Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

Biography of Carlo Soricelli

Biography of Carlo Soricelli Carlo Soricelli is a retired metalworker, painter, and sculptor. Born in San Giorgio del Sannio in the province of Benevento in 1949, Soricelli moved to Bologna with his family at the age of four. In his late adolescence, Soricelli began producing his first paintings, which showed a strong focus on ecological issues and a deep attraction to nature. This interest is evident in the animals he frequently depicts and in dying trees taking on human forms. Even then, Soricelli’s art served as a critique of a society advancing at the expense of environmental balance and social justice. In the early 1970s, his subjects shifted primarily toward human figures connected to marginalization: beggars, cardboard collectors, people with disabilities, and the elderly, as well as the blue-collar workers he encountered daily on the job. His canvases feature tired, worn faces marked by suffering and loneliness, alongside heavy bodies that lack classical beauty, set against dark, non-decorative palettes of black, brown, and blue. There is no hope or hint of redemption; instead, there is a persistent exposure of everything society typically avoids for being disturbing. This direct, essential style is often linked to Naïve art, shared by figures such as Ligabue, Covili, and Ghizzardi. Beginning in 1984, Soricelli exhibited at the Rassegna di Arti Naïves hosted by the "Cesare Zavattini" National Museum in Luzzara (Reggio Emilia), where he received various honors, including the title of Maestro d'arte. In the early 1980s, the Bolognese artist created his first sculptures—an additional, effective medium for his message. Notable works include Il Consumista (1985), an emblematic sculpture of a monstrous human creature covered in cutout ads and slogans devouring itself, and Il Comunicatore (1989), an ironic, brutal Orwellian vision. During the same decade, Soricelli introduced the theme of angels, developing it in a distinct way: the angel represents the outcast, once crushed and deformed, now lightened by a pair of wings that provide a sense of dignified hope. The intent is not to draw closer to the supernatural, but to anchor human existence within a single, shared reality. For two decades, Soricelli has also worked on what he calls Pranic Painting (Pittura Pranica), which involves visualizing the energy common to all living beings to create therapeutic effects for the viewer's mind and body. The first pranic work (1996), in which Soricelli depicts himself as a pranic knight, was acquired by the Zavattini Museum. Since 1976, Soricelli has participated in around seventy exhibitions, including shows at Palazzo Re Enzo in Bologna in 1986, a solo exhibition alongside Cesare Zavattini at the Festa Nazionale dell'Unità in Reggio Emilia in 1995, and at Palazzo d'Accursio in Bologna in 1996. He has also been featured in major exhibitions across France, Germany, the Soviet Union, Greece, and the former Yugoslavia. His work is included in numerous public and private collections as well as several museums. For 15 years, he has run a house-museum for his works in Casa Trogoni (Granaglione, near Bologna), open to the public by appointment. One room is dedicated to Pranic Painting, offering visitors a quiet space to experience self-healing through viewing these works free of charge. In recent years, he has returned to an art form he began in the 1980s, using discarded materials collected from streets, dumpster areas, and building rubble—such as cigarette butts and hubcaps. He calls this movement Rifiutismo ("Trashism"). In 1997, he published Maruchèin, featuring a preface by filmmaker Pupi Avati, reflecting on his childhood as a Southern Italian migrant in the North during the 1950s. In 2001, he published his second book, Il Pitto, with a preface by Maria Falcone. His subsequent works include Pensieri liberi e sfusi, La classe operaia è andata all’inferno, Terramare, Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti, a second volume of Pensieri liberi e sfusi, and a collection of poetry titled Canti Aionici. Soricelli is the founder and curator of the Independent Observatory of Bologna for Workplace Fatalities (Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, http://cadutisullavoro.blogspot.it/). Active since January 1, 2008, in memory of the seven ThyssenKrupp workers in Turin who lost their lives tragically weeks prior, it is the first independent observatory for workplace fatalities in Italy. Run entirely by volunteers, it serves as a national reference point for data and news on these workplace tragedies.

Biografia di Carlo Soricelli

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

https://youtu.be/jDK5cFPhIfo

video dei morti sul lavoro nel 2026 al 31 agosto

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

lunedì 7 novembre 2011

Di Marco Bazzoni

Facendo una ricerca su internet, mi sono imbattuto in questa notizia. E' di 20 giorni fa, è vero, ma purtroppo i mezzi d'informazione ne parlano talmente poco, che si fa fatica anche a trovare le notizie di condanne per le stragi sul lavoro (quando non vanno in prescrizione). Quando l'ho letta, mi si è accapponata la pelle. Purtroppo in Italia per chi ha avuto un suo caro morto sul lavoro non ci sarà mai giustizia. Quattro condanne si, ma a pene talmente basse (condanne che vanno da 1 anno e sei mesi ad un anno e 4 mesi), che ci sarebbe di cui vergognarsi. Per l'amministratore delegato, tanto per cambiare, l'assoluzione. Simone Medas aveva solo 29 anni, quando è stato stritolato dagli ingranaggi di una macchina della fabbrica Euroallumina di Portovesme. Sono dell'idea, che le condanne che ci sono state nel processo di primo grado Thyssen (ammesso che reggano in appello), non sono ripetibili in nessun altro processo per morti sul lavoro. Anche quando succedono stragi come quella della Truck Center di Molfetta, le condanne non superano i 5 anni. Intanto l'Inail ci dice che le morti e gli infortuni sul lavoro sono in calo..... C'è lo dice da 5 anni consecutivi. Ma anche il presidente Inail Sartori ha dovuto ammettere alla conferenza stampa per la presentazione del Rapporto Annuale sugli infortuni sul lavoro (Luglio 2011), che all'appello mancano almeno 200 mila infortuni, perchè questi appartengono al sommerso: non vengono denunciati o vengono fatti passare per malattia, perchè molti lavoratori sono precari, o in nero o in grigio e hanno paura di ritorsioni se denunciano tali infortuni. Tutte le volte che accade una strage sul lavoro, leggo da più parti (specialmente dal mondo politico, ma anche quello sindacale), che bisognare fare, che bisogna aumentare i controlli, che bisogna aumentare le pene, che ci vuole certezza della pena, che la sicurezza andrebbe insegnata fin dalla scuola, che manca la cultura sulla sicurezza sul lavoro. C'è lo vanno ripetendo da anni, però l'unica cosa che manca sono i fatti per spezzare questo stillicidio quotidiano nei luoghi di lavoro, questa strage nell'indifferenza, questo bollettino di guerra sul lavoro. Tutto questo ci dovrebbe invitare alla riflessione, perchè così non si può più andare avanti. Se i mezzi d'informazione ne parlassero sempre e non a fasi alterne, se la politica facesse qualcosa di concreto perchè ci siano più controlli e la certezza di una pena severa per i datori di lavoro responsabili di tutte queste morti sul lavoro, se i sindacati facessero di più, forse non ci sarebbero tutti questi morti sul lavoro.....e non come le chiamano ancora in molti, anzi in troppi, "morti bianche o tragiche fatalità!!! Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

sabato 5 novembre 2011

5 novembre un sabato d'ordinaria strage sul lavoro: sono morti oggi 4 lavoratori

VENEZIA, 5 NOV E' morta Maria Monteanu, romena di 22 anni. la povera ragazza è morta travolta da un muletto nell'azienda di ingrosso di ortofrutta in cui lavorava, a San Pietro di Cavarzere.La tragedia questa mattina. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri di Cavarzere, ad investire la donna, per cause in corso di accertamento, sarebbe stato il proprietario della ditta che guidava il muletto. Sul posto è intervenuto anche lo Spisal. OLBIA, 5 NOV E' Morto Anton Pietro Abeltino pensionato di 65 anni. Albeltino è rimasto schiacciato dal trattore nella tarda serata nelle campagne di Calangianus. Abeltino stava lavorando nei terreni di di sua proprietà quando avrebbe perso il controllo del trattore che si e' ribaltato schiacciandolo. Solo quando non lo hanno visto rientrare per la cena i familiari si sono accordi della tragedia. Sono già 109 gli agricoltori schiacciati dal trattore in Italia dall'inzio dll'anno. E' morto Mario Galesi agricoltore di 72 anni precipitando dal tetto del magazzino dove era depositata la soia. a suoneria del cellulare si avvertiva in lontananza, un trillo flebile che sembrava provenire dall’interno del magazzino. Il nipote Andrea sentiva il cellulare suonare all'interno del capannone e quando ha visto la terribile scena dello squarcio sul tetto e lo zio Mario a terra già morto. Nel giro di pochi minuti sono accorsi tutti i parenti, sconvolti dalla scena. Subito dopo sono arrivate le pattuglie della Questura e il funzionario della medicina del lavoro dell’Asl. Galesi ha probabilmente perso l'equilibrio ed è caduto su una lastra della copertura che si è squarciata. È precipitato a terra dopo un volo di quasi cinque metri, battendo la testa sul pavimento del capannone. Livorno E' morto Elson Abang, 43 anni ufficiale della nave gasiera Laguna Swan. Abang è caduto nella stiva di una nave ed è morto poco dopo in ospedale per le ferite riportate. Abang secondo ufficiale di bordo, stava lavorando a bordo della nave, arrivata a Livorno in mattinata, con i colleghi quando, forse per un malore, ha perso l'equilibrio ed è caduto. I colleghi l'hanno soccorso e l'hanno portato sulla banchina nel disperato tentativo di salvargli la vita. Scattato l'allarme al 118, sul posto sono intervenuti i volontari della Misericordia con il medicoma purtroppo è morto una volta arrivato al Pronto soccorso. Sul posto sono arrivati anche gli esperti della Medicina del Lavoro dell'Asl che verificheranno se sulla nave sia tutto a norma

venerdì 4 novembre 2011

Ravenna 4 novembre E' morto un lavoratore anziano di 70 anni cui non si conosce ancora l'identità

Ravenna 4 novembre E' morto un lavoratore anziano di 70 anni cui non si conosce ancora l'identità. L'anziano è morto in seguito a un grave incidente avvenuto all'interno del piazzale della ditta Morigi Sider Srl, azienda siderurgica situata nella zona industriale di Roncalceci, in via dell'Arrotino. Stando alle prime informazioni, il settantenne sarebbe stato travolto da un bilico in manovra, rimanendo schiacciato sotto l'asse. Sembra che la vittima non fosse un dipendente della ditta ma il proprietario di un furgone che stava scaricando il materiale. L'allarme a vigili del fuoco e 118 è partito attorno alle 14.15. Decollato anche l'elicottero dall'ospedale di Ravenna. Purtroppo tutti i soccorsi sono stati inutili sono già 48 i morti sui luoghi di lavoro in Emilia Romagna che si conferma la regione con più vittime in rapporto al numero di abitanti seconda solo alla Lombardia che ha 62 morti ma il doppio della popolazione

Il bell'articolo di Sirio Valent su Diritto di Critica http://www.dirittodicritica.com

L’Italia che lavora è molto meno sicura oggi rispetto a due anni fa. Quest’anno, più che nei 12 mesi del 2009, ha fatto registrare oltre il 12% in più di vittime rispetto all’anno scorso. Di professione muoiono i vecchi contadini, i giovani stranieri, gli operai senza protezione e i precari del sub-sub-appalto. Eppure sui media il tam tam è lo stesso del ministro Sacconi: “la sicurezza sul luogo di lavoro è migliorata”. L’agricoltura dei caduti dimenticati. 108 morti l’anno sono l’equivalente di una guerra “a bassa intensità”: suona strano pensare che a causarli è il trattore, che si capovolge e schiaccia i contadini più anziani. Fa più morti dei cantieri edili, con il loro 27% del raccolto totale di vittime, precipitate da tetti senza impalcature e da ponti senza ringhiere. Tra i mattoni e le betoniere, i morti sono 143: uno su sette è straniero, la maggior parte viene dalla Romania. E spesso non sono ragazzini. Un quarto dei caduti è ultrasessantenne. Il 25% delle vittime ha un’età compresa tra i 60 e i 90 anni. Come il sessantatreenne Antonio Annunziata, uno dei due operai seppelliti in un pozzo artesiano durante un lavoro d’ampliamento. Lui e Peluso – l’altra vittima – lavoravano in nero e prendevano 40 euro al giorno, “come il 40% degli edili della Provincia di Napoli”, spiega Ciro Nappo, segretario generale Fillea Napoli. Viva il subappalto. Poi ci sono 57 “liberi professionisti”, che nel subappalto delle medie aziende (subappaltato ad altre aziende, come matrioske) hanno trovato la morte in modi assurdi: soffocati dentro un silos di prodotti chimici, ingoiati da un pozzo artesiano, fulminati da corti improvvisi. Accomunati da paghe da fame, contratti inesistenti, rassegnazione al rischio. In fabbrica si muore meno. Ma solo dove c’è il sindacato. Là le vittime del 2011 si contano sulle dita di una mano, forse perché caschi e guanti si usano davvero: e le vertenze (quegli odiosi bastoni tra le ruote degli imprenditori) salvano parecchie vite. Fuori, nelle aziende di servizi esternalizzate per risparmiare sui costi, è giungla. Capovolgere le statistiche. I dati ufficiali si perdono qualche pezzo per strada. Contano 980 morti tra “caduti sul luogo di lavoro e in itinere”, contro gli oltre 1080 registrati: forse perché escludono i soldati (9) uccisi in Afghanistan, i 34 stranieri di nazionalità non identificata periti nei campi di pomodori, i camionisti travolti dalle altre auto in autostrada. La verità è che si muore meno soltanto per strada, andando al lavoro: e non grazie alla viabilità migliorata, ma a più airbag in auto, quello sì un progresso tecnologico vero. Ma a parte questo, i numeri parlano chiaro. Si muore sempre di più sul luogo di lavoro. Vedere per credere: http://cadutisullavoro.blogspot.com/

giovedì 3 novembre 2011

Si continua a morire in tutte le parti d'Italia

A 14 all'altezza di Pesaro E' morto M.M. un operaio 45enne originario di Chioggia. M.M stava conducendo un mezzo escavatore su di un terreno sterrato, quando, per cause in fase di accertamento, ha perso il controllo del mezzo che si è ribaltato contro un albero, schiacciando l'operaio veneto.La tragedia è avvenuta nel cantiere autostradale , durante i lavori di ampliamento per la realizzazione della terza corsia. Sul posto sono intervenuti la polizia, i vigili del fuoco, i sanitari del 118 e l'ispettorato del lavoro per le verifiche del caso. Vercelli E' morto diversi giorni di agonia Gabriele Follador di soli 26 anni. Follador, l’operaio di 26 anni di Castello d’Agogna, era rimasto vittima di un incidente sul lavoro il 18 ottobre all’inceneritore di Vercelli. Il giovane è spirato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Maggiore di Novara dove era stato ricoverato subito dopo l’infortunio e dove è rimasto per oltre due settimane senza riprendere conoscenza. La tragedia che gli è costato la vita a pochi giorni dopo essere stato assunto. Il povero giovane era caduto in una botola rimasta accidentalmente apertaed era caduto nel vuoto da diversi metri d'altezza. Lo sfortunato giovane di Castello d’Agogna è rimasto tra la vita e la morte per quasi due settimane, nel corso delle quali non ha mai ripreso conoscenza, purtroppo ieri è deceduto.

mercoledì 2 novembre 2011

Due edili che lavoravano in nero sono morti in provincia di Napoli. Oggi abbiamo raggiunto in in Italia lo stesso numero di morti dell'intero 2009. Con l'itinere siamo già a oltre 1000 morti

Napoli 2 novembre Sono morti Antonio Annunziata di 63 anni e Antonio Peluso di 44, la tragedia a Somma Vesuviano a causa di crollo di una parete di un pozzo fondo molti metri. Secondo una prima ricostruzione e dalle indagini in corso è emerso che Annuniziata e Peluso stavano scavando un' enorme buca per convogliare le acque piovane per evitare l'allagamento dei terreni a causa delle forti piogge di questi giorni. Sembra che anche questi due lavoratori lavoravano in nero lo sostiene in una nota, Ciro Nappo, Segretario generale Fillea Napoli. Si allunga la lista delle morti sul lavoro che sono diventati 553 dall'inizio dell'anno. Sono 10 dall'inizio dell'anno sui luoghi di lavoro in provincia di Napoli e 34 in Campania. Avellino E' morto B.F un giovane di 19 anni a Montemarano. Il povero giovane è morto dopo essere stato travolto dalla benna di un escavatore che stava eseguendo dei lavori in un fondo privato. L' incidente e' avvenuto in via Spineta, alla periferia del comune altirpino. Secondo una prima ricostruzione B.F. e' stato colpito alla testa dal mezzo manovrato da un parente, dipendente di una impresa edile di Montemarano.(Avellino), Sul posto sono accorsi i medici del 118 ma per il giovane non c'era piu' nulla da fare. Il cantiere e' stato sequestrato ed un rapporto e' stato inviato dai militari alla Procura. Anche l'Ispettorato provinciale del lavoro ha aperto un'inchiesta. Chieti 2 novembre E' morto Domenico Sprecacenere, 86 anni, schiacciato dal trattore. La tragedia questa mattina intorno alle 13,30. Il trattore sul quale si trovava l'anziano agricoltore si è ribaltato probabilmente a causa di una manovra errata e ed è stato sbalzato a diversi metri di distanza. Subito soccorso, è stato trasferito con l'elicottero del 118 nell'ospedale di Chieti e ricoverato in terapia intensiva. E' stato tutto inutile dopo poche ore Sprecacenere è morto. Sno già 11 i morti sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno in provincia di Chieti e 25 in Abruzzo.Gli agricoltori morti a causa del trattore sono 110 dall'inizio dell'anno in Italia

martedì 1 novembre 2011

Morti sui luoghi di lavoro nei primi nei primi dieci medi dell'anno e categorie lavorative delle vittime

Prima di tutto grazie ai tantissimi visitatori dell'Osservatorio. Sono a darvi la situazione italiana sulle morti per infortuni sui luoghi di lavoro nei primi 10 mesi dell'anno. Al 31 ottobre i morti sui luoghi di lavoro sono stati 552 rispetto al 31 ottobre del 2010 l'aumento è del 12% (485). Oggi, con 2 mesi d'anticipo, abbiamo già raggiunto lo stesso numero di morti sui luoghi di lavoro dell'intero 2009. L'Agricoltura paga un prezzo pesantissimo con oltre il 30% di tutti i morti sul lavoro, la maggioranza di queste vittime sono dovute al ribaltamento del trattore che ha già ucciso 108 agricoltori e che da sole queste vittime morti rappresentano il 20% di tutti i morti sul lavoro. Basterebbe poco per salvarne tante, ma questo argomenti alla nostra classe dirigente interessa poco. L'altra categoria dover si muore di più è l'edilizia con oltre il 27% sul totale. Gli edili, per la maggioranza meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord muoiono principalmente a causa di caduta dall'alto per mancanza di protezioni e impalcature a norma. Le vittime lavorano in piccoli e piccolissimi cantieri con pochi dipendenti, che lavorano in condizioni precarie anche 10/11 ore al giorno. l'industria ha il 12,4% delle vittime e comparate al numero di lavoratori impiegati ha una mortalità molto più bassa delle altre categorie. Nelle aziende sindacalizzate le morti sono pochissime. L'autotrasporto ha il 7,5% dei morti e spesso gli autotrasportatori muoiono, non sulle strade, ma quando stanno eseguendo operazioni di carico e scarico della merce o quando si fermano per diversi motivi sulle strade e vengono investiti da altri mezzi. Poi ci sono una miriade di artigiani che lavorano nei servizi alle imprese quali: Elettricisti, installatori di pannelli solari, idraulici, piastrellisti ecc. che hanno complessivamente oltre il 10% delle vittime. Se si analizza la situazione nell'insieme viene in evidenza che la situazione peggiora dal 2009, che a morire sono soprattutto precari che non possono dire la loro anche sulla Sicurezza, pena il licenziamento, che intere categorie quali agricoltore anziani, militari e lavoratori in nero non vengono "conteggiate" come morti sul lavoro. Un altro aspetto è da evidenziare: l'Osservatorio monitora i morti SUI LUOGHI DI LAVORO già da 4 anni e solo tra il 2008 e il 2009 ha registrato un calo, in questi ultimi 3 c'è un aumento, e le proiezioni del 2011 a fine anno ci danno praticamente gli stessi morti del 2008. Come mai allora le statistiche ufficiali continuano a dare un calo? Una verità poco edificante per la nostra classe dirigente. E' in itinere che sui muore meno, e questo perchè anche i lavoratori, per fortuna acquistano automobili tecnologicamente più sicure una volta rottamate le vecchie. CONCLUSIONI: se ci si libera della propaganda, si vede che la Sicurezza sui luoghi di lavoro è diminuita e non calata, visto che registriamo dal 2009 un aumento delle vittime. Carlo Soricelli Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.com

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?