MORTI SUL LAVORO AL 21/9/2026 1036totali con itinere e 829 di questi sui luoghi di lavoro. L'Osservatorio è attivo dal 1° gennaio 2008 e monitora tutti i morti sul lavoro, anche quelli in nero e di categorie diverse da INAIL e con orgoglio rilevo che continuiamo a registrare migliaia di consultazioni da tutto il mondo ogni giorno, a dimostrazione di come la memoria delle vittime del lavoro rimanga un punto di riferimento anche a distanza di anni. Carlo.soricelli[at]gmail.com
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità
Elenco link dei siti artistici di Carlo Soricelli
Biography of Carlo Soricelli
Biografia di Carlo Soricelli
https://youtu.be/jDK5cFPhIfo
Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024
Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"
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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità
via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al
martedì 17 ottobre 2017
Fico e la terra italiana impregnata dal sangue dei nostri agricoltori
venerdì 13 ottobre 2017
Storia della morte di Lisa Picozzi, giovane ingegnere morta sul lavoro, raccontata dalla madre Marianna Viscardi. A leggere questa breve storia non si può non avere gli occhi pieni di lacrime. Almeno, almeno ai cittadini normali, ma non a chi dovrebbe occuparsene, e non lo fa
ora sono sempre di più le persone che conoscono la tua triste storia. Speriamo che serva a qualcuno per riflettere.
Nessuno più deve morire così, il lavoro è vita e deve essere difeso da Leggi più severe
ora sono sempre di più le persone che conoscono la tua triste storia. Speriamo che serva a qualcuno per riflettere.
Nessuno più deve morire così, il lavoro è vita e deve essere difeso da Leggi più severe
Illustrazione di Salvatore Liberti
Squilla il telefono.
«Sono il datore di lavoro di Lisa… Lisa ha avuto un incidente. Non so ancora bene cosa sia successo».
«Dov'è adesso?».
«È all'ospedale di Tricase. Io prendo l'aereo delle 19.20».
Ho pensato a un incidente in macchina: mai avrei immaginato una drammatica caduta mortale. D'altra parte, il mio primo pensiero è stato: «Se un amministratore delegato si sposta per un incidente, non può essere una cosa banale».
Ho cercato online l'ospedale di Tricase e chiamato il pronto soccorso. «Sono il medico che ha soccorso sua figlia. È in coma, le stanno facendo una TAC».
In coma? Sarà un coma leggero, temporaneo, indotto - mi ripetevo. Mi rifiutavo di pensare a qualcosa di grave. Invece, della mia Lisa era rimasto solo il meraviglioso cuore, bradicardico ma pulsante.
Ho messo in allerta i parenti medici perché contattassero l'ospedale in cui era ricoverata mia figlia. Intanto preparavo una valigia con quattro cose - quelle che, pensavo, mi sarebbero bastate per restare a Tricase una decina di giorni, prima di riportare a casa la mia bambina - e spedivo mio marito in aeroporto a prendere i biglietti dell'aereo (erano gli ultimi due: il destino aveva pensato anche a questo).
Solo dopo, al momento dell'imbarco, ho chiamato mio nipote, neurochirurgo, per avere notizie di mia figlia. La sua risposta mi ha raggelata: «I medici sono tutti attorno a lei, ma non si sa se Lisa ce la farà».
Ho gridato parole sconnesse, in mezzo ai viaggiatori. Mi sono aggrappata alla statua della Madonna, nella piccolissima cappella di Linate. Ho pregato tutti i santi del Paradiso e ho affrontato tra le lacrime il viaggio verso l'inferno.
Ancora non sapevo, ma Chicco mi aveva detto una pietosa bugia. Durante il volo ho pensato di tutto e implorato la Madonna affinché non mi lasciasse senza mia figlia. Mi vedevo intenta ad accudirla in un letto dove lei giaceva inerte: mi sarebbe bastato averla.
Con un'angoscia che mi impediva di respirare ho aspettato l'arrivo a Brindisi. Aereo fermo, chiamo immediatamente mio nipote. Non mi risponde, comincio a capire. Mi richiama subito dopo e mi dice quello che mai, mai, mai, avrei voluto sentirmi dire: «Purtroppo, Lisa non ce l'ha fatta». L'aereo si è riempito di urla disumane. Poi il nulla.
Passano più di due ore prima che io possa vederla. I carabinieri aprono la stanza in cui giace mia figlia, inerte e bellissima, come se nulla l'avesse sfiorata. Mi sembra perfino che, dai suoi occhi socchiusi, si intravveda quel meraviglioso azzurro che incantava chiunque la guardasse. «Non è vero, non può essere vero», continuo a ripetermi tra le lacrime, mentre entro in un tunnel di disperazione che mi fa perdere il senso di ogni cosa.
Non so ancora cosa e come sia successo. Comincio a realizzarlo la mattina dopo, davanti al cancello di quell'edificio bianco dove la morte ha esercitato il suo unico diritto: quello di fermare la vita.
È allora che la vedo.
Lei che sale sulle scale appoggiate alla parete dell'edificio.
Lei che si muove sicura, perché non vede pericolo intorno ai suoi passi.
Lei che si china, misura, prende appunti.
Lei che sta tornando alla scaletta più piccola per scendere.
Lei che non può sapere che la sta aspettando una trappola.
Lei che mette un piede dove non avrebbe mai dovuto metterlo.
Lei che sbanda e precipita e, forse, è spaventata, perché capisce cosa sta accadendo.
Mi chiedo spesso qual è stato il rumore che ha chiuso la sua vita e, ancora oggi, non mi spiego come ho fatto a non morire insieme a lei.
Sono passati sette anni da quel giorno, il 29 settembre 2010. Ho percorso un devastante iter giudiziario, nelle cui udienze il suo nome mi ha scalfito troppe volte il cuore: «Quando l'ingegner Picozzi è arrivata…», «Lisa è salita da sola su quella superficie?», «Nessuno ha detto all'ingegnere che c'era un pericolo?» e via dicendo. Il processo ha stabilito la condanna in primo grado per i responsabili della morte di mia figlia, che hanno fatto ricorso in appello. Stiamo ancora aspettando.
Il mondo va avanti, nel suo bene e nel suo male. La mia luce resta spenta. Mi muovo nel mio nulla e resto sempre ferma là, a oltre mille chilometri da casa, dietro un cancello di ferro, dentro un capannone bianco, dove il mio cuore agonizza sopra il sangue di mia figlia.
Il mio dolore parla da solo e ha un linguaggio inequivocabile. Si insinua nel mio tempo, intacca la mia volontà, demolisce ogni mia difesa. Si è depositato nei miei occhi, spegnendone la luce, ha irrigidito le mie labbra, allontanandone il sorriso. Ha fatto di me un ectoplasma che gli altri vedono, abbracciano, consolano. Ma io non ci sono più, sto salendo una scala senza gradini, in preda a uno spasmodico bisogno di ritrovare quella metà di me che mi faceva vivere. Ma dove? Non ho luce, non ho orizzonte, non ho certezze e, intanto, mi consumo.
Ho sempre davanti agli occhi mia figlia. Rivedo i suoi sorrisi, risento la sua voce. La immagino mentre solca quella superficie, mi tormenta il suo ultimo passo. Mi sembra di sentire il suo grido: «Aiuto, mamma». E poi... Non voglio vedere il suo sangue. E, allora, fermo i pensieri e lascio che il mondo si oscuri finché non distinguo più i contorni delle cose.
giovedì 12 ottobre 2017
INCREDIBILE ma vero. I lavoratori continuano a morire anche se televisioni e giornali non se ne occupano. Dopo la "sbuffata" mediatica di qualche giorno fa quando morirono 4 lavoratori, con i due della diga di Naro.
martedì 10 ottobre 2017
Purtroppo viviamo in un Paese ultra liberista, disumano e direi anche stupido nei comportamenti. Un pensionato di 79 anni muore cadendo dal tetto. Loperaio straniero che molto probabilet lavorava in nero con lui avverte gli avventori di un bar sulla tragedie e fugge.
MORTI SUL LAVORO: SI ALZA LA VOCE DEGLI SCANDALIZZATI. MA SOLO PER UNA DICHIARAZIONE. POI TUTTO COME PRIMA. GIA' 1100 MORTI DALL'INIZIO DELL'ANNO

lunedì 9 ottobre 2017
Si alza il coro di scandalizzati perchè oggi sono morti 4 lavoratori, mentre è uno stillicidio giornaliero. Tra l'altro un terzo dei lavoratori morti sul lavoro spariscono dalle statistiche, Che fine fanno gli altri? Resuscitano ovviamente. Questa mattina del 9 ottobre sono morti a Naro di Agrigento due lavoratori cadendo in una cisterna di una diga. A Torino Mirafiori è morto un manovratore della ditta Villanava. Un operaio è morto in provincia di Ascoli Piceno cadendo da un silos
Ma ameno voi che dovreste occuparvene seriamente e non lo fate state in silenzio. Mi riferisco a politici, sindacalisti, giornalisti di stampa, televisioni e del web. che si occupano di queste tragedie solo quando ci sono morti collettive, mentre è uno stillicidio giornaliero, tra l'altro un terzo dei lavoratori morti per infortunio spariscono ogni anno da tutte le statistiche. Non appaiono quindi non sono morti. Fanno il miracolo di resuscitare, così fanno la gioia dei propri cari.
Vi diamo le morti per infortuni sul lavoro lavoro aggiornate a oggi 9 ottobre. Sono molti di più di quelli che vengono diffusi dai media.
Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2
https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza
Sette morti sul lavoro in un solo giorno, ucciso a 19 anni sotto gli occhi del padre: ora basta con questa strage! Mamma muore nel tentativo di salvare il figlio dalle esalazioni di una cisterna. Seven workplace deaths in a single day, a 19-year-old killed before his father's eyes: stop this carnage now! Mother dies trying to save her son from tanker fumes
In Italia non si può continuare a morire di lavoro nell’indifferenza generale. Anche ieri sette famiglie distrutte in un solo giorno, che s...
Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro
Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro
Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli
1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati
2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza
3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica
4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere
5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro
6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)
7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi
8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni
9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.
10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.
11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.
12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori
13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.
14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.
15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.
16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.