morti sul lavoro al 21 maggio 2024

OSSERVATORIO NAZIONALE DI BOLOGNA MORTI SUL LAVORO Il primo osservatorio nato in Italia (e ancora l’unico) che monitora e registra tutti i morti sul lavoro in Italia dal 1° gennaio 2008, anche quelli che non dispongono di un’Assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL Attivo dal 1° gennaio 2008 Una voce fuori dal coro minimalista su queste tragedie Morti sul lavoro nel 2024 21 maggio Dall’inizio dell’anno sono morti per infortuni in 398 sui Luoghi di lavoro (tutti registrati) e 551 se si aggiungono i morti in itinere e sulle strade L’unico osservatorio che monitora da 17 anni i morti sul lavoro, compresi i non assicurati a INAIL e i lavoratori in nero, nelle province ci sono i morti monitorati dall’Osservatorio, tra parentesi nelle regioni i morti con itinere e in altri ambiti lavorativi. Per noi chiunque muore mentre svolge un lavoro è considerato un morto sul lavoro Nel 2023 i lavoratori morti per infortuni sono stati 1485, 986 di questi sui Luoghi di lavoro gli altri sulle strade e in itinere, soprattutto in agricoltura e in edilizia, sono monitorati anche quelli che non dispongono di nessuna assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL. Aperto da Carlo Soricelli per non dimenticare i sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti poche settimane prima. Da 17 anni i morti sui luoghi di lavoro sono tutti registrati in apposite tabelle Excel con l’indicazione di data del decesso, provincia e regione della tragedia, identità della vittima, età, professione, nazionalità e cenni sull’infortunio mortale. dall’assicurazione che ha o se non l’ha affatto (lavoro in nero) o agricoltore anziano. Dal 1° gennaio 2008, anno di apertura dell’Osservatorio al 31 dicembre 2023, sono morti complessivamente 21050 lavoratori, di questi 10474 per infortuni sui luoghi di lavoro (tutti registrati in tabelle excel). ma purtroppo sulle strade e in itinere sfuggono comunque diversi lavoratori Le ore impiegate in questi 15 anni di monitoraggio con lavoro volontario sono state oltre 30000. Continuano ad alterare la percezione del fenomeno con dati parziali e assurdi anche nel 2023 con “indici occupazionali” quando il 30% dei morti non ha nessuna assicurazione o hanno un’assicurazione diversa da INAIL che diffonde solo i propri morti che in diversi copiano.

Le province nel 2023

Le province nel 2023
guarda la situazione della tua provincia Morti sui luoghi di lavoro nelle province nel 2023 dalla più virtuale Livorno, a Rieti la peggiore

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

Grazie a tutta la redazione di Via delle Storie, a Giorgia Cardinaletti, a Giovanna Brausier

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

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mercoledì 17 gennaio 2024

Lettera alle Istituzioni Europee sperando che almeno loro ascoltino una fonte indipendente sui morti sul lavoro in Italia

 All’Attenzione della presidente Eurostat Mariana.KOTZEVA@ec.europa.eu

commissario agli Affari europei Paolo Gentiloni cab-gentiloni-contact@ec.europa.eu

Capo Gabinetto di Gentiloni fabrizio.balassone@ec.europa.eu

European Commission  CHIEF SPOKESPERSON eric.mamer@ec.europa.eu

Onorevole Chiara Gribaudo Presidente Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle condizioni di lavoro gribaudo_c@camera.it

Onorevole MARROCCO Patrizia Vice Presidente (MARROCCO_P@CAMERA.IT)

Onorevole Andrea Quartini  Vice Presidente QUARTINI_A@CAMERA.IT

 

Buongiorno e Buon anno a tutti voi, sono Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro. Da 17 anni l’Osservatorio formato da volontari che non percepisce nessun compenso, monitora i morti sul lavoro, tutti i morti sul lavoro, anche in nero o con assicurazioni diverse da quella di INAIL che è l’Istituto Italiano di riferimento in Italia, e che assicura buona parte dei lavoratori.

Ogni anno l’Osservatorio registra un numero di morti sul lavoro molto più rilevante di quelli che diffonde Inail, che non fa nessun monitoraggio e raccoglie solo le denunce che gli arrivano dal territorio dei suoi assicurati: ogni anno spariscono dal conteggio centinaia di morti sul lavoro, sono diverse migliaia in questi anni di monitoraggio e il Paese è all‘oscuro delle vere dimensioni di questa strage, compreso il nostro Presidente Sergio Mattarella, al quale non fanno mai vedere le mail a lui diretta dall’Osservatorio.

Attraverso l’Osservatorio i morti sui LUOGHI DI LAVORO sono tutti registrati nelle provincia italiana dove si è verificata la tragedia, giorno mese e anno, identità della vittima, età professione (anche se in nero) e nazionalità.

Un Paese civile non può non considerare i tantissimi morti sul lavoro che spariscono dalle statistiche ufficiali, alterare la percezione del fenomeno, spendere miliardi di euro, tra l’altro detratti dalle tasche dei lavoratori, in modo sbagliato, visto che per la maggioranza vanno alle aziende strutturate, che hanno consulenti e responsabili della sicurezza che riescono a esercitare un controllo sui luoghi di lavoro. Invece la maggioranza dei morti sono concentrati in piccole e piccolissime aziende, artigiani, anziani agricoltori che continuano a lavorare la terra e tantissimi in nero, quelli che lavorano senza nessuna assicurazione che sarebbe obbligatoria in Italia. Questo succede, perché perdono il posto di lavoro in tarda età, o perché lavorano per aziende che non li assicurano. Sono 15 anni che mando centinaia di mail a tutti i livelli, a partire dai Ministri del Lavoro e dell’Agricoltura, al Parlamento Italiano, a tantissimi parlamentari, ma per questa carneficina è stato eretto un muro di silenzio e complicità tra le varie istituzioni: troppo interessi convergono su queste tragedie.

Vi chiedo di valutare quanto vi scrivo con allegati i morti e i grafici e di chiedere spiegazioni su questi silenzi ai ministri competenti e a tutti quelli che dovrebbero occuparsene e non lo fanno: compreso il Parlamento Italiano e agli Enti che dovrebbero occuparsi di questo in modo esaustivo.

Anche quest’anno solo quasi 1500 i morti complessivi, ben 985 sui luoghi di lavoro: come Eurostat, l’Osservatorio tiene separati nettamente i morti sui Luoghi di Lavoro da quelli che muoiono in itinere, sommarli e quelli che muoiono sulle strade, che richiedono interventi diversi, o rendere poco chiaro questo aspetto si crea una confusione che denuncio da quando l’Osservatorio è stato aperto. Tra l’altro non possono esserci lavoratori di serie A e di serie B anche da morti.

Chiedo inoltre che in ogni Paese Europeo si istituiscano Osservatori Indipendenti, avendo verificato che anche in altri Paesi ci sono problemi analoghi.

 

Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it

Report morti sul lavoro nell’intero 2023

E’ finito il sedicesimo anno di monitoraggio dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro; un 2023 orribile che si è concluso con 985 morti sui luoghi di lavoro uno spaventoso aumento del 23,2% rispetto ai morti sui luoghi di lavoro del 2022 dove registrammo 755 morti.

Se si aggiungono tutti i morti sul lavoro, compreso l’itinere, così come li conta INAIL arriviamo a contarne 1467. Mai stati così tanti da quando ho aperto l’Osservatorio il 1° gennaio 2008, con un aumento rispetto a quell’anno del 36% se si contano tutti i morti sul lavoro, anche quelli in nero e che hanno un’assicurazione diversa da INAIL. Percentualmente le morti nelle varie categorie sono sempre le stesse e colpiscono in ordine decrescente: agricoltura, che ha avuto quest’anno 167 agricoltori schiacciati dal trattore, edilizia, con le cadute dall’alto che sono la stragrande maggioranza i morti di questa categoria, autotrasporto, lavori domestici; negli infortuni domestici muoiono diverse casalinghe, ma anche parecchi uomini che si improvvisano elettricisti, antennisti, fabbri, imbianchini, giardinieri ecc. Esiste un grandissimo problema di sensibilizzazione sui rischi che si corrono improvvisandosi “esperti” in lavori pericolosissimi, che richiedono una grande preparazione.

Prevenzione e sensibilizzazione che dovrebbe fare lo Stato nelle sue articolazioni: purtroppo non sanno neppure quanti sono i morti in queste categorie e in nero. L’industria (tutta l’industria) che, avendo presenti sindacati e rappresentanti della Sicurezza, ha un numero di morti relativamente molto basso sui luoghi di lavoro e questo nonostante un numero enorme di addetti.  Tantissimi però muoiono in itinere, che è cosa diversa da chi muore sui luoghi di lavoro. Con l’itinere aumenta in modo notevole il numero di morti nella categoria, ma è anche forviante, se parliamo dei morti sul lavoro propriamente detti. Per lo Stato anche l’itinere è considerato, giustamente, come parte del lavoro, ma richiede interventi diversi e un cambiamento nell’organizzazione del lavoro in entrata e in uscita con orari flessibili per chi deve gestire un carico familiare e non dover correre uccidendosi per le strade.

Caporalato anche di Stato negli appalti, i 5 morti di Brandizzo che lavoravano sulla rete ferroviaria non erano dipendenti delle Ferrovie di Stato, ma dipendenti di una ditta esterna: sono lavoratori ridotti in uno stato che ricorda i lavoratori dei primi del novecento. Emblematica in questo senso la morte di qualche mese fa di un operaio, che è stato travolto da un escavatore di una ditta diversa pur lavorando nello stesso cantiere: il lavoratore morto era andato a parlare con quello dell’altra ditta, probabilmente per vedere come procedere coi lavori comuni.

I lavoratori morti itineranti: sono i tantissimi residenti del Sud Italia che vanno a morire al centro-nord, ma ci sono anche quelli che muoiono nel sud e che abitano al nord, anche se è una quota minoritaria, questo pendolarismo provoca anche tanti morti sulle strade.

 Percentualmente le donne morte sui luoghi di lavoro sono relativamente poche, ma perdono la vita numerosissimi in itinere, delle 108 monitorate, quasi tutte sono morte in itinere, ma tante come per gli uomini sfuggono a queste statistiche, come del resto gli uomini perché lavorano sulle strade come le rappresentanti e le agenti di commercio, le donne sulle strade muoiono quasi quanto gli uomini. Le donne svolgono spesso un doppio o il triplo lavoro, corrono sulle strade per arrivare in tempo sui luoghi di lavoro, dopo aver accudito la famiglia, i figli, a volte gli anziani genitori: lo stesso quando finiscono il turno di lavoro. Allucinante il caso di una mamma che aveva chiesto un quarto d’ora di orario flessibile per riuscire a portare i figli a scuola, ma gli è stato negato dall’azienda nella quale lavorava ed è stata costretta a licenziarsi, poi non lamentiamoci che in Italia non si fanno più figli, le donne mica sono votate al martirio.

Anche Eurostat, conteggia come morti sul lavoro solo quelli che muoiono sul posto di lavoro. E’ per questo che l’Osservatorio tiene separate nettamente queste due tipologie di morti sul lavoro, i morti sui luoghi di lavoro sono concentrati nelle piccolissime aziende, tra gli stessi artigiani dove muoiono numerosissimi, tra i morti in nero, soprattutto anziani che perdono il lavoro in tarda età, che continuano a lavorare per le magre pensioni e perché spesso sono l’unico sostentamento, per aiutare con il loro lavoro i figli e le famiglie dei figli, che continuano a lavorare  la terra nonostante l’età, per le basse pensioni, ma anche per non vedere andare in malora il lavoro di una vita: il 33% dei morti sui Luoghi in Italia hanno più di 60 anni Sconvolgente vedere che i morti schiacciati dal trattore sono stati nel 2023 167, lo stesso numero del 2022, e oltre 2300 da quando ho aperto l’Osservatorio,

Avvertenza speciale, i morti sono addebitati nella provincia dove è accaduta la disgrazia o la strage e non  a quella di residenza: sono molti i lavoratori che sono morti in trasferta in altre Province e Regioni. Complessivamente le donne morti sul lavoro hanno superato quest’anno il numero di 100, con un leggero decremento rispetto al 2022, dove sono state complessivamente 137

La nazionalità dei morti sui luoghi di lavoro sotto i 60 anni e non italiani sono: Albania 24 morti, Romania 20.  Marocco 10, India 6, Moldavia 5, Serbia 4, Egitto 3, Ghana 3, Polonia 2, Bulgaria 2, Grecia 2, Ucraina 2, Tunisia 2, Kenya 1, Mali 1, Nigeria, Perù 1, Russia 1, Sri Lanka 1, Slovacchia 1, Stati Uniti 1, Colombia, 1 Argentina, Gambia 1, Bangladesh 1 Bosnia 1, Cina 1, Costa D’avorio 1, Croazia 1, poi altri 9 stranieri che però non è stato possibile risalire alla nazionalità, a volte è difficilissimo riuscire a sapere addirittura chi sono. Gli stranieri sotto i 60 anni i morti sui luoghi di lavoro sono già il 28% sul totale e siccome svolgono i lavori che gli italiani non fanno più diventeranno la maggioranza in pochi anni.

E’ una situazione che dovrebbe essere ben valutata e cercare di rimediare, per non trovarci tra qualche anno a fare i conti con questa realtà: basta vedere le Banlieue francesi per rendersi conto di come potrà essere il nostro Paese tra qualche anno.

Sono a darvi i morti sui luoghi di lavoro di tutte le province e regioni italiane con le percentuali dei morti sui luoghi di lavoro rispetto al numero di abitanti, che riteniamo l’unico parametro valido. Non si possono fare statistiche e indici occupazionali e dare colori diversi a Regioni o Province quando a morire sono per il 40% lavoratori che non dispongono di nessuna assicurazione specifica, o che sono assicurati a istituti diversi da INAIL, che soprattutto muoiono in nero. 

Abbiamo fatto questo per fare chiarezza su quanti in realtà muoiono sui luoghi di lavoro, separandoli dai morti in itinere, che richiedono interventi diversi, soprattutto per chi ha un carico famigliare, che dovrebbe sempre avere un orario flessibile di entrata e uscita dal lavoro.

In allegato le Regioni e le Province italiane che hanno più morti sul lavoro per numero di abitanti, così come fa Eurostat. Partendo dalle più virtuose Facendo diversamente sommando i morti sui luoghi di lavoro e sulle strade si inquinano i parametri, e si fanno interventi dove ce n’è meno bisogno. Buon 2024 per i lavoratori italiani, sperando che quest’anno sia migliore del 2023.

Chiedo all’Europa di interessarsi a queste tragedie italiane: con le Istituzioni italiane  non è possibile avere nessuna collaborazione e ascolto: non si sono mai degnate di rispondere e commentare le migliaia di mai spedite dall’Osservatorio in queste 17 anni di monitoraggio, e questo perché contestavo la loro narrazione minimalistica che è poi la stessa che viene mandata in Europa da INAIL. E’ questa la democrazia in Italia? Non c’è che da sperare nell’Europa per farsi finalmente ascoltare.

Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro sito Internet http://cadutisullavoro.blogspot.it in allegato i morti sui luoghi di lavoro nelle Regioni e nelle province italiane nel 2023

 

 

 

 


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Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?