morti sul lavoro al 21 maggio 2024

Report dei morti sul lavoro dall’inizio dell’anno al 27 maggio 2024 Un aumento del 19, 5 % erano 334 il 27 maggio del 2023, a questa mattina sono 415 sui luoghi di lavoro, con un aumento del 19,5%. Una giornata da incubo ieri 27 maggio con 13 morti complessivi, 10 sui luoghi di lavoro e 3 in itinere, un pazzesco aumento dei morti nell’autotrasporto, con un aumento di oltre il 300% in questi primi cinque mesi del 2024 rispetto al 27 maggio del 2023, i morti di ieri: 3 nell’autotrasporto, sono a questa mattina 62 contro i 19 del 2023 (un aumento che ha dell’incredibile e che è opportuno analizzare a fondo), 3 in agricoltura schiacciati dal trattore, diventano 51 dall’inizio dell’anno (167 ne 2023 ), uno in edilizia, uno in giardineria, 2 in infortuni domestici, 3 in itinere al ritorno dal lavoro OSSERVATORIO NAZIONALE DI BOLOGNA MORTI SUL LAVORO Il primo osservatorio nato in Italia (e ancora l’unico) che monitora e registra tutti i morti sul lavoro in Italia dal 1° gennaio 2008, anche quelli che non dispongono di un’Assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL Attivo dal 1° gennaio 2008 Una voce fuori dal coro minimalista su queste tragedie Morti sul lavoro nel 2024 28 maggio Dall’inizio dell’anno sono morti per infortuni in 415 sui Luoghi di lavoro (tutti registrati) e 583 se si aggiungono i morti in itinere e sulle strade L’unico osservatorio che monitora da 17 anni i morti sul lavoro, compresi i non assicurati a INAIL e i lavoratori in nero, nelle province ci sono i morti monitorati dall’Osservatorio, tra parentesi nelle regioni i morti con itinere e in altri ambiti lavorativi. Per noi chiunque muore mentre svolge un lavoro è considerato un morto sul lavoro Nel 2023 i lavoratori morti per infortuni sono stati 1485, 986 di questi sui Luoghi di lavoro gli altri sulle strade e in itinere, soprattutto in agricoltura e in edilizia, sono monitorati anche quelli che non dispongono di nessuna assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL. Aperto da Carlo Soricelli per non dimenticare i sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti poche settimane prima. Da 17 anni i morti sui luoghi di lavoro sono tutti registrati in apposite tabelle Excel con l’indicazione di data del decesso, provincia e regione della tragedia, identità della vittima, età, professione, nazionalità e cenni sull’infortunio mortale. dall’assicurazione che ha o se non l’ha affatto (lavoro in nero) o agricoltore anziano. Dal 1° gennaio 2008, anno di apertura dell’Osservatorio al 31 dicembre 2023, sono morti complessivamente 21050 lavoratori, di questi 10474 per infortuni sui luoghi di lavoro (tutti registrati in tabelle excel). ma purtroppo sulle strade e in itinere sfuggono comunque diversi lavoratori Le ore impiegate in questi 15 anni di monitoraggio con lavoro volontario sono state oltre 30000. Continuano ad alterare la percezione del fenomeno con dati parziali e assurdi anche nel 2023 con “indici occupazionali” quando il 30% dei morti non ha nessuna assicurazione o hanno un’assicurazione diversa da INAIL che diffonde solo i propri morti che in diversi copiano. Nel 2024 erano Un aumento al 22 maggio rispetto allo stesso giorno del 2023 del 23,5% Il 32% sono ultrasessantenni Gli stranieri sotto i 60 anni sui luoghi di lavoro sono il 35% Le capitali dei morti sul lavoro: quest’anno Bologna Brescia, Catania, Firenze Caserta, Bolzano, Trento Torino Regioni Lombardia, Campania Emilia Romagna e Sicilia 52 gli schiacciati dal trattore e alcuni altri mezzi agricoli nel 2023 167 62 gli autotrasportatori 46i morti di fatica o stress da superlavoro tra operai/e, bracciati, autotrasportatori, medici, infermieri ecc. 50 i morti per infortuni domestici, soprattutto anziani soli (e abbandonati socialmente) Tantissime le donne che muoiono per infortuni, soprattutto in itinere: per la fretta, per la fatica del doppio e triplo lavoro, in itinere muoiono percentualmente molto più degli uomini 17 i boscaioli morti

Le province nel 2023

Le province nel 2023
guarda la situazione della tua provincia Morti sui luoghi di lavoro nelle province nel 2023 dalla più virtuale Livorno, a Rieti la peggiore

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

Grazie a tutta la redazione di Via delle Storie, a Giorgia Cardinaletti, a Giovanna Brausier

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

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giovedì 27 giugno 2013

Risposta del Dott. Gabrielli responsabile della Protezione Civile sulle nostre preoccupazioni in caso di forti scosse sui capannoni industriali

Gentile Signor Soricelli, faccio riferimento a quanto ha voluto comunicarmi con la sua mail del 18 giugno scorso, riguardante l'argomento in oggetto. Con riferimento alle previsioni reperibili sul sito OpenHazards, da Lei menzionato, corre l’obbligo di ricordare che, per il territorio nazionale, esistono molte previsioni dei terremoti elaborate con diversi metodi. Visto il livello ancora del tutto sperimentale (se non, in alcuni casi, anche amatoriale) di questi metodi dipendenti dal tempo, questo Dipartimento riceve indicazioni assai contrastanti sulle aree in cui nei prossimi mesi/anni la probabilità di accadimento dei terremoti sarà più alta. Ad esempio, è soltanto di pochi mesi fa la segnalazione da parte di illustri scienziati circa l’aumento della pericolosità sismica in tutto il centro e sud del territorio nazionale, dunque con una tendenza opposta a quella presentata nel sito sopra citato, per il quale i valori più alti di probabilità riguardano invece il centro e nord del nostro Paese. Da questi elementi di valutazione, costantemente seguiti da questo Dipartimento anche con il supporto scientifico della Commissione Grandi Rischi, emerge che le azioni di medio termine che il Servizio Nazionale della Protezione Civile, sotto il coordinamento del DPC, ha già intrapreso e sta sviluppando (pianificazione di emergenza, esercitazioni, piano nazionale di prevenzione) sono quelle giuste. Esse infatti si concentrano, nell’ambito dell’intero territorio nazionale, sulle zone a più alta pericolosità così come sancite dalla Mappa di Pericolosità Sismica del territorio nazionale (Ordinanza PCM 3274/2003; G.U. n.108 dell'8 maggio 2003), che è il documento ufficiale di riferimento per tutte le azioni di mitigazione del rischio sismico. Nell’assicurarLe, in ogni caso, la massima attenzione da parte di questo Dipartimento per quanto da Lei segnalato, Le invio cordiali saluti. Franco Gabrielli ---------------------------------------------------- Segreteria particolare Capo Dipartimento della Protezione Civile Presidenza del Consiglio dei Ministri Via Ulpiano, 11 - 00193 Roma Fisso + 39 0668204601 Fax +39 0668204602 Grazie della risposta Dott. Gabrielli, è molto importante quello che ha scritto e che metterò a conoscenza attraverso il blog e le mail la sua risposta. E' la prima volta che il responsabile di un'istituzione così importante come la Protezione Civile risponde alle preoccupazioni dell'Osservatorio che è formato solo da volontari, e non ha nessun scopo se non quello di sensibilizzare sulle morti per infortuni sul lavoro, e cercare di proporre soluzioni per far diminuire il numero di morti sul lavoro. E' evidente che quelle del sito americano sono previsioni, ma avendo già previsto quel sito il terremoto in Emilia un anno prima, e sulle cartine si vede chiaramente, la preoccupazione è molto aumentata vedendo che lo stesso sito ha addirittura aumentato le probabilità di nuovi terremoti nelle zone già colpite, allargando le possibilità di forti scosse anche alle città di Bologna, Modena, Reggio Emilia, l'Appennino emiliano, arrivando anche a lambire le zone colpite pochi giorni fa in Toscana entro i prossimi 3 anni. Noi non mettiamo in discussione la serietà della Protezione Civile, e che anzi, apprezziamo molto per l' impegno e professionalità che ha sempre dimostrato, una delle poche strutture veramente all'altezza di un grande paese come l'Italia. Il problema vero è che nessuno ci dice niente (parlo di noi cittadini e non solo dell'Osservatorio), a partire dalle istituzioni locali e arrivando fino al governo del paese, su cosa si sta facendo per i capannoni industriali che presentano le stesse caratteristiche di quelli crollati con il terremoto in Emilia lo scorso anno. Se un terremoto di quella portata capita in un giorno lavorativo e in un normale orario di lavoro, le vittime possono essere migliaia. Io come curatore dell'osservatorio e come cittadino italiano vorrei essere tranquillizzato: vorrei sapere quanti sono questi capannoni a rischio crollo e cosa si sta facendo eventualmente per farli mettere a norma per salvaguardare la vita di chi ci lavora dentro. Solo intorno a Bologna sono migliaia questi capannoni prefabbricati, e a mio parere basterebbe, per evitare in molti casi problemi catastrofici, almeno che le travi in cemento armato siano "imbullonate" con le colonne, sempre in cemento armato, in modo che non crollino e ricordando che in molti capannoni le travi sono solo "appoggiate". Comprendo anche che lo Stato non ha le risorse necessarie per questi controlli, però credo sia importante richiedere ai proprietari di questi capannoni industriali di rilasciare un’autocertificazione che dicesse che lo stesso è costruito né rispetto delle norme antisismiche del 2005. Lo Stato per venire incontro ai proprietari che dovranno eseguire lavori di ristrutturazione per portarli a norma può defiscalizzare questi lavori. Credo che anche l'economia italiana ne trarrebbe grande beneficio, soprattutto l'edilizia e la metallurgia se si cominciasse fin da ora a fare dei sopralluoghi dentro questi capannoni e agli edifici scolastici per poi farli mettere a norma nel rispetto delle leggi antisismiche del 2005. Con stima Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.com

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Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?