datemi una mano a realizzare il docufilm "Non vi farò dimenticare" per ricordare i 20000 morti sul lavoro in questi 18 anni di monitoraggio, racconterò com'è nato l'Osservatorio e i motivi che mi hanno spinto a realizzarlo. Faremo una piramide dove ci saranno le foto di centinaia di lavoratori morti, se ciascuno dei visitatori dona pochi euro ce la faremo IBAN IT38I0307501603CC8001169837 per queste 2 iniziativa, si può donare anche con RACCOLTA FONDI Gofundme https://gofund.me/24cd8ca59
morti sul lavoro nell'intero 2025 169 gli autotrasportatori e alcune autotrasportatrici 144 schiacciati dal trattore e alcuni altri mezzi agricoli nel 2024 sono stati 143 - 111 morti di Karoshi (di fatica per stress e eccessivo lavoro)- 81 i morti in infortuni domestici soprattutto per scoppi e incendi in casa coni persone sole e anziane -21 taglialegna - il 33,5% sono ultra sessantenni - Gli stranieri sotto i 65 anni sui luoghi di lavoro sono già oltre il 30%, tra pochi anni saranno la maggioranza LA STIMA DEI LAVORATORI NON ASSICURATI INAIL ammonta a circa 4 milioni
Mi dai una mano a realizzare il docufilm "Non vi farò dimenticare" per non far cadere nell'oblio gli oltre 20000 lavoratori registrati dall'Osservatorio in questi 19 anni. Se i fondi saranno sufficienti faremo anche la Piramide con le foto di centinaia di lavoratori morti sul lavoro, che avrà continuità con il muro delle farfalle bianche già realizzato
Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024
Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"
Soricelli
Carlo Soricelli attività artistica
andamento Regioni 2025 dalla peggiore
Andamento regione nell'intero 2025
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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità
Elenco link
- Rifiutismo corrente pittorica di Soricelli
- Opere nello studio bunker di Casalecchio di Reno
- Opere di pittura e scultura
- Opere del museo di Casa Trogoni di Granaglione
- le mie opere nel patrimonio della Regione Emilia Romagna
- i libri scritti
- https://soricellifioriscolpiti.blogspot.com/
- http://pitturapranica.blogspot.it/
- Alcune poesie
mercoledì 14 dicembre 2011
Maria Antonietta Farina Coscioni su Articolo 21
di Maria Antonietta Farina Coscioni*
Una strage. In che altro modo può essere definita la carneficina che si consuma giorno dopo giorno nel mondo del lavoro, e che con ipocrisia che da sola si qualifica vengono chiamate “morti bianche”? Dall’inizio dell’anno sono almeno 500 le persone che hanno perso la vita mentre lavoravano; a queste morti occorre poi aggiungere altre cifre spaventose: duemila invalidi, e 846.877 infortuni. Ho parlato di 500 morti, ma Carlo Soricelli, che meritoriamente anima l’Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro, parla di 638, e arriva a 1110 se si sommano i lavoratori morti in itinere e sulle strade. La recente tragedia a Trieste, il gravissimo incidente che si è verificato al Pala-Trieste alla vigilia del concerto di Jovanotti, ha giustamente colpito l’opinione pubblica.
Abbiamo letto, in queste ore, su Facebook e su Twitter messaggi di dolore e di commozione di tanti artisti e dello stesso Jovanotti; ma tragedie come quelle di Trieste si consumano, spesso tra indifferenza e noncuranza, tutti i giorni. Per restare a Trieste e in Friuli: il 23 novembre Renato Del Fabbro, un cittadino sloveno di 59 anni e residente a Vogrsko, è morto schiacciato da un masso del peso di quattro tonnellate, cadutogli improvvisamente addosso da un’altezza di dieci metri; il giorno prima quattro operai sono rimasti gravemente feriti mentre stavano lavorando all’interno di una scuola di Monfalcone. Effettuavano lavori di ristrutturazione all’interno dell’istituto, quando il soffitto improvvisamente è crollato; ma si potrebbe parlare dell’operaio trentasettenne stritolato dagli ingranaggi di una gru in movimento, e potrei fare decine di altri casi.
Da un paio d’anni ho deciso di presentare un’interrogazione al ministro del Lavoro per ogni persona che muore sul lavoro. Ne chiedo conto al ministro, che – parlo di Maurizio Sacconi – spesso non ha risposto; e quando lo ha fatto, sarebbe forse stato meglio il silenzio, perché si tratta di una risposta fredda e burocratica, notarile: di chi non avverte la gravità della questione, e comunque ha deciso che non è affar suo, e ne viene tirato per i capelli. Insisto, caparbia, nel presentare interrogazioni perché voglio che in un atto parlamentare resti comunque una traccia di queste tragedie. Quando si parla di 500 morti sul lavoro nel solo 2011 ancora non terminato, non si richiama l’attenzione solo sull’enormità della cifra. Dietro quel numero ci sono storie di donne e uomini che ogni giorno facevano spesso lavori duri e pesanti per poche centinaia di euro; spesso sono extracomunitari clandestini impiegati in lavori che a noi italiani non garbano più, e sono pagati in nero e vittime di ogni tipo di ricatto…
La tragedia di Trieste, le tante tragedie come quella di Trieste che non fanno “notizia” e non commuovono se non le famiglie e gli amici delle vittime, ripropongono l’annosa questione della sicurezza nel mondo del lavoro. Mi guardo bene dall’anticipare giudizi e risultanze di inchieste della magistratura, ma ho il fondato sospetto che all’origine di tante di queste tragedie vi sia l’inosservanza delle norme sul lavoro. E’ una amara realtà che si sia più sensibili alle ragioni del risparmio e del guadagno da conseguire a ogni costo, che alla sicurezza dei lavoratori.
Mi chiedo, per esempio, quante ispezioni gli ispettori del lavoro riescono a realizzare nelle imprese, nei cantieri, nei luoghi di lavoro. Ispezioni, voglio dire, a sorpresa, senza preavviso; per quei 500 morti (o 638), per quei duemila invalidi, per quegli 846.877 infortuni, quanti sono stati chiamati a rispondere? E in che modo? Soricelli avverte che in quest’anno non ancora terminato, abbiamo comunque superato le morti degli anni precedenti. Voglio sperare e credere che il nuovo governo Monti e il nuovo ministro del Lavoro voglia, sappia voltare radicalmente pagina, si mostri più solerte e attivo; voglia e sappia raccogliere i richiami più volte lanciati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Quella delle cosiddette “morti bianche” è una strage che deve finire.
* Deputata radicale, segretario commissione Affari Sociali della Camera
Umbria Olii, "la sentenza dimostra che le che le morti sul lavoro non sono mai tragiche fatalita'" - di Paolo Pacifici (sindaco Campello sul Clitunno) / Palatrieste: "governo annunci provvedimenti straordinari" - di Redazione / Morti sul lavoro, superate anche le stime del 2008 - di Carlo Soricelli*
Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2
https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza
Finalmente un calo storico dei morti sul lavoro
Osservatorio di Bologna morti sul lavoro Report 2026 – 65 morti sui LUOGHI DI LAVORO...
via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al
Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro
Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro
Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli
1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati
2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza
3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica
4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere
5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro
6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)
7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi
8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni
9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.
10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.
11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.
12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori
13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.
14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.
15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.
16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.
Purtroppo è una realtà drammatica e le morti sul lavoro sono quelle indicate dall'Osservatorio, tutte documentate e archiviate in appositi file. Speriamo che il Governo Monti e il Ministro Fornero dimostrino maggiore sensibilità di quello passato. Carlo Soricelli
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