Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

Biography of Carlo Soricelli

Biography of Carlo Soricelli Carlo Soricelli is a retired metalworker, painter, and sculptor. Born in San Giorgio del Sannio in the province of Benevento in 1949, Soricelli moved to Bologna with his family at the age of four. In his late adolescence, Soricelli began producing his first paintings, which showed a strong focus on ecological issues and a deep attraction to nature. This interest is evident in the animals he frequently depicts and in dying trees taking on human forms. Even then, Soricelli’s art served as a critique of a society advancing at the expense of environmental balance and social justice. In the early 1970s, his subjects shifted primarily toward human figures connected to marginalization: beggars, cardboard collectors, people with disabilities, and the elderly, as well as the blue-collar workers he encountered daily on the job. His canvases feature tired, worn faces marked by suffering and loneliness, alongside heavy bodies that lack classical beauty, set against dark, non-decorative palettes of black, brown, and blue. There is no hope or hint of redemption; instead, there is a persistent exposure of everything society typically avoids for being disturbing. This direct, essential style is often linked to Naïve art, shared by figures such as Ligabue, Covili, and Ghizzardi. Beginning in 1984, Soricelli exhibited at the Rassegna di Arti Naïves hosted by the "Cesare Zavattini" National Museum in Luzzara (Reggio Emilia), where he received various honors, including the title of Maestro d'arte. In the early 1980s, the Bolognese artist created his first sculptures—an additional, effective medium for his message. Notable works include Il Consumista (1985), an emblematic sculpture of a monstrous human creature covered in cutout ads and slogans devouring itself, and Il Comunicatore (1989), an ironic, brutal Orwellian vision. During the same decade, Soricelli introduced the theme of angels, developing it in a distinct way: the angel represents the outcast, once crushed and deformed, now lightened by a pair of wings that provide a sense of dignified hope. The intent is not to draw closer to the supernatural, but to anchor human existence within a single, shared reality. For two decades, Soricelli has also worked on what he calls Pranic Painting (Pittura Pranica), which involves visualizing the energy common to all living beings to create therapeutic effects for the viewer's mind and body. The first pranic work (1996), in which Soricelli depicts himself as a pranic knight, was acquired by the Zavattini Museum. Since 1976, Soricelli has participated in around seventy exhibitions, including shows at Palazzo Re Enzo in Bologna in 1986, a solo exhibition alongside Cesare Zavattini at the Festa Nazionale dell'Unità in Reggio Emilia in 1995, and at Palazzo d'Accursio in Bologna in 1996. He has also been featured in major exhibitions across France, Germany, the Soviet Union, Greece, and the former Yugoslavia. His work is included in numerous public and private collections as well as several museums. For 15 years, he has run a house-museum for his works in Casa Trogoni (Granaglione, near Bologna), open to the public by appointment. One room is dedicated to Pranic Painting, offering visitors a quiet space to experience self-healing through viewing these works free of charge. In recent years, he has returned to an art form he began in the 1980s, using discarded materials collected from streets, dumpster areas, and building rubble—such as cigarette butts and hubcaps. He calls this movement Rifiutismo ("Trashism"). In 1997, he published Maruchèin, featuring a preface by filmmaker Pupi Avati, reflecting on his childhood as a Southern Italian migrant in the North during the 1950s. In 2001, he published his second book, Il Pitto, with a preface by Maria Falcone. His subsequent works include Pensieri liberi e sfusi, La classe operaia è andata all’inferno, Terramare, Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti, a second volume of Pensieri liberi e sfusi, and a collection of poetry titled Canti Aionici. Soricelli is the founder and curator of the Independent Observatory of Bologna for Workplace Fatalities (Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, http://cadutisullavoro.blogspot.it/). Active since January 1, 2008, in memory of the seven ThyssenKrupp workers in Turin who lost their lives tragically weeks prior, it is the first independent observatory for workplace fatalities in Italy. Run entirely by volunteers, it serves as a national reference point for data and news on these workplace tragedies.

Biografia di Carlo Soricelli

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

https://youtu.be/jDK5cFPhIfo

video dei morti sul lavoro nel 2026 al 31 agosto

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

sabato 8 ottobre 2011

Due morti in Campania sono Mario Belpeiro e Franco Di Natale

Benevento E' morto Mario Belpeiro agricoltore di 70 anni. Belpeiro stava tagliando una quercia quando il tronco lo ha investito. È morto così nel primo pomeriggio un agricoltore in pensione di San Giorgio La Molara all’interno del terreno di proprietà della cognata dell'anziano agricoltore, che ha assistito impotente alla scena. Sembra che Belperio stava adoperando una motosega e che all'improvviso il tronco gli è rovinato addosso Avellino E' morto Franco Di Napoli operaio di 48 anni di Irpiniaambiente.La tragedia a Grottaminarda. Non sono ancora chiare le modalità del tragico infortunio mortale.

venerdì 7 ottobre 2011

Muore operaio romeno al Lingotto di Torino. Sono già 17 i morti sui luoghi di lavoro in provincia di Torino che in questo momento è quella con più vittime

Torino 7 ottobre E' morto Ioan Puscas, operaio romeno di 41 anni. Puscas è morto oggi dopo essere caduto in una tromba delle scale all'interno della pinacoteca 'Giovanni e Marella Agnelli', nel complesso del Lingotto di Torino. Puscas stava effettuando un intervento di manutenzione all'interno dell'edificio quando è caduto. Le cause della tragedia non sono ancora ben chiare. Secondo le prime ricostruzioni, avrebbe perso l'equilibrio cadendo nel vuote dal quarto al primo piano dello stabile a Lingotto rimanendo ucciso sul colpo Sull'incidente hanno aperto indagini i carabinieri e la Asl. Con Puscas sono già 17 i morti sui luoghi di lavoro della provincia di Torino che in questo momento è la provincia con più vittime in Italia. Sembra che la tragedia della Thyssen non abbia prodotto nessun risultato sulla Sicurezza dei lavoratori in quella provincia. I romeni sono il 40% dei morti tra gli stranieri. Con l'introduzione dell'articolo 8 la situazione peggiorerà ulteriormente.

L'Italia è unita per numero di morti sul lavoro

Lettera al Presidente Vendola Caro Presidente Vendola e cari amici, sono Carlo Soricelli dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti per infortunio sul lavoro, dopo la tragedia della Thyssen, dal 1 gennaio 2008 l'Osservatorio monitorizza i morti sul lavoro in Italia e ha archiviati e catalogati migliaia di casi sull'incivile fenomeno. Ieri sera ho visto Piazzapulita di Formigli su La 7 su la tragedia di Barletta. La realtà delle morti sul lavoro è completamente diversa da come viene percepita dalla popolazione, dai media e anche da come viene presentata dalle statistiche ufficiali. Poi entrerò nello specifico, ma prima vorrei fare alcune considerazione sulla strage di Barletta. E' ben evidente che anche in questo caso esiste una stretta correlazione tra morte delle 4 operaie e della figlia del proprietario e lavoro nero. Lo stesso proprietario del maglificio Salvo Cinquepalme ha detto "avevo viste le crepe", è tutta colpa mia", "mi ero accorto che la palazzina aveva dei problemi, non ho dato l'allarme perchè avevo paura dei controlli". E basta questo per comprendere la stretta correlazione tra vittime, crollo della palazzina e lavoro nero. Se il proprietario e le operaie avessero potuto comportarsi liberamente, probabilmente avrebbero avvertito Carabinieri, Asl, Ispettorato del Lavoro che sarebbero accorsi e fatto sgombrare il laboratorio. Purtroppo, anche più spesso di quel che si pensa, lavoratori e "padroni" in "nero" e in "grigio" sono spesso vittime sul lavoro perchè lavorano insieme e svolgono lo stesso lavoro. Sono già decine dall'inizio dell'anno gli artigiani, o il loro unico operaio a morire per infortuni sul lavoro. Tutti associano le morti sul lavoro al livello d'industrializzazione e all'indice occupazionale; niente di più sbagliato,nell'industria, in tutta l'industria si muore molto meno che in altre categorie (12%). A morire per oltre il 60% sono agricoltori in tarda età, per due terzi schiacciati dal trattore che guidano (oltre il 33%), ed edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord (27,5%). E in questi casi il livello d'industrializzazione non c'entra nulla: i trattori e la terra d'arare, e le case da costruire ci sono in eguali misura in tutto il paese. Occorre ricordare anche che le statistiche ufficiali escludono tantissimi morti per infortunio sul lavoro, come per esempio i militari morti in Afghanistan e le centinaia di agricoltori morti schiacciati dal trattore ma già pensionati e probabilmente anche queste povere ragazze morta a Barletta che non sono assicurate dall'INAIL. Detto questo si capisce anche perchè non ci sono più morti sul lavoro nel sud d'Italia. L'Osservatorio monitorizza tutte le vittime indipendentemente dal lavoro che svolgono e non distinguendo se sono lavoratori attivi, pensionati o in "nero" o "grigio". In questo momento è la mia regione l'Emilia Romagna che con 42 morti sul lavoro guida questa classifica in rapporto al numero di abitanti, seconda solo alla Lombardia che di morti ne ha 58 ma che ha il doppio degli abitanti. La Puglia, anche con le quatto lavoratrici morte a Barletta arriva a 34 morti. Piemonte 37, Veneto e Sicilia 35, Lazio e Toscana 34, Campania 30. L'aumento nei primi 9 mesi dell'anno del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010 è di oltre il 13%. Alla luce di questi dati e anche da quello che mi ha detto il Senatore Paolo Nerozzi Vice Presidente della Commissione Morti sul lavoro del Senato in occasione della visita della Commissione a Bologna, vengono fatti dagli organi addetti, più controlli al sud che al nord. Quindi per piacere "amici" della Lega, almeno su queste tragedie non speculate, se guardiamo le morti nelle regioni elencate, tutte documentate in appositi file, non è che il nord può elevarsi a portatore di maggiore civiltà, perchè sulle morti per infortunio sul lavoro è di questo che si tratta. Di inciviltà che unisce tutto il paese. Carlo Soricelli

giovedì 6 ottobre 2011

Con queste due vittime salgono a 42 i morti per infortunio sul lavoro in Emilia Romagna

PIACENZA, 5 OTT sono morti Sergio Bisi, 64 anni, e Filippo Preli, sono rimasti incornati e uccisi da un toro ieri sera in un pascolo din alta Valnure. La tragedia mentre le due vittime stavano governando un branco di bovini quando sono stati caricati da un toro di un altro allevatore. Prima di morire, una delle due vittime e' riuscita a chiamare il figlio col cellulare che dopo essere accorso e' stato a sua volta ferito e trasportato in ospedale. Il toro e' stato poi abbattuto dal suo proprietario.

Dott. Fulvio Fornaro sulla tragedia di Barletta

Anche se le notizie che giungono da Barletta sono veramente sconvolgenti infatti sembra che lavorassero tutte in "nero', le quattro operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, ciò che crea un turbamento maggiore in questa terribile circostanza è un numero: il 5. Emblematicamente ricorrente per la Puglia! Molfetta marzo 2008, Barletta 3 ottobre 2011. Il numero dei morti sul lavoro nell’una e nell’altra circostanza sempre e soltanto 5! Quattro lavoratori (alla fine paradossalmente in tragicità come queste conta poco se regolari o meno, la morte non fa di queste distinzioni) e un familiare dell’azienda. Stesso rituale, stesso risultato, stesso conteggio finale. “Smettetela di parlare di tragedia, questo è un assassinio!” è quello che gridano i parenti delle vittime. Ma torniamo al numero: il cinque nelle sue valenze creative può essere letto proprio nella somma di 4+1 indicatrice della discesa immediata dell’Unità nel Quaternarario; discesa imprevedibile che, come tutti i numeri dispari, genera, nella forma negativa involuzione di discesa e degradazione. Quella degradazione alla quale era arrivata, nella costruzione intima il calcestruzzo della palazzina della morte che si è sbriciolata con la friabilità delle più teneri dei manufatti cementizi. E un altro rituale sarà tristemente consumato per questa orribile circostanza: passate le immagini dei crolli, delle vittime estratte dalle macerie, della fila delle bare, delle cerimonie religiose e laiche, in capo ad una settimana (ottimismo!) non si ricorderà più nessuno della maglieria dove sono morte queste operaie “sconosciute” al mondo ufficiale del lavoro e pagate un “misero salario”. E’ alto il grido di dolore che si alza ogni volta che viene violata la dignità umana di chi non fa più ritorno a casa solo per essersi recato al lavoro ed assicurare alla famiglia (fra mille difficoltà) il pane. E mai, come oggi, tale frase risuona pesante e carica di lugubri presagi!! Proprio in questa settimana rimbalzavano, varie e variabili, le cifre degli infortuni sul lavoro. L’Istituto assicura che i dati del primo semestre erano in calo di quasi il 4%. L’Osservatorio Indipendente di Bologna, cifre alla mano, è di parere completamente diverso. Il numero complessivo dei morti, quasi stabile (sempre secondo l’INAIL) ha registrato un’impennata. Non dimentichiamo che siamo ancora in piena crisi del mondo del lavoro e conseguentemente.....Ma è preferibile non ritornare sempre e soltanto sulle stesse cose. “Credevamo che mai in un paese come l'Italia che si dice civile potessero esistere ancora situazioni di questo tipo che sembrano ricondurci a oltre cinquant'anni fa” era il commento di ieri di Carlo Soricelli, quasi annichilito di fronte a questo tipo di tragedia, consumato in un ambiente di lavoro inadeguato, pericoloso che si è trasformato in quella tomba maledetta in una cittadina pugliese sul litorale Adriatico che ancora riecheggia dei suoni e dei colori di un’estate meravigliosa che non sarà mai più gioiosamente vissuta da chi, per meno di quattro euro ad ora cercava di tirare a campare accettando anche il più miserrimo riconoscimento: lavorare a nero.

mercoledì 5 ottobre 2011

E' morto Giulio Annese di 33 anni il titolare della ditta “Marmi e Graniti Martinelli” di Bollengo d’Ivrea

Torino E' morto Giulio Annese di 33 anni il titolare della ditta “Marmi e Graniti Martinelli” di Bollengo d’Ivrea. Annese è morto dopo essere stato schiacciato da una lastra di marmo che stava caricando su un camion e sembra che nessuno si sia accorto della tragedia. A scoprire il corpo del titolare dell’azienda di marmi degli amici arrivata nel pomeriggio nell’impresa per salutarlo ma purtroppo per Annese non c’è stato più nulla da fare, la lastra di marmo che gli è caduta addosso lo ha ucciso sul colpo.

Eugenio Arcidiacono di Famiglia Cristiana.it

Ancora una tragedia che rivela la precarietà della sicurezza nelle abitazioni e in tanti luoghi di lavoro. Si muore soprattutto in agricoltura ed edilizia. E nel sommerso, "in nero". 04/10/2011 Crollo della palazzina a Barletta: soccorritori al lavoro. Morire per 3,95 euro l'ora, senza contratto, per confezionare magliette in uno scantinato. Ora tutti piangono le quattro operaie rimaste sepolte dal crollo della palazzina di Barletta dove lavoravano dalle 8 alle 14 ore al giorno. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha usato parole durissime per deplorare quanto è accaduto: «L'inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l'accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità, e soprattutto l'impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e vigilanza». Già, l'impegno di tutti a tenere alta la guardia. Il fatto è che quando non accadono tragedie di queste dimensioni, una morte sul lavoro al massimo conquista trafiletti sui giornali come: “Muore cadendo da un’impalcatura” o “Stritolato dalla pressa”. Marco Bazzoni, operaio di 36 anni in una fabbrica di Firenze, è diventato un vero esperto in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Da anni tempesta giornali e Tv con le sue denunce. Soprattutto non gli va giù che queste tragedie vengano chiamate "morti bianche”, «quasi a volerle sminuire, ad affermare che non ci sono responsabilità, quando non è quasi mai così. Mi fa rabbia sapere con certezza che anche stavolta, com'è successo dopo la tragedia alla Thyssen di Torino, passata l'emozione iniziale si continuerà a morire nell'indifferenza generale. Del resto, la politica in questi ultimi anni non ha fatto nulla per cambiare le cose, anzi. I controlli delle Asl nelle aziende sono diminuiti, anche perché il personale è assolutamente insufficiente: ci sono solo 1.850 tecnici della prevenzione, mentre le aziende italiane sono circa 6 milioni. Come non bastasse, il Governo due anni fa, con la legge 106/09, ha dimezzato le sanzioni a carico degli imprenditori e dei dirigenti che non rispettano le normative sulla sicurezza». Proprio su quest'ultimo punto Bazzoni ha presentato un documento di dieci pagine al Parlamento e alla Commissione europea per denunciare le difformità di alcuni articoli della legge rispetto alle disposizioni dell’Ue. «Dopo quattro mesi ho ricevuto una risposta: l’Italia è stata messa in mora in attesa del pronunciamento dei Commissari che potrebbero avviare una procedura di infrazione». C’è un altro operaio che porta avanti la stessa battaglia di Bazzoni. A dire il vero è un pensionato, dopo aver lavorato per oltre quarant’anni come metalmeccanico a Bologna. «Ma quando ho visto le immagini degli operai della Thyssen mi sono sentito uno di loro e ho capito che dovevo fare qualcosa». Carlo Soricelli nel 2008 ha aperto un blog, l’Osservatorio indipendente di Bologna sulle morti per infortuni sul lavoro. Ogni giorno, con l’aiuto di collaboratori sparsi in tutta Italia, scandaglia meticolosamente giornali e siti Internet a caccia di notizie su morti sul lavoro e aggiorna il suo triste archivio. Il suo lavoro con il tempo ha ottenuto una patente di affidabilità, tanto che i sindacati si rivolgono spesso a lui per avere dati aggiornati. Quel che salta agli occhi consultandoli è la forte discrepanza con quelli recentemente forniti dall’Inail, relativi al primo semestre del 2011, secondo i quali risulta una riduzione degli infortuni del 4% e dei decessi del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Aggiunge Soricelli: «Questi dati sono sottostimati perché non tengono conto dei lavoratori che non sono assicurati con l’Inail, cioè quelli in nero e i pensionati. Su questi ultimi i nostri dati sono impressionanti: quasi un terzo di tutte le morti sul lavoro riguarda persone con più di 65 anni, in larga parte agricoltori che restano schiacciati dai loro trattori». Non solo: a questi numeri andrebbero aggiunti i lavoratori deceduti in itinere, cioè in incidenti stradali avvenuti mentre vanno o tornano dal lavoro: da 508 morti si passa così a oltre 830 vittime «della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, di turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire». Secondo l’Osservatorio, quasi il 60% delle morti sul lavoro è concentrato in due settori produttivi: l’agricoltura (31,2%) e l’edilizia (27,7%). «Guarda caso sono i settori in cui, a differenza delle fabbriche, la presenza sindacale è più carente o addirittura nulla. Ciò che mi fa rabbia è che con le nuove tecnologie basterebbe davvero poco per salvare molte vite. Le morti in edilizia sono dovute soprattutto a cadute dall’alto che si potrebbero evitare se le protezioni e le impalcature fossero a norma di legge. Così come tanti incidenti in agricoltura potrebbero essere scongiurati, se fosse stabilito l’obbligo di intervenire sulla cabina del trattore, in modo tale da non permettere al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata, e sottoponendo gli anziani agricoltori, quando raggiungono una certa età, a una visita medica d'idoneità alla guida, anche se si usa il mezzo in terreni di proprietà». C’è poi il capitolo più triste, quello dei lavoratori in nero che non finiranno mai in nessuna statistica se gli capita qualcosa, a meno che la gravità della tragedia non sia tale, come purtroppo è accaduto a Barletta, da far emergere la loro condizione. «Riceviamo di frequente notizie di lavoratori extracomunitari abbandonati morenti o già morti davanti a un ospedale dopo un incidente, per non parlare di quelli a cui tocca una sorte ancora peggiore: spariscono nel nulla, perché tanto, in quanto clandestini, è come se non esistessero». La crisi economica ha ulteriormente aggravato la situazione: «Nel 2008 c’era stata effettivamente una diminuzione delle vittime, ma dopo è stata una crescita continua. Nonostante le tante belle parole, per molte imprese la sicurezza continua a essere vista solo come un costo, e quindi non si investe, anzi si taglia, specie in un periodo come questo». Eugenio Arcidiacono

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

Il caporalato e lo sfruttamento nell'Agro Pontino sono arrivati alla sbarra: è iniziato il processo per i caporali e per i loro padroni,...

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?