Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

morti sul lavoro nei primi 9 mesi del 2026

Biography of Carlo Soricelli

Biography of Carlo Soricelli Carlo Soricelli is a retired metalworker, painter, and sculptor. Born in San Giorgio del Sannio in the province of Benevento in 1949, Soricelli moved to Bologna with his family at the age of four. In his late adolescence, Soricelli began producing his first paintings, which showed a strong focus on ecological issues and a deep attraction to nature. This interest is evident in the animals he frequently depicts and in dying trees taking on human forms. Even then, Soricelli’s art served as a critique of a society advancing at the expense of environmental balance and social justice. In the early 1970s, his subjects shifted primarily toward human figures connected to marginalization: beggars, cardboard collectors, people with disabilities, and the elderly, as well as the blue-collar workers he encountered daily on the job. His canvases feature tired, worn faces marked by suffering and loneliness, alongside heavy bodies that lack classical beauty, set against dark, non-decorative palettes of black, brown, and blue. There is no hope or hint of redemption; instead, there is a persistent exposure of everything society typically avoids for being disturbing. This direct, essential style is often linked to Naïve art, shared by figures such as Ligabue, Covili, and Ghizzardi. Beginning in 1984, Soricelli exhibited at the Rassegna di Arti Naïves hosted by the "Cesare Zavattini" National Museum in Luzzara (Reggio Emilia), where he received various honors, including the title of Maestro d'arte. In the early 1980s, the Bolognese artist created his first sculptures—an additional, effective medium for his message. Notable works include Il Consumista (1985), an emblematic sculpture of a monstrous human creature covered in cutout ads and slogans devouring itself, and Il Comunicatore (1989), an ironic, brutal Orwellian vision. During the same decade, Soricelli introduced the theme of angels, developing it in a distinct way: the angel represents the outcast, once crushed and deformed, now lightened by a pair of wings that provide a sense of dignified hope. The intent is not to draw closer to the supernatural, but to anchor human existence within a single, shared reality. For two decades, Soricelli has also worked on what he calls Pranic Painting (Pittura Pranica), which involves visualizing the energy common to all living beings to create therapeutic effects for the viewer's mind and body. The first pranic work (1996), in which Soricelli depicts himself as a pranic knight, was acquired by the Zavattini Museum. Since 1976, Soricelli has participated in around seventy exhibitions, including shows at Palazzo Re Enzo in Bologna in 1986, a solo exhibition alongside Cesare Zavattini at the Festa Nazionale dell'Unità in Reggio Emilia in 1995, and at Palazzo d'Accursio in Bologna in 1996. He has also been featured in major exhibitions across France, Germany, the Soviet Union, Greece, and the former Yugoslavia. His work is included in numerous public and private collections as well as several museums. For 15 years, he has run a house-museum for his works in Casa Trogoni (Granaglione, near Bologna), open to the public by appointment. One room is dedicated to Pranic Painting, offering visitors a quiet space to experience self-healing through viewing these works free of charge. In recent years, he has returned to an art form he began in the 1980s, using discarded materials collected from streets, dumpster areas, and building rubble—such as cigarette butts and hubcaps. He calls this movement Rifiutismo ("Trashism"). In 1997, he published Maruchèin, featuring a preface by filmmaker Pupi Avati, reflecting on his childhood as a Southern Italian migrant in the North during the 1950s. In 2001, he published his second book, Il Pitto, with a preface by Maria Falcone. His subsequent works include Pensieri liberi e sfusi, La classe operaia è andata all’inferno, Terramare, Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti, a second volume of Pensieri liberi e sfusi, and a collection of poetry titled Canti Aionici. Soricelli is the founder and curator of the Independent Observatory of Bologna for Workplace Fatalities (Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, http://cadutisullavoro.blogspot.it/). Active since January 1, 2008, in memory of the seven ThyssenKrupp workers in Turin who lost their lives tragically weeks prior, it is the first independent observatory for workplace fatalities in Italy. Run entirely by volunteers, it serves as a national reference point for data and news on these workplace tragedies.

Biografia di Carlo Soricelli

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

https://youtu.be/jDK5cFPhIfo

video dei morti sul lavoro nel 2026 al 31 agosto

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

martedì 6 ottobre 2026

Il sangue degli ultimi è trasparente

L'ecatombe di lavoratori stranieri in Italia: un prezzo di sangue altissimo che il Paese non può ignorare. ​La strage nei luoghi di lavoro non devasta soltanto il Veneto, ma insanguina l'Italia intera. A pagare il tributo più pesante, in silenzio e nell'indifferenza, sono tantissimi lavoratori stranieri: 5 degli ultimi 10 morti sui luoghi di lavoro nel nostro Paese sono immigrati. A questi occorre aggiungere i morti in itinere. • Kujtim Osmani ​il lavoratore morto nel Trevigiano aveva solo 19 anni, • ​Ion Rumanu, detto "Giovanni", 48 anni, moldavo, schiacciato in un cantiere edile nel Pistoiese. • ​Il lavoratore travolto e ucciso nel porto di Ancona era tunisino si chiamava sofian boutraa • Oleksandr Horobets, morto a Ravenna era ucraino • Il morto di ieri a Rimini era albanese • . ​Vengono in Italia per lavorare con dignità, svolgono le mansioni più umili, faticose e pericolose, mandate avanti spesso in condizioni di estrema precarietà. Mandano avanti i nostri cantieri, i nostri campi, le nostre fabbriche e la nostra economia. Ne abbiamo bisogno come il pane: senza di loro il Paese si fermerebbe. ​Eppure, nei loro confronti si continua ad alimentare un razzismo vergognoso. È intollerabile fare propaganda e speculazione politica sulla pelle di chi arriva per lavorare e finisce per perdere la vita per far stare meglio anche noi. ​Dietro queste tragedie non ci sono numeri, ma persone innocenti che meritano rispetto, diritti, sicurezza e dignità, non pregiudizi e discriminazioni.

lunedì 5 ottobre 2026

TRE MORTI CADUTI DALL'ALTO. SI POTREBBERO DIMEZZARE I MORTI SUL LAVORO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: LE PROPOSTE DELL’OSSERVATORIO DI BOLOGNA COMPLETAMENTE IGNORATE ​Tre tragedie in un solo giorno. A Valenza Giuseppe Rinaldi, 73 anni, precipita e muore per il cedimento di un lucernario mentre pulisce la grondaia; a Rimini un operaio di 59 anni perde la vita cadendo da un cantiere edile; e un 74enne muore precipitando dal tetto in un tragico infortunio domestico. ​Le cadute dall'alto si confermano la prima e più spietata causa di morte. Proseguono nella totale indifferenza e improvvisazione, senza che vengano adottati i sistemi minimi di protezione come linee vita, imbracature e ancoraggi. ​Solo poche settimane fa, come Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, avevamo lanciato una proposta concreta e realizzabile da subito per fermare questa strage e dimezzare i morti in quota: la Dichiarazione Digitale Preventiva di Sicurezza integrata con l'Intelligenza Artificiale. ​Risultato? Proposte completamente ignorate dalle istituzioni e dalla politica. ​Ecco cosa si potrebbe fare subito nei Comuni italiani se ci fosse la reale volontà politica di salvare vite: ​Autorizzazione Digitale Obbligatoria nei Comuni: Prima di salire su un tetto o avviare un cantiere (anche per piccoli lavori o manutenzioni in economia), chi esegue i lavori deve registrare digitalmente l'effettiva presenza e conformità dei dispositivi anticaduta e dei DPI. ​Controllo con l'IA: L'Intelligenza Artificiale analizza le dichiarazioni incrociando i dati, individuando immediatamente incongruenze, anomalie o situazioni ad alto rischio. ​Ispezioni preventive mirate: Gli organi di vigilanza (ASL e Ispettorato del Lavoro) ricevono alert automatici in tempo reale per intervenire con controlli mirati sui cantieri "a rischio" prima che si verifichi l'incidente, anziché uscire per i rilievi a tragedia avvenuta. ​La tecnologia existe già, le proposte le abbiamo messe sul tavolo. Continuare a ignorarle significa accettare che la lista dei caduti si allunghi ogni singolo giorno. ​*** Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro ***

L'inferno del lavoro

Salvatore Calignano stava lavorando in nero, caduto dall'alto e invece di chiamare subito i soccorsi l'hanno spostato fuori dal cantiere. Aveva 61 anni ed era costretto a lavorare in nero per mantenere la famiglia, è morto all'ospedale dopo un giorno. La moglie disperata si chiede perché non l'hanno soccorso. La dinamica dell'incidente e i momenti successivi evidenziano una spietata catena di omissioni: ​La caduta e l'omissione di soccorso: Salvatore è precipitato da un'altezza considerevole durante le fasi di lavoro. Anziché allertare immediatamente il 118 per garantire un intervento medico tempestivo, i responsabili del cantiere e i colleghi lo hanno spostato all'esterno della struttura, lasciandolo sul marciapiede/strada per simulare un malore o un incidente avvenuto fuori dal luogo di lavoro. ​Il motivo dell'abbandono: L'uomo lavorava in nero, privo di regolare contratto di assunzione e delle adeguate tutele di sicurezza. Lo spostamento del corpo è stato un tentativo spietato di occultare l'irregolarità del cantiere ed evitare ripercussioni penali e sanzioni amministrative. ​Il decesso: I soccorsi, chiamati con un ritardo fatale, hanno trasportato Calignano in condizioni disperate all'ospedale, dove l'uomo è deceduto dopo un giorno di agonia. ​Il dolore della famiglia: La moglie e i familiari, distrutti dal dolore, hanno espresso tutta la loro disperazione chiedendosi perché non gli siano stati prestati subito i soccorsi che avrebbero potuto salvargli la vita. Salvatore, a 61 anni, si vedeva costretto ad accettare mansioni gravose e non regolarizzate pur di portare un sostentamento economico a casa. ​Il quadro generale: l'Osservatorio di Bologna e i dati sulla sicurezza ​Il caso è stato documentato e denunciato da Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna, realtà nata nel 2008 per monitorare quotidianamente i decessi nei luoghi di lavoro in Italia. ​"Quando un lavoratore in nero si infortuna gravemente, la prima preoccupazione di certi datori di lavoro non è salvargli la vita, ma nascondere le prove del reato." — Carlo Soricelli ​Dal lavoro di monitoraggio dell'Osservatorio emergono dinamiche ricorrenti su tutto il territorio nazionale: ​La piaga della caduta dall'alto: Le cadute da ponteggi, tetti e impalcature rappresentano oltre il 30% dei decessi totali nel comparto dell'edilizia. ​Il ricatto del lavoro nero: I lavoratori anziani o in stato di necessità economica accettano condizioni prive di protezioni (imbracature, parapetti, linee vita) pur di lavorare. ​Mancanza di controlli preventivi: La carenza di ispettori del lavoro sul territorio favorisce la proliferazione di cantieri irregolari.

venerdì 2 ottobre 2026

Ma cosa succede in Veneto perché questa strage mai vista. Un morto sul lavoro ogni due giorni

VENETO: UN BOLLETTINO DI GUERRA CHE NON PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI ​Ancora quattro vittime sui luoghi di lavoro. Un’escalation drammatica che porta il tragico bilancio del Veneto a cifre inaccettabili: 101 morti diretti sui luoghi di lavoro, che salgono all’immane quota di 124 compresi gli infortuni in itinere. ​Non sono semplici numeri. Non sono statistiche da archiviare. Dietro ogni cifra c’è una vita spezzata, una famiglia distrutta, una comunità che perde un suo pezzo. ​Chi sono le ultime vittime: ​Franco Anselma (68 anni): colpito e travolto da una pesante lastra di marmo a Chiampo (Vicenza), nel cuore di un distretto industriale dove i rischi legati alla movimentazione dei carichi pesanti restano altissimi. ​Bruno Paris (80 anni): deceduto in un bosco. Il lavoro boschivo e agricolo si conferma ancora una volta tra i settori più spietati, in particolare per i lavoratori più anziani. ​Autotrasportatore (deceduto sulla A4): la strada continua a mietere vittime tra chi lavora alla guida. La congestione e le pressioni della logistica sulla A4 trasformano ogni giorno l'asfalto in una trappola mortale. ​Non possiamo abituarci al massacro. La registrazione e la denuncia quotidiana di questi drammi non sono solo memoria, ma un dovere morale e civile per pretendere, senza più scuse, sicurezza reale, prevenzione e dignità per chi lavora.

Veneto una strage senza fine, 101 morti sui luoghi di lavoro che diventano 123 con l'itinere

La tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, è il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, è anche la provincia dov'è morto Mattia Battistetti e dove la "mamma combattente" Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio, Treviso è la provincia con più morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele è rimasto ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava, porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall'inizio dell'anno, a cui si sommano i 23 lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall'Osservatorio. Il confronto con le altre regioni è impietoso e mostra tutta la gravità della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell'Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che però ha più del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le più civili, progredite ed efficienti d'Italia non può accettare e tollerar
L'ecatombe nei cantieri e nelle fabbriche non si ferma. Altre tre vite spezzate nelle ultime ore, tre famiglie distrutte in un Paese dove uscire di casa per guadagnarsi da vivere continua a essere un rischio mortale. ​Daniele Gremes, ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava. ​Ion, da tutti chiamato "Giovanni", 48 anni, moldavo, morto a Pistoia schiacciato all'interno di un cantiere edile. ​Oleksandr Horobets, travolto e ucciso dal carico staccatosi da una gru in provincia di Ravenna, nell'area di Faenza. ​Non si tratta di sfortuna e nemmeno di "tragiche fatalità". Dietro ogni scheda, dietro ogni numero ci sono nomi, storie, famiglie e responsabilità che troppo spesso vengono diluite in catene d'appalto, subappalto e firme di comodo, lasciando che a pagare il prezzo più alto sia sempre e solo chi sta lavorando. ​La sicurezza sui luoghi di lavoro non può essere un costo da tagliare o una pratica burocratica da sbrigare. Servono controlli reali, prevenzione vera e rispetto per la vita umana.

giovedì 1 ottobre 2026

OMICIDI A CASCATA: L'ARCHITETTURA LEGALE E CRIMINALE CHE UCCIDE GLI OPERAI E GONFIA DI SOLDI I RICCHI E POTENTI CHE AI VERTICE DELLA "CASCATA" NON PAGANO MAI
NON PAGANO MAI. Quasi tutte le morti sul lavoro sono coinvolte. ​Il subappalto a cascata si è consolidato come una vera e propria struttura di schermatura e deregolamentazione nel panorama del lavoro pubblico e privato. Un meccanismo in cui la catena contrattuale si allunga per spezzettare i costi e, insieme ad essi, la catena della responsabilità penale. ​La piramide del profitto e della deregolamentazione ​La logica del subappalto indefinito o non contingentato produce un'asimmetria strutturale: ​Ai vertici: La grande azienda o il raggruppamento che vince l'appalto gestisce la parte finanziaria, trattiene il margine di profitto ed esternalizza il rischio operativo ad altre sigle societarie. ​Alla base: L'ultima ditta esecutrice dell'anello si trova a lavorare con margini risicati, tempistiche stringenti e budget compressi. In questa strettoia economica, i primi capitoli di spesa a soffrire sono inevitabilmente la sicurezza, i dispositivi di protezione, la formazione e i ritmi di lavoro. ​Lo "scudo burocratico" nelle aule di giustizia ​La criticità più profonda emerge al momento dell'accertamento delle responsabilità in sede giudiziaria. Come evidenziato dalle recenti vicende processuali per gli infortuni mortali sul lavoro: ​La conformità sulla carta: I vertici della filiera riescono quasi sempre a dimostrare l'adempimento meramente formale degli obblighi (redazione dei piani di sicurezza, verbali di idoneità, notifiche amministrative). ​L'isolamento dell'errore esecutivo: Durante i dibattimenti, le difese delle grandi imprese tendono a circoscrivere la causa della tragedia all'ultima fase operativa, attribuendo la colpa a una svista, a un'imprudenza o alla mancata vigilanza dell'ultimo delegato alla sicurezza in cantiere. ​L'impunità apicale: L'applicazione rigorosa del nesso di causa immediato porta spesso all'assoluzione dei committenti e degli appaltatori principali, lasciando le uniche condanne in capo a preposti, capicantiere o piccoli imprenditori privi di effettivo potere decisionale e finanziario. ​Il nodo politico e normativo ​Finché il sistema normativo consentirà di separare la titolarità dell'appalto dalla responsabilità diretta e solidale per la vita di chi lavora nel cantiere, il subappalto continuerà a funzionare come una macchina di scaricabarile. La tutela dell'incolumità dei lavoratori richiede il superamento della logica del massimo ribasso mascherato e la reintroduzione di una responsabilità penale e civile piena, diretta e non delegabile lungo tutta la filiera d'impresa. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro Sito Internet http://cadutisullavoro.blogspot.it

mercoledì 30 settembre 2026

Ci stiamo avvicinando velocemento a 1100 morti complessi ecco gli ultimi 3 di oggi

La strage continua con altri tre morti. Ecco chi sono ​1. Robecco sul Naviglio (Milano): Antonio Sperandio ​Vittima: Antonio Sperandio, 48 anni. ​Dinamica: Precipitato nel vuoto dal sottotetto di un edificio durante l'esecuzione di alcuni lavori a Casterno, frazione di Robecco sul Naviglio. ​2. Ancona (Cantiere Fincantieri): Sofiane Boutraa ​Vittima: Sofiane Boutraa, 55 anni, operaio di origine tunisina residente ad Ancona, sposato e padre di famiglia. Lavorava nello stabilimento dal 2015 per una ditta in appalto. ​Dinamica: Investito da un'improvvisa fiammata durante il turno di notte nel cantiere Fincantieri di Ancona. Nell'incidente è rimasto ferito gravemente anche un giovane collega. ​3. Este (Padova - In Itinere): Diego Sanguin ​Vittima: Diego Sanguin, 55 anni, storico autista di Busitalia. Lascia la compagna Milena e una figlia di 16 anni. ​Dinamica: Incidente in itinere avvenuto alle 6:10 lungo la SR10 a Este. Sanguin stava percorrendo il tragitto in bicicletta diretto verso il deposito aziendale per prendere servizio ed è stato travolto da un'automobile. ​Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro

martedì 29 settembre 2026

Andrea Moretti morto al Colosseo a 22 anni era inquadrato come manovale

Incredibile, è successo nel Ministero della Cultura. Il povero Andrea Moretti morto al Colosseo era inquadrato come manovale. Le porcate del subappalto. Il povere 22enne pur facendo un lavoro tra i più difficili e complessi era pagato da manovale. E il lorsignori degli appalti a cascata, introdotta da Salvini a fine 2022 si ingrassano con il sangue degli ultimi. A pagare, con le leggi degli appalti a cascata sono nell'ultima catena degli appalti come il cognato di Andrea che lavorava con lui che ha commesso l'ingenuità di diventare il responsabile della Sicurezza. "Firma qui è una proforma". Uno schifo. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro

IMPRESSIONANTE SEQUENZA DI SUiCIDI TRA POLIZIOTTI, CARABINIERI E GUARDIE PENITENZIARIE. Altri tre morti un padre di famiglia l'ennesimo agricoltore schiacciato dal trattore

Ecco la ​Andrea Baraldo (42 anni): Residente ad Albaredo d'Adige, ha perso la vita a Santa Maria di Zevio, schiacciato da un macchinario all'interno della sua torneria. Lascia la moglie e due figli. ​Agricoltore a Montegiorgio: Un uomo è stato trovato privo di vita in un terreno nel fermano, nei pressi del proprio trattore. ​Ciro Esposito (37 anni): Assistente della Polmare di Venezia originario della provincia di Napoli, si è tolto la vita con l'arma d'ordinanza negli spogliatoi poco dopo l'inizio del turno. ​L'ultimo episodio si inserisce in un'impressionante sequenza di morti per suicidio tra le forze dell'ordine: si tratta del 37° caso registrato nel 2026 dall'Osservatorio dedicato, un fenomeno drammatico legato allo stress lavoro-correlato e al burnout, spesso denunciato dalle associazioni di settore per la mancanza di prevenzione e di comunicazioni ufficiali.

lunedì 28 settembre 2026

Il cognato di Andrea Moretti tra gli indagati

Morte al Colosseo di Andrea Moretti "trovato il colpevole" suo cognato operaio come lui che stava lavorando di notte come lui, il quale è stato fatto diventare responsabile della Sicurezza. Lavoratori dipendenti,non diventate MAI responsabili della Sicurezza. Pagherete voi per tutti gli altri com'è già successo in tanti casi mortali.paradosso del cognato-preposto con la pala in mano ​Nella tragedia del ventiduenne Andrea Moretti, precipitato di notte dalle impalcature del Colosseo, si sta consumando l'ennesimo paradosso del nostro sistema di appalti. Tra le persone iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo c'è infatti Gabriele Rossitto, cognato della vittima ​Il suo ruolo sulla carta? Preposto alla sicurezza. ​Ma chi è davvero un preposto nei cantieri spezzettati dai subappalti? Non è un ingegnere, non è un tecnico d'ufficio e non è un dirigente con uno stipendio adeguato alla responsabilità. È un operaio come tutti gli altri, con la pettorina sporca e gli attrezzi in mano, a cui spesso si fa firmare un modulo prima di salire sul ponteggio senza che gli venga spiegato davvero cosa comporta quella firma. ​Molti lavoratori non hanno la minima cognizione giuridica di ciò che accettano: sottoscrivendo quella carta pensano sia una semplice formalità burocratica per poter iniziare il turno. Non sanno che, agli occhi della legge, con quel foglio si stanno accollando la responsabilità penale e la vigilanza sulle vite dei propri colleghi — e persino dei propri familiari — mentre lavorano fianco a fianco a dieci metri d'altezza, al buio e con ritmi serrati. ​Così la trappola si chiude: ​Chi sta in alto — chi gestisce i budget, chi vince i maxi-appalti e organizza i turni di notte — resta tutelato da schermate di contratti e subappalti. ​Chi sta in basso — l'ultimo anello della catena — si ritrova con le manette ai polsi e il peso schiacciante di un'incriminazione per omicidio colposo per aver fatto il proprio lavoro e firmato un foglio di cui non conosceva le reali conseguenze. ​È la solita sicurezza "di carta": formale per i grandi committenti, devastante e mortale per chi sta sui ponteggio. Grazie a chi ha fatto queste leggi porcate che fannno assolvere ricchi e potenti e condannare chi lavora con le vittime

Andrea Moretti, mauled by unsafe conditions and precarious labor at the Colosseum. Come è avvenuta la tragedia: la morte di Andrea Moretti al Colosseo di roma

Andrea Moretti, mauled by unsafe conditions and precarious labor at the Colosseum How the Tragedy Occurred: The Death of Andrea Moretti ​On the night of the incident, Andrea Moretti, a 22-year-old specialized rope-access technician (operaio rocciatore), was working on the installation of a new lighting system for the Colosseum in Rome. The operations were being carried out around midnight, requiring workers to maneuver at height along the monumental walls of the Flaviano Amphitheater. ​While working at an elevation of approximately 10 meters (33 feet), Andrea fell to the ground. Although he was wearing his safety harness, prosecutors and labor inspectors are investigating why his safety lanyard was not properly anchored to a secure lifeline at the moment of the fall. His colleagues and emergency services intervened immediately, but the injuries sustained from the impact proved fatal, and attempts to resuscitate him were unsuccessful. ​Following the accident, the Public Prosecutor's Office of Rome opened an investigation for manslaughter (omicidio colposo) and safety violations. Seven individuals have been placed under investigation, including executives and safety officers from the contractor and subcontractor companies. ​The inquiry centers on several critical safety violations and irregularities: • ​Working Alone in High-Risk Conditions: Investigators are determining why the young worker was operating without immediate, close supervision or a direct partner assigned to assist him during the high-altitude maneuver. • ​Nighttime and Low-Visibility Hazards: The intervention took place in near-total darkness, raising serious concerns regarding the adequacy of temporary site lighting and the safety protocols for performing complex rope-access tasks at night. • ​Safety Lifelines and Training: Authorities are auditing the site's structural anchor points, the proper use of fall-arrest equipment, and whether adequate safety training and certifications were fully verified before assigning a 22-year-old worker to such hazardous conditions.
​La notte dell'incidente, Andrea Moretti, un operaio rocciatore specializzato di 22 anni, era impegnato nell'installazione del nuovo impianto di illuminazione del Colosseo a Roma. Le operazioni si stavano svolgendo intorno alla mezzanotte e richiedevano ai lavoratori di muoversi in quota lungo le pareti monumentali dell'Anfiteatro Flavio. ​Mentre lavorava a un'altezza di circa 10 metri, Andrea è precipitato a terra. Sebbene indossasse l'imbracatura di sicurezza, la Procura e gli ispettori del lavoro stanno indagando sul perché il suo cordino di trattenuta non fosse correttamente ancorato a una linea di vita sicura al momento della caduta. I colleghi e i soccorritori sono intervenuti immediatamente, ma le lesioni riportate nell'impatto si sono rivelate fatali e i tentativi di rianimazione sono stati vani. ​A seguito dell'incidente, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo e violazione delle norme sulla sicurezza. Sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati, tra cui dirigenti e responsabili della sicurezza delle aziende appaltatrici e subappaltatrici. ​L'indagine si concentra su diverse gravi violazioni e irregolarità: • ​Lavoro in solitudine in condizioni ad alto rischio: Gli inquirenti stanno accertando perché il giovane operaio stesse operando senza una supervisione diretta e ravvicinata o senza un collega assegnato ad assisterlo direttamente durante la manovra in quota. • ​I rischi del lavoro notturno e della scarsa visibilità: L'intervento è avvenuto in condizioni di quasi totale oscurità, il che solleva forti perplessità sull'adeguatezza dell'illuminazione temporanea del cantiere e sui protocolli di sicurezza previsti per l'esecuzione di lavori complessi in fune durante le ore notturne. • ​Linee di vita e formazione sulla sicurezza: Le autorità stanno verificando i punti di ancoraggio strutturali del cantiere, il corretto utilizzo dei dispositivi anticaduta e se la formazione e le certificazioni sulla sicurezza fossero state verificate prima di affidare a un lavoratore ventiduenne mansioni così pericolose.

sabato 26 settembre 2026

Ieri sono morti Antonio Coletta e altri 10. Ecco chi sono

Per Antonio Coletta di 21 anni e per gli altri 10 morti di ieri non c'è stato nessun can can mediatico, per essere morto a Marcianise e non nel Colosseo. ​Antonio Coletta (21 anni) – Operaio (Marcianise) ​Mack Guindo – Camionista (Barge, Cuneo) ​Piero Bernardi – Camionista (Barge, Cuneo) ​Camionista (Sulla Telesina) ​Agricoltore (Modenese) ​Autista di furgone (Monopoli) ​Rider (Palermo) ​Infortunato domestico / marito (Lucca) ​Infortunato domestico / moglie (Lucca) ​Alessio Nola – Infermiere (Karosci) ​Incidente in itinere in bicicletta
carlo soricelli curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

venerdì 25 settembre 2026

Oggi 25 settembre un bagno di sangue con 10 morti

UN’ALTRA GIORNATA DI SANGUE: 10 MORTI IN UN SOLO GIORNO. ​Non è un bollettino di guerra, è la realtà quotidiana del lavoro in Italia. Oggi altre dieci persone sono uscite di casa per guadagnarsi da vivere e non torneranno mai più. ​Un’ecatombe che colpisce tutti i settori, dalle strade ai campi, fino ai cantieri: ​Mack Guindo (31 anni), di origini maliane, dipendente della società agricola Depetris di Barge, e Piero Bernardi (71 anni), di Caraglio: deceduti nello scontro tra due mezzi pesanti a Saluzzo. ​Camionista di 65 anni: ha perso la vita sulla Telesina. ​Un lavoratore di 48 anni: deceduto a Monopoli nello scontro tra il suo furgone e un camion. ​Un agricoltore di 63 anni: schiacciato mortale dal trattore nel Modenese. ​Un ragazzo di soli 21 anni: morto in un cantiere per la posa della fibra ottica a Marcianise. ​Salvatore Zora (37 anni): rider deceduto a Palermo dopo essersi scontrato con una bicicletta elettrica mentre lavorava. ​Coppia di anziani (marito e moglie): deceduti a Lucca a causa di un tragico infortunio domestico/lavorativo nel proprio fondo. ​🚨 IL COLLASSO DELL’AUTOTRASPORTO Con le quattro vittime di oggi tra camionisti e autisti di furgoni, il conto dei morti nell'autotrasporto e nei trasporti sale all’inquietante cifra di 143 vittime dall’inizio dell’anno — un dato tragico che è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. ​Turni estenuanti, fretta nelle consegne, ritmi insostenibili e strade trasformate in trappole mortali. Non si può continuare a parlare di "fatalità" o di semplici incidenti stradali: questa è una vera e propria strage continua. ​Fino a quando la sicurezza sul lavoro e sulle strade continuerà a essere considerata un costo da tagliare anziché un diritto inalienabile?

Lavoricidio: la strage degli anziani e la trappola della precarietà nei subappalti a cascata dove tutti guadagnano e i lavoratori delle piccole aziende uccisi. Anche Andrea Moretti è stato ucciso dal sub-sub appalto

Luca Piccinini aveva 66 anni ed è morto sul lavoro, schiacciato da una trave. Soltanto ieri è morta un'altra donna di 74 anni, deceduta anch'essa mentre lavorava, insieme a un operaio albanese nel tragico Veneto di quest'anno che ha già superato i 100 morti sul lavoro. Gli immigrati pagano un prezzo di sangue altissimo, con un tasso di mortalità per infortunio che è statisticamente il triplo rispetto a quello degli italiani. Analizzando quotidianamente i dati, emerge con assoluta chiarezza una doppia piaga: da un lato la strage degli anziani, dall'altro l'eccidio dei giovanissimi. Oltre il 30% dei morti sul lavoro per infortunio è composto da ultrasessantenni, e addirittura il 17% di questi ha più di 70 anni. La politica tutta è responsabile di questo dramma con leggi assurde che hanno calato una mannaia sul mondo del lavoro, senza fare alcuna distinzione tra chi svolge mansioni usurate o pericolose e chi no. All'età di Luca o di quella signora di 74 anni i riflessi rallentano, la vista e l'udito calano: non si possono svolgere compiti dove è richiesta la massima efficienza fisica. Mantenerli nei cantieri o nei luoghi di pericolo porta a veri e propri omicidi sociali. E bisogna dubitate di chi ad ogni campagna elettorale promette la cancellazione della legge Fornero senza poi dare mai seguito alle parole, anzi, peggiorandola una volta presa la poltrona. Dall'altro lato della piramide anagrafica ci sono i giovani. Perché muoiono così tanti ragazzi? La risposta sta nella precarietà. I giovani muoiono in numeri impressionanti perché inseriti nel circuito dei contratti fragili, dell'incertezza, degli appalti e dei subappalti, dove la formazione è spesso formale o frettolosa e il ricatto del rinnovo contrattuale spinge ad accettare ritmi e condizioni inaccettabili. E poi ribadisco ancora una volta che l'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ha reso precari tutti gli assunti in aziende private dal 2015.
L'esempio è la recente e tragica scomparsa di Andrea Moretti, un ragazzo di soli 22 anni precipitato all'interno del Colosseo. Questo giovane lavorava in un regime di sub-subappalto. Viene da chiedersi: quante aziende lavorano in sub-subappalto persino in un cantiere simbolico come quello del Colosseo? Non dimentichiamo che la maggior parte delle principali stragi degli ultimi anni — da Brandizzo, con gli operai travolti sui binari della ferrovia, fino alla tragedia della centrale di Suviana — si sono consumate proprio all'interno di cantieri e impianti dove il committente principale era lo Stato o una grande azienda pubblica. È lo Stato stesso che, attraverso la giungla degli appalti, finisce per alimentare questa catena di sangue . La normativa introdotta nel 2022 ha liberalizzato i subappalti a cascata, diluendo le responsabilità e facendo sì che il committente rimanga praticamente privo di conseguenze dirette. Una scelta che ha contribuito all'aumento delle vittime sul lavoro. Quando le acque si saranno calmate, si rischierà di vedere quanto già accaduto con vicende giudiziarie come quella per la morte di Mattia Battistetti: a pagare il conto sarà soltanto l'ultimo anello della filiera, spesso un lavoratore o un responsabile della sicurezza di cantiere. E quando si è cercato di abrogare queste norme, i referendum sono falliti per il mancato raggiungimento del quorum. Un esito segnato non solo dalle scelte degli altri grandi sindacati nazionali di non schierarsi o di sostenere il No, ma anche dal muro opposto dalle principali testate nazionali, che hanno silenziato il dibattito e guidato l'astensione. Finché la sicurezza continuerà ad essere considerata una variabile di costo all'interno della catena dei ribassi, le vite di anziani privi di pensione e di giovani precari privi di tutele continueranno a pagare il prezzo più alto. Carlo Soricelli curatore dell'osservatorio di bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

giovedì 24 settembre 2026

5 morti anche ieri: Andrea Moretti di 22 anni sbranato al Colosseo dagli appalti a cascata. Ecco chi sono i morti di ieri. Workplace Deaths: An Unending Slaughter. 5 Victims in One Day. A 22-Year-Old "Devoured" in Rome and Seniors Betrayed by Hard Labor.

Lavoro, l'ennesima strage senza fine: 5 morti in un solo giorno. Un ventiduenne "sbranato" a Roma e anziani traditi dalla fatica. E il bilancio continua a salire. Un’altra giornata drammatica, un bollettino di guerra sul lavoro che ieri ha toccato la quota intollerabile di 5 vittime. Fece già tremare le vene ai polsi la notizia di Andrea Moretti, l'operaio di soli 22 anni morto al Colosseo — letteralmente "sbranato" non dai leoni della storia, ma dai ritmi feroci, dalle trasferte notturne da Teramo a Roma e dai morsi del lavoro in appalto. Dalle prime indagini della Procura emergerà un dettaglio sconcertante: il ragazzo sarebbe stato trovato con l'imbracatura indossata, ma senza la fune agganciata. A lui si aggiunge Luca Piccinini, travolto da una trave d’acciaio nel polo logistico di Cortenuova, nel bergamasco. Nelle stesse ore, nelle campagne di Venosa (Potenza), Vito Bochicchio, 67 anni, è rimasto schiacciato dal ribaltamento del proprio trattore nel vigneto: è il 138° agricoltore vittima di un mezzo agricolo dall'inizio dell'anno, un dato che ormai pareggia la drammatica quota dei 143 morti del 2025. La scia di sangue non si è fermata lì: a Vico Equense, Luigi Buonocore ha perso la vita avvolto dalle fiamme scoppiate nel suo uliveto, mentre Sergio Pavani è deceduto a causa del crollo di una tettoia. Tre di questi lavoratori erano anziani costretti ancora a svolgere mansioni ad alto rischio o lavori fisici usuranti in un’età in cui si dovrebbe godere il meritato riposo. Non si tratta di tragiche fatalità o di distrazioni individuali, ma delle conseguenze dirette di un sistema che derubrica la sicurezza a costo sacrificabile in nome della fretta e del profitto. Ieri era anche il compleanno di Mattia Battistetti, il giovane operaio ventitreenne che ha perso la vita in cantiere nel 2021: a Treviso, lo spettacolo teatrale a lui dedicato ha registrato un grande riscontro di pubblico con ben 250 persone ad assistere, dimostrando che la memoria di queste tragedie resta viva e chiede giustizia a gran voce. Questa mattina, come curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, sono andato a firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare della CGIL per chiedere più tutele a favore di lavoratrici e lavoratori negli appalti e per i dipendenti diretti dei committenti. Deve cessare questa strage e questo sfruttamento sistematico alimentati dagli appalti a cascata: anche il committente deve essere ritenuto responsabile in solido. Altrimenti, se non si rompe questa catena di deregolamentazione, i morti sul lavoro continueranno ad aumentare senza sosta. Carlo Soricelli sito Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it In allegato le morti sui luoghi di lavoro nelle province e regioni italiane NB i morti sono registrati nella provincia dove c'è stata la tragedia e non in quella di residenza della vittima per il motivo che tantissimi muoiono fuori dalla loro regione e provincia. Workplace Deaths: An Unending Slaughter. 5 Victims in One Day. A 22-Year-Old "Devoured" in Rome and Seniors Betrayed by Hard Labor. Another tragic day, another unbearable casualty list that shows no sign of stopping. Yesterday, the count reached 5 lives lost. The news of Andrea Moretti—a worker just 22 years old who died at the Colosseum—remains deeply chilling. He was "devoured" not by the lions of ancient history, but by brutal work paces, grueling overnight commutes from Teramo to Rome, and the precarious reality of sub-contracted labor. Initial details from prosecutors reveal a disturbing detail: the young man was reportedly found wearing his harness, but without the lanyard attached. Tragedy also struck in Cortenuova (Bergamo), where Luca Piccinini was crushed by a steel beam in a logistics hub. Meanwhile, in the countryside of Venosa (Potenza), 67-year-old Vito Bochicchio was crushed to death after his tractor overturned in a vineyard. He is the 138th agricultural worker killed by farm machinery this year—a figure rapidly approaching the total of 143 recorded in all of 2025. The trail of blood did not end there: in Vico Equense (Naples), Luigi Buonocore lost his life caught in a fire in his olive grove, while Sergio Pavani died following the collapse of a canopy. Three of these victims were senior citizens, still carrying out high-risk tasks and physical labor at an age when they should have earned the right to rest. These are not random, unavoidable accidents or simple lapses in attention; they are the direct consequence of a system that treats workplace safety as a disposable cost in the name of speed and profit. Yesterday also marked the birthday of Mattia Battistetti, the 23-year-old construction worker killed on the job in 2021. In Treviso, a theatrical play dedicated to his memory drew a moving crowd of 250 people, proving that the demand for justice and remembrance remains powerful. This morning, as curator of the Independent Observatory of Bologna on Workplace Fatalities, I signed the popular initiative law proposed by the CGIL union. We are demanding stronger legal protections and guarantees for sub-contracted workers as well as direct employees. The relentless exploitation driven by cascading sub-contracts must end, and primary contractors must be held jointly liable for safety. Without breaking this chain of deregulation, the death toll on the job will only continue to rise.

mercoledì 23 settembre 2026

Non solo il povero giovane sbranato dagli appalti ma altri due anziani di 67 anni morti sul lavoro oggi

Lavoro, l'ennesima strage senza fine: un ventiduenne "sbranato" a Roma e due anziani schiacciati in cantiere e nei campi. E il bilancio della giornata è destinato a salire. ​Un’altra giornata drammatica, l’ennesimo bollettino di guerra sul lavoro che non si ferma mai. ​La notizia del giovane di 22 anni sbranato al Colosseo — non dai leoni della storia, ma dai ritmi feroci e senza tutele del lavoro in appalto, macinando chilometri di notte da Teramo a Roma — lascia una rabbia profonda e angosciante. A lui si aggiunge la tragedia di Cortenuova, nel bergamasco, dove un lavoratore di 66 anni ha perso la vita travolto da una trave d’acciaio nel polo logistico. ​E la scia di sangue continua nelle campagne di Venosa, in provincia di Potenza, dove Vito Bochicchio, 67 anni, è rimasto schiacciato dal ribaltamento del proprio trattore mentre lavorava nel suo vigneto. È il 138° agricoltore schiacciato da un mezzo agricolo dall'inizio dell'anno, un dato terribile che ormai sfiora il totale dell'intero 2025, chiusosi con 143 vittime. ​Due di questi tre lavoratori erano anziani di 66 e 67 anni, ancora costretti a svolgere mansioni ad alto rischio e di pura fatica fisica in un’età in cui si dovrebbe avere diritto al riposo. Tre morti accertate in poche ore, a cui purtroppo si aggiungeranno sicuramente altre vittime prima della fine della giornata, specialmente per i tragici incidenti in itinere. ​L'ennesima carneficina nei campi e nei cantieri. Non si tratta di tragiche fatalità, ma delle conseguenze dirette di un sistema che continua a sacrificare la sicurezza, la dignità e la vita dei lavoratori — dai giovanissimi agli anziani — in nome della fretta, della fatica e del profitto. ​Questa mattina, come curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, sono andato a firmare per la proposta di legge di iniziativa popolare della CGIL per chiedere più tutele e garanzie a favore di lavoratrici e lavoratori negli appalti e per i dipendenti diretti dei committenti. Deve cessare questa strage e questo sfruttamento sistematico alimentati dagli appalti a cascata: anche il committente deve essere ritenuto responsabile in solido. Altrimenti, se non si rompe questa catena di deregolamentazione, i morti sul lavoro continueranno ad aumentare senza sosta.

Muore a 22 anno di notte nel Colosseo

Era un operaio rocciatore specializzato in interventi in fune ed era impegnato nei lavori notturni per la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione dell'Anfiteatro Flavio. L'incidente è avvenuto intorno alla mezzanotte: il giovane è precipitato da un'altezza di circa dieci metri. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori e dei colleghi che hanno dato subito l'allarme, i tentativi di rianimazione sono stati vani.

martedì 22 settembre 2026

Sette morti sul lavoro in un solo giorno, ucciso a 19 anni sotto gli occhi del padre: ora basta con questa strage! Mamma muore nel tentativo di salvare il figlio dalle esalazioni di una cisterna. Seven workplace deaths in a single day, a 19-year-old killed before his father's eyes: stop this carnage now! Mother dies trying to save her son from tanker fumes

In Italia non si può continuare a morire di lavoro nell’indifferenza generale. Anche ieri sette famiglie distrutte in un solo giorno, che si aggiungono a una strage infinita che non trova sosta. ​Tra queste tragedie, stringe il cuore la fine di Osmani Kujtim, un ragazzo macedone di appena 19 anni. È spirato all'ospedale Ca' Foncello di Treviso dopo meno di 48 ore di agonia: sabato mattina si trovava con il padre alla "Arko" di Motta di Livenza quando la copertura su cui lavorava ha ceduto, inghiottendo i suoi anni e i suoi sogni. Morire a 19 anni, affianco a proprio padre mentre si cerca di costruirsi un futuro, è un dolore inaccettabile che grida vendetta e giustizia. ​Ma la scia di sangue di ieri non si ferma qui: ​Pasquale Riillo, deceduto nel Parmense all'interno di una cava sul Po. ​Salvatore Terracina, che ha perso la vita nel Potentino. ​Rosalia La Manna (titolare di un'azienda agricola) e il figlio Vincenzo Troia, morti per le esalazio di una cisterna a Partinico di Palermo ​Un motociclista che ha perso la vita in itinere nel chietino, mentre andava o tornava dal posto di lavoro. ​nel mantovano Un operaio deceduto improvvisamente nel parcheggio aziendale a fine turno, dopo aver portato a termine la sua giornata. ​Sette vite spezzate. Non sono numeri, sono persone, padri, madri, figli. La sicurezza sui luoghi di lavoro deve diventare una priorità assoluta e non più un costo da tagliare. Siamo a contare 1036 vite perse nel 2026
The tragic toll of lives lost at work shows no sign of stopping, mapping out a full-blown national emergency: Osmani Kujtim (19 years old): Passed away at the Ca' Foncello hospital in Treviso following a fall at "Arko" in Motta di Livenza caused by the collapse of a roof. Pasquale Riillo (51 years old): A worker residing in the Reggio Emilia area, who lost his life crushed near a hopper in a quarry along the Po river, in the Parma area. Salvatore Terracina (58 years old): Struck down by heavy machinery inside a construction site in the PIP area of Sant'Arcangelo, in the province of Potenza. Rosalia La Manna (37 years old) and Vincenzo Troia (21 years old): Mother (owner of the farm) and son, who died in Partinico (Palermo) due to toxic fumes accumulated inside an underground tank. Commuting accident in the Chieti area: A motorcyclist lost his life while traveling to or from work. Fatal collapse in the Mantua area: A worker suffered a fatal sudden illness in the company parking lot right after finishing his shift.

lunedì 21 settembre 2026

5 morti oggi 21 settembre: una madre in un'azienda agricola di Partinico muore per le esalazioni di una cisterna nel tentativo di salvare il figlio

5 morti morti sui luoghi di lavoro oggi 21/9. Madre e figlio sono morti a Partinico nel palermitano per le esalazioni di una cisterna: la madre è morta per cercare di salvare il figlio. in una cava del Po un operaio schiacciato da un macchinario, stessa terribile sorte in un cantiere di Potenza. Un giovane di 31 anni è morto in itinere mentre andava al lavoro

Il Giappone in Italia

​Oggetto: Lavoricidio e "karoshi" all'italiana: la strage invisibile della fatica e dello stress ​ ​quando si parla di morti sul lavoro, la cronaca e il dibattito pubblico si concentrano quasi esclusivamente sui traumi diretti: le cadute dai ponteggi, gli schiacciamenti nei macchinari, i tragici incidenti nei cantieri. Esiste però un'altra strage, altrettanto devastante ma tenuta nell'ombra, che merita finalmente di uscire dall'invisibilità. ​Non si tratta più soltanto di "operaicidio". La realtà odierna ci impone di parlare di un vero e proprio lavoricidio, perché a morire lavorando sono ormai donne e uomini di ogni categoria e livello sociale: vigilanti notturni, impiegati, quadri, dirigenti, precari, addetti ai servizi e alla logistica. ​Siamo arrivati alla drammatica cifra di 1.021 lavoratori che hanno perso la vita dall'inizio dell'anno. Centinaia di questi decessi non sono causati da un guasto meccanico o dalla mancanza di un casco, ma dalla fatica, dallo stress massacrante e dalla tensione nervosa costante. ​Anni fa sorridevamo pensandola come una tragica stravaganza giapponese e la chiamavamo karoshi: la morte per superlavoro. Oggi i "karoshi" sono diventati tragica normalità anche in Italia. ​Un infarto o un arresto cardiaco a 49 anni durante un turno di guardia notturno, o dopo settimane di straordinari e pressioni psicologiche, viene quasi sempre liquidato dalle statistiche come "malore improvviso" o "causa naturale". In questo modo si assolve un sistema che sfrutta e logora le persone fino al collasso. ​A alimentare questa piaga sono fattori precisi: ​Il ricatto del precariato e la paura del licenziamento, che spingono ad accettare carichi, ritmi e turni insostenibili pur di non perdere il posto; ​Un'organizzazione del lavoro disumana, che annulla il diritto al riposo e alla salute in nome della produttività e della costante reperibilità; ​L'assenza di tutele reali per chi lavora in contesti isolati, usuranti o ad alta pressione emotiva. ​Chiedo alle vostre redazioni e all'informazione nel suo complesso di rompere il silenzio su questa dimensione della sicurezza sul lavoro. Morire di stanchezza e di lavoro non è una fatalità: è una responsabilità sociale e politica che non può più essere ignorata. ​Distinti saluti, ​Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro cadutisullavoro.blogspot.it

domenica 20 settembre 2026

Ma volete occuparvene o no? Ogni 1,92 giorni muore uno schiacciato dal trattore, stessa percentuale negli autotrasportatori

Nelle ultime ore se ne sono andati Matteo Randazzo, Francesco Tomasoni, Gino Magnabosco. Un’altra tragedia con la stessa, identica dinamica: schiacciati dal trattore. Dall’inizio dell’anno sono 137 gli agricoltori morti in questo modo drammatico. Rappresentano ben il 17% di tutte le vittime sui luoghi di lavoro in Italia. Significa che in questo Paese muore un agricoltore schiacciato OGNI 46 ORE (uno ogni 1,92 giorni). I nostri campi sono ormai impregnati del sangue dei lavoratori. E smettiamola con la solita narrazione comoda secondo cui sarebbero "solo anziani col trattore vecchio": si tratta in larga parte di giovani uomini, donne e lavoratori stranieri. MA A UCCIDERE È ANCHE IL PRECARIATO, DI CUI TUTTA LA CLASSE POLITICA È RESPONSABILE.Un sistema fondato sullo sfruttamento, sulla ricattabilità, sui contratti a termine, sui subappalti selvaggi e sui ritmi di lavoro insostenibili cancella ogni tutela e azzera la formazione per la sicurezza. Un precariato sistemico che devasta la vita quotidiana delle famiglie, incidendo drammaticamente persino sulla capacità di acquistare i beni di prima necessità, mentre i prezzi salgono e gli stipendi restano da fame.Siamo arrivati alla quota spaventosa di 1.018  morti complessivi sul lavoro dall'inizio dell'anno. Una strage continua e documentata nell'indifferenza di chi governa e di chi fa opposizione.Mentre la gente muore per portare il pane a casa, la politica preferisce perdersi nei soliti teatrini: alla gente non frega niente se Salvini sarà fischiato a Pontida, che Conte un giorno si e l'altro pure dice che non vuole mandare armi all'Ucraina, che la Schlein non doveva mandare una lettera conciliante alla Meloni. E all'Opposizione  di sinistra che si è occupata solo dei diritti civili ha perso il mondo del lavoro che si è sentito abbandonato. E sempre i soliti slogan da palco e le passerelle mediatiche.Le tattiche di partito per non regalare voti agli avversari.Le passerelle di chi incassa lo stipendio pubblico senza muovere un dito per tutelare gli agricoltori e gli autotrasportatori.Alla gente comune non frega un cazzo dei vostri giochi di palazzo mentre la gente si ammazza di lavoro o muore nei campi e nei cantieri. È una vergogna di Stato!Servono subito campagne informative capillari sui rischi dei mezzi agricoli dirette alle famiglie e alle aziende che impiegano autotrasportatori supersfruttati, interventi strutturali sulla sicurezza e l'eliminazione immediata della precarietà che uccide. VOGLIAMO UN LAVORATORE CHE DIVENTI CANDIDATO COME PRIMO MINISTRO e al MINISTERO DEL LAVORO E NON I SOLITI BUROCRATI DI PARTITO(Dati e cura dell'Osservatorio Indipendente di Bologna contro le morti sul lavoro – Carlo Soricelli)

venerdì 18 settembre 2026

Il caporalato e lo sfruttamento nell'Agro Pontino sono arrivati alla sbarra: è iniziato il processo per i caporali e per i loro padroni, gli imprenditori agricoli accusati di imporre turni stremanti per soli 4 euro l’ora. Tra gli imputati c'è anche Antonello Lovato, il datore di lavoro responsabile della morte di Satnam Singh, lasciato morire dissanguato in strada dopo che un macchinario gli aveva tranciato un braccio. ​Ho voluto rappresentare questo orrore nella mia scultura: quel braccio spezzato dentro una cassetta di frutta, simbolo di un'umanità calpestata in nome del profitto. ​Ma la strage non si ferma nei campi. Sono già decine i braccianti stranieri che perdono la vita investiti mentre vanno a lavorare in bicicletta, lungo strade buie e pericolose. Gli ultimi tragici casi si sono verificati proprio in questi giorni nelle province di Latina e Cuneo. ​In percentuale, i lavoratori immigrati muoiono sul lavoro il triplo rispetto agli italiani. È vergognoso alimentare tanto razzismo e accanirsi contro chi manda avanti la nostra agricoltura spezzandosi la schiena, solo per coprire le responsabilità dei pochi delinquenti che li sfruttano. ​Basta caporalato. Basta vite spezzate nell'ombra.

Fermare la strage in edilizia si può. COMUNICATO STAMPA ​SICUREZZA SUL LAVORO: PROPOSTA ALLA POLITICA, AI MEDIA E AI COMUNI PER UN PROTOCOLLO DIGITALE PREVENTIVO NEI CANTIERI EDILI PER LA PIAGA DELLE CADUTE DALL’ALTO

La proposta è lanciata da Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro. ​Fermare gli infortuni gravi e le cadute dall’alto prima che i lavori abbiano inizio: è questo l’obiettivo della proposta rivolta alla politica, agli organi di informazione e a tutte le amministrazioni comunali. ​L'iniziativa punta a vincolare i titoli abilitativi e l’inizio dei cantieri edili a una Dichiarazione Digitale Preventiva di Sicurezza, analizzata tramite sistemi di Intelligenza Artificiale per individuare subito i profili di rischio. ​«La maggior parte degli infortuni mortali nei cantieri, soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese, avviene per la mancanza di protezioni essenziali come linee vita sui tetti e imbracature anticaduta» dichiara Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio. «Con questo sistema, prima di aprire il cantiere, il datore di lavoro deve attestare sotto la propria responsabilità penale la presenza reale di tutte le dotazioni. L’imprenditore ci penserà due volte prima di firmare il falso, sapendo che la dichiarazione ha valore legale ed esclude ogni alibi in caso di incidente». ​Il funzionamento del Protocollo Preventivo • ​Autocertificazione dell'Impresa: Il titolare o il responsabile della sicurezza dichiara in forma digitale e vincolante la presenza di linee salvavita, ponteggi e DPI anticaduta a norma prima dell'avvio delle lavorazioni. • ​Verifica Separata dei Lavoratori: Un modulo di riscontro sintetico permette di verificare in modo indipendente se le dotazioni e le protezioni dichiarate dall'azienda siano state effettivamente consegnate a chi opera sul campo. • ​Incrocio Dati e IA per Controlli Mirati: L'Intelligenza Artificiale analizza le risposte ed evidenzia le incongruenze. Le schede a rischio generano una segnalazione automatica alla AUSL e agli organi di vigilanza per un'ispezione immediata sul campo prima o durante i lavori. ​L’Osservatorio rivolge un appello alla politica, ai media e ai Comuni affinché si promuova l'adozione di questo modello per bloccare l'improvvisazione e concentrare le ispezioni nei cantieri che presentano reali anomalie. ​Contatti per la stampa: Carlo Soricelli – Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro Sito web: cadutisullavoro.blogspot.it

giovedì 17 settembre 2026

La carne e il profitto: la strage silenziosa degli oltre mille morti che non fa più rumore (famiglia Cristiana)

Dall'inizio dell’anno superata la soglia psicologica dei mille decessi. Il drammatico report dell'Osservatorio di Bologna e il nodo dei subappalti che riducono le tutele nei cantieri. Redazione FC 16 settembre 2026 • 12:00 Ultimo aggiornamento 16 settembre 2026 • 12:04 Tag: Morti sul lavoro strage sul lavoro C’è un momento preciso in cui la statistica cessa di essere un freddo bilancio amministrativo e si trasforma in un’orazione funebre collettiva. Accade quando il pallottoliere dei numeri travalica la soglia psicologica del millesimo nome. Millesei. Il numero non si ferma, scorre come il nastro di una catena di montaggio che non conosce riposo. Da gennaio a oggi, l’Italia ha registrato una cifra che dovrebbe far tremare le fondamenta del nostro patto civile. Non è una fatalità, né il tributo inevitabile pagato al progresso o alla ripresa economica. È una strage strisciante, muta, che si consuma nel silenzio orizzontale di cantieri polverosi, di stive d'imbarcazioni, di campi assolati sfigurati dai solchi dei trattori, lungo asfalti percorsi all'alba da furgoni e biciclette. Se oggi possiamo pronunciare questa cifra, se possiamo guardare nell'abisso di questa contabilità del dolore senza il velo anestetizzante dei ritardi burocratici, lo dobbiamo all'ostinazione solitaria di un uomo. A Bologna, dal 2008, Carlo Soricelli cura con rigore francescano l’Osservatorio Indipendente sui morti sul lavoro. Lo ha aperto all’indomani della rovente notte di metallo e fuoco della ThyssenKrupp di Torino quando il sei dicembre 2007 sette operai furono inghiottiti dalle fiamme, per impedire che i nomi venissero sepolti due volte: la prima sotto la terra, la seconda sotto la burocrazia dei verbali. Soricelli registra tutto. Include chi cade nei campi senza un contratto, gli invisibili del lavoro nero, i precari sprovvisti di tutela Inail, le vittime dell'itinere. Dove la contabilità ufficiale fatica ad arrivare per veti di perimetro, il suo memoriale digitato rigo su rigo restituisce la fisionomia nuda e cruda della tragedia. Incidenti sul lavoro. ANSA/STEFANIA PASSARELLA (ANSA) Il labirinto dei subappalti e la fretta che uccide Per comprendere perché l’Italia continui a morire di lavoro con un ritmo medio di quasi tre decessi al giorno, bisogna scendere nelle viscere del sistema produttivo. Là dove la norma incontra il cantiere, si incontra una parola complessa che nasconde una realtà brutale: la "cascata" degli appalti. Don Patriciello: nei campi del pomodoro dove la dignità vince sul caporalato Da quando le maglie normative si sono allentate, consentendo la proliferazione di subappalti infiniti, la catena della responsabilità si è spezzettata fino a dissolversi. L'Osservatorio di Bologna denunzia un incremento dei decessi del 15% legato a questo meccanismo. In cima c’è chi vince l'appalto tagliando i costi; in fondo c'è l'ultimo anello della catena: un operaio stretto tra tempi di consegna immodificabili e margini di profitto risicati. È lì che la sicurezza smette di essere un diritto fondamentale e viene degradata a intralcio, a voce di spesa da sforbiciare. Nelle ultime ore la cronaca ha offerto l'ennesima drammatica conferma. Un uomo di 46 anni, padre di tre figli, è precipitato a Roma dal cestello di una gru; mentre cadeva verso il vuoto, il suo collega si è salvato per miracolo aggrappandosi con le mani a un traliccio di metallo. A Pordenone, un operaio di 64 anni, un’età in cui spesso si dovrebbero godere i frutti di una vita di fatiche, è stato colto da un malore fatale sotto il sole di un cantiere edile. E ancora nei campi: sono già 133 i lavoratori schiacciati dal ribaltamento del trattore dall'inizio dell'anno, anziani agricoltori traditi da mezzi obsoleti che non perdonano la minima pendenza. A tutto questo si aggiunge la piaga silenziosa dell'autotrasporto, con 136 autisti deceduti sulle strade dal primo gennaio ad oggi: il doppio dell'anno precedente. Camionisti costretti a macinare chilometri a ritmo serrato per garantire consegne "just in time", dove il sonno e la stanchezza diventano nemici mortali. L'illusione dei numeri e la ferita dell'Europa Un recente dossier del Senato della Repubblica scatta una fotografia spietata: l'Italia si attesta su livelli di mortalità sul lavoro superiori del 50% rispetto alla media dell'Unione Europea. Tra il 2017 e il 2023 si sono contati 9.263 morti ufficiali. Nonostante le severe normative vigenti e le ingenti risorse destinate ai bandi per la sicurezza (oltre 4,4 miliardi di euro stanziati dall'Inail), l'obiettivo europeo "Vision Zero", azzerare i decessi entro il 2030, appare come un'utopia lontana. Se da un lato i dati provvisori dell'Inail indicano una lieve flessione delle denunce formali, dall'altro emerge una crescita preoccupante degli infortuni complessi (+4,9%), delle malattie professionali registrate (+16,6%) e soprattutto una ferita tragica: il balzo dei decessi tra gli studenti impegnati nei percorsi di formazione scuola-lavoro, quasi raddoppiati rispetto all'anno precedente. Ragazzi che dovrebbero affacciarsi alla vita e che invece incontrano la morte nel luogo in cui dovrebbero imparare a costruirsi il futuro. L'Osservatorio Vega Engineering di Mestre traccia ormai un'Italia a colori, simile alla mappa dei contagi epidemici: regioni in zona rossa per incidenza di rischio, aree dove morire di lavoro è più probabile che altrove. Inoltre, quasi il 10% delle vittime complessive è composto da donne, madri, figlie, spose strappate alle loro famiglie, a dimostrazione di come la piaga attraversi trasversalmente ogni genere e settore. Caraibi e bare: il contrasto fatale fra le battute del Presidente del Senato La Russa e le morti silenziose del caldo Una questione morale e democratica Non possiamo rassegnarci all'idea che il lavoro, elemento fondativo della nostra Repubblica secondo l'Articolo 1 della Costituzione, si trasformi nel luogo del sacrificio umano. La democrazia non si misura solo dagli indici del Prodotto Interno Lordo o dalle curve della produzione, ma dal valore morale che attribuisce alla tutela della vita umana nei luoghi di produzione. Quando mille persone perdono la vita in nove mesi per guadagnarsi da vivere, non siamo di fronte a una sequenza di fatalità, ma a un preciso fallimento sistemico. Serve un'assunzione di responsabilità collettiva: controlli capillari, sanzioni severe per chi svaluta la sicurezza in nome del profitto, una riforma radicale della normativa sugli appalti e una vera cultura della prevenzione che parta dalle scuole e arrivi alle grandi aziende. Salario “giusto”, luci e ombre della nuova legge sul lavoro Restituiamo un nome, un volto e una dignità a chi non è mai tornato a casa la sera. Perché una società che accetta la morte come prezzo invisibile del lavoro ha già smarrito l'anima.

mercoledì 16 settembre 2026

La fidanzata Chiara Palumbo racconta a Repubblica la sua disperazione. Nessuno neppure immagina la disperazione che provoca a famigliari, amici e fidanzate una morte sul lavoro e sono già più di 1000 anche quest'anno

Era il 12 giugno. Non ce l'ha fece Francesco Dergano. Il giovane operaio di Marcianise, 23 anni, morì all'ospedale Cardarelli di Napoli dopo diversi giorni di agonia. Era stato ricoverato
in seguito alle gravissime ferite riportate durante un intervento di manutenzione su un carrello elevatore in uno stabilimento nel Casertano.

Daniele Bellisari di 46 anni é morto cadendo da un cestello elevatore mentre ristrutturavano un edificio

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Daniele Bellisari, un operaio di 46 anni di Cisterna di Latina, è morto lunedì 14 settembre in un cantiere di Ostia. Durante i lavori di rifinitura esterna di un edificio, il cestello elevatore che sosteneva i lavoratori ha ceduto, portando Bellisari

Già mille morti sul lavoro nel 2026 (e c'entrano gli appalti a cascata) di Paolo Ferrario I dati drammatici dell'Osservatorio indipendente di Bologna curato da Carlo Soricelli

16 settembre 2026 Già mille morti sul lavoro nel 2026 (e c'entrano gli appalti a cascata) La scena di un incidente sul lavoro/ ANSA Raggiunta e superata la soglia psicologica dei mille morti sul lavoro da gennaio a martedì. A certificare la strage quotidiana è l’Osservatorio indipendente di Bologna curato dal 2008 da Carlo Soricelli, che ha deciso di aprire questo memoriale online per dare un volto e un nome alle vittime del lavoro, dopo la strage con sette morti della ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007. Con gli ultimi casi di questi giorni (martedì un operaio di 64 anni ha perso la vita, a causa di un malore, in un cantiere edile a Pordenone, mentre nel tardo pomeriggio di lunedì un lavoratore di 46 anni, padre di tre figli, è morto, a Roma, precipitando dal cestello di una gru mentre un altro collega si è salvato aggrappandosi), si è arrivati a 1.002 vittime complessive, di cui 805 nei luoghi di lavoro, mentre il resto in itinere, cioè lungo il tragitto casa-lavoro-casa. Nel computo dei dati, l’Osservatorio tiene conto di tutti gli incidenti mortali sul lavoro, anche di quelli che riguardano lavoratori non assicurati all’Inail o in nero. «Non si tratta di semplici numeri, ma di vite spezzate: persone uscite di casa per guadagnarsi da vivere che non hanno più fatto ritorno – ricorda Soricelli –. Una strage quotidiana che continua all’assuefazione generale», sottolinea. Denunciando un «aumento vertiginoso» di casi dal 2023, quando con il nuovo Codice degli appalti è stato legalizzato il cosiddetto “subappalto a cascata”. «Da allora – riprende Soricelli – l’Osservatorio ha registrato un aumento dei morti del 15%, soprattutto in edilizia e nel settore dell’autotrasporto. Quest’anno, gli autotrasportatori morti sono già 136, il doppio dell’anno scorso». Un altro settore monitorato dall’Osservatorio Bolognese è quello dell’agricoltura. Nel 2026, secondo gli ultimi dati, sono già 133 i lavoratori morti sotto il trattore. Una tragedia che riguarda, soprattutto, i lavoratori anziani. Proprio per aumentare il livello di sicurezza dei mezzi agricoli, spesso vetusti e sprovvisti dei dispositivi di protezione del guidatore in caso di ribaltamento, è stato concesso più tempo alle Pmi dei settori agricolo, agroindustriale/agromeccanico e agroalimentare per accedere ai contributi a fondo perduto previsti nell’ambito dell’Accordo di cooperazione Masaf-Inail-Ismea-Crea per realizzare interventi di ammodernamento e di miglioramento della sicurezza dei trattori agricoli o forestali. In una nota Ismea annuncia, infatti, che il Bando per interventi di ammodernamento e miglioramento della sicurezza dei trattori agricoli o forestali è prorogato fino al 15 dicembre 2026. Intanto, martedì prossimo l’Inail presenterà la Relazione annuale 2025 alla presenza della ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone. Stando a dati, ancora provvisori, diffusi dall’Istituto di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, nei primi sette mesi del 2026, le denunce di morte sul lavoro (al netto degli studenti) sono state 422, 10 in meno rispetto alle 432 registrate nel 2025. Diminuiscono anche le morti in itinere, che (sempre al netto degli studenti) sono state 160 contro le 168 del 2025 (-8 casi). C’è però un aumento rispetto ai decessi registrati in tutti gli anni del quinquennio 2020-2024 e una riduzione sul 2019 (-6 denunce). Le denunce di infortunio durante il lavoro (al netto degli studenti) presentate all’Inail nei primi sette mesi del 2026 sono state invece 256.471, in aumento del 4,9% rispetto alle 244.495 dello stesso periodo del 2025. In drammatico aumento i casi mortali tra gli studenti. Entro il mese di luglio, quelli registrati dall’Inail sono stati tredici: si tratta di una cifra quasi doppia rispetto ai sette del 2025. Complessivamente, le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Inail nei primi sette mesi dell’anno sono state 52.744, in aumento del 5,6% rispetto alle 49.970 dei primi sette mesi del 2025. Delle circa 53mila denunce di infortunio, 597 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi “formazione scuola-lavoro”, in riduzione del 50% rispetto a luglio. Balzo in avanti, infine, anche per le malattie professionali. Le denunce protocollate dall’Inail, sempre nei primi sette mesi del 2026, sono state 69.796, +9.939 casi rispetto al pari periodo 2025 (+16,6%). I dati mostrano incrementi delle patologie denunciate nelle gestioni Industria e servizi (+17,5%, da 49.616 a 58.301 casi), Agricoltura (+11,6%, da 9.802 a 10.936) e Conto Stato (+27,3%, da 439 a 559). Inoltre, l’aumento interessa il Nord-Ovest (18,1%), il Centro (+17,8%), le Isole (+16,2%), il Nord-Est (15,6%) e il Sud (+15,4%).

condoglianze alla famiglia

Condoglianze alla famiglia dell'autotrasportatore Domenico Di Zeo morto ieri in un incidente sull'A1. È il 137esimo autotrasportatore morto quest'anno. La categoria se si "conta" assieme raddoppia i morti rispetto al 2025.

martedì 15 settembre 2026

1002 nel 2026. SUPERATA UNA SOGLIA DRAMMATICA: IN ITALIA 1002 MORTI SUL LAVORO. DRAMATIC THRESHOLD: ITALY 1002 WORKPLACE FATALITIES IN 2026

Con le ultime tragedie registrate ieri, la quota delle vittime sul lavoro in Italia nel 2026 ha raggiunto l'incredibile e inaccettabile cifre di 1.002 morti complessivi. 805 di questi sui luoghi di lavoro Non si tratta di semplici numeri, ma di vite spezzate: persone uscite di casa per guadagnarsi da vivere che non hanno più fatto ritorno. Una strage quotidiana che continua all'assuefazione generale. Nelle ultime ore la lista dei caduti si è allungata spaventosamente: Ostia (Roma): Un operaio ha perso la vita precipitando mentre lavorava in quota. Provincia di Roma: Un lavoratore di nazionalità cinese è stato trovato privo di vita all'interno di una cella frigorifera, dove si ipotizza sia rimasto tragicamente intrappolato. Provincia di Brindisi: Un operaio è stato trovato privo di vita nel bagno del luogo di lavoro; sono in corso gli accertamenti per verificare se si sia trattato di un malore o di un infortunio legato alle mansioni svolte. Laguna di Venezia: Il doloroso ricordo dei due giovani pescatori di vongole di Burano, sposati da appena tre mesi, morti inghiottiti dalle acque durante la battuta di pesca. Come Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro, continuiamo a registrare ogni singola tragedia per non far calare il silenzio e la dimenticanza. Raggiungere quota 1.000 morti a settembre dimostra quanto la prevenzione e la sicurezza vengano ancora troppo spesso subordinate ai ritmi di produzione e ai costi. Fermiamo questa carneficina. Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro sito http//cadutisullavoro.blogspot.it With the latest tragedies recorded yesterday, the number of workplace fatalities in Italy in 2026 has reached the incredible and unacceptable figure of 1.002 total deaths. These are not just numbers, but lives cut short: people who left home to earn a living and never returned. A daily slaughter that continues amidst general indifference and normalization. In recent hours, the list of victims has grown terrifyingly longer: Ostia (Rome): A worker lost his life after falling while working at height. Province of Rome: A Chinese worker was found lifeless inside a cold storage room, where he is believed to have been tragically trapped. Province of Brindisi: A worker was found dead in the restroom at his workplace; investigations are underway to determine whether it was a sudden illness or an accident related to his work duties. Venice Lagoon: The painful memory of the two young clam fishermen from Burano, married for just three months, who died swallowed by the waters during a fishing trip. As the Independent Observatory of Bologna on Workplace Fatalities, we continue to record every single tragedy to prevent silence and oblivion from settling in. Reaching the threshold of 1,000 deaths by September shows how prevention and safety are still too often subordinated to production schedules and costs. Stop this carnage. Carlo Soricelli http://cadutisullavoro.blogspot.it

venerdì 11 settembre 2026

Morti sul lavoro: la triste maglia nera del Veneto, ma ci sono le "mamme combattenti" che conducono battaglie epiche per il loro caro/a morto sul lavoro

Il Veneto si conferma una regione dalle grandi contraddizioni: un territorio economicamente forte, ma tragicamente al vertice della classifica delle morti sul lavoro. Leggendo gli ultimi dati INAIL (aggiornati al 31 luglio 2026), si parla di 44 decessi registrati in occasione di lavoro e 22 in itinere. Ma la realtà è drammaticamente peggiore: la stima complessiva dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro parla infatti di 88 morti sui luoghi di lavoro, a cui si aggiungono altri 25 in itinere. Il motivo di questo scarto? Una cifra enorme di vittime sui luoghi di lavoro non è assicurata INAIL e resta sommersa nelle statistiche ufficiali. Con questi numeri, il Veneto supera di gran lunga l'Emilia-Romagna (52 morti sui luoghi di lavoro) e si colloca tragicamente davanti a regioni del Sud di pari popolazione, come la Campania (54) e la Sicilia (66). In termini assoluti è seconda solo alla Lombardia (97), che ha però un bacino di abitanti quasi doppio. La maglia nera spetta proprio alla provincia di Treviso — la stessa dove è morto Mattia Battistetti — che con 27 morti sui luoghi di lavoro si attesta come la provincia con più vittime in Italia, superando Brescia (26), Napoli (20) e Torino (20). L'ennesima conferma del clima di vergogna che si respira si consuma nelle storie individuali: l'ultimo drammatico caso è quello di Giuseppe Fossato, lavoratore in nero. Dopo l'incidente mortale del 7 settembre, il suo corpo è stato caricato su un veicolo e trasportato per diversi chilometri fino alla sua abitazione nella frazione di Ca’ degli Oppi, nel veronese, al solo scopo di depistare le responsabilità e nascondere il lavoro irregolare. In questa regione il 34% dei deceduti è composto da lavoratori stranieri, impiegati nelle mansioni più umili, pericolose e malpagate. Proprio qui si è consumato un altro episodio orribile: tre giovani operai marocchini hanno perso la vita all'alba mentre andavano al lavoro a bordo di un furgone. Nel luogo della tragedia erano stati posti fiori e una targa in loro memoria: prima è stata vandalizzata, poi rubata. Nel frattempo, la politica che in Veneto raccoglie ampi consensi — come quella del segretario leghista Matteo Salvini — ha sdoganato il sistema degli appalti a cascata. Un meccanismo che solleva da ogni responsabilità i grandi committenti, scaricando l'intero peso della sicurezza sulle piccole imprese, sui tecnici e sui singoli operai. Ma il Veneto è anche la terra di straordinari esempi di resistenza. Come non definire tale Monica Michielin, madre di Mattia Battistetti, morto a soli 23 anni travolto da una gru più vecchia di lui? Dal 2021, Monica combatte una battaglia epica contro un "sistema" che assolve i potenti e condanna solo le piccole aziende all'ultimo anello della catena degli appalti. Qui la mentalità del "paròn ha sempre ragione" regge solo finché non incontra donne straordinarie come Monica, una vera "mamma combattente". A lei va tutta la mia vicinanza: tuo figlio avrà piena giustizia. Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro

giovedì 10 settembre 2026

Muore schiacciato dal trattore il 132esimo

FRANCESCO PIPITONE DI 57 ANNI È IL 132ESIMO SCHIACCIATO DAL TRATTORE, EMIGRATO IN GERMANIA, ERA IN VACANZA E STAVA ARANDO IL PEZZO DI TERRA CHE AVEVA A MARSALA. Il 2026 SARÀ L'ANNO PEGGIORE DA QUANDO HO APERTO L'OSSERVATORIO. http:||cadutisullavoro.blogspot.it

comparazione morti sul lavoro tra i morti per infortuni diffusi da INAIL e quelli dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro

Sono stati pubblicati in questi giorni i dati INAIL sulle vittime del lavoro, che registrano complessivamente 586 decessi (compresi gli incidenti in itinere), di cui 422 sui luoghi di lavoro. Alla stessa data (31 luglio), l'Osservatorio aveva invece monitorato 665 morti sui luoghi di lavoro: dal confronto con i 422 registrati da INAIL emerge uno spaventoso incremento del 33,5%.Al di là delle analisi metodologiche sui sistemi di monitoraggio, resta il dato drammatico di un vertiginoso aumento delle vittime se si considerano tutti i decessi e non solo la casistica INAIL:Come non considerare morti sul lavoro l'incredibile numero di autotrasportatori? Con gli ultimi due casi dei giorni scorsi siamo arrivati a 133 autotrasportatori deceduti, molti dei quali stroncati da malori alla guida.Come non contare i 132 agricoltori schiacciati dal trattore o da macchinari agricoli simili?Alla mattina di oggi, 10 settembre, contiamo già 790 morti sui luoghi di lavoro, cifra che con gli incidenti in itinere sfiora la drammatica quota di 1.000 vittime complessive.Dedichiamo questo post alla memoria di Andrea Vacca, giovane violinista che tornava a casa in bicicletta, con il suo violino in spalla, dopo aver suonato al Teatro Petruzzelli di Bari.Cogliamo l'occasione per rivolgere un sentito ringraziamento alle migliaia e migliaia di visitatori che ogni giorno continuano a seguire e consultare l'Osservatorio, sostenendo il nostro impegno di informazione e memoria.Carlo SoricelliCuratore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavorohttp://cadutisullavoro.blogspot.itDesidero esprimere un profondo e sincero ringraziamento alle migliaia e migliaia di visitatori che ogni giorno continuano a scegliere e a visitare il nostro osservatorio. La vostra straordinaria presenza è il vero cuore pulsante della nostra attività e la spinta a fare sempre meglio.English Version (Translation)Please find attached the PDF report released on July 31st by the Bologna National Observatory on Workplace Deaths.The latest figures on workplace fatalities released by INAIL show a total of 586 deaths (including commuting accidents), 422 of which occurred directly at workplace sites. As of that same date, our Observatory had monitored 665 deaths at workplace sites—representing a chilling 33.5% increase compared to INAIL's 422.Beyond any methodological debate regarding monitoring techniques, the harrowing reality remains: we are witnessing a tragic surge in fatalities when counting all victims, not just those covered by INAIL:How can we not count the incredible number of truck drivers among workplace deaths? With the two latest victims in recent days, we have reached 133 truck drivers lost, many of whom suffered sudden, fatal medical emergencies while driving.How can we not count the 132 farmers crushed by tractors or similar machinery?As of this morning, September 10th, the count stands at 790 workplace fatalities, reaching nearly 1,000 total deaths when including commuting accidents.We dedicate this post to the memory of Andrea Vacca, a young violinist who was cycling home with his violin on his back after performing at the Petruzzelli Theatre in Bari.We take this opportunity to express our deepest gratitude to the thousands upon thousands of visitors who visit and follow our Observatory every day, supporting our ongoing dedication to awareness and remembrance.  I would like to extend my deepest and most sincere gratitude to the thousands upon thousands of visitors who choose to visit our observatory every single day. Your extraordinary presence and constant enthusiasm are the true beating heart of everything we do, inspiring us each day to reach new heights.  Carlo SoricelliCurator of the Bologna National Observatory on Workplace Deathshttp://cadutisullavoro.blogspot.it

muore in itinere Enrico Vacca, violinista che tornava a casa in bicicletta con il violino sulle spalle

Il violino sulle spalle, la bicicletta di sempre, il tragitto tra casa e il lavoro. ​Si è spento così Enrico Vacca, 45 anni, stimato violinista dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, travolto mentre percorreva la solita strada quotidiana. ​Un infortunio in itinere che strappa alla vita un musicista e un lavoratore, portandosi via la musica prima ancora che l'archetto potesse sfiorare le corde per l'ultima volta. ​Quando un lavoratore non torna a casa, il silenzio che resta non è solo assenza: è un doloroso richiamo a quanto la vita sia fragile sulle nostre strade. Alla famiglia e ai colleghi del Petruzzelli va il nostro pensiero più profondo.

martedì 8 settembre 2026

STRESS AND OVER-EXPLOITATION: NOW EVEN THE EU TAKES NOTICE OF KAROSHI! - STRESS E SUPERSFRUTTAMENTO: ORA ANCHE L'UE SI ACCORGE DEL KAROSHI!

STRESS E SUPERSFRUTTAMENTO: ORA ANCHE L'UE SI ACCORGE DEL KAROSHI! ​Come Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro, lo stiamo denunciando da anni nella totale indifferenza: le stragi sui cantieri e nelle fabbriche sono solo una parte del problema. Esiste un'altra strage invisibile ma letale che divora la vita di lavoratori, impiegati e dirigenti. ​Si chiama Karoshi, la parola giapponese che indica la morte per troppo lavoro, stress, fatica e ritmi insostenibili. Un fenomeno trasversale che riguarda ormai tutto il mondo del lavoro e che incide pesantemente persino sul crollo della natalità: come si può pensare di fare famiglia quando si è schiacciati dal supersfruttamento? ​Ora, finalmente, persino le istituzioni europee sembrano aprire gli occhi su quanto andiamo dicendo da tempo. ​STRESS DA LAVORO: OLTRE 840MILA MORTI L'ANNO ​IL PARLAMENTO UE CHIEDE NUOVE TUTELE VINCOLANTI ​Un recente rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) rileva che oltre 840mila persone muoiono ogni anno nel mondo per problemi di salute legati ai rischi psicosociali sul lavoro. In Europa, un lavoratore su tre è esposto a ritmi frenetici, scadenze serrate e attività che invadono continuamente la vita privata. ​Di fronte a questa emergenza, il Parlamento Europeo ha approvato un testo di iniziativa legislativa per introdurre norme vincolanti: ​Valutazioni periodiche dei rischi psicosociali ​Piani d'azione obbligatori nelle aziende ​Regole severe contro violenze e molestie ​Come ha denunciato la relatrice Estelle Ceulemans: ​"La diffusione di questi problemi sta aumentando vertiginosamente in tutta Europa, aggravata dalle tecnologie digitali e dall'IA. La depressione legata al lavoro costa all'Ue 100 miliardi di euro all'anno." ​NOTA A MARGINE DELL'OSSERVATORIO ​Ci teniamo a sottolineare un aspetto fondamentale: i dati dell'Osservatorio mostrano cifre più elevate e un aumento continuo anche per via del nostro sistema di monitoraggio, estremamente capillare e rigoroso. Non ci limitiamo ai dati parziali o alle sole denunce ufficiali dei canali istituzionali. ​La realtà è che i morti sul lavoro sono molti, molti di più in tutti i settori e il problema riguarda l'intero mondo del lavoro senza distinzioni. Per questo motivo, anche i 1.500 morti monitorati dal nostro Osservatorio lo scorso anno rappresentano solo una stima che, nei fatti, resta ancora sottostimata rispetto alla reale entità della tragedia. ​LA NOSTRA BATTAGLIA CONTINUA ​Come Osservatorio continueremo a monitorare e a denunciare ogni singola vittima, invisibile o meno. Non bastano le risoluzioni o le buone intenzioni: servono tutele reali, controlli severi e un cambio radicale della cultura del lavoro. Nessuno deve più morire di lavoro! Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it STRESS AND OVER-EXPLOITATION: NOW EVEN THE EU TAKES NOTICE OF KAROSHI! As the National Observatory on Work-Related Deaths, we have been denouncing this for years amid total indifference: the slaughters on construction sites and in factories are only part of the problem. There is another invisible yet lethal slaughter devouring the lives of blue-collar workers, office employees, and executives alike. It is called Karoshi, the Japanese word indicating death from overwork, stress, exhaustion, and unsustainable paces. A cross-cutting phenomenon that now affects the entire labor landscape and heavily impacts even the plummeting birth rate: how can anyone think of starting a family when crushed by over-exploitation? Now, finally, even European institutions seem to be opening their eyes to what we have been saying for a long time. WORK-RELATED STRESS: OVER 840,000 DEATHS A YEAR THE EU PARLIAMENT CALLS FOR NEW BINDING PROTECTIONS A recent report by the International Labour Organization (ILO) reveals that over 840,000 people die worldwide each year from health issues linked to psychosocial risks at work. In Europe, one in three workers is exposed to frantic paces, tight deadlines, and tasks that continuously encroach upon their private lives. Facing this emergency, the European Parliament has approved a legislative initiative text to introduce binding rules: Periodic evaluations of psychosocial risks Mandatory action plans in companies Strict rules against violence and harassment As rapporteur Estelle Ceulemans pointed out: "The spread of these problems is skyrocketing across Europe, exacerbated by digital technologies and AI. Work-related depression costs the EU €100 billion a year." SIDE NOTE FROM THE OBSERVATORY We wish to emphasize a fundamental aspect: the Observatory's figures show higher numbers and a continuous rise partly due to our extremely comprehensive and rigorous monitoring system. We do not limit ourselves to partial data or official reports from institutional channels alone. The reality is that work-related deaths are much, much higher across all sectors, and the problem affects the entire working world without distinction. For this reason, even the 1,500 deaths monitored by our Observatory last year represent only an estimate that, in fact, remains an underestimate relative to the true scale of the tragedy. OUR FIGHT CONTINUES As the Observatory, we will continue to monitor and denounce every single victim, whether invisible or not. Resolutions and good intentions are not enough: real protections, strict inspections, and a radical shift in work culture are urgently needed. No one should ever die from work again! Carlo Soricelli, Curator of the Bologna Observatory on Work-Related Deaths

lunedì 7 settembre 2026

Achtung Europa stiamo regalando la democrazia all'estrema destra

Achtung Europa: gli immigrati fanno i lavori più umili, muoiono tre volte più degli europei e senza una vera gestione rischiamo di perdere la democrazia ​L’immigrazione è un tema complesso che le nostre democrazie non possono più permettersi di ignorare o di gestire con superficialità. Da anni si continua a non affrontare la realtà con lucidità, lasciando campo libero alla propaganda, alla paura e ai populismi che rischiano di divorare la nostra storia democratica. ​Guardiamo a cosa succede poco lontano da noi: i risultati in Germania, con l'estrema destra in Sassonia che ha sfiorato il 34% (e picchi che toccano il 43,8% in diversi contesti locali e circoscrizioni), rappresentano un campanello d'allarme assordante. È la prova evidente che quando la politica tradizionale non governa i processi e abbandona il territorio, la democrazia entra in un cortocircuito pericoloso che rischia di riportarci indietro nel tempo. ​Da un lato c’è una questione demografica ed economica innegabile: l’Italia e l’Europa invecchiano a ritmi da record e, senza flussi migratori ben guidati, molti settori vitali del Paese semplicemente si fermerebbero. Ma l’integrazione non può essere lasciata al caso. Serve una regia seria, rigorosa e democratica: chi arriva deve integrarsi, rispettare le leggi e condividere i valori fondamentali della nostra società. Quando la politica fallisce, cresce la percezione di insicurezza e i cittadini, esasperati, finiscono per rincorrere chi soffia sul fuoco. ​Dall'altro lato, però, c'est un'altra verità drammatica, troppo spesso silenziata dal dibattito pubblico e dal controllo dei media: gli immigrati svolgono oggi i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Troppo spesso finiscono nei cantieri, nei campi o nelle fabbriche con contratti precari o irregolari e senza tutele adeguate, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane. Gli incidenti mortali sul lavoro tra i lavoratori stranieri registrano percentuali che arrivano a essere il triplo rispetto a quelle dei lavoratori italiani ed europei. ​Non si può raccontare la realtà a metà, mostrando solo ciò che serve a spaventare l'opinione pubblica per raccogliere consenso. Se da un lato serve fermezza nel chiedere il rispetto delle regole e un'integrazione vera, dall'altro occorre riconoscere con rispetto il valore di chi lavora, garantendo la dignità, la tutela e la sicurezza di ogni singola persona sul posto di lavoro. ​Governare l'immigrazione con rigore, giustizia sociale e garanzia assoluta della sicurezza sul lavoro è l'unico modo per difendere la coesione sociale e salvare le nostre istituzioni democratiche. ​Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio di Bologna contro le morti sul lavoro

7 settembre Italia Strage in itinere e sui luoghi di lavoro in questo fine settimana: 8 vittime. Ecco chi sono. Siamo questa mattina a 982 morti complessivi, tra pochi giorni supereremo i 1000 morti commuting to and on the job this weekend: 8 victims. Here is who they are Another bloody weekend brings the tragic toll of work-related victims to 8

​Un altro fine settimana di sangue porta a 8 il conto drammatico delle vittime legate al lavoro: quattro persone hanno perso la vita in itinere, lungo le strade che collegano la casa e l'impiego, e quattro direttamente sui luoghi di lavoro. ​I 4 MORTI IN ITINERE • ​Anabella Cerbone (22 anni) e Claudio Santavenere (16 anni): zia e nipote, giovanissimi, sono morti tragicamente alle 2:00 di notte in un incidente stradale mentre rientravano a casa dal turno di lavoro. • ​Angelo Morelli (67 anni): ha perso la vita in un grave incidente stradale durante lo spostamento lavorativo. • ​Mauro Masarin: deceduto a causa di un incidente in bicicletta mentre si trovava in itinere. ​I 4 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO • ​Stefano Palumbo (67 anni): agricoltore, è rimasto ucciso e dilaniato dall'aggancio con un macchinario agricolo. • ​Luigi Soma: allevatore, è stato travolto e schiacciato dal proprio veicolo da lavoro in Sardegna. • ​Commissario di gara (identità in corso di accertamento): travolto e ucciso mentre svolgeva il suo servizio di sicurezza durante una gara automobilistica in Sicilia. • ​Stefano Sacrapone: deceduto a causa di un drammatico incidente durante uno svolgimento di gara al rally di Imperia. ​Morire a 16 anni alle due di notte mentre si torna dal lavoro, o perdere la vita a 67 anni schiacciati da un macchinario, non sono numeri di una statistica: sono vite spezzate nell'indifferenza. Il lavoro deve garantire la vita, non toglierla. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio di bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it Massacre commuting to and on the job this weekend: 8 victims. Here is who they are Another bloody weekend brings the tragic toll of work-related victims to 8: four people lost their lives commuting between home and work, and four directly on the job. THE 4 COMMUTING FATALITIES • Anabella Cerbone (22) and Claudio Santavenere (16): Aunt and nephew, both very young, died tragically at 2:00 AM in a car crash while returning home from their work shift. • Angelo Morelli (67): Lost his life in a severe road accident while traveling for work. • Mauro Masarin: Passed away following a bicycle accident while commuting. THE 4 FATALITIES ON THE JOB • Stefano Palumbo (67): A farmer, he was killed and dismembered after becoming entangled in agricultural machinery. • Luigi Soma: A livestock farmer, he was struck and crushed by his own work vehicle in Sardinia. • Race marshal (identity being verified): Struck and killed while performing safety duties during a motor race in Sicily. • Stefano Sacrapone: Passed away in a tragic accident during the Imperia Rally. Dying at 16 years old at two in the morning while returning from work, or losing your life at 67 crushed by machinery, are not just statistical numbers: they are lives shattered amid indifference. Work must guarantee life, not take it away. Carlo Soricelli

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

Il sangue degli ultimi è trasparente

L'ecatombe di lavoratori stranieri in Italia: un prezzo di sangue altissimo che il Paese non può ignorare. ​La strage nei luoghi di la...

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?