor. Born in San Giorgio del Sannio in the province of Benevento in 1949, Soricelli moved to Bologna with his family at the age of four. In his late adolescence, Soricelli began producing his first paintings, which showed a strong focus on ecological issues and a deep attraction to nature. This interest is evident in the animals he frequently depicts and in dying trees taking on human forms. Even then, Soricelli’s art served as a critique of a society advancing at the expense of environmental balance and social justice. In the early 1970s, his subjects shifted primarily toward human figures connected to marginalization: beggars, cardboard collectors, people with disabilities, and the elderly, as well as the blue-collar workers he encountered daily on the job. His canvases feature tired, worn faces marked by suffering and loneliness, alongside heavy bodies that lack classical beauty, set against dark, non-decorative palettes of black, brown, and blue. There is no hope or hint of redemption; instead, there is a persistent exposure of everything society typically avoids for being disturbing. This direct, essential style is often linked to Naïve art, shared by figures such as Ligabue, Covili, and Ghizzardi. Beginning in 1984, Soricelli exhibited at the Rassegna di Arti Naïves hosted by the "Cesare Zavattini" National Museum in Luzzara (Reggio Emilia), where he received various honors, including the title of Maestro d'arte. In the early 1980s, the Bolognese artist created his first sculptures—an additional, effective medium for his message. Notable works include Il Consumista (1985), an emblematic sculpture of a monstrous human creature covered in cutout ads and slogans devouring itself, and Il Comunicatore (1989), an ironic, brutal Orwellian vision. During the same decade, Soricelli introduced the theme of angels, developing it in a distinct way: the angel represents the outcast, once crushed and deformed, now lightened by a pair of wings that provide a sense of dignified hope. The intent is not to draw closer to the supernatural, but to anchor human existence within a single, shared reality. For two decades, Soricelli has also worked on what he calls Pranic Painting (Pittura Pranica), which involves visualizing the energy common to all living beings to create therapeutic effects for the viewer's mind and body. The first pranic work (1996), in which Soricelli depicts himself as a pranic knight, was acquired by the Zavattini Museum. Since 1976, Soricelli has participated in around seventy exhibitions, including shows at Palazzo Re Enzo in Bologna in 1986, a solo exhibition alongside Cesare Zavattini at the Festa Nazionale dell'Unità in Reggio Emilia in 1995, and at Palazzo d'Accursio in Bologna in 1996. He has also been featured in major exhibitions across France, Germany, the Soviet Union, Greece, and the former Yugoslavia. His work is included in numerous public and private collections as well as several museums. For 15 years, he has run a house-museum for his works in Casa Trogoni (Granaglione, near Bologna), open to the public by appointment. One room is dedicated to Pranic Painting, offering visitors a quiet space to experience self-healing through viewing these works free of charge. In recent years, he has returned to an art form he began in the 1980s, using discarded materials collected from streets, dumpster areas, and building rubble—such as cigarette butts and hubcaps. He calls this movement Rifiutismo ("Trashism"). In 1997, he published Maruchèin, featuring a preface by filmmaker Pupi Avati, reflecting on his childhood as a Southern Italian migrant in the North during the 1950s. In 2001, he published his second book, Il Pitto, with a preface by Maria Falcone. His subsequent works include Pensieri liberi e sfusi, La classe operaia è andata all’inferno, Terramare, Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti, a second volume of Pensieri liberi e sfusi, and a collection of poetry titled Canti Aionici. Soricelli is the founder and curator of the Independent Observatory of Bologna for Workplace Fatalities (Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, http://cadutisullavoro.blogspot.it/). Active since January 1, 2008, in memory of the seven ThyssenKrupp workers in Turin who lost their lives tragically weeks prior, it is the first independent observatory for workplace fatalities in Italy. Run entirely by volunteers, it serves as a national reference point for data and news on these workplace tragedies.

Biografia di Carlo Soricelli

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

https://youtu.be/jDK5cFPhIfo

video dei morti sul lavoro nel 2026 al 31 agosto

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

martedì 6 ottobre 2026

Il sangue degli ultimi è trasparente

L'ecatombe di lavoratori stranieri in Italia: un prezzo di sangue altissimo che il Paese non può ignorare. ​La strage nei luoghi di lavoro non devasta soltanto il Veneto, ma insanguina l'Italia intera. A pagare il tributo più pesante, in silenzio e nell'indifferenza, sono tantissimi lavoratori stranieri: 5 degli ultimi 10 morti sui luoghi di lavoro nel nostro Paese sono immigrati. A questi occorre aggiungere i morti in itinere. • Kujtim Osmani ​il lavoratore morto nel Trevigiano aveva solo 19 anni, • ​Ion Rumanu, detto "Giovanni", 48 anni, moldavo, schiacciato in un cantiere edile nel Pistoiese. • ​Il lavoratore travolto e ucciso nel porto di Ancona era tunisino si chiamava sofian boutraa • Oleksandr Horobets, morto a Ravenna era ucraino • Il morto di ieri a Rimini era albanese • . ​Vengono in Italia per lavorare con dignità, svolgono le mansioni più umili, faticose e pericolose, mandate avanti spesso in condizioni di estrema precarietà. Mandano avanti i nostri cantieri, i nostri campi, le nostre fabbriche e la nostra economia. Ne abbiamo bisogno come il pane: senza di loro il Paese si fermerebbe. ​Eppure, nei loro confronti si continua ad alimentare un razzismo vergognoso. È intollerabile fare propaganda e speculazione politica sulla pelle di chi arriva per lavorare e finisce per perdere la vita per far stare meglio anche noi. ​Dietro queste tragedie non ci sono numeri, ma persone innocenti che meritano rispetto, diritti, sicurezza e dignità, non pregiudizi e discriminazioni.

lunedì 5 ottobre 2026

TRE MORTI CADUTI DALL'ALTO. SI POTREBBERO DIMEZZARE I MORTI SUL LAVORO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LE PROPOSTE DELL’OSSERVATORIO DI BOLOGNA COMPLETAMENTE IGNORATE ​Tre tragedie in un solo giorno. A Valenza Giuseppe Rinaldi, 73 anni, precipita e muore per il cedimento di un lucernario mentre pulisce la grondaia; a Rimini un operaio di 59 anni perde la vita cadendo da un cantiere edile; e un 74enne muore precipitando dal tetto in un tragico infortunio domestico. ​Le cadute dall'alto si confermano la prima e più spietata causa di morte. Proseguono nella totale indifferenza e improvvisazione, senza che vengano adottati i sistemi minimi di protezione come linee vita, imbracature e ancoraggi. ​Solo poche settimane fa, come Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, avevamo lanciato una proposta concreta e realizzabile da subito per fermare questa strage e dimezzare i morti in quota: la Dichiarazione Digitale Preventiva di Sicurezza integrata con l'Intelligenza Artificiale. ​Risultato? Proposte completamente ignorate dalle istituzioni e dalla politica. ​Ecco cosa si potrebbe fare subito nei Comuni italiani se ci fosse la reale volontà politica di salvare vite: ​Autorizzazione Digitale Obbligatoria nei Comuni: Prima di salire su un tetto o avviare un cantiere (anche per piccoli lavori o manutenzioni in economia), chi esegue i lavori deve registrare digitalmente l'effettiva presenza e conformità dei dispositivi anticaduta e dei DPI. ​Controllo con l'IA: L'Intelligenza Artificiale analizza le dichiarazioni incrociando i dati, individuando immediatamente incongruenze, anomalie o situazioni ad alto rischio. ​Ispezioni preventive mirate: Gli organi di vigilanza (ASL e Ispettorato del Lavoro) ricevono alert automatici in tempo reale per intervenire con controlli mirati sui cantieri "a rischio" prima che si verifichi l'incidente, anziché uscire per i rilievi a tragedia avvenuta. ​La tecnologia existe già, le proposte le abbiamo messe sul tavolo. Continuare a ignorarle significa accettare che la lista dei caduti si allunghi ogni singolo giorno. ​*** Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro ***

L'inferno del lavoro

Salvatore Calignano stava lavorando in nero, caduto dall'alto e invece di chiamare subito i soccorsi l'hanno spostato fuori dal cantiere. Aveva 61 anni ed era costretto a lavorare in nero per mantenere la famiglia, è morto all'ospedale dopo un giorno. La moglie disperata si chiede perché non l'hanno soccorso. La dinamica dell'incidente e i momenti successivi evidenziano una spietata catena di omissioni: ​La caduta e l'omissione di soccorso: Salvatore è precipitato da un'altezza considerevole durante le fasi di lavoro. Anziché allertare immediatamente il 118 per garantire un intervento medico tempestivo, i responsabili del cantiere e i colleghi lo hanno spostato all'esterno della struttura, lasciandolo sul marciapiede/strada per simulare un malore o un incidente avvenuto fuori dal luogo di lavoro. ​Il motivo dell'abbandono: L'uomo lavorava in nero, privo di regolare contratto di assunzione e delle adeguate tutele di sicurezza. Lo spostamento del corpo è stato un tentativo spietato di occultare l'irregolarità del cantiere ed evitare ripercussioni penali e sanzioni amministrative. ​Il decesso: I soccorsi, chiamati con un ritardo fatale, hanno trasportato Calignano in condizioni disperate all'ospedale, dove l'uomo è deceduto dopo un giorno di agonia. ​Il dolore della famiglia: La moglie e i familiari, distrutti dal dolore, hanno espresso tutta la loro disperazione chiedendosi perché non gli siano stati prestati subito i soccorsi che avrebbero potuto salvargli la vita. Salvatore, a 61 anni, si vedeva costretto ad accettare mansioni gravose e non regolarizzate pur di portare un sostentamento economico a casa. ​Il quadro generale: l'Osservatorio di Bologna e i dati sulla sicurezza ​Il caso è stato documentato e denunciato da Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna, realtà nata nel 2008 per monitorare quotidianamente i decessi nei luoghi di lavoro in Italia. ​"Quando un lavoratore in nero si infortuna gravemente, la prima preoccupazione di certi datori di lavoro non è salvargli la vita, ma nascondere le prove del reato." — Carlo Soricelli ​Dal lavoro di monitoraggio dell'Osservatorio emergono dinamiche ricorrenti su tutto il territorio nazionale: ​La piaga della caduta dall'alto: Le cadute da ponteggi, tetti e impalcature rappresentano oltre il 30% dei decessi totali nel comparto dell'edilizia. ​Il ricatto del lavoro nero: I lavoratori anziani o in stato di necessità economica accettano condizioni prive di protezioni (imbracature, parapetti, linee vita) pur di lavorare. ​Mancanza di controlli preventivi: La carenza di ispettori del lavoro sul territorio favorisce la proliferazione di cantieri irregolari.

venerdì 2 ottobre 2026

Ma cosa succede in Veneto perché questa strage mai vista. Un morto sul lavoro ogni due giorni

VENETO: UN BOLLETTINO DI GUERRA CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI ​Ancora quattro vittime sui luoghi di lavoro. Un’escalation drammatica che porta il tragico bilancio del Veneto a cifre inaccettabili: 101 morti diretti sui luoghi di lavoro, che salgono all’immane quota di 124 compresi gli infortuni in itinere. ​Non sono semplici numeri. Non sono statistiche da archiviare. Dietro ogni cifra c’è una vita spezzata, una famiglia distrutta, una comunità che perde un suo pezzo. ​Chi sono le ultime vittime: ​Franco Anselma (68 anni): colpito e travolto da una pesante lastra di marmo a Chiampo (Vicenza), nel cuore di un distretto industriale dove i rischi legati alla movimentazione dei carichi pesanti restano altissimi. ​Bruno Paris (80 anni): deceduto in un bosco. Il lavoro boschivo e agricolo si conferma ancora una volta tra i settori più spietati, in particolare per i lavoratori più anziani. ​Autotrasportatore (deceduto sulla A4): la strada continua a mietere vittime tra chi lavora alla guida. La congestione e le pressioni della logistica sulla A4 trasformano ogni giorno l'asfalto in una trappola mortale. ​Non possiamo abituarci al massacro. La registrazione e la denuncia quotidiana di questi drammi non sono solo memoria, ma un dovere morale e civile per pretendere, senza più scuse, sicurezza reale, prevenzione e dignità per chi lavora.

Veneto una strage senza fine, 101 morti sui luoghi di lavoro che diventano 123 con l'itinere

La tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, è il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, è anche la provincia dov'è morto Mattia Battistetti e dove la "mamma combattente" Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio, Treviso è la provincia con più morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele è rimasto ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava, porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall'inizio dell'anno, a cui si sommano i 23 lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall'Osservatorio. Il confronto con le altre regioni è impietoso e mostra tutta la gravità della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell'Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che però ha più del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le più civili, progredite ed efficienti d'Italia non può accettare e tollerar
L'ecatombe nei cantieri e nelle fabbriche non si ferma. Altre tre vite spezzate nelle ultime ore, tre famiglie distrutte in un Paese dove uscire di casa per guadagnarsi da vivere continua a essere un rischio mortale. ​Daniele Gremes, ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava. ​Ion, da tutti chiamato "Giovanni", 48 anni, moldavo, morto a Pistoia schiacciato all'interno di un cantiere edile. ​Oleksandr Horobets, travolto e ucciso dal carico staccatosi da una gru in provincia di Ravenna, nell'area di Faenza. ​Non si tratta di sfortuna e nemmeno di "tragiche fatalità". Dietro ogni scheda, dietro ogni numero ci sono nomi, storie, famiglie e responsabilità che troppo spesso vengono diluite in catene d'appalto, subappalto e firme di comodo, lasciando che a pagare il prezzo più alto sia sempre e solo chi sta lavorando. ​La sicurezza sui luoghi di lavoro non può essere un costo da tagliare o una pratica burocratica da sbrigare. Servono controlli reali, prevenzione vera e rispetto per la vita umana.

giovedì 1 ottobre 2026

OMICIDI A CASCATA: L'ARCHITETTURA LEGALE E CRIMINALE CHE UCCIDE GLI OPERAI E GONFIA DI SOLDI I RICCHI E POTENTI CHE AI VERTICE DELLA "CASCATA" NON PAGANO MAI
NON PAGANO MAI. Quasi tutte le morti sul lavoro sono coinvolte. ​Il subappalto a cascata si è consolidato come una vera e propria struttura di schermatura e deregolamentazione nel panorama del lavoro pubblico e privato. Un meccanismo in cui la catena contrattuale si allunga per spezzettare i costi e, insieme ad essi, la catena della responsabilità penale. ​La piramide del profitto e della deregolamentazione ​La logica del subappalto indefinito o non contingentato produce un'asimmetria strutturale: ​Ai vertici: La grande azienda o il raggruppamento che vince l'appalto gestisce la parte finanziaria, trattiene il margine di profitto ed esternalizza il rischio operativo ad altre sigle societarie. ​Alla base: L'ultima ditta esecutrice dell'anello si trova a lavorare con margini risicati, tempistiche stringenti e budget compressi. In questa strettoia economica, i primi capitoli di spesa a soffrire sono inevitabilmente la sicurezza, i dispositivi di protezione, la formazione e i ritmi di lavoro. ​Lo "scudo burocratico" nelle aule di giustizia ​La criticità più profonda emerge al momento dell'accertamento delle responsabilità in sede giudiziaria. Come evidenziato dalle recenti vicende processuali per gli infortuni mortali sul lavoro: ​La conformità sulla carta: I vertici della filiera riescono quasi sempre a dimostrare l'adempimento meramente formale degli obblighi (redazione dei piani di sicurezza, verbali di idoneità, notifiche amministrative). ​L'isolamento dell'errore esecutivo: Durante i dibattimenti, le difese delle grandi imprese tendono a circoscrivere la causa della tragedia all'ultima fase operativa, attribuendo la colpa a una svista, a un'imprudenza o alla mancata vigilanza dell'ultimo delegato alla sicurezza in cantiere. ​L'impunità apicale: L'applicazione rigorosa del nesso di causa immediato porta spesso all'assoluzione dei committenti e degli appaltatori principali, lasciando le uniche condanne in capo a preposti, capicantiere o piccoli imprenditori privi di effettivo potere decisionale e finanziario. ​Il nodo politico e normativo ​Finché il sistema normativo consentirà di separare la titolarità dell'appalto dalla responsabilità diretta e solidale per la vita di chi lavora nel cantiere, il subappalto continuerà a funzionare come una macchina di scaricabarile. La tutela dell'incolumità dei lavoratori richiede il superamento della logica del massimo ribasso mascherato e la reintroduzione di una responsabilità penale e civile piena, diretta e non delegabile lungo tutta la filiera d'impresa. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro Sito Internet http://cadutisullavoro.blogspot.it

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

Il sangue degli ultimi è trasparente

L'ecatombe di lavoratori stranieri in Italia: un prezzo di sangue altissimo che il Paese non può ignorare. ​La strage nei luoghi di la...

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?