Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

sabato 22 agosto 2026

Global Alarm: The Birth of a New Global Capitalism in the Hands of a Few. Allarme mondiale: siamo alla nascita di un nuovo capitalismo globale nelle mani di pochi

Looking at the analytics of our Observatory, beyond the thousands of real readers who follow us from Italy and abroad, I see thousands of automated visits: servers and bots scanning our pages 24/7 from Singapore, the United States, and Hong Kong. Machines running endlessly, consuming massive amounts of electricity and data. I asked myself: What are they looking for? What do they gain? The answer is simple: profit. Before our eyes, a new and voracious form of global capitalism is emerging. An extractive model that no longer relies solely on the physical labor of workers in factories, but has become a digital hydra harvesting human knowledge, culture, art, and even our most painful memories—all for free. For 19 years, I have documented the stories of over 20,000 workplace fatalities, day after day. I did it without pay, as a civic duty, to restore dignity to those we lost and to provide a tool for justice. Yet, for tech giants and AI corporations, this immense human effort—sleepless nights, cross-referenced reports, names rescued from oblivion—is treated merely as "raw material" to train algorithms, profile markets, and generate wealth for a select few. It is a striking paradox: massive server farms burning colossal amounts of energy to devour human memory, turning shared grief and civic passion into financial assets. But there is one thing no algorithm can ever mine, process, or own: human conscience. Data can be scraped, but the dignity of those who fight for workers' rights and honor the memory of the fallen cannot be bought or stolen. Our response to this digital greed remains grounded in grassroots dedication, authentic testimony, and art that speaks to the human soul—not to the circuits of a server. Carlo Soricelli Curator of the Bologna Independent Observatory on Workplace Fatalities In queste ore guardo le statistiche del nostro Osservatorio. Oltre al pubblico reale che ci segue dall'Italia e dall'estero, ci sono migliaia di passaggi automatici: server e "bot" che arrivano da Singapore, dagli Stati Uniti, da Hong Kong. Macchine che scansionano a ciclo continuo, divorando energia elettrica e dati, 24 ore su 24. Mi sono chiesto: cosa cercano? Cosa ci guadagnano? La risposta è una sola: profitto. Sotto gli occhi di tutti sta crescendo un nuovo capitalismo vorace. Un modello estrattivo che non sfrutta più soltanto le braccia dell'operaio in fabbrica, ma è diventato una vera idra digitale che prosciuga a costo zero il lavoro, il sapere, la cultura e persino la memoria dolorosa degli esseri umani. Per 19 anni ho raccolto giorno per giorno le storie di oltre 20.000 morti sul lavoro. L'ho fatto gratis, come atto di civiltà, per ridare dignità a chi non c'è più e offrire uno strumento di lotta a chi resta. Per le multinazionali della tecnologia e i giganti dell'Intelligenza Artificiale, però, tutto questo sforzo umano — notti insonni, verbali analizzati, nomi da non dimenticare — è solo "materia prima grezza" da prelevare gratis per addestrare i propri algoritmi, profilare mercati e produrre ricchezza per pochi. È un paradosso spaventoso: macchine che bruciano quantità colossali di energia mondiale per "mangiarsi" la memoria umana, trasformando il dolore e la passione civica in dati da far fruttare sui mercati finanziari. Ma c'è una cosa che nessun algoritmo potrà mai estrarre o possedere: la coscienza. I dati si possono scansionare, ma la dignità di chi lotta per i diritti dei lavoratori e per la memoria dei nostri caduti non si vende e non si ruba. La nostra risposta a questa voracità resta l'impegno dal basso, la testimonianza vera e l'arte che sa ancora parlare all'anima degli uomini, e non ai circuiti di un server. Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro

Decine di morti sul lavoro per il caldo in Italia ​Dozens of heat-related workplace deaths in Italy

​Decine di morti sul lavoro a causa del caldo record di quest'estate, con un incremento drammatico rispetto al 2025. L'ultimo tragico caso si è verificato ieri: un bracciante bulgaro è deceduto per un malore mentre lavorava nei campi. ​È inaccettabile e insostenibile lavorare all'aperto, nei campi o sulle impalcature, con temperature che superano i 40°C, ma il rischio per la vita diventa altissimo già dai 35°C. Nonostante l'esistenza di ordinanze che vietano le attività nelle ore più roventi, molti piccoli e piccolissimi artigiani, insieme a lavoratori agricoli ed edili, continuano a operare. La causa principale è il ricatto del lavoro precario, che impone di accettare condizioni stritolanti pur di non perdere l'ingaggio. A pagare il prezzo più alto sono spesso i lavoratori stranieri, i più vulnerabili e ricattabili. ​In attesa di un approfondimento completo, i dati preliminari indicano che abbiamo già superato la quota di 25-30 decessi causati direttamente dalle temperature estreme e dai malori fatali sul posto di lavoro in Italia. ​Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio di Bologna sui Morti sul Lavoro ​Dozens of workplace deaths have occurred this summer due to extreme heat, marking a dramatic increase compared to 2025. The latest tragic incident happened yesterday, when a Bulgarian farmworker died from a heat-induced medical emergency while working in the fields. ​It is unacceptable and unsustainable to perform outdoor labor—whether in agricultural fields or on construction scaffolding—when temperatures exceed 40°C, though life-threatening risks begin as low as 35°C. Despite official bans prohibiting work during the hottest hours of the day, many micro-businesses, small contractors, and vulnerable laborers continue working anyway. They are trapped by the blackmail of precarious employment, forced to risk their lives to avoid losing their income. Foreign workers, who are often the most vulnerable, represent a disproportionate number of these victims. ​Pending a full statistical analysis, preliminary estimates indicate that Italy has already passed 25 to 30 workplace deaths directly caused by extreme heat and fatal heatstrokes this season. ​Carlo Soricelli Curator of the Bologna Observatory on Workplace Deaths

venerdì 21 agosto 2026

Are work-related deaths underreported in your country too? I morti sul lavoro sonoI morti sul lavoro sono sottostimati anche nel vostro Paese? sottostimati anche nel vostro Paese?

I am Carlo Soricelli, founder and curator of the Independent Observatory on Work-Related Deaths based in Bologna, Italy. Over years of daily monitoring, we have uncovered a systemic issue: official statistics in Italy capture only a portion of the real tragedy. A vast number of workers die in silence without ever making it into official records. These "invisible" victims include: Workers in the underground/informal economy (unregistered labor) Elderly farmers operating heavy machinery long past retirement age People working a second, uninsured job to make ends meet Workers covered by non-standard or private insurance schemes excluded from national databases This reality raises a fundamental question that goes beyond our borders: Is this underreporting happening in your country as well? Whether you are in the United States, France, Germany, the UK, Spain, or anywhere else in the world, I would like to know how work-related fatalities are tracked in your nation. Are informal, elderly, or multi-job workers properly documented when a fatal accident occurs? Working-class people often earn modest wages while generating the essential value that keeps our economies and nations running. Understanding the true toll of work-related fatalities—the real "price of blood" paid by workers—is a matter of global justice and human rights. I would welcome your insights, data, or personal observations from your country. What is the real situation where you live? Sono Carlo Soricelli, fondatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro. In anni di monitoraggio quotidiano, abbiamo portato alla luce un problema sistemico: le statistiche ufficiali in Italia catturano solo una parte di questa reale tragedia. Un gran numero di lavoratori muore nel silenzio, senza mai rientrare nei dati ufficiali. Queste vittime “invisibili” comprendono: • Lavoratori in nero o nell'economia sommersa • Agricoltori anziani che manovrano mezzi pesanti ben oltre l'età pensionabile • Persone che svolgono un secondo lavoro non assicurato per arrivare a fine mese • Lavoratori coperti da tutele o assicurazioni diverse da quella ufficiale, esclusi dai database nazionali Questa realtà solleva una questione fondamentale che va oltre i nostri confini: questo fenomeno di sotto-registrazione avviene anche nel vostro Paese? Che vi troviate negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, nel Regno Unito, in Spagna o in qualsiasi altra parte del mondo, vorrei sapere come vengono tracciati gli infortuni mortali sul lavoro nella vostra nazione. I lavoratori informali, anziani o con doppio lavoro vengono registrati correttamente quando si verifica un incidente mortale? La classe lavoratrice percepisce spesso stipendi modesti pur generando il valore essenziale che manda avanti le nostre economie e i nostri Paesi. Comprendere il vero tributo delle morti sul lavoro — il reale “prezzo del sangue” pagato dai lavoratori — è una questione di giustizia globale e diritti umani. Sarei felice di ricevere le vostre riflessioni, dati o osservazioni personali dal vostro Paese. Qual è la situazione reale dove vivete?

Strage di giovani e non solo in itinere

Il sovraccarico di lavoro dovuto al precariato, gli stipendi da fame, il rapporto tra salari mal pagati, con orari impossibili non pagati riguardano anche i medici, lo so per esperienza personale, praticamente gli straordinari dei medici non sono di fatto pagati, e non parliamo di qualche ora alla settimana ma di decine e decine di ore in più non retribuite. Tutto questo anche per i medici diventa un calvario lavorativo, dove lo sfruttamento, anche e soprattutto negli ospedali pubblici, diventa insopportabile. Personalmente non conosco la situazione lavorativa di Anna D'Angelillo morta in itinere, ma quella di tanti medici che conosco personalmente si. I loro sindacati chiudono gli occhi su tutto questo. Ed è scandaloso: hanno le nostre vite nelle loro mani

giovedì 20 agosto 2026

aumento esponenziale di stress e ansia tra i lavoratori e di conseguenza anche dei morti sul lavoro

L'aumento diffuso di ansia, stress e depressione tra i lavoratori non è un tema astratto o puramente psicologico: ha conseguenze dirette e drammatiche sulla sopravvivenza stessa delle persone. Come curatore dell'Osservatorio di Bologna sui Morti sul Lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008, verifichiamo quotidianamente come il peggioramento delle condizioni di lavoro, i ritmi insostenibili e la precarietà strutturale si traducano in una crescita costante del numero di vittime. La pressione psicofisica azzera la soglia di attenzione e logora l'organismo, esponendo i lavoratori a rischi mortali. 2. Le Cause Strutturali: Gli Appalti a Cascata La causa principale di questa escalation va ricercata nella deregulation normativa, in particolare con l'introduzione degli appalti a cascata (introdotti da Salvini dal Codice degli Appalti nel 2023). Questo sistema produce un effetto devastante: Frazionamento delle responsabilità: Ogni passaggio della catena scarica verso il basso i costi, i tempi di consegna e la sicurezza. Compressione dei diritti: Le ditte in fondo alla filiera operano spesso sotto ricatto economico, imponendo orari estenuanti e tagliando la formazione. Precarietà e insicurezza: L'incertezza del posto e il lavoro precario generano ansia costante, spingendo i lavoratori ad accettare ritmi e condizioni di estremo pericolo pur di lavorare. 3. I Dati dell'Aumento: Edilizia e Autotrasporto A) Edilizia (Cantiere) L'edilizia è il settore simbolo degli appalti a cascata, dove la frammentazione dei cantieri e il ricorso a contratti precari hanno fatto esplodere i decessi: 2023: 177 morti (anno in cui la normativa sul subappalto a cascata è entrata in vigore negli ultimi mesi). 2025: 194 morti (con l'applicazione a pieno regime della norma). B) Autotrasporto e Logistica I tempi di consegna sempre più stringenti e la pressione dei committenti hanno portato il settore a livelli di saturazione drammatici: 2023: 134 autotrasportatori morti. 2025: 171 autotrasportatori morti. 2026 (dato parziale): Già 124 autotrasportatori morti. Morti nell'intero panorama lavoratotivo sui Luopghi di lavoro (escluso itinere) (anche in nero e in categorie diverse da INAIL, nell'intero 2023 987 lavoratori nell'interro 2025 1044 lavoratori Il Fenomeno del Karoshi: Malori, Fatica e Dirigenti Molti dei decessi registrati non sono solo incidenti traumatici tradizionali, ma malori improvvisi causati da stress estremo, fatica accumulata e privazione del sonno. Si tratta di quello che in Giappone viene definito Karoshi (morte da superlavoro). Caporali e Lavoratori Operativi: Ritmi estenuanti e assenza di riposo per rispettare scadenze e target imposi dalla catena dei subappalti. Figure Dirigenziali e Quadri: Registriamo un incremento significativo di decessi per stress e fatica anche tra quadri e dirigenti, travolti da responsabilità crescenti, reperibilità continua, allungamento dei tempi di lavoro e gestione di filiere produttive sempre più complesse e frammentate. Collegamento Stress-Morte: Stress, ansia e depressione sono le premesse dell'infortunio mortale o del malore fatale sul lavoro. Effetto Appalti a Cascata: La legge del 2023 ha legalizzato la giungla dei subappalti. In edilizia (da 177 a 194 morti) e nell'autotrasporto (fino ai 124 già registrati nel 2026) vediamo le conseguenze dirette di questa norma. Il fenomeno Karoshi: Si muore anche di fatica pura e di stress, non solo per la caduta da un ponteggio. E questo colpisce sia il lavoratore precario che il dirigente. Appello Finale: Non si può parlare di salute mentale o benessere psicologico sui luoghi di lavoro senza abolire i subappalti a cascata, fermare la precarietà e porre limiti rigidi agli orari e ai carichi di lavoro. Carlo Soricelli Curatore dell'osservatorio di bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it. Come curatore dell'Osservatorio vorrei che anche senza la mia partecipazione si utilizzassero bene gli aspetti che ho trattato in questa mail. Temo che in pochi minuti non si possono trattare argomenti così importanti che toccano la vita di milioni di lavoratori e lavoratrici. Carlo Soricelli

mercoledì 19 agosto 2026

La strage sul lavoro è continuata anche ieri 18 con 5 morti sul lavoro

Continua la strage di lavoratori in Italia. ​Aldo Biselli, deceduto in seguito alla caduta dal tetto del suo capannone. ​Agricoltore schiacciato a Rovereto (Trentino): è la 107ª vittima del settore agricolo dall'inizio dell'anno. ​Michele Cannella, caduto da un capannone. ​Camionista trovato morto all'interno del proprio mezzo a 45 anni. ​Gabriele Cannella, deceduto dopo una settimana di agonia in seguito a una caduta da un tetto. ​Francesco Marzocchi, schiacciato dal trattore il giorno prima. ​Lucia Casavecchia, giovane vittima deceduta due giorni prima per la stessa sorte, insieme ad altri lavoratori. ​Tra le vittime si contano diversi giovani e giovanissimi, compresi i morti in itinere. ​— A cura di Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro. ​Versione Inglese ​The slaughter of workers in Italy continues. ​Aldo Biselli, died after falling from the roof of his warehouse. ​A farmer crushed to death in Rovereto (Trentino), marking the 107th agricultural fatality since the beginning of the year. ​Michele Cannella, killed in a fall from a warehouse. ​A 45-year-old truck driver, found dead inside his vehicle. ​Gabriele Cannella, passed away after a week of agony following a fall from a roof. ​Francesco Marzocchi, crushed to death by a tractor the day before. ​Lucia Casavecchia, a young woman who suffered the same fate two days prior, alongside other workers. ​Among the victims are young workers and minors, including those who lost their lives in itinere (commuting to or from work). ​— Written by Carlo Soricelli, curator of the Bologna Independent Observatory on Workplace Deaths.

martedì 18 agosto 2026

Superati di corsa gli 850 morti sul lavoro in Italia nel 2026. In questi ultimi giorni si è consumata una vera e propria strage di agricoltori schiacciati dal trattore: le vittime nel settore salgono a 106 dall'inizio dell'anno, con ben 6 morti soltanto nell'ultima settimana. A perdere la vita sono giovani uomini, donne e anziani. I campi italiani sono impregnati del sangue dei nostri agricoltori. ​English Translation ​Work-related fatalities in Italy have rapidly surpassed 850 in 2026. Recent days have seen a tragic surge in deadly agricultural accidents involving overturning tractors, bringing the total number of victims in the farming sector to 106 since the beginning of the year—with 6 lives lost in the past week alone. Among the victims are young men, women, and elderly workers. Italian fields are soaked in the blood of our farmers. ​"Farmer's Blood - Crushed by a Tractor" ​As an artist and campaigner, I created a limited edition of red wine bottles titled "Sangue di Agricoltore" (Farmer's Blood). ​Italian Red Wine — 143 bottles produced for the 2025 vintage, matching the exact number of farmers killed in tractor-rollover accidents last year. ​A powerful art installation to remind everyone of the human price paid behind the products on our tables.

lunedì 17 agosto 2026

Strage di giovani in itinere

Paolo Lettieri bagnino di 18 anni muore in scooter mentre andava al lavoro a Ferragosto. Tantissimi i giovani che muoiono mentre vanno o tornano dal lavoro. questo mese di giovani e giovanissimi ne sono morti tantissimi in itinere. una strage dovuta al lavoro precario, a orari impossibili e lunghissimi. Occorre davvero che i giovani si riappropriano del proprio futuro, ricominciando ad interssarsi collettivamente del proprio futuro.

domenica 16 agosto 2026

A matter of great pride: based on traffic metrics, the Observatory's blog (http://cadutisullavoro.blogspot.it) ranks among Italy's most visited websites, positioned just below the tech giants and top national newspapers like Repubblica and Corriere." Grande orgoglio. In base ai visitatori del blog dell'Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it si piazza dopo i colossi del Web e giornali come Repubblica e il Corriere ed è trai più visitati in italia

sabato 15 agosto 2026

🔴 cosa ci tocca sentire: cede il cric mentre lavora sotto una macchina, Anthony Ieranò muore schiacciato in officina: ma il titolare dice che non lavorava per l'officina.

venerdì 14 agosto 2026

Ieri giovedì 13 agosto morti sul lavoro

Un’altra giornata drammatica, un altro bollettino di guerra che non possiamo e non dobbiamo accettare. ​Nelle ultime 24 ore la scia di tragici incidenti sul lavoro si è allungata in modo spaventoso: tre agricoltori hanno perso la vita schiacciati dal trattore (portando a 103 le vittime nel settore agricolo dall'inizio dell'anno), un operaio in un'officina è rimasto schiacciato sotto un'auto, un ambulante ha perso la vita e tra le vittime c'è anche un giovane di soli 21 anni. ​Non sono "fatalità" né semplici numeri: sono persone, storie e famiglie spezzate mentre svolgevano il proprio dovere. Il lavoro deve garantire il futuro, mai toglierlo. Servono prevenzione reale, formazione, controlli stringenti e una cultura della sicurezza che metta la vita umana sopra ogni cosa. Non ci si può rassegnare a questa strage quotidiana. ​#SicurezzaSulLavoro #MorteSulLavoro #BastaMortiSulLavoro #Prevenzione #DirittiDeiLavoratori ​🇬🇧 English ​Another tragic day, another unacceptable toll that we cannot and must not normalize. ​In just 24 hours, the stream of workplace fatalities has claimed more lives: three farmers were crushed under tractors (bringing the agricultural death toll to 103 since the beginning of the year), a mechanic died under a car in a workshop, a street vendor lost his life, and among the victims is a young man of just 21 years old. ​These are not "unfortunate accidents" or cold statistics: they are human beings, stories, and families shattered while simply doing their jobs. Work must provide a future, never take it away. Real prevention, effective training, strict inspections, and a genuine safety culture are urgently needed. We cannot remain silent in the face of this daily tragedy.

giovedì 13 agosto 2026

Bologna Observatory on Workplace Fatalities in Italy Website: http://cadutisullavoro.blogspot.it • In 2026 – Workplace fatalities as of August 13: 698 • Total including "Commuting" (In Itinere) and other "invisible" categories: 876 victims (partial total).bi​"Workplace deaths don't take a holiday. Tragedy at the San Vito Lo Capo wastewater treatment plant: a worker dies, and a 118 emergency responder has also passed away."

bi​"Workplace deaths don't take a holiday. Tragedy at the San Vito Lo Capo wastewater treatment plant: a worker dies, and a 118 emergency responder has also passed away." ettivo è la visione zero” Bologna Observatory on Workplace Fatalities in Italy Website: http://cadutisullavoro.blogspot.it • In 2026 – Workplace fatalities as of August 13: 698 • Total including "Commuting" (In Itinere) and other "invisible" categories: 876 victims (partial total). • 2025 Average: Every 24 hours, 3.95 workers lost their lives (including Saturdays and Sundays). 🚜 HIGH-RISK CATEGORIES (2026 vs 2025 Data) Category Fatalities in 2026 (Partial) Fatalities in 2025 (Total) Agriculture / Farming 100 144 Truck Drivers / Haulers 120 169 Karoshi (Overwork) & Heat 71 111 Domestic Accidents 46 81 Lumberjacks / Loggers 23 21 • Vulnerable Victims: Workers in their 60s and 70s represent 33% (158 victims) of all workplace deaths. This is the result of laws that raised the retirement age—even for those in high-risk occupations like truck driving, endangering both themselves and others. • Foreign Workers: 124 registered foreign workers lost their lives. • Gender: Fewer women die directly on-site, but commuting fatalities (in itinere) among women are almost equal to men due to the double burden and stress of balancing work and family life. Bologna Observatory on Workplace Fatalities in Italy Website: http://cadutisullavoro.blogspot.it • In 2026 – Workplace fatalities as of August 13: 696 • Total including "Commuting" (In Itinere) and other "invisible" categories: 874 victims (partial total). 🗺️ GEOGRAPHY OF THE CARNAGE (Note: Regional totals include motorway fatalities within their borders, but exclude commuting deaths, which are listed separately) • LOMBARDY: 89 at work | 115 including commuting ◦ Milan: 13 | Bergamo: 15 | Brescia: 26 | Cremona: 6 | Como: 5 | Lecco: 2 | Lodi: 2 | Mantua: 11 | Monza & Brianza: 1 | Varese: 1 | Pavia: 3 | Sondrio: 1 • VENETO: 79 at work | 102 including commuting ◦ Venice: 10 | Belluno: 2 | Padua: 15 | Rovigo: 3 | Treviso: 23 | Verona: 10 | Vicenza: 13 • CAMPANIA: 52 at work | 69 including commuting ◦ Naples: 19 | Avellino: 3 | Benevento: 4 | Caserta: 9 | Salerno: 10 • TUSCANY: 55 at work | 67 including commuting ◦ Florence: 6 | Arezzo: 4 | Grosseto: 5 | Livorno: 3 | Lucca: 11 | Massa-Carrara: 3 | Pisa: 5 | Pistoia: 6 | Siena: 5 | Prato: 0 • PIEDMONT: 45 at work | 60 including commuting ◦ Turin: 20 | Alessandria: 3 | Asti: 4 | Biella: 2 | Cuneo: 5 | Novara: 1 | Verbano-Cusio-Ossola: 1 | Vercelli: 4 • PUGLIA: 34 at work | 46 including commuting ◦ Bari: 5 | BAT (Barletta-Andria-Trani): 1 | Brindisi: 3 | Foggia: 6 | Lecce: 10 | Taranto: 8 • SICILY: 51 at work | 66 including commuting ◦ Palermo: 10 | Agrigento: 9 | Caltanissetta: 2 | Catania: 5 | Enna: 2 | Ragusa: 1 | Syracuse: 4 | Trapani: 3 | Messina: 13 • EMILIA-ROMAGNA: 45 at work | 63 including commuting ◦ Bologna: 11 | Piacenza: 1 | Parma: 4 | Reggio Emilia: 8 | Modena: 4 | Ferrara: 4 | Forlì-Cesena: 3 | Ravenna: 2 | Rimini: 1 • LAZIO: 39 at work | 58 including commuting ◦ Rome: 9 | Viterbo: 6 | Frosinone: 6 | Latina: 8 | Rieti: 3 • SARDINIA: 20 at work | 25 including commuting ◦ Cagliari: 7 | South Sardinia / Nuoro: 3 | Oristano: 2 | Sassari: 4 | Ogliastra: 3 | Sulcis Iglesiente: 1 • ABRUZZO: 21 at work | 29 including commuting ◦ L'Aquila: 7 | Chieti: 8 | Pescara: 3 | Teramo: 4 • LIGURIA: 11 at work | 14 including commuting ◦ Genoa: 5 | Imperia: 0 | La Spezia: 2 | Savona: 2 • CALABRIA: 19 at work | 26 including commuting ◦ Catanzaro: 2 | Cosenza: 7 | Crotone: 0 | Reggio Calabria: 4 | Vibo Valentia: 4 • TRENTINO-ALTO ADIGE: 17 at work | 22 including commuting ◦ Bolzano: 9 | Trento: 8 • MARCHE: 17 at work | 24 including commuting ◦ Ancona: 5 | Macerata: 3 | Fermo: 2 | Pesaro-Urbino: 4 | Ascoli Piceno: 1 • FRIULI-VENEZIA GIULIA: 15 at work | 19 including commuting ◦ Pordenone: 3 | Trieste: 4 | Udine: 5 | Gorizia: 2 • UMBRIA: 6 at work | 8 including commuting ◦ Perugia: 2 | Terni: 2 • BASILICATA: 5 at work | 6 including commuting ◦ Potenza: 4 | Matera: 1 • MOLISE: 5 at work | 5 including commuting ◦ Campobasso: 4 | Isernia: 1 • AOSTA VALLEY: 0

mercoledì 12 agosto 2026

HELP! Italian Farmers Are Dying Like Flies: The HiHELP! Italian Farmers Are Dying Like Flies: The Hidden Blood Behind "Made in Italy"dden Blood Behind "Made in Italy"

HELP! Italian Farmers Are Dying Like Flies: The HiHELP! Italian Farmers Are Dying Like Flies: The Hidden Blood Behind "Made in Italy"dden Blood Behind "Made in Italy" ​In Italy, an alarm has been raised over farmers killed in tractor rollover accidents. Already, more than 100 lives have been lost this year. The blood of Italian farmers soaks the fields: the rhetoric surrounding "green" initiatives and the "Made in Italy" brand is built on the exploitation of these workers who are dying almost every single day. The victims range from elderly farmers to very young people. ​Meanwhile, Agriculture Minister Lollobrigida is doing nothing. At this rate, the body count this year will easily surpass the 143 tractor-related deaths recorded last year. Furthermore, data spanning 19 years of monitoring from the Bologna Observatory on workplace fatalities reveals a tragic total of over 3,300 deaths. ​This is a genuine national emergency, yet in Italy, the working world is left completely on its own—abandoned and ignored. Help! Help! Help! Give us a hand! ​Additionally, the Observatory receives between 5,000 and 10,000 visitors every day. I hope this helps people finally realize that Italy’s agricultural exports are heavily reliant on this very exploitation. ​Versione in Italiano ​AIUTO! Gli agricoltori italiani muoiono come mosche: il sangue nascosto dietro il "Made in Italy" ​In Italia è scattato l'allarme per gli agricoltori schiacciati dal trattore. Ormai sono già più di 100 le vittime di quest'anno. Il sangue degli agricoltori italiani bagna i campi: la retorica del "green" e del "Made in Italy" è praticamente fondata sullo sfruttamento di questi lavoratori che muoiono quasi ogni giorno. Le vittime vanno dagli anziani fino ai giovanissimi. ​Nel frattempo, il Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida non sta facendo niente. Di questo passo, quest'anno si supereranno sicuramente i 143 morti schiacciati dal trattore dell'anno scorso. Inoltre, in 19 anni di monitoraggio dell'Osservatorio di Bologna sui morti sul lavoro, si contano oltre 3.300 decessi. ​È un'autentica emergenza, ma qui in Italia il mondo del lavoro è lasciato completamente solo—abbandonato e ignorato. Aiuto! Aiuto! Aiuto! Dateci una mano! ​Inoltre, ogni giorno dai 5.000 ai 10.000 visitatori consultano l'Osservatorio. Spero che questo aiuti le persone a rendersi finalmente conto che anche le esportazioni agricole italiane si basano in larga misura proprio su questo sfruttamento.

lunedì 10 agosto 2026

​"As of August 10, 2026, the Bologna Observatory has recorded over 850 workplace fatalities in Italy."

domenica 9 agosto 2026

10 Workplace Deaths Between Friday and Saturday: An Endless Massacre Driven by Heat, Fatigue, and Isolation

venerdì 7 agosto 2026

Cosa lega Marcinelle, i morti in itinere e Guccini? What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday?

I tre elementi di questi giorni sembrano un accostamento privo di logica, ma ne hanno una, ed è molto profonda. La mattina dell'8 agosto 1956, un incendio scoppiato nella miniera di Bois du Cazier, in Belgio, causò la morte di 262 minatori; tra questi vi erano 136 immigrati italiani. Stragi di questa portata visibile, per fortuna, non sono più all'ordine del giorno, anche se ne assistiamo a una miriade che si ripete in modo più piccolo e diffuso su tutto il territorio nazionale. Gli italiani morti in Belgio erano allora "stranieri" per quel Paese, esattamente come lo sono oggi gli immigrati di decine di nazionalità diverse che lavorano in Italia. Il miraggio delle statistiche e la strage in itinere Il numero dei morti sul lavoro è davvero calato? Sì, se si guardano soltanto le statistiche ufficiali. Ma se si contano tutti i morti che stavano eseguendo una prestazione lavorativa, la situazione si fa molto più sfumata. Di sicuro non sono diminuiti da quando, 19 anni fa, ho aperto l’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna: l’aumento da allora è di oltre il 40%. Tutti registrati in tabelle excel incontestabili Ma l’itinere cosa c'entra? Negli anni '50 morivano pochissimi giovani sulle strade e sui luoghi di lavoro; c’era l’apprendistato nel secolo scorso, che almeno forniva un'informazione di base. Ora si muore direttamente nelle fauci degli sfruttatori legalizzati. Oggi circa il 25% dei decessi avviene in itinere — parliamo di diverse centinaia di persone ogni anno. Le cause? Precariato, mancanza di tutele sindacali nella miriade di piccole imprese, orari impossibili senza alcun controllo e un diffuso lavoro nero. Quest'ultimo colpisce soprattutto chi è impossibilitato a mettersi in regola a causa di leggi come la Bossi-Fini, finendo talvolta per ingrossare le file dello spaccio e della delinquenza per disperazione. Le donne, che negli anni '50 morivano raramente nei luoghi di lavoro, oggi contano oltre 100-150 decessi all'anno in itinere, a cui si aggiungono altre molte decine sui posti di lavoro. E lo stesso vale per i giovanissimi e per i vecchi costretti a lavorare fino a tarda età senza distinguere chi svolge un lavoro pericoloso da chi fa un lavoro impiegatizio. Potrei elencarli e mostrare le foto di decine e decine di loro, morti solo di recente. Commovente la storia del benzinaio di Barletta con 43 anni di contributi morto due giorni fa in itinere a pochi mesi dalla pensione Un mondo del lavoro frammentato Altro che traguardi di emancipazione: molte donne oggi sono private persino del desiderio di avere figli, schiacciate dal martirio di un secondo e terzo lavoro necessario a compensare un potere d’acquisto dimezzato, a cui si sommano i carichi familiari e casalinghi. Si è riusciti a spezzettare il mondo del lavoro in mille rivoli, a volte messi in competizione tra loro. Il risultato? I ricchi accumulano ulteriore ricchezza a spese della stragrande maggioranza dei lavoratori, e del "famoso" ceto Medio, ridotto al silenzio. È una politica miope e stupida quella di chi grida "Prima gli italiani". I giovani italiani con titoli di studio sono costretti a emigrare a centinaia di migliaia per avere una vita decente ed evitare il caporalato legalizzato. L’Italia si sta svuotando di italiani non per colpa di chi arriva da contesti sociali devastati, ma per la mancanza di prospettive. I giovani emigrati chiedono la "reimmigrazione": vogliono semplicemente che il loro Paese dia loro un motivo per tornare. Da Marcinelle nulla è cambiato in meglio; anzi, oggi manca persino la speranza di cambiamento che c'era allora. E Guccini cosa c'entra? Francesco Guccini è una grande figura della nostra cultura che si è sempre occupata degli ultimi, degli emarginati e dei lavoratori. Non posso non pensare alla sua straordinaria canzone-poesia "Dio è morto". Se l'avesse scritta oggi, vi aggiungerebbe che: Dio è morto nei lager lavorativi, e nei campi caporalizzati, è morto sulle strade mentre si va a lavorare, dove giovani, vecchi e donne muoiono di sfruttamento, stanchezza, fretta e solitudine. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna What connects Marcinelle, commuting workplace fatalities, and the Italian singer-songwriter Guccini who passed away yesterday? These three elements of recent days may seem like a completely illogical combination, but they share a connection, and a very profound one. On the morning of August 8, 1956, a fire broke out in the Bois du Cazier mine in Belgium, causing the deaths of 262 miners; among them were 136 Italian immigrants. Tragedies of such visible scale are fortunately no longer a daily occurrence, even though we witness a multitude of smaller, widespread deaths repeating across the entire national territory. The Italians who died in Belgium back then were "foreigners" to that country, just as immigrants of hundreds of different nationalities working in Italy are today. The Illusion of Statistics and the Commuting Slaughter (Morte in Itinere) Has the number of workplace fatalities truly fallen? Yes, if you only look at official statistics. But if you count every person who died while performing a work activity, the picture becomes much more nuanced. They certainly have not decreased since I opened the National Observatory on Workplace Deaths in Bologna 19 years ago: the increase since then is over 40%. So what does commuting (in itinere) have to do with it? In the 1950s, very few young people died on the roads and in the workplace; back in the last century, apprenticeships at least provided basic safety information. Today, people die directly in the jaws of legalised exploiters. Today, around 25% of deaths occur in itinere (while commuting to or from work) — we are talking about several hundred people every year. The causes? Precarious work, a lack of trade union protections across a multitude of small businesses, impossible working hours with no oversight, and widespread unregistered labor (lavoro nero). The latter especially affects those unable to regularize their status due to laws like the Bossi-Fini act, sometimes forcing them out of desperation into the ranks of drug dealing and crime. Women, who rarely died in workplaces during the 1950s, now account for over 100 to 150 commuting deaths a year, on top of dozens more directly at work. The same applies to the very young and to older workers forced to work into advanced age, with no distinction made between those performing hazardous jobs and office workers. I could list them and show you photos of dozens upon dozens of them who have died just recently. A Fragmented World of Work Far from milestones of empowerment: today many women are stripped even of the desire to have children, crushed by the ordeal of taking on a second or third job needed to compensate for a halved purchasing power, compounded by family and domestic burdens. They have managed to fragment the world of work into a thousand streams, sometimes pitted against each other. The result? The wealthy accumulate even more wealth at the expense of the vast majority of workers, who have been reduced to silence. Short-sighted and foolish is the policy of those who shout "Italians first." Hundreds of thousands of educated young Italians are forced to emigrate to build a decent life and avoid legalised labor exploitation (caporalato). Italy is emptying out of Italians not because of those arriving from devastated social backgrounds, but due to a lack of prospects. Emigrated young people are asking for "re-immigration": they simply want their country to give them a reason to return. Since Marcinelle, nothing has changed for the better; in fact, today we even lack the hope for change that existed back then. And Where Does Guccini Fit In? Francesco Guccini is a major figure in our culture who has always focused on the last, the marginalized, and the workers. I cannot help but think of his extraordinary song-poem "Dio è morto" (God is Dead). If he had written it today, he would add that: God is dead in the labor camps and in the exploited fields, He died on the roads while commuting to work, where the young, the old, and women die of exploitation, fatigue, haste, and solitude. Carlo Soricelli Curator of the National Observatory on Workplace Deaths in Bologna

giovedì 6 agosto 2026

Aldo Gullotta morto ieri: ma 4 morti anche ieri

Aldo Gullotti nella foto è morto ieri schiacciato a Massa Carrara da una lastra di marmo. Ma altri 3 lavoratori sono morti anche ieri. Nei pochi giorni di agosto sono già morti 17 lavoratori sui luoghi di lavoro. Altri in itinere.

mercoledì 5 agosto 2026

C'È SILENZIO MA PUR SI MUORE. E' uscito il rapporto INAIL, ma come sempre ha almeno un terzo dei morti in meno

​I riflettori della politica e dei media col caldo si sono spenti, ma nei luoghi di lavoro la strage prosegue senza sosta. In appena quattro giorni e mezzo — e la giornata odierna non è ancora terminata — abbiamo già contato 13 lavoratori morti sui luoghi di lavoro (escludendo gli infortuni in itinere). ​Tragedie che colpiscono per la loro estrema e inaccettabile durezza: ​​Su un episodio emblematico di questi ultimi giorni, guarda questo servizio sulla morte del giovane bracciante di 19 anni nel Cremonese, che documenta direttamente la tragedia vissuta nei campi a causa del caldo estremo stroncato dal caldo e dal malore tra i filari mentre raccoglieva pomodori in provincia di Cremona. (nella foto il povero Gheorhe) ​Le ennesime vittime schiacciate dai trattori nei campi. ​Gli autotrasportatori, deceduti mentre svolgevano il loro servizio quotidiano sulla rete stradale e autostradale. Solo loro sono già 130 dall'inizio dell'anno ​La discrepanza dei numeri: INAIL vs Osservatorio Indipendente ​Nei giorni scorsi sono usciti i dati ufficiali INAIL relativi ai primi 6 mesi dell'anno, che registrano 482 morti complessivi, dei quali 126 avvenuti in itinere. ​Guardando invece i dati reali del nostro Osservatorio Indipendente di Bologna, la dimensione del fenomeno appare ben più drammatica: al 30 giugno avevamo già registrato 630 morti esclusivamente sui luoghi di lavoro. A questa cifra diventano oltre 750 morti in itinere. ora sono già con l'itinere oltre 850 (stima èparziale). ​Non possiamo accettare che questa mattanza quotidiana venga archiviata nel silenzio o ridotta a una fredda e parziale statistica. ​Carlo Soricelli – Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro

lunedì 3 agosto 2026

Ucciso dal sole a 19 anni: la tragedia del giovane bracciante nel Cremonese

• ​ Non è successo in qualche "remoto" campo del Sud Italia, lontano dagli occhi di tutti. È successo a Stagno Lombardo, nel Cremonese. ​A perdere la vita sotto un caldo soffocante è stato un ragazzo di soli 19 anni, di nazionalità rumena, residente nella vicina provincia di Piacenza. È crollato nei campi per un malore dovuto al calore estremo ed è deceduto poco dopo l'arrivo in ospedale. ​A 19 anni dovresti pianificare il tuo futuro, sognare, vivere l'estate. Non puoi e non devi morire di fatica e di caldo nei campi. ​Mentre gli inquirenti stanno accertando le condizioni contrattuali e il rispetto delle tutele contro il caldo, la realtà resta drammatica: questa non è una tragica fatalità. È la conseguenza diretta di un sistema che sfrutta e non tutela, dove la sicurezza e la dignità umana continuano a non essere garantite. ​Una giovane vita spezzata a 19 anni è una sconfitta inaccettabile per tutti noi. ​Basta morti sul lavoro. Basta. 💔 ​— Carlo Soricelli, Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna contro le morti sul lavoro

mercoledì 29 luglio 2026

Sacrifica la sua vita per salvare quella del figlio

Antonio D'Errico di 66 anni sacrifica la sua vita per salvare quella del figlio. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseienne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è frapposto d'istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spinger
lo via e salvargli la vita. Un gesto d'amore supremo che ha strappato un ragazzo alla morte, ma che ci consegna l'ennesima vittima di una catena di tragedie sul lavoro che non accenna a fermarsi. Dietro ai numeri di questo mese di luglio che ci apprestiamo a documentare, ci sono famiglie spezzate, padri, figli e storie che meritano di essere ricordate con dignità e verità.

domenica 26 luglio 2026

«Grazie Sindaco Lepore. I bolognesi e gli italiani che ragionano ancora, e che non fanno gli odiatori di professione, sono con te per aver dato dignità a una morte ingiusta. ​Io personalmente ti sono molto, molto grato per aver premiato me con la Turrita d'Argento: un semplice metalmeccanico, pittore e scultore da oltre cinquant'anni, e per l'impegno con l'Osservatorio di Bologna che, dopo ormai due decenni, ha vinto la sua battaglia per far emergere dall'oblio e dall'occultamento sistematico migliaia di lavoratori morti sul lavoro. E io non sapevo assolutamente nulla della premiazione. In quale altra città avrebbero fatto questo? ​Sei un bravo Sindaco, vicino ai cittadini, e hai fatto bene a denunciare questi orribili odiatori di professione. I bolognesi ti amano e vedono quello che stai facendo per la città: sei uno dei pochi che sta utilizzando a pieno il PNRR, che ha creato qualche disagio ai cittadini ma che renderà la città ancora più bella ed accogliente. ​La mia gratitudine sarà eterna.»

giovedì 23 luglio 2026

STRAGI DI LAVORATORI MAROCCHINI IN ITALIA: MENTRE IL PAESE S'INFIAMMA DI ODIO, LORO MUOIONO AL POSTO NOSTRO. noi "umani" siamo dispiaciuti per la morte di Abderrahim Fakir

Oggi l'ennesima tragedia: un altro lavoratore di origine marocchina è deceduto a causa dell'ennesimo gravissimo incidente sul lavoro si chiama salah belkahaoua e aveva 59 anni ed è morto dopo giorni di agonia . Non fa più notizia, se non per chi si ostina a tenere il conto di un massacro silenzioso, ma per i razzisti di casa nostra la loro vita non conta niente. Mentre una parte politica e mediatica s'infiamma contro le istituzioni locali, la realtà dei fatti ci mette davanti a uno specchio impietoso: I lavori più duri e pericolosi: I cittadini marocchini e i lavoratori immigrati continuano a svolgere le mansioni più faticose, meno pagate e meno tutelate nei nostri cantieri e nelle nostre fabbriche. Muoiono in percentuale 3 volte di più che gli italiani, Muoiono svolgendo quei lavori che garantiscono la quotidianità di questo Paese – arrivando persino a morire al posto di chi diffonde odio verso di loro. 02/06/2026 brescia Lombardia Mohammed Gannaoui 27 Operaio agricolo marocco 07/01/2026 Bologna Emilia romagna abdelbak zanboura 54 edilizia marocco 07/05/2026 venezia veneto Driss Najem 50 edilizia marocco 08/05/2026 venezia veneto abdadel gari 33 autotrasporto marocco 12/05/2026 bergamo lombardia Mustapha Ladid 32 industria marocco 07/06/2026 cagliari sardegna Hamza El Hail 26 autotrasporto marocco 29/06/2026 mantova lombardia Haddad Taher 55 bracciante marocco 16/07/2026 lecce puglia Fadil Abdelhakim, 33 installatore marocco 22 lug frosinone lazio salah belkahaoua 59 edilizia marocco L'assenza di umana pietà: Stiamo assistendo al crollo del senso d'umanità. Si assiste al razzismo persino di fronte alla sofferenza e alla morte, mentre sulle condizioni dei lavoratori si stende un velo di indifferenza. Banlieue di Parigi: siamo come i francesi di trent'anni fa che col loro razzismo si sono fatti odiare dagli immigrati e dai loro figli. Una società multietnica è inevitabile ma stiamo creando tutte le condizioni per far vivere all'inferno i nostri figli e nipoti. L'Osservatorio non farà un passo indietro. Non accetteremo che si continui a morire nell'ombra e che la retorica razzista nasconda le responsabilità di chi non garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto verso i più deboli e fragili che stanno morendo al posto nostro.

giovedì 9 luglio 2026

Morte di mamma e figlio. Ma la povera mamna Teresa era assunta regolarmente o lavorava in nero?

Un’altra tragedia colpisce la stessa famiglia e la stessa comunità, ma stavolta il dolore si unisce alla rabbia. ​A distanza di quasi tre anni dal drammatico incidente del 28 luglio 2023 — in cui persero la vita Franco Colle e i suoi figli Anna e Claudio — la storia si ripete nella stessa azienda di fuochi d'artificio. Un incendio ha innescato tre violentissime esplosioni, provocando il crollo della struttura e la morte di altre due persone di Avezzano, legate da parentela alle prime vittime. ​Se la posizione del figlio trentenne Simone sembra regolare, sul decesso della madre, Teresa Tozzi, pesa il forte sospetto del lavoro in nero. ​Un dubbio che solleva una ferita profonda e purtroppo comune: il rischio che questa tragedia diventi l'ennesima "morte invisibile", esclusa dalle statistiche ufficiali dell'INAIL perché priva di un contratto. Il timore, denunciato spesso da sindacati e associazioni, è che il lavoro sommerso finisca per sfoltire artificialmente i dati reali inviati in Europa, per non far apparire l'Italia meno virtuosa sul fronte della sicurezza. ​Mentre la Procura indaga (in un'azienda già precedentemente coinvolta in un'inchiesta per caporalato), resta l'amarezza per un sistema in cui l'illegalità contrattuale rischia di cancellare persino la dignità del ricordo e il riconoscimento ufficiale del sacrificio di un lavoratore.

mercoledì 8 luglio 2026

Rapporto di Sintesi: Il Divario dei Dati e la Crisi del Lavoro Nero e il Veneto maglia nera sui morti sul lavoro che sono quasi il doppio rispetto all'Emilia Romagna

Il divario Inail-Osservatorio: Al 31 maggio, i dati ufficiali INAIL registrano 339 vittime (compresi gli infortuni in itinere), mentre l'Osservatorio ne rileva 427 sui soli luoghi di lavoro (che sfiorano le 600 vittime calcolando le strade). Questa forbice sempre più profonda evidenzia una drammatica espansione del lavoro nero e sommerso, privo di tutele e frammentato dalla logica degli appalti a cascata. Il caso Veneto Il Veneto, governato dalla Lega, registra i dati più tragici. All' 8 luglio, a parità di popolazione, il Veneto conta ben 72 morti sui luoghi di lavoro (escluso l'itinere), contro i 41 dell'Emilia-Romagna. E la Lombardia, sempre a guida leghista 76 ma che ha il doppio dei lavoratori Il divario territoriale: L'Emilia-Romagna registra il 43% di vittime in meno rispetto al Veneto. Un dato politico e strutturale macroscopico, che dimostra come i diversi modelli di tutela, contrattazione e controllo territoriale incidono direttamente sulla vita dei lavoratori. Nota di lettura: La discrepanza tra le denunce INAIL e i dati reali dimostra che una fetta enorme di chi perde la vita in Italia non è nemmeno censita come "lavoratore" al momento dell'incidente, svelando lo sfacelo della precarizzazione estrema che porta al lavoro nero.

mercoledì 1 luglio 2026

La Ministra Calderone dà i numeri (al ribasso) dei morti sul lavoro

Report Vittime sul Lavoro nei Primi 6 Mesi del 2026 Al 30 giugno 2026, lo scenario dei decessi legati al lavoro in Italia mostra un quadro drammatico, con una forte incidenza dei settori legati alla movimentazione e all'agricoltura. I Numeri Complessivi Morti sui luoghi di lavoro: 554 vittime registrate dall'inizio dell'anno. Totale con "In Itinere" e altre categorie "invisibili": Il dato parziale (aggiornato a maggio) tocca già quota 761 vittime. Media storica di riferimento (2025): Ogni 24 ore sono morti in media 3,95 lavoratori (sabati e domeniche inclusi). I Settori Più Colpiti Il report evidenzia una particolare criticità per due categorie specifiche, che insieme rappresentano una quota enorme dei decessi sui luoghi di lavoro. 1. Schiacciati da Trattore (Agricoltura) Vittime nel 2026 (parziale): 82 morti. Confronto con il 2025: Nel corso di tutto l'anno precedente i decessi erano stati 144. La proiezione a metà anno mostra che il trend rimane altissimo e drammatico. Contesto: Il fenomeno colpisce spesso sia i lavoratori agricoli professionali sia i coadiuvanti o pensionati, legandosi strettamente al tema delle "vittime fragili". 2. Autotrasportatori Vittime nel 2026 (parziale): 93 morti. Confronto con il 2025: Nel 2025 il totale era stato di 169 decessi. L'autotrasporto si conferma la categoria singola con il più alto numero di vittime in questi primi sei mesi. Fattori di rischio: Questa categoria risente enormemente dei ritmi di lavoro serrati, della stanchezza e delle problematiche stradali, aggravando anche il bilancio dei decessi nei tratti autostradali regionali. Altre Categorie Monitorate Karoshi (da superlavoro): 51 vittime (rispetto alle 111 totali del 2025). Infortuni domestici: 36 vittime (81 nel 2025). Taglialegna: 21 vittime (raggiunto già il totale dell'intero 2025). Identikit delle Vittime: Anzianità e Vulnerabilità Le Vittime Fragili: Gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni deceduti sono ben 179, rappresentando il 32% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L'Osservatorio correla direttamente questo dato alle riforme pensionistiche che hanno allungato l'età lavorativa anche per mansioni usuranti e pericolose (come, appunto, gli autotrasportatori), dove la prontezza dei riflessi, la vista e l'udito possono essere ridotti. Lavoratori stranieri vittime in loco: 103 morti (pari a circa il 18,6% del totale dei decessi registrati direttamente sul posto di lavoro). Rischio reale: Questo balzo rispetto al dato parziale precedente conferma in modo matematico che il rischio di mortalità per i lavoratori stranieri è più che doppio rispetto ai colleghi italiani, se rapportato alla percentuale effettiva di occupati nel tessuto produttivo. Genere: Le donne registrano un'incidenza minore di decessi direttamente "in loco", ma subiscono un forte impatto nei casi in itinere, spesso a causa del forte stress legato alla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia. Geografia della Strage (Top Regioni) L'analisi territoriale dell'Osservatorio computa nei dati regionali anche i decessi avvenuti nei rispettivi tratti autostradali: 1. LOMBARDIA: 75 sui luoghi di lavoro (101 con in itinere). Province principali: Brescia (23), Bergamo (12), Milano (10), Mantova (10). 2. VENETO: 66 sui luoghi di lavoro (91 con in itinere). Province principali: Treviso (18), Vicenza (11), Verona (10), Padova (10), Venezia (10). 3. TOSCANA: 47 con in itinere (Lucca registra 10 vittime). 4. CAMPANIA: 46 sui luoghi di lavoro (63 con in itinere). Provincia principale: Napoli (17), Salerno (10). 5. EMILIA-ROMAGNA: 37 sui luoghi di lavoro (54 con in itinere). Provincia principale: Bologna (8). 6. PIEMONTE: 37 sui luoghi di lavoro (49 con in itinere). Provincia principale: Torino (26). Analisi delle Cause Politiche e Strutturali L'Osservatorio individua precise responsabilità legislative e strutturali dietro l'andamento di questi dati: Estensione dell'Età Pensionabile (Legge Fornero): Ha costretto al lavoro in mansioni ad alto rischio persone anziane con fisiologici acciacchi o minori riflessi. Liberalizzazione degli Appalti a Cascata (Normativa 2023): Viene stimato un incremento del 15% dei decessi, specialmente nei settori dell'edilizia e dell'autotrasporto, a causa della frammentazione dei controlli. Un caso simbolo citato è il cantiere Esselunga di Firenze (5 morti con 56 aziende coinvolte nel subappalto). Precarizzazione e tutele (Jobs Act 2015): Viene calcolato un aumento storico dei decessi del 43% a seguito della rimozione delle tutele dell'Articolo 18. Coinvolgimento Pubblico: Viene evidenziato come 3 delle ultime 6 grandi stragi sul lavoro siano avvenute in aziende a partecipazione

mercoledì 24 giugno 2026

COMUNICATO STAMPA – STRAGE CONTINUA: 9 MORTI IN UNA SOLA GIORNATA

​Una giornata drammatica, un vero e proprio bollettino di guerra che fotografa il fallimento totale delle misure di sicurezza nel nostro Paese. In sole ventiquattro ore, l'Osservatorio indipendente ha registrato ben 9 vittime, una contabilità agghiacciante che strappa ogni velo di ipocrisia istituzionale. ​Non sono fatalità, sono sacrifici umani sull'altare del profitto, della fretta, del caldo estremo e della mancanza di tutele reali. L'Osservatorio continuerà a contare e a dare dignità a ogni singola riga di questa strage, perché dietro i numeri ci sono famiglie distrutte che pretendono giustizia. ​ECCO CHI SONO E COME SONO MORTI IL 23 GIUGNO: ​Sergio Milani (59 anni, agricoltura): muore lavorando incastrato in una macchina agricola per la lavorazione del grano a Castiglione dei Pepoli (Bologna). ​Sconosciuto (54 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto e schiacciato da una lastra di marmo in una cava a Botticino (Brescia). ​Antonio Giuseppe Patitucci (57 anni, estrattivo cave): muore lavorando travolto e schiacciato da una massa di detriti in una cava a Faloppio (Como). ​Francesco Imprezzabile (39 anni, forze dell'ordine): è morto lavorando, agente della polizia locale caduto dalla moto durante un inseguimento a Peschiera Borromeo (Milano). ​Sconosciuto (età sconosciuta, industria): muore lavorando schiacciato da un macchinario in uno stabilimento a Imola (Bologna). ​Sconosciuto (64 anni, autotrasporto): è morto lavorando colto da infarto in azienda a Vigevano (Pavia) per caldo e fatica eccessiva (Karoshi). ​Sconosciuto (età sconosciuta, agricoltura): è morto lavorando stroncato dal caldo eccessivo mentre era impegnato nei campi a Livraga (Lodi). ​Moreno Mariotti (62 anni, industria verniciature): muore lavorando precipitato nel vuoto all'interno dell'azienda Polver Srl a Fano (Pesaro e Urbino). ​Sconosciuto (54 anni, infortunio domestico): muore per infortunio domestico carbonizzato a causa di un incendio nel proprio appartamento a Mantova.

martedì 23 giugno 2026

E' morto Piter Pan, Massimo Fasciani nella foto è l'86esimo autotrasportatore morto sul lavoro

REPORT: La strage invisibile nei trasporti e nell'agricoltura ​A cura di Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro ​La contabilità dei morti sul lavoro si aggiorna con un altro nome: è deceduto Massimo Fasciana, l'autotrasportatore che tutti nell'ambiente chiamavano affettuosamente "Peter Pan". ​La sua scomparsa non è un caso isolato, ma si inserisce in una vera e propria strage silenziosa che colpisce il settore dei trasporti: ​86 autotrasportatori deceduti dall'inizio di quest'anno. ​144 i lavoratori del settore che hanno perso la vita l'anno scorso. ​Le radici di questa strage sono da ricercare in un sistema basato sul precariato selvaggio, che finisce per colpire duramente anche i lavoratori over 60, trasformati in precari a fine carriera. La logica aziendale dominante è diventata un ricatto esplicito: "O lavori alle mie condizioni, o sei licenziato". È proprio a causa di questo sfruttamento, dei salari sottopagati e della totale assenza di tutele e protezioni che assistiamo a una fuga di massa: tantissimi giovani italiani scappano all'estero, rifiutandosi legittimamente di accettare queste condizioni. ​Agricoltura: i numeri della vergogna ​Non va meglio nei campi, dove si registra un'altra statistica drammatica e inaccettabile: sono già 78 i lavoratori schiacciati dal trattore dall'inizio dell'anno. Anche in questo caso, si tratta di una strage strutturale che continua a ripetersi nell'indifferenza generale. ​La latitanza della politica e dei Ministeri competenti ​Di fronte a questi numeri, i ministeri direttamente responsabili appaiono immobili e distanti. Il Ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il Ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sembrano occuparsi di tutto fuorché delle materie e delle tragedie che ricadono sotto la loro diretta responsabilità. ​I morti sul lavoro non offrono un ritorno d'immagine. Non fanno propaganda. Per questo i ministri che governano questi settori evitano di occuparsene, preferendo volgere lo sguardo altrove invece di affrontare l'emergenza dei propri ministeri. ​I dati complessivi dell'anno in corso ​Il bilancio complessivo delle vittime in Italia ha già raggiunto vette spaventose: ​519 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro. ​699 morti complessivi se si includono gli infortuni in itinere (ovvero nel tragitto casa-lavoro), posizionandosi a un solo decesso dalla drammatica quota di 700 morti (senza contare i casi che inevitabilmente sfuggono al monitoraggio in itinere). ​Nota del Curatore: Rompere il muro dell'occultamento e un ringraziamento sentito ​Come Osservatorio ce la stiamo mettendo tutta per far emergere la verità. Buona parte di questa strage viene quotidianamente occultata o ignorata dal dibattito pubblico perché manca un monitoraggio istituzionale trasparente e universale; l'INAIL, infatti, si limita a censire esclusivamente i propri assicurati, lasciando fuori una fetta enorme di mondo del lavoro. ​In veste di curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro, ci tengo a ringraziare profondamente tutti quegli italiani – dai 1.000 ai 2.000 cittadini ogni giorno – che visitano il nostro portale. Il vostro sostegno nasce dalla consapevolezza che quanto scrivo e pubblico su questo osservatorio da ben 19 anni corrisponde alla pura verità. Perché i numeri non mentono, così come non mentono mai i nomi e i cognomi di chi ha perso la vita lavorando. ​È fondamentale continuare a lottare uniti per dare dignità a ognuna di queste vittime, costringendo la politica e le istituzioni a rispondere del proprio silenzio.

venerdì 19 giugno 2026

COMUNICATO STAMPA “E il padrone è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.

“E Paron
è sempre assolto”: a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane. BOLOGNA, 19 giugno 2026 – Lunedì 29 giugno 2026 si terrà a Bologna un’importante iniziativa promossa dalla CGIL in memoria di Mattia Battistetti, il giovane operaio che ha perso la vita il 29 aprile 2021 a Montebelluna (Treviso). L’evento, incentrato sullo spettacolo dal titolo emblematico “El paron è sempre assolto”, accende ancora una volta i riflettori sulla piaga drammatica delle morti sul lavoro in Italia e sulla complessa ricerca di giustizia per le vittime e le loro famiglie. A ridosso della sentenza di primo grado che ha visto l’assoluzione degli imprenditori coinvolti — di cui si attendono ora le motivazioni —, i dati raccolti tracciano un quadro a dir poco agghiacciante sull’incidenza degli infortuni mortali nel solo territorio trevigiano dal giorno del tragico incidente. I numeri della tragedia nella Provincia di Treviso Dall’analisi dei dati monitorati emerge una realtà drammatica che trasforma la provincia di Treviso in una delle aree più colpite del Paese: 97 morti strettamente sui luoghi di lavoro dal 29 aprile 2021 a oggi. 17 vittime già registrate sui Luoghi di lavoro (pù itinere) dall'inizio del solo anno in corso. Oltre 120 morti complessivi calcolando anche i decessi avvenuti in itinere (nel tragitto casa-lavoro), che aggiungono un tragico 20% in più al bilancio delle vittime in quella sola provincia. "È una cifra incredibile e inaccettabile per un solo territorio", viene denunciato. "Una montagna di morti che dimostra quanto sia importantissimo partecipare a questo spettacolo: per far comprendere l'immensità di questo dramma e per ribadire che il padrone non ha sempre ragione." E che deve pagare sia penalmente che economicamente. Il valore dell’iniziativa e la denuncia L'appuntamento di lunedì 29 giugno a Bologna vuole essere un forte atto di denuncia contro un sistema in cui i responsabili vengono troppo spesso assolti o se la cavano con pene lievissime, arrivando persino a far sparire i soldi pur di non pagare. Partecipare a questo spettacolo significa contrastare l'indifferenza, sostenere la memoria di Mattia e di tutti i lavoratori, e riaffermare che la sicurezza deve venire prima di ogni profitto. Ci sarò anch'io a dare sostegno a questa magnifica famiglia Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro

giovedì 18 giugno 2026

Il prezzo più alto: arrivano dal mondo, i lavoratori stranieri muoiono sul lavoro al posto nostro, percentualmente sono oltre il doppio a perdere la vita lavorando

Ieri a Vignasco ha perso la vita Touil Abderrazzak, un operaio di soli 38 anni. L'ennesima croce in un elenco che non smette di allungarsi e che racconta una realtà che troppi, in Italia, fanno finta di non vedere. Con questa tragedia abbiamo superato la drammatica soglia dei 500 morti sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno, se si contano tutti i lavoratori e non solo quelli assicurati all'Inail. Per l'esattezza, l'Osservatorio ne ha monitorati 504 che diventano oltre 650 con l'itinere.Monitoro la situazione della sicurezza sul lavoro da 19 anni come curatore dell'Osservatorio di Bologna, e i dati non mentono: i lavoratori stranieri in Italia stanno pagando un prezzo pesantissimo in vite umane. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieri.Mettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.È ora di smetterla con la propaganda d'odio e di guardare in faccia la realtà:Sostituzione nei lavori rischiosi: In un Paese a crescita zero, dove non si fanno più figli, pretendiamo che siano gli immigrati a fare i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Quelli che gli italiani non vogliono o non possono più fare.Sfruttamento e disparità: Sono spesso i meno pagati, i più ricattabili e i più esposti alla mancanza di sicurezza.Un pilastro insostituibile: Se domani questi lavoratori smettessero di arrivare o incrociassero le braccia, l'Italia si bloccherebbe all'istante e i costi del lavoro schizzerebbero alle stelle. Ci tengono in piedi, letteralmente.La colpa più grave del razzismo di casa nostra è fare di tutta l'erba un fascio. È assurdo non fare una distinzione netta tra chi delinque e chi, invece, lavora onestamente ogni giorno per il nostro Paese, finendo poi per morire al posto nostro. Non si può accettare che oltre allo sfruttamento economico ci sia anche un massacro morale. E parliamo chiaramente, lo scrivo da anni nei miei post, prendendomi anche del razzista: nessuno meglio di me può comprendere la vita di un immigrato, lo siamo stati anch'io e la mia famiglia. Gli stranieri che hanno commesso reati vanno espulsi immediatamente, è su loro che si applica la propaganda razzista. Chi lavora onestamente merita dignità, sicurezza e rispetto, non una campagna d'odio permanente. Se i salari restano da fame, le tutele inesistenti e i ritmi massacranti, il rischio reale è che i lavoratori stranieri scelgano di abbandonare l'Italia per mete europee più sicure e dignitose, lasciando il nostro sistema produttivo a un passo dal collasso.Il nostro cordoglio commosso va alla famiglia di Touil Abderrazzak. La sua morte non è un numero, è un richiamo alla coscienza di tutta l'Italia.Un'ultima considerazione: non intervenire su questo fenomeno immediatamente assisteremo entro pochi anni alla fine della democrazia, non solo in Italia, ma in tutto l'Occidente. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, che ringrazia gli oltre 1000 visitatori che ogni giorno visitano il sito dell'Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it

lunedì 15 giugno 2026

strage di schiacciati dal trattore 6 morti in 3 giorni

STRAGE SILENZIOSA DEGLI SCHIACCIATI DAL TRATTORE: ne sono morti 6 negli ultimi 3 giorni. Ministro Lollobrigida, dica qualcosa la prego Posta in arrivo In questo fine settimana si è consumata l'ennesima strage nelle campagne italiane: 6 lavoratori sono morti schiacciati dal trattore.
11/06/2026 grosseto toscana cristiano villa 63 agricoltura italia schiacciato dal trattore a cinigiano 11/06/2026 macerata marche enzo mei 73 agricoltura italia schiacciato dal trattore a civitanova 12/06/2026 torino piemonte 82 agricoltura italia schiacciato dal trattore a brandizzo 13/06/2026 chieti marche walter grilli 81 agricoltura italia schiacciato dal trattore 12/06/2026 verona veneto giancarlo formenti 83 agricoltura italia schiacciato dal trattore caduto in un canale 14/06/2026 Campobasso molise 70 agricoltura italia schiacciato dal trattore a civitacamparano Con queste ultime tragedie, sono già 72 i morti schiacciati dal trattore nel 2026. Di questo passo si rischia di superare i 143 morti schiacciati del 2025. Dal 2008, da quando è nato l'Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro, gli schiacciati dal trattore hanno ormai superato abbondantemente quota 3.000 vittime. Eppure, di fronte a questa strage senza fine, continua a colpire il silenzio del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Un silenzio che, davanti a questi numeri e a questa impressionante successione di morti, appare sempre più incomprensibile e, per molti, vergognoso. Non si può continuare a parlare di fatalità. Servono una grande campagna nazionale di prevenzione, il rinnovo del parco macchine agricole e interventi concreti per la sicurezza. Quanti altri agricoltori dovranno morire prima che questa strage venga finalmente considerata una priorità nazionale? Fermate la terribile macchina di morte che è il trattore, chi li guida e i loro familiari non sanno che il trattore è una bara Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

venerdì 12 giugno 2026

Riccardo Franzoni è uno dei 4 giovani morti sul lavoro negli ultimi giorni, il suo sorriso contagioso mancherà al mondo

giovedì 11 giugno 2026

Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata»

Morti sul lavoro, Soricelli (Osservatorio Bologna): «Siamo a 650 vittime. Autotrasportatori ridotti a bombe umane per colpa di sfruttamento e appalti a cascata» ​«La strage di Amendolara deve segnare una svolta nelle coscienze di tutti. Ad oggi contiamo 476 morti sui luoghi di lavoro, che superano i 650 con i decessi in itinere. Una strage continua che vede nell'autotrasporto la sua punta più drammatica». Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna, interviene con durezza sui dati e sulle responsabilità politiche della sicurezza sul lavoro in Italia. ​«Tra gli autotrasportatori è un’autentica mattanza: sono già 79 i morti dall'inizio dell'anno. Questo accade grazie alla precarizzazione introdotta in modo massiccio dal Ministro Matteo Salvini con gli appalti a cascata. Il Ministro dei Trasporti si occupa di tutto ma non dei "suoi" morti. Scenario identico in agricoltura, dove il Ministro Lollobrigida conta già 67 vittime schiacciate dal trattore». ​Soricelli si sofferma poi sul dolore degli ultimi due giorni, che hanno visto la fine di tre giovani vite: Riccardo Franzoni (21 anni), Francesco Dergano (23 anni) e Alessandro Ferrari (26 anni). ​«La morte di Alessandro Ferrari, nello scontro in cui ha perso la vita anche un automobilista, accende un faro sulla sicurezza stradale di tutti noi. L’autotrasporto è diventato la prima causa di morte sul lavoro. Lo sfruttamento, la stanchezza e i ritmi folli trasformano i mezzi pesanti in bombe umane. Pochi anni fa questo settore era al quarto posto nelle nostre rilevazioni, oggi è al primo. È una vergogna assoluta che richiede interventi immediati, non più propaganda». ​Carlo Soricelli – Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro

Aumentati in modo drammatico i lavoratori morti per karoshi

ANCORA MORTI DI SUPERLAVORO: IL DRAMMA DEL KAROSHI IN ITALIA ​Ieri, in Veneto, altri due lavoratori si sono spenti a causa di un infarto fatale. Kazi Shakib, 48 anni, si è accasciato davanti ai colleghi durante il turno in uno stabilimento a Scorzè. Natale Simon, 55 anni, è stato stroncato da un infarto fulminante a casa, poche ore dopo aver concluso un pesante turno di notte continuativo nella nettezza urbana. ​In Giappone lo chiamano Karoshi, il termine che indica la morte per il troppo lavoro. Ma questa ormai è una drammatica realtà quotidiana anche in Italia. ​Dai rilievi e dal monitoraggio continuo effettuati dall'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, emerge un aumento drammatico di queste tragedie. Non parliamo solo di incidenti nei cantieri o nei campi: il Karoshi colpisce ovunque. Operai, impiegati, quadri e dirigenti stroncati da infarti e malori provocati da stress accumulato, ritmi pressanti e una stanchezza psicofisica insostenibile che il corpo non riesce più a reggere. ​Il malore sul lavoro, o subito dopo il turno, non è una fatalità inevitabile. È la conseguenza di un sistema che consuma le energie vitali delle persone. Non si può morire di solo lavoro.

sabato 6 giugno 2026

La grande "magia" sui morti sul lavoro: tra propaganda, appalti e i miliardi della sicurezza Posta in arrivo

Non si può restare in silenzio di fronte alla gestione della sicurezza sul lavoro in Italia. Quando i dati ufficiali vengono utilizzati per "far quadrare i conti", non siamo di fronte a semplici discrepanze burocratiche, ma a una precisa operazione di occultamento della realtà. Ci sono tre verità drammatiche che nessuno ha il coraggio di dire pubblicamente: 1. La vergogna europea: l'Italia "virtuosa" solo sulla carta La cosa più grave è che i dati parziali diffusi dall'INAIL sono gli unici che vengono inviati in Europa. La realtà: Centinaia di morti (lavoratori in nero, categorie non coperte, ecc.) spariscono dai radar. Il risultato: L'Italia appare agli occhi delle istituzioni europee molto più virtuosa di quanto non sia. Mentre i monitoraggi indipendenti combattono da anni per mostrare la verità, le istituzioni nazionali usano questa "magia" statistica per evitare sanzioni e critiche internazionali. Da italiani, c'è da vergognarsi. 2. Le responsabilità del Ministero dei Trasporti Parliamo di settori specifici: l'autotrasporto è ormai in cima alle classifiche dei decessi. anche negli ultimi giorni sono morti altri quattro autisti. Eppure, il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sembra occuparsi di tutto fuorché dei morti di sua competenza. Non si tratta solo di assenza, ma di precise scelte politiche: basti pensare alla reintroduzione degli appalti a cascata, una misura che ha precarizzato i cantieri e la logistica, portando a un incremento stimato dei morti del 15%. Questo governo ha dimostrato una linea drammatica e fallimentare per il mondo del lavoro. 3. La lobby della sicurezza: un business da miliardi Perché nessuno parla? Perché in Italia la sicurezza sul lavoro è diventata un'industria che muove miliardi di euro tra corsi di formazione spesso formali, consulenze, certificati e burocrazia. Dietro questa facciata c'è una lobby potentissima composta da figure influenti a cui questo sistema fa gola. Una ragnatela di interessi economici che porta a chiudere occhi e orecchie: si spende tanto per la "carta", ma non si fa prevenzione reale sul territorio. L'unico vero argine sono i sindacati I dati storici continuano a confermarlo: il 95% dei morti si concentra nelle piccole aziende non sindacalizzate. Dove c'è il sindacato, dove ci sono i rappresentanti dei lavoratori (RLS) che controllano davvero e non per finta, la mortalità è quasi azzerata. Il sindacato, facendo il suo lavoro, fa anche il bene e la legalità dell'azienda stessa. AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE (Dati a stamattina, post-elaborazione del 5 giugno) Mentre l'INAIL diffondeva per i primi quattro mesi dell'anno una contabilità ferma a meno di 300 casi totali ipotizzando cali statistici, i numeri reali del monitoraggio indipendente aggiornati a stamattina gridano vendetta: 456 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro. 621 morti complessivi se si aggiungono le vittime in itinere (nel tragitto casa-lavoro). Questa è la realtà. Quella vera, quella che si tenta di occultare per non disturbare i manovratori e per far sembrare il Paese civile agli occhi dell'Europa. Non sono numeri, sono persone che non sono tornate a casa. Carlo Soricelli curatore dell'osservatorio di bologna morti sul lavoro. http://cadutisullavoro.blogspot.it

venerdì 5 giugno 2026

​Lunedì scorso, ad Amendolara, le loro vite sono state spezzate nel modo più feroce, disumano e orribile possibile: sono stati rinchiusi in un minivan, cosparsi di benzina e bruciati vivi. L'immagine drammatica di image.[span_7](start_span)png mostra quel mezzo trasformato in una trappola di fuoco e fumo, da cui solo un quinto compagno è miracolosamente riuscito a salvarsi fuggendo dal cofano. ​La loro "colpa"? Aver osato ribellarsi. Avevano chiesto semplicemente di essere pagati per il lavoro svolto, dopo l'ennesimo mese di sfruttamento senza salario, ricatti e tariffe imposte persino per il trasporto verso i campi. La risposta dei caporali che gestivano la manodopera è stata una punizione spietata, un'esecuzione per dare una lezione a chiunque provi ad alzare la testa. ​Questo non è un incidente sul lavoro. È un brutale omicidio di massa nato e cresciuto nel fango del caporalato. ​Non sono morti bianche per fatalità: sono stati uccisi da un sistema criminale, una vera e propria mafia che lucra sui corpi e sulla disperazione delle persone, contando spesso sulla "zona grigia" dell'indifferenza generale. ​I loro nomi devono essere scritti ovunque. Ullah, Safi, Amin, Waseem. Non possiamo permettere che diventino l'ennesimo trafiletto di cronaca nera che scade il giorno dopo. ​Quei quattro corpi carbonizzati devono inchiodare tutti alle proprie responsabilità. Il cibo che arriva sulle nostre tavole non può essere intriso del sangue di ragazzi massacrati perché chiedevano dignità. ​Condividiamo per non far calare il silenzio. Pretendiamo giustizia e terra bruciata attorno ai caporali e a chi si arricchisce sulla pelle dei lavoratori.

lunedì 1 giugno 2026

REPORT NAZIONALE OSSERVATORIO BOLOGNA: I PRIMI 5 MESI DEL 2026

Bilancio tragico dal 1° Gennaio al 31 Maggio 2026 Cura e coordinamento di Carlo Soricelli Sito Internet ufficiale: cadutisullavoro.blogspot.it 1. I NUMERI COMPLESSIVI DELLA STRAGE (Confronto 2026 vs 2025) I dati raccolti ed elaborati dall’Osservatorio di Bologna nei primi cinque mesi dell'anno delineano un quadro agghiacciante. Non si tratta di fredde statistiche, ma di esistenze spezzate che registrano un aumento spaventoso rispetto all'anno precedente. Morti sui luoghi di lavoro (al 31 maggio): 427 vittime. Un aumento anche rispetto al terribile 2025, l’anno più nefasto da quando il 1° gennaio 2008 ho aperto l’Osservatorio, al 31 maggio del 2025, i morti registrati sui luoghi di lavoro erano 418. Totale complessivo (con "In Itinere" e altre categorie "invisibili"): Arriviamo alla cifra parziale di 598 vittime. Praticamente la media dei morti complessivi quest’anno è ancora di 4 morti al giorno. Il solo mese di Maggio: Si conclude con 86 morti sui luoghi di lavoro, che diventano 118 se si calcola l'itinere. Media giornaliera: Nel 2025 la media è stata di 3,95 lavoratori morti ogni 24 ore (sabati e domeniche inclusi). Una strage quotidiana continua. CATEGORIE A MAGGIORE RISCHIO (Dati 2026 vs Totale 2025) Categoria d'infortunio Morti nel 2026 (Parziale 5 mesi) Morti nel 2025 (Totale anno) Schiacciati da trattore 60 144 Autotrasportatori 66 169 Karoshi (Malori da superlavoro) 33 111 Infortuni domestici (manutenzioni/legna) 33 81 Taglialegna 20 21 3. VITTIME FRAGILI E STRAGE DI VECCHI All'interno di questo massacro emerge con durezza una vera e propria strage di vecchi. Sono ben 137 gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni rimasti uccisi sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno: rappresentano il 33% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Questo accade a causa delle leggi "porcate" che hanno allungato l’età per andare in pensione anche a chi svolge mansioni pesanti e pericolose (per sé e per gli altri), come nel caso emblematico degli autotrasportatori costretti alla guida in età avanzata. Tra gli ultimi drammi che gridano vendetta, pesano come macigni: La morte dell'anziano di 83 anni, stroncato da un malore mentre lavorava completamente in nero mentre stava saldando. La barbarie del lavoratore abbandonato gravemente ferito in strada, scaricato agonizzante come un rifiuto ingombrante nel disperato tentativo di nascondere l'irregolarità del cantiere. Questo orrore non può non riportare alla mente la terribile vicenda di Satnam Singh, il bracciante lasciato morire davanti a casa con il braccio amputato. A distanza di tempo, la storia si ripete nell'indifferenza e nella ferocia di chi antepone il profitto alla sacralità della vita umana. Nel fango di questa economia si contano anche 74 lavoratori stranieri regolari che hanno perso la vita in questi 5 mesi. 4. IL GENERE: LE DONNE VITTIME DEL LAVORO E IL SACRIFICIO DI MARIA CARMELA Analizzando i dati di genere, le donne muoiono meno "in loco", ma muoiono quasi quanto gli uomini in itinere, schiacciate dallo stress e dal sovraccarico nel percorso tra il lavoro e la gestione della famiglia. Ma quando muoiono in loco, i loro drammi sono indicibili. Oggi l'Osservatorio vuole rendere un omaggio solenne allegando la foto della povera Maria Carmela D’Angelo. Quel giorno Maria Carmela D’Angelo, 58 anni, è rimasta gravemente ustionata nel laboratorio dall’olio bollente di una friggitrice industriale, con lesioni in diverse parti del corpo. Fu trasferita in terapia Intensiva Grandi Ustionati dell’ospedale Cardarelli, a Napoli. Maria Carmela non ce l’ha fatta a sopportare ancora le lunghe cure ospedialiere nel reparto di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ma lei non ha voluto che accadesse: ha raggiunto il bagno e si è lanciata da una finestra del terzo piano, morendo sul colpo. 5. LA DENUNCIA DELL'OSSERVATORIO Davanti a quasi 600 bare in soli cinque mesi, l'Osservatorio di Bologna torna a gridare la sua indignazione. Respingiamo la narrazione di chi dà la colpa al lavoratore "disattento". La sicurezza viene vista dalle aziende come un costo sacrificabile, e il rifiuto del pericolo per il lavoratore coincide quasi sempre con il licenziamento o la perdita del sostentamento a causa del ricatto occupazionale dovuto al precariato introdotto anche con l’abolizione dell’articolo 18 nel 2015. Una società civile non può più permettersi di ignorare tutto questo. Aiutateci a diffondere. Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio di Bologna sui morti sul lavoro

mercoledì 27 maggio 2026

Con i 5 morti di ieri superati i 400 morti sui luoghi di lavoro, che con l'itinere sfiorano i 600 morti complessivi. Il muletto seconda macchina di morte dopo i trattori: con i due di ieri sono
sei gli schiacciat dal muòetto a maggio

martedì 26 maggio 2026

lunedì 25 maggio 2026

negli ultimi 3 giorni ci sono stati 6 schiacciati dal trattore, tra questi un bambino di soli 3 anni

Il Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida dov’è? Cosa sta facendo di più importante che occuparsi dei morti schiacciati dai trattori, una materia di sua stretta competenza? Basterebbe almeno una campagna informativa istituzionale sulla pericolosità di questo mezzo: quest'anno siamo già a 57 "schiacciati". Vuole forse superare i 143 morti causati dal trattore del 2025? Lei e il Ministro dei Trasporti Salvini state facendo a gara a chi conta più morti? Una "gara" molto avvincente. Siamo già a 64 vittime nell’autotrasporto dall'inizio dell'anno, dopo le 167 del 2025.È un vostro preciso dovere occuparvi di queste tragedie.Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavorohttp://cadutisullavoro.blogspot NB Se credete di avere a che fare con sprovveduti, sappiate che l'Osservatorio è visitatissimo e fa opinione tra gli italiani da 19 anni. Le visite Oggi 513 Ieri 902 Questo mese 26594 Il mese scorso 34630 

giovedì 14 maggio 2026

veneto tragico per chi lavora: già 70 i morti, solo due i meno rispetto alla Lombardia che ha il doppio degli abitanti

Si svolgeranno oggi i funerali di Bertolo Leandro Agostinetto, rimasto schiacciato dal trattore nel trevigiano. Ma nello stesso territorio ci si sta già preparando anche ai funerali di Gastone Predon, morto ieri nello stesso tragico modo. Eppure, su questa strage nella strage — quella degli agricoltori schiacciati dai trattori — non arriva neppure una parola da Francesco Lollobrigida, ministro che avrebbe la responsabilità politica di affrontare questa emergenza e che finora non ha speso nemmeno una mezza parola su queste morti. Il Veneto continua a essere una terra tragica per chi lavora: sono già 70 i morti complessivi, 48 dei quali sui luoghi di lavoro. La Lombardia, che ha quasi il doppio degli abitanti, registra soltanto due morti in più. Intanto continuano a essere diffuse statistiche assurde sulla mortalità nelle province e nelle regioni, basate esclusivamente sui dati INAIL. Dati che ormai tutti sanno non rappresentano il reale monitoraggio delle vittime sul lavoro, perché l’INAIL raccoglie soltanto le denunce relative ai propri assicurati. In allegato la situazione aggiornata dei morti sul lavoro alla mattina del 14 maggio.

mercoledì 13 maggio 2026

anche ieri 4 morti

anche ieri 3 morti sui luoghi di lavoro e un quarto in itinere, rendiamo omaggio al povero giovane marocchino Musthapa Ladid di soli 32 anni, che aveva già finito il suo turno di lavoro,
ma sentendo le urla dall'interno dell'aziende è tornato indietro e a messo in salvo il principale e un dipendente, che si erano introdotti all'interno di una cisterna ed erano storditi dalle esalazioni, ha lottato contro la morte per 15 giorni, è morto ieri all'ospedale di Bergamo

giovedì 7 maggio 2026

REPORT CRITICO: L’EMERGENZA MORTI SUL LAVORO E IL "PARADOSSO INAIL"

Osservatorio di Bologna morti sul lavoro ​Data di aggiornamento: 7 Maggio 2026 ​1. Il Bilancio delle Vittime: Oltre la Soglia dei 500 di queste 349 sui luoghi di lavoro ​Nonostante le rassicurazioni istituzionali, la realtà dei fatti parla di una strage che non accenna a fermarsi. Al 6 maggio 2026, il numero complessivo dei morti sul lavoro ha già superato la soglia psicologica delle 500 vittime (includendo il sommerso e i non assicurati INAIL). ​L’eccidio silenzioso delle donne: Particolarmente allarmante è il dato sulle lavoratrici. Già decine di donne hanno perso la vita in questi primi mesi dell'anno. La maggior parte di questi decessi avviene in itinere: un dato che riflette il peso del lavoro di cura e i ritmi serrati che costringono a spostamenti rischiosi in orari critici. Le ultime 3 morte in itinere Mariam Aqsa 25 anni, Smahanta Lacedonia 25 e Cinzia Macchioni 64 ​2. Appalti a Cascata: La Deregulation che Uccide ​L'entrata in vigore delle nuove norme sugli appalti a cascata ha prodotto effetti devastanti, confermando i timori dei tecnici della sicurezza: ​Edilizia: In questo settore si registra un aumento del 15% delle morti. La frammentazione dei contratti lungo la filiera degli appalti polverizza la responsabilità e riduce i margini di profitto, portando le ditte sub-appaltatrici a risparmiare proprio sui dispositivi di protezione e sulla formazione. ​Autotrasporto: La situazione è ancora più tragica con 58 morti. Qui i morti sono letteralmente raddoppiati. La pressione sui tempi di consegna, aggravata dalla deregolamentazione della filiera logistica, spinge i conducenti oltre i limiti fisici, trasformando le strade in cimiteri professionali. Diversi vengono trovati con la testa riversa sul volante ​3. Il Fallimento del Referendum sulla Responsabilità ​Un punto di svolta mancato è rappresentato dal referendum per inserire la responsabilità dei capi commessa, che purtroppo è fallito per non avendo raggiunto il quorum e sulla scarsa informazione mediatica, quasi tutte al servizio dei potenti. ​La conseguenza: Senza una legge che chiami direttamente a rispondere chi sta al vertice della catena (il committente), i grandi gruppi possono continuare a esternalizzare il rischio ai piccoli sub-appaltatori. Il "capo" resta protetto da uno scudo burocratico, mentre l'ultimo anello della catena paga con la vita. ​4. Il Sistema dei Miliardi "Congelati"
​Il report evidenzia un'anomalia finanziaria inaccettabile: ​Finanziamento: I fondi INAIL derivano direttamente dalle detrazioni sulle buste paga dei lavoratori. Sono soldi dei lavoratori che dovrebbero tornare a loro sotto forma di protezione. ​Gestione Opaca: Miliardi di euro vengono distribuiti tramite bandi complessi (come i Bandi ISI) che spesso alimentano un indotto di consulenti e agenzie, senza che vi sia un controllo rigoroso sull'efficacia reale dell'investimento. ​Assenza di Vigilanza: Il sistema manca di un organismo terzo che verifichi come queste somme enormi impattino sulla riduzione degli infortuni. Invece di potenziare gli ispettori (che restano in numero ridicolo), il denaro rimane spesso bloccato nei bilanci dello Stato per esigenze di cassa. Carlo Soricelli curatore dell’osservatorio di Bologna morti sul lavoro sito internet http://cadutisullavoro.blogspot.it ​

martedì 5 maggio 2026

Buon viaggio Alex, sei stato un esempio per tutti noi

Oggi i funerali di Alex Zanardi, in lui tutta l’essenza della bolognesità. Anche lui, in definitiva, è un infortunato sul lavoro, anche se era stato lui stesso a scegliere un mestiere così pericoloso come il pilota di Formula 1. A Bologna piange anche il cielo per la sua scomparsa. Condoglianze alla sua famiglia per quest’uomo veramente unico. L’ho voluto onorare ritraendolo in pittura pranica. Buon viaggio, Alex.

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

Global Alarm: The Birth of a New Global Capitalism in the Hands of a Few. Allarme mondiale: siamo alla nascita di un nuovo capitalismo globale nelle mani di pochi

Looking at the analytics of our Observatory, beyond the thousands of real readers who follow us from Italy and abroad, I see thousands of a...

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?