Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

Biography of Carlo Soricelli

Biography of Carlo Soricelli Carlo Soricelli is a retired metalworker, painter, and sculptor. Born in San Giorgio del Sannio in the province of Benevento in 1949, Soricelli moved to Bologna with his family at the age of four. In his late adolescence, Soricelli began producing his first paintings, which showed a strong focus on ecological issues and a deep attraction to nature. This interest is evident in the animals he frequently depicts and in dying trees taking on human forms. Even then, Soricelli’s art served as a critique of a society advancing at the expense of environmental balance and social justice. In the early 1970s, his subjects shifted primarily toward human figures connected to marginalization: beggars, cardboard collectors, people with disabilities, and the elderly, as well as the blue-collar workers he encountered daily on the job. His canvases feature tired, worn faces marked by suffering and loneliness, alongside heavy bodies that lack classical beauty, set against dark, non-decorative palettes of black, brown, and blue. There is no hope or hint of redemption; instead, there is a persistent exposure of everything society typically avoids for being disturbing. This direct, essential style is often linked to Naïve art, shared by figures such as Ligabue, Covili, and Ghizzardi. Beginning in 1984, Soricelli exhibited at the Rassegna di Arti Naïves hosted by the "Cesare Zavattini" National Museum in Luzzara (Reggio Emilia), where he received various honors, including the title of Maestro d'arte. In the early 1980s, the Bolognese artist created his first sculptures—an additional, effective medium for his message. Notable works include Il Consumista (1985), an emblematic sculpture of a monstrous human creature covered in cutout ads and slogans devouring itself, and Il Comunicatore (1989), an ironic, brutal Orwellian vision. During the same decade, Soricelli introduced the theme of angels, developing it in a distinct way: the angel represents the outcast, once crushed and deformed, now lightened by a pair of wings that provide a sense of dignified hope. The intent is not to draw closer to the supernatural, but to anchor human existence within a single, shared reality. For two decades, Soricelli has also worked on what he calls Pranic Painting (Pittura Pranica), which involves visualizing the energy common to all living beings to create therapeutic effects for the viewer's mind and body. The first pranic work (1996), in which Soricelli depicts himself as a pranic knight, was acquired by the Zavattini Museum. Since 1976, Soricelli has participated in around seventy exhibitions, including shows at Palazzo Re Enzo in Bologna in 1986, a solo exhibition alongside Cesare Zavattini at the Festa Nazionale dell'Unità in Reggio Emilia in 1995, and at Palazzo d'Accursio in Bologna in 1996. He has also been featured in major exhibitions across France, Germany, the Soviet Union, Greece, and the former Yugoslavia. His work is included in numerous public and private collections as well as several museums. For 15 years, he has run a house-museum for his works in Casa Trogoni (Granaglione, near Bologna), open to the public by appointment. One room is dedicated to Pranic Painting, offering visitors a quiet space to experience self-healing through viewing these works free of charge. In recent years, he has returned to an art form he began in the 1980s, using discarded materials collected from streets, dumpster areas, and building rubble—such as cigarette butts and hubcaps. He calls this movement Rifiutismo ("Trashism"). In 1997, he published Maruchèin, featuring a preface by filmmaker Pupi Avati, reflecting on his childhood as a Southern Italian migrant in the North during the 1950s. In 2001, he published his second book, Il Pitto, with a preface by Maria Falcone. His subsequent works include Pensieri liberi e sfusi, La classe operaia è andata all’inferno, Terramare, Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti, a second volume of Pensieri liberi e sfusi, and a collection of poetry titled Canti Aionici. Soricelli is the founder and curator of the Independent Observatory of Bologna for Workplace Fatalities (Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, http://cadutisullavoro.blogspot.it/). Active since January 1, 2008, in memory of the seven ThyssenKrupp workers in Turin who lost their lives tragically weeks prior, it is the first independent observatory for workplace fatalities in Italy. Run entirely by volunteers, it serves as a national reference point for data and news on these workplace tragedies.

Biografia di Carlo Soricelli

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

https://youtu.be/jDK5cFPhIfo

video dei morti sul lavoro nel 2026 al 31 agosto

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

martedì 31 gennaio 2012

E' morto Antonio Trentin cadendo da un albero

VICENZA, 30 GEN E' morto Antonio Trentin di56 anni. Trentin già in pensione e' morto mentre stava potando un albero nel terreno di proprieta' di un artigiano: sembra che sia precipitato al suolo da una scala da un'altezza di circa tre metri . Indagini sono in corso da parte del personale dello Spisal dell'Usl di Vicenza intervenuto assieme ai carabinieri della stazione di Brendola.
Dall'esperienza di diversi anni di monitoraggio dell'Osservatorio quasi il 15% sul totale delle morti sono dovute a persone che non fanno di professione il lavoro che li uccide. Per essere chiari lavoratori in nero

Chi commissiona il lavoro non si rende neppure conto delle conseguenze a cui va incontro in caso di un grave infortunio sul lavoro se il lavoratore non è in regola.

domenica 29 gennaio 2012

E' morto Pasquale Petrolio, 65 anni , i familiari pensano che sia morto per i postimi di un infortunio di due anni fa

E' morto Pasquale Petrolio, 65 anni, di Celano. Petrolio è stato trovato in casa privo di vita dai familiari che hanno deciso di rivolgersi alla magistratura per accertare le cause della morte del congiunto. Ora il corpo di Petrolio, un edile in pensione sarà sottoposto a un’autopsia. Secondo i familiari, la morte potrebbe essere stata provocata dai postumi di un infortunio sul lavoro che Petrolio ha avuto due anni fa. L’operaio era alle dipendenza di un’azienda che stava realizzando un edificio pubblico in città e cadde da un tetto. Furono indagate quattro persone per lesioni gravi. Ora l’autopsia, che dovrebbe essere eseguita domani, dovrà fare chiarezza sulla vicenda.

Ma quanti sono i lavoratori che muoiono dopo molto tempo per infortuni sul lavoro?

sabato 28 gennaio 2012

Cesare Fiumi su "Sette" del Corriere della Sera




Andrea schiacciato da una balla, Giuseppe da una ruspa, Paolo da una trivella: è cominciato così il nuovo anno, com’era finito l’altro. Un “anno orribile”, secondo Carlo Soricelli, ex metalmeccanico, che a questi morti ha dedicato un sito

Aveva trent’anni, si chiamava Andrea, guidava il trattore sull’Appennino modenese dalle parti di Pavullo. Era nato sui campi e il suo mestiere, il mestiere di famiglia, l’agricoltore, lo sapeva fare. E bene. S’era alzato presto come ogni mattina e assieme al fratello minore aveva inserito il forcone per il carico sul muso
del mezzo a motore. Doveva portare qualche rotoballa alle mucche, ma alla stalla non c’è mai arrivato: una di quelle gigantesche forme di fieno all’improvviso è venuta giù dalla catasta.
E lui non ha avuto il tempo di saltare, di scappare.
L’hanno liberato da quel coperchio di paglia che non c’era più nulla da fare.
Il signor Giuseppe invece di anni ne aveva ottantadue e una passione che non rimava con pensione: la sua ditta e il lavoro come il capro espiatorio di un’inquietudine travolgente che non se ne andava se non metteva mano a qualcosa – tagliare marmi o piantare arbusti, qualsiasi cosa pur di darsi da fare –,
fossero anche i comandi di quella ruspa gialla, usata per dissodare un fazzoletto di terreno, con la quale è volato giù nella scarpata, forse per un guasto, forse per una manovra sbagliata.
E dalla quale è stato travolto, un gelido venerdì pomeriggio, in un paese del Bergamasco.
L’operaio Paolo invece lavorava al cantiere per la realizzazione della terza corsia dell’autostrada A4, nel Veneziano, sotto a una benna trivellatrice.
Aveva 42 anni, una compagna, due figlie gemelle di undici e una vita, come il suo mestiere, in costruzione. Quando i cavi hanno ceduto, e una parte del macchinario s’è staccata venendo giù di colpo, non ha avuto
neppure il tempo di capire. Anche lui morto schiacciato. Schiacciato sul lavoro, dal lavoro, anche lui in un giorno di gennaio come gli altri. Ad allungare la lista dei caduti sul posto di mansione.
Ogni nome è un sospiro. Ogni nome è una storia, sempre la stessa, quella di una sconfitta.
E sempre diversa, perche ogni dolore abita la vita a modo suo. Nomi e storie che il signor Carlo racconta, riassume, certifica con l’identico rigore e la medesima pena della prima volta – ormai quattro anni fa – quando decise di piantare ogni croce sul web, perche le morti bianche di questo Paese avessero una degna letteratura.
E un luogo della memoria che rammentasse giorno dopo giorno generalità e numeri di una strage quotidiana. Chiamatele pure morti bianche/ ma non è il bianco dell’innocenza/ non e il bianco della purezza/
non e il bianco di una nevicata in montagna/
E il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli/ che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto,
recitano i suoi versi asciutti.
C’era appena stato il rogo alla Thyssen di Torino e quei sette operai bruciati vivi il 6 dicembre 2007 – ai quali il signor Carlo ha dedicato il suo sito – gli avevano tolto il fiato.
Lui, operaio in pensione, s’era sentito in dovere di fare qualcosa: almeno, ricordare chi cade sul lavoro.
Perche volare giù dall’impalcatura della Costituzione, tirata su a partire da quel fondamento, non può finire nel dimenticatoio dove si accatastano, sbarazzandosi la coscienza, le comode fatalità.
E cosi il 1˚ gennaio 2008, e nato “l’Osservatorio Indipendente dei morti sul lavoro” di Carlo Soricelli da Bologna: non solo un esercizio di contabilità, amara e necessaria,ma anche un tentativo di capire, di aiutare (uno psicoterapeuta offre consulenza gratuita ai familiari delle vittime), di prevenire (vengono fornite informazioni meteorologiche per agricoltori, edili, autotrasportatori, operatori stradali ecc.).
E soprattutto un database formidabile di questo dramma italiano, spesso più aggiornato e puntuale della fonte Inail: capace di fotografare la realtà in mutazione come di fornire il resoconto, proprio in questi giorni,
dell’≪anno orribile≫ che ci siamo lasciati alle spalle.
Di certificare che i morti sul lavoro -nel 2011 sono stati piu di 1.170- tra vittime in loco (663) e in itinere. Perche queste cifre dicono che siamo tornati indietro di cinque anni, che le donne che hanno perso la vita
sono triplicate rispetto al 2010: 15 contro le 5 di un anno fa. E che l’agricoltura con 207 morti continua a pagare il tributo piu alto: praticamente ogni tre giorni muore un agricoltore schiacciato da una ruspa o da un trattore.
Come raccontano due delle tre storie di un giorno di gennaio come tanti, che il signor Carlo ha aggiunto a quella lapide che e il suo
http://cadutisullavoro.blogspot.com/.
E sul quale cliccare, per non scordare, e un po’ come lasciare un fiore.

cfiumi@corriere.it

Tragedia all'isola D'Elba muore Filippo Francolini schiacciato da un "bobcat" che si è ribaltato

E' morto Filippo Francolini un operaio di 49 anni questo pomeriggio a Marciana, all'isola d'Elba. Francolini è rimasto schiacciato da un mini-escavatore dopo aver finito il turno di lavoro. La tragedia intorno nel tardo pomeriggio lungo la discesa del santuario della Madonna del Monte, il più antico dell'isola che si trova sul monte Giove, a circa 600 metri sul livello del mare. Secondo una prima ricostruzione Francolini stava tornando a bordo del 'bobcat' sulla strada principale e per cause ancora da definire il mezzo si è ribaltato schiacciandolo mortalmente . Sul posto è intervenuto personale del 118 a bordo di mezzi dei vigili del fuoco, poichè la strada è particolarmente scoscesa.

venerdì 27 gennaio 2012

Torino E' morto Alessandro Paglia, 31 anni, nel torinese. E' morto un anziano di 73 anni che le Forze dell'Ordine sospettano causata da infortunio .

Torino E' morto Alessandro Paglia, 31 anni, di San giorgio Canavese. Paglia è morto due ore dopo essere trasferito all'ospedale in seguito ad una caduta dall'alto in una ristrutturazione di un ristorante. La tragedia a Baldissero, Dopo la caduta il muratore è stato trasferito con elisoccorso al Cto di Torino con gravissimi traumi. E' deceduto poco dopo il suo arrivo. Purtroppo la provincia di Torino è stata lì'anno scorso la seconda per numero di morti sui luoghi di lavoro dopo Brescia.

Perugia un anziano di 73 anni è morto al Santa Maria della Misericordia di Perugia, dopo esser stato ricoverato da due giorni. La polizia vuole approfondire le cause della morte. Secondo quanto riporta il Giornale dell'Umbria, gli agenti pensano che potrebbe trattarsi di un infortunio sul lavoro non segnalato e avvenuto in un cantiere di Cenerente, una frazione di Perugia. L'anziano era stato accompagnato martedì all'ospedale in condizioni gravi, in seguito a quello che in un primo momento era apparso come un semplice infortunio.
L'ipotesi al vaglio degli inquirenti e che l'anziano stesse lavorando in un cantiere quando si è infortunato. Aspettiamo ulteriori approfondimenti per sapere se questo anziano è l'ennesima morto sul lavoro che si è tentato d'occultare.
Purtroppo gli anziani pagano un prezzo elevatissimo di sangue. L'anno scorso quasi il 30% di tutti i morti sui luoghi di lavoro avevano un'età superiore a 60 anni. Temiamo che con la riforma Monti che allunga ulteriormente l'età della pensione anche alle persone anziane che svolgono lavori pericolosi che richiedono salute e riflessi pronti provocherà un'ulteriore aumento delle morti sul lavoro.

giovedì 26 gennaio 2012

E' morto Massimo Foladori di 33 anni

26 gennaio BOLZANO E' morto Massimo Foladori di 33 anni. Foladori è stato travolto da una palla di fieno di diversi quintali che stava scaricando da un camion. Foladori è deceduto nel primo pomeriggio dopo il ricovero in ospedale a Bolzano. La tragedia nella tarda mattinata a La Valle, in val Badia nell'Alto Adige.

martedì 24 gennaio 2012

E' morto Mario Lamera un operaio di 49 anni a Nerviano di Milano

Milano E' morto Mario Lamera un operaio di 49 anni. Lamera è morto in un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere di Nerviano: stava lavorando al rifacimento della facciata di un condominio, quando è caduto dal ponteggio da un altezza di oltre 10 metri cadendo sull'asfalto. Portato in gravissime condizioni. Inutile l’intevento dell’auto medica dell’opedale Civile e di un ambulanza della Croce Bianca di Legnano. Purtroppo ricomincia la strage di edili che cadano dall'alto, probabilmente senza ponteggio a norma.

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

Il Giappone in Italia

​Oggetto: Lavoricidio e "karoshi" all'italiana: la strage invisibile della fatica e dello stress ​ ​quando si parla di morti s...

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?