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Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

Grazie agli innumerevoli visitatori del sito che ogni giorno lo visitano a centinaia, a volte a migliaia. Tantissimi anche dall’estero: soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma non mancano neppure visitatori dalla Francia e dall’Inghilterra.

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morti 2017

Morti per infortuni sul lavoro dal 1°gennaio al 26 giugno 2017

Osservatorio Indipendente di Bologna morti

sul lavoro

Dall’inizio dell’anno sono morti sui luoghi di lavoro 323 lavoratori. Con i morti sulle strade e in itinere, che sono considerati a tutti gli effetti morti sul lavoro si superano i 670 morti complessivi. Erano il 4 giugno di quest’anno 276. Erano 262 sui luoghi di lavoro al 4 giugno del 2016 +5,1% Erano 236 il 4 giugno del 2008 +14,5%. Come vedete nessun calo delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO, anzi, un aumento costante in questi dieci anni nonostante vogliono farci credere il contrario, e questo per giustificare l’incredibile massa di denaro speso per la Sicurezza in questi anni.

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Le morti verdi provocate dal trattore

Strage continua, sono già 67 dall’inizio dell’anno gli agricoltori morti schiacciati dal trattore. A questi occorre aggiungere tanti altri che sono morti o perché trasportati a bordo (anche bambini) o per le strade a causa di incidenti provocati da questo mezzo. Martina batta finalmente un colpo su queste tragedie. Da quando è ministro sono morti schiacciati da questo mezzo oltre 450 agricoltori, ma ci stiamo avviando a contare i 500 morti provocati dal trattore. Con questo ritmo saranno inevitabili tra qualche mese. Un morto su cinque sui luoghi di lavoro di tutte le categorie è causato dal ribaltamento del trattore. Anche ieri 20 giugno ha perso la vita in modo così orribile un 57enne nella provincia di Ascoli Piceno. Ma se dal Paese non si alza un moto d’indignazione per la loro indifferenza, verso chi ci governa o che è all’opposizione, nulla cambierà. Nelle televisioni pubbliche trasmissioni pagate coi soldi dei contribuenti, fanno vedere idilliache terre incontaminate dove gli animali pascolano felici, ma mai che si occupano dell’altra faccia della medaglia: i tantissimi morti che ci sono sui campi e il colore rosso della terra impregnata dal sangue dei nostri agricoltori. Occorrerebbe (ma lo scriviamo da tanti anni) che chi ci governa faccia una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. E chi di dovere metta a disposizione forti incentivi per mettere in sicurezza i vecchi trattori.

Morti nelle Regioni e Province italiane nel 2017 per ordine decrescente, sono esclusi dalle province i morti sulle autostrade e all’estero.

N.B i morti segnalati nelle Regioni sono solo quelli sui LUOGHI DI LAVORO. Con le morti sulle strade e in itinere gli infortuni mortali in ogni provincia e regione sono mediamente il 120% in più ogni anno

LOMBARDIA 30 Milano (5), Bergamo (2), Brescia (6), Como (1), Cremona (1), Lecco (2), Lodi (1), Mantova (3), Monza Brianza (4), Pavia (2), Sondrio (3), Varese () VENETO 29 Venezia (5), Belluno (), Padova (1), Rovigo (5), Treviso (4), Verona (7), Vicenza (7). ABRUZZO 27 L'Aquila (7), Chieti (3), Pescara (12) Teramo (5) SICILIA 22 Palermo (2), Agrigento (5), Caltanissetta (), Catania (1), Enna (2), Messina (1), Ragusa (3), Siracusa (1), Trapani (7). EMILIA ROMAGNA 22 Bologna (3). Forlì-Cesena (1), Ferrara (3), Modena (3), Parma (3), Piacenza (2), Ravenna (4), Reggio Emilia (3), Rimini (). PIEMONTE 21 Torino (8), Alessandria (), Asti (2), Biella (1), Cuneo (8), Novara (), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (1) CAMPANIA 21 Napoli (7), Avellino (1), Benevento (2), Caserta (5), Salerno (6). LAZIO 17 Roma (6), Viterbo (4) Frosinone (2) Latina (5) Rieti (). TOSCANA 15 Firenze (2), Arezzo (), Grosseto (3), Livorno (3), Lucca (1), Massa Carrara (1), Pisa (3), Pistoia (1), Siena () Prato (1). PUGLIA 11 Bari (3), BAT (), Brindisi (2), Foggia (2), Lecce (3) Taranto () CALABRIA 10 Catanzaro (2), Cosenza (5), Crotone (1), Reggio Calabria (1) Vibo Valentia (1) LIGURIA 9 Genova (2), Imperia (1), La Spezia (1), Savona (5). MARCHE 9 Ancona (2), Macerata (1), Fermo (), Pesaro-Urbino (5), Ascoli Piceno (1). SARDEGNA 7 Cagliari (2), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (2), Sassari (3). Sulcis inglesiente () UMBRIA 6 Perugia (4) Terni (2). FRIULI VENEZIA GIULIA 6 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (), Udine (3). BASILICATA 1 Potenza (1) Matera () Molise 5 Campobasso (3), Isernia (2) TRENTINO ALTO ADIGE 6 Trento (1), Bolzano (5). VALLE D’AOSTA ()

I morti sulle autostrade e all’estero non sono a carico delle province

Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischio sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove sotto e fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono stati costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Tantissimi di questi capannoni hanno le travi SOLO appoggiate sulle colonne e nel caso di terremoti possono muoversi dall’appoggio e crollare.

Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

Report morti sul lavoro nell’intero 2016

Nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e di altre innumerevoli posizioni lavorative, ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di Partite Iva individuali sono assicurate all’INAIL. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL.

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Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli
Santo Della Volpe con Carlo Soricelli. Abbiamo deciso di dedicare questo osservatorio indipendente anche al grande giornalista Santo Della Volpe scomparso da poco. Da quando è aperto, abbiamo constatato quanto ha fatto per far comprendere agli italiani le vere dimensioni delle tragedie degli infortuni sul lavoro, del dramma dei familiari che hanno perso così tragicamente un loro Caro, delle morti provocate dall’amianto e di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Grazie Santo

Video Nicoletti rai 2

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli brevi cenni biografici

Tecnico metalmeccanico in pensione. Ha aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 pochi giorni dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, dopo aver visto che non era possibile trovare sul Web notizie in tempo reale sulle morti sul lavoro. Considera l’attività di volontario dell’Osservatorio come una naturale evoluzione della sua attività di artista

E’ pittore-scultore da oltre quarant’anni, Ha sempre creato opere a contenuto sociale.. Ha esposto con personali con Antonio Ligabue e Cesare Zavattini e ha all’attivo oltre settanta mostre, è presente con opere in diversi musei.

Ha creato per primo al mondo, da vent’anni la “pittura pranica”, la pittura che interagisce con l’osservatore e che “guarisce” numerose patologie, soprattutto dolorose. Ha creato il “Rifiutismo” corrente pittorica dove gli oggetti che l’uomo considera rifiuti assumono una dimensione senza tempo. Ha scritto sei libri.

Qui sotto i siti di Soricelli

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lunedì 7 gennaio 2013

Intervento del Prof. Salvatore Palidda (Disfor-Unige)

Intervento a incontro nazionale RLST Genova 29/11/2012 Infortuni, malattie professionali e le insicurezze ignorate dalla governance liberista Intervento di Salvatore Palidda (Disfor-Unige) Premessa Il mio intervento si rifà in parte alla ricerca che ho diretto per il Dipartimento dell’Università di Genova di cui faccio parte, una ricerca per conto della Regione Liguria e dell’Inail pubblicata nel 2009 col titolo: Infortuni e malattie professionali. Cosa ne pensano i lavoratori, e in parte a ricerche più recenti e in corso che riguardano la governance della sicurezza, le “insicurezze ignorate” e quindi anche un bilancio delle attività delle polizie, degli ispettorati del lavoro, delle ASL dal 1990 ad oggi. Proprio l’attualità drammatica di Taranto conferma quello che insieme ai lavoratori intervistati nel 2009 avevamo capito: ben oltre i singoli episodi di infortuni sul lavoro, la tragedia dell’insicurezza travolge tutti e tutto: i lavoratori mentre lavorano e quando si ammalano e muoiono a seguito del lavoro e la popolazione che vive attorno alle attività che producono inquinamento mortale o nei pressi delle discariche di rifiuti. Ma perché e come s’è arrivati all’ignobile antitesi fra diritto al lavoro e diritto alla salute e alla vita? Perché i lavoratori sono arrivati ad essere spesso del tutto isolati e impotenti di fronte a questa contrapposizione fra due diritti sanciti dalla Costituzione? E’ evidente che se non troviamo le risposte soddisfacenti a queste domande non potremo sperare nella possibilità di una prospettiva quantomeno meno tragica. * * * 1) Senza risalire a tempi troppo lontani, basta guardare la storia recente (e non solo italiana) per constatare che prima con la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale e poi tutto lo sviluppo economico sino alla più recente crisi e, ancora oggi, la stessa sopravvivenza dell’economia si sono sempre nutriti di supersfruttamento, sacrifici, umiliazioni e persino la vita stessa di milioni di lavoratori. 2) In nome dello sviluppo il sacrificio umano dei lavoratori e della stessa popolazione che ha vissuto e vive attorno alle strutture produttive è stato considerato un costo necessario da pagare al pari dei soldati mandati a morire per le guerre. 3) Quanti sono i morti sul lavoro, i decessi a seguito di infortuni e di malattie e quanti i morti di cancro fra la popolazione delle zone industriali? Come mostrano i casi di Casale Monferrato, di Porto Marghera, di Priolo/Siracusa, di Gela, di Bagnoli, di Taranto, di Quirra e tanti altri ancora è evidente che non si tratta di un “problema” dei soli lavoratori ma di un fatto politico totale in quanto riguarda tutta la popolazione e in quanto riguarda l’organizzazione politica della società. Un’organizzazione che solo a parole ha tutelato la salute e la vita dei lavoratori, quasi mai quelle della popolazione e che oggi mostra solo lo spettacolo del fallimento e ancora una volta la resa di fronte a quegli attori forti che hanno imposto la contrapposizione fra lavoro e tutela della stessa vita. 4) Da molti anni i commenti delle statistiche riguardanti i morti e gli incidenti sul lavoro tendono molto spesso ad accreditare l’idea che ci sia una continua diminuzione e che in definitiva la sicurezza sul lavoro sia molto più tutelata. Ma cosa dicono e come andrebbero lette queste statistiche con onestà intellettuale e quindi attraverso una osservazione effettivamente attenta e rigorosa della realtà? 5) E’ vero che le statistiche ufficiali mostrano una certa diminuzione delle morti e degli incidenti sul lavoro: secondo il rapporto INAIL1 nel 2011 gli infortuni sono stati 725.174 (meno 6,6%) e 920 sono stati i casi mortali (meno 5,4%). Dal 1951 c’è stata una rilevante diminuzione dei morti e degli infortuni: la punta massima dei morti sul lavoro si ebbe nel 1963 con 4.644 decessi e quella degli infortuni nel 1970 con 1.601.061. 6) E’ innanzitutto importante ricordare che questa diminuzione è dovuta alle tante lotte che hanno fatto i lavoratori. 7) Ma, questa diminuzione è nei fatti proporzionale al calo continuo del lavoro regolare e stabile e quindi proporzionale solo agli incidenti riconosciuti dalle autorità ed enti preposti a questo scopo; ricordiamo che nel 1971 i lavoratori dell’industria erano 8.350mila e già nel 2001 erano 7.029mila e nel 2010: 5.036mila (di cui 3.864mila nell’industria in senso stretto e 1.172mila nelle costruzioni), nell’agricoltura 3.243mila nel 1971 e nel 2001: 1.154mila e 1.036mila nel 2011 (meno 3.314mila nell’industria e meno 2.207mila nell’agricoltura (perciò il tasso di infortuni è più alto anche se sono diminuiti) (vedi dati ISTAT); 8) il cosiddetto “numero oscuro”, ossia le morti e gli incidenti di cui non si ha riscontro ufficiale, è probabilmente aumentato e tanti sono gli indicatori che vanno in questo senso. Secondo l’Inail gli infortuni di lavoratori "in nero" si stimano a 165mila. Ma il calcolo di questa stima si basa sul dato dell'Istat che per il 2010 stima solo in quasi 3 milioni le unità di lavoro "in nero"; 9) in realtà è assai probabile che si tratti di un numero ben più alto di incidenti nascosti, dissimulati, occultati di lavoratori precari, semi-precari o del tutto al nero che popolano il mondo delle economie sommerse sempre più intrecciate con quelle legali come con la criminalità; 10) Secondo le più recenti stime (probabilmente in difetto perché la crisi fa aumentare il sommerso) il 35% del PIL italiano è dovuto alle economie sommerse e semi-sommerse2; a questa percentuale di PIL si può stimare che corrispondano circa otto milioni (forse di più) di lavoratori che oscillano fra precariato, semi-precariato, semi-nero e nero totale (solo i precari sono oltre 4milioni). 11) Gli otto milioni di precari, semi-precari e al nero sono lavoratori italiani e lavoratori stranieri (regolari e i cosiddetti “clandestini”, i più ricercati per le attività al nero e al semi-nero perché i più ricattabili sino ad essere costretti a condizioni di neo-schiavitù). Se si adotta quest’altra stima si può calcolare che gli infortuni di lavoratori in nero probabilmente sono circa 440mila e forse di più. 12) Il semi-nero e il nero non sono solo nei cantieri edili e nelle fabbrichette del Meridione o anche al nord dei cinesi che lavorano per le grandi marche italiane3; è nelle regioni del Nord che si concentra la maggioranza del nero e del semi-nero e riguarda anche le ditte subappaltatrici che lavorano nelle grandi imprese come raccontano diversi lavoratori della Fincantieri di Genova. 13) I lavoratori precari o al nero sono spesso costretti a lavorare ignorando le norme di sicurezza, con ritmi insostenibili e quindi con alto rischio di incidenti che spesso sono nascosti. 14) Questo rischio non riguarda solo i precari e quelli al nero delle ditte appaltatrici ma anche i lavoratori a tempo indeterminato che lavorano a fianco o a poca distanza dai primi. 15) Ciò che fa sentire i lavoratori impotenti di fronte a tali rischi è il confronto fra la tragica impossibilità di sottrarsi ad essi, da un lato, e dall’altro lato, l’unanime pietà, le norme abbastanza buone, le tecnologie avanzate, insomma la possibilità (in astratto) che si possa lavorare per vivere e non per morire di “disgrazia”, storpi o ammalati. Dal presidente Napolitano al Papa, dagli artisti ai politici, tutti si commuovono e sinceramente o demagogicamente affermano che le morti sul 1 Vedi http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&nextPage=Prodotti/New s/2012/INAIL/info1811689707.jsp) 2 Vedi stime Eurispes e Istituto di Studi Politici San Pio V, Italia in Nero, 2012 3 Vedi le puntate di report “schiavi del lusso”: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-132f40c7-4377-4f83-a37f- 78106ecb6dcc.html e l’aggiornamento: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8501049c-3fdd-48a8-a143- a9ee09e8b432.html lavoro sono intollerabili. Ma, dal punto di vista dei lavoratori più soggetti ai rischi l’ipermediatizzazione dell’indignazione per queste morti (ma non altrettanto per l’oltre milione effettivo di infortuni e ancora meno per le malattie professionali) ha accentuato la sensazione di impotenza perché nei fatti sono abbandonati a se stessi, sono isolati di fronte ai rischi. 16) Le resistenze non mancano ma spesso sono troppo deboli per far fronte a un’asimmetria di potere troppo sfavorevole anche a causa della scarsa capacità critica dei discorsi e delle pratiche dei poteri, un limite che deriva dall’operaismo ingenuo e qualche volta corrotto soprattutto se nutrito da un ambiguo culto del lavoro, un culto che arrivò ad accettare la monetizzazione dei rischi e della salute, il baratto fra lavoro e salvaguardia della stessa vita. 17) Il lavoratore costretto a rischiare la salute e persino la vita sopravvive –non a lungo- per il profitto del suo datore di lavoro e anche gli artigiani e i piccoli imprenditori rischiano per la corsa al profitto e l’illusione di arricchirsi. 18) La pietà elargita ai morti sul lavoro rafforza di fatto l’idea corrente che si tratta di disgrazie che colpiscono i più marginali, gli immigrati, i meno qualificati, i giovani. E’ una pietà a buon mercato che assomiglia a quella concessa anche ai clochards o ai migranti ... quando annegano. 19) Si aggiunge subito la retorica paternalista che oscilla fra vecchio operaismo e neoliberismo a volte anche razzista: “è una questione di cultura”, “bisogna puntare sulla formazione”, “non c’è più cultura del lavoro”, “i giovani pensano sono a divertirsi, ai gadgets, vanno in discoteca e poi al lavoro non stanno attenti, si drogano, sono sbandati...”, “gli immigrati non capiscono niente, a parte che non sanno neanche leggere, poi pensano solo a lavorare come forsennati per guadagnare al massimo -perché hanno paghe più basse che gli italiani- e non hanno mai cultura del lavoro”. 20) Ovviamente c’è chi pensa correttamente all’informazione e formazione sulla sicurezza nel lavoro, ma non sempre si distingue da certi operatori della sicurezza che parlano e agiscono come quei padroni che fanno dire anche a un capocantiere “Si é costretti a chiedere ai propri lavoratori sforzi sovraumani ... manco fossero dei super eroi”. 21) La realtà nuda e cruda è infatti evidente: l’applicazione delle tutele previste è impraticabile proprio per chi rischia di più perché lavora in nero, è precario, è ricattato, è fagocitato dai ritmi della produttività, della competitività. Non è un caso che a morire o restare infortunati o a beccarsi malattie sono sia lavoratori più isolati e più deboli, sia artigiani e piccoli imprenditori. 22) Come dice un altro capocantiere: “È una specie di piccola guerra e i campi di battaglia sono i tempi di lavoro, i costi e le spese ...”. 23) Per gran parte di chi lavora fra nero, seminero, precario e semi-precario la rassegnazione al possibile male è implicita, si cerca di non pensarci, tanto non ci puoi fare niente”. Qua non è possibile la riduzione del danno: “che fai? Non vai a lavorare?”. “Se stai attento lavori troppo piano”, dice un operaio del porto. “Per incrementare la produzione e i loro facili guadagni non guardano in faccia a nessuno”, dice un operaio dei trasporti. “I salari sono bassi, per aumentarli un po’ devi per forza fare straordinari”(un operaio del porto). “L’extracomunitario non può permettersi di stare a casa e cascasse il mondo lui va a lavorare. Oltre a dover mantenere una famiglia è pagato pochissimo rispetto a noi italiani e cerca quindi di lavorare il triplo solo per guadagnare lo stesso nostro stipendio” (metalmeccanico). “I più a rischio sono sicuramente gli stranieri che non sono in regola; sono quelli che hanno più paura di rimanere senza lavoro e quindi accettano tutto”. “C’è troppo lavoro nero e anche cantieri senza contratto”. 24) Anche i lavoratori di grandi aziende, apparentemente più tutelati, finiscono per essere soggetti agli stessi rischi dei più deboli: la proliferazione delle ditte subappaltatrici che a volte impiegano persino “clandestini” per lavori da “carne da macello” e la sovrapposizione delle lavorazioni mette tutti a rischio come se si fosse tutti al fronte sotto il fuoco incrociato. E’ il trionfo del liberismo! 25) “Un grandissimo problema: l’incomunicabilità ... non esiste più una coesione tra gli operai ... oggi siamo milioni di ditte differenti e la coesione è praticamente inesistente. Poi c’è l’extracomunitario che non può permettersi di stare a casa ... ormai non arrivi a fine mese e per fare dei soldi ti tocca andare a lavorare a rischio ... io potrei anche scioperare, ma per mantenere una famiglia non puoi permettertelo”. 26) Scattano allora le critiche se non le condanne generalizzate di tutte istituzioni, confuse fra loro; Inail, ispettorati, Asl, enti locali e anche i sindacati : “non si vedono mai” o “sono probabilmente corrotti”, “siamo abbandonati a noi stessi”. E una delegata amaramente ricorda: “Sono intervenuta per dire: cerchiamo di ridurre il rischio, invece che monetizzarlo … sono stata accusata di non voler fare ottenere risultati economici ai lavoratori …”. 27) “Ho fatto il corso sulla sicurezza. Ma cosa serve fare a distanza di anni un corso di cinque ore ... il tutto sembra una enorme farsa. A che serve conoscere le norme di sicurezza a memoria se poi effettivamente non si fanno rispettare?” (capocantiere edile). Come possono non moltiplicarsi i rischi, i pericoli e le insicurezze se alcune delle cause che li producono continuano a peggiorare? 28) L’isolamento e l’individualizzazione delle responsabilità (il primo sospetto è sempre che sia “errore umano”, cioè colpa della vittima che diventa anche carnefice perchè ha vittimizzato anche gli altri) si inscrive nell’idea generale che è “un problema di una parte dei lavoratori”. 29) E’ allora triste che anche i sindacalisti e sinceri operatori della sicurezza, purtroppo, facciano fatica a capire gli intrecci tra insicurezza sul lavoro, produzione di merci nocive per la salute, inquinamento ambientale, economie sommerse, ecomafie, evasione fiscale. 30) Sta forse qua il punto cruciale da cui partire per spezzare l’isolamento, la frustrazione, l’impotenza e la debolezza dell’agire collettivo dei lavoratori: i rischi di morte, infortuni e malattie professionali non sono un problema dei soli lavoratori marginali ma la questione politica che riguarda tutta la società perché riguarda direttamente la tutela dell’ambiente, dei prodotti di consumo, i rifiuti, il risanamento del sommerso e quindi anche l’interesse di tutti. 31) Si fa un gran parlare di lotta all’evasione fiscale e alla corruzione ma cosa fanno le istituzioni preposte ai controlli ? 32) Al di là delle vicende di corruzione che da sempre riguardano alcuni elementi del personale degli ispettorati del lavoro, delle ASL, delle polizie e persino della magistratura, è noto che in questi ultimi venti anni questo personale è stato ridotto mentre la lotta alle insicurezze e il governo della sicurezza sono stati deviati su falsi nemici o sui “nemici di turno” che hanno fatto comodo alla demagogia di tanti (di centro sinistra e ancora di più della destra) per raccogliere consensi. C’è stata una gigantesca distrazione di massa e anche di competenze : le vere insicurezze di cui soffre gran parte della popolazione perché non tutelata sono state ignorate. Le vittime di supersfruttamento, abusi, violenze e neo-schiavitù non hanno avuto e non hanno tutele. 33) Guardiamo dapprima il livello locale: dal 1990 ad oggi quasi tutte le polizie municipali (o locali) sono state orientate a impegnarsi nella persecuzione dei rom, degli immigrati cosiddetti clandestini e persino dei barboni (attività che comunque non compete a queste polizie) trascurando sempre più il controllo dei cantieri e delle strutture produttive, lo smaltimento dei rifiuti, le infrazioni alle norme ambientali ecc. In un comune lombardo, il capo della polizia municipale che aveva programmato controlli regolari contro furgoni che rifacevano i continuazione anche gravi infrazioni al codice della strada e che aveva scoperto trasportavano lavoratori al nero nei cantieri e in fabbrichette del sommerso è stato costretto alle dimissioni perché dava troppo fastidio agli imprenditori “padani” (parte di questa giunta leghista e di destra è finita inquisita per collusioni con la mafia). 34) Quando viene a mancare il controllo che compete alle polizie locali neanche le latre polizie sono sollecitate ad agire contro l’insicurezza sul lavoro che è sempre collegata a lavoro nero, sommerso e violazione delle norme ambientali quindi danni alla saluti pubblica. 35) Proprio a Genova, l’ex sindaca pd e il suo ex-assessore aspirante sceriffo hanno agitato continuamente progetti di igiene, morale, decoro stanziando sempre più fondi per le polizie, per la videosorveglianza e dulci in fundo per i braccialetti da dare ai turisti per farli sentire più sicuri. A colpi di demagogia qualcuno è arrivato a dire che bisognava mandare l’esercito per la “tolleranza zero” contro le morti sul lavoro. Altri hanno lanciato la campagna “zero morti”. 36) Come è noto ben poco è cambiato anche col governo dei cosiddetti tecnici. Anzi, molti segnalano che per far fronte alla crisi la tutela della sicurezza sul lavoro e di quella del territorio sono indebolite. 37) Non si può invocare la crescita per uscire dalla crisi senza mettere in discussione la concezione di questa sinora dominante: occorre innanzitutto risanare ciò che la crescita deleteria del passato ci lascia in eredità e ripensare una crescita sostenibile dal punto di vista dei diritti fondamentali di tutti gli esseri umani e quindi anche della salute e dell’ambiente. E’ quindi di fondamentale importanza rilanciare questa lotta non più come sola lotta dei lavoratori per la sicurezza sul lavoro ma come lotta comune di lavoratori e della popolazione tutta per la difesa della sicurezza sul lavoro e del territorio.
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RAI2 TG2 INSIEME - Carlo Soricelli nella trasmissione di Marzia Roncacci

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.