Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for

Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and for
Independent Observatory of Workplace Fatalities in Italy ​Founded by Carlo Soricelli (Artist and former Metalworker) ​IT | La Storia dell'Osservatorio e la Battaglia per la Verità

Biography of Carlo Soricelli

Biography of Carlo Soricelli Carlo Soricelli is a retired metalworker, painter, and sculptor. Born in San Giorgio del Sannio in the province of Benevento in 1949, Soricelli moved to Bologna with his family at the age of four. In his late adolescence, Soricelli began producing his first paintings, which showed a strong focus on ecological issues and a deep attraction to nature. This interest is evident in the animals he frequently depicts and in dying trees taking on human forms. Even then, Soricelli’s art served as a critique of a society advancing at the expense of environmental balance and social justice. In the early 1970s, his subjects shifted primarily toward human figures connected to marginalization: beggars, cardboard collectors, people with disabilities, and the elderly, as well as the blue-collar workers he encountered daily on the job. His canvases feature tired, worn faces marked by suffering and loneliness, alongside heavy bodies that lack classical beauty, set against dark, non-decorative palettes of black, brown, and blue. There is no hope or hint of redemption; instead, there is a persistent exposure of everything society typically avoids for being disturbing. This direct, essential style is often linked to Naïve art, shared by figures such as Ligabue, Covili, and Ghizzardi. Beginning in 1984, Soricelli exhibited at the Rassegna di Arti Naïves hosted by the "Cesare Zavattini" National Museum in Luzzara (Reggio Emilia), where he received various honors, including the title of Maestro d'arte. In the early 1980s, the Bolognese artist created his first sculptures—an additional, effective medium for his message. Notable works include Il Consumista (1985), an emblematic sculpture of a monstrous human creature covered in cutout ads and slogans devouring itself, and Il Comunicatore (1989), an ironic, brutal Orwellian vision. During the same decade, Soricelli introduced the theme of angels, developing it in a distinct way: the angel represents the outcast, once crushed and deformed, now lightened by a pair of wings that provide a sense of dignified hope. The intent is not to draw closer to the supernatural, but to anchor human existence within a single, shared reality. For two decades, Soricelli has also worked on what he calls Pranic Painting (Pittura Pranica), which involves visualizing the energy common to all living beings to create therapeutic effects for the viewer's mind and body. The first pranic work (1996), in which Soricelli depicts himself as a pranic knight, was acquired by the Zavattini Museum. Since 1976, Soricelli has participated in around seventy exhibitions, including shows at Palazzo Re Enzo in Bologna in 1986, a solo exhibition alongside Cesare Zavattini at the Festa Nazionale dell'Unità in Reggio Emilia in 1995, and at Palazzo d'Accursio in Bologna in 1996. He has also been featured in major exhibitions across France, Germany, the Soviet Union, Greece, and the former Yugoslavia. His work is included in numerous public and private collections as well as several museums. For 15 years, he has run a house-museum for his works in Casa Trogoni (Granaglione, near Bologna), open to the public by appointment. One room is dedicated to Pranic Painting, offering visitors a quiet space to experience self-healing through viewing these works free of charge. In recent years, he has returned to an art form he began in the 1980s, using discarded materials collected from streets, dumpster areas, and building rubble—such as cigarette butts and hubcaps. He calls this movement Rifiutismo ("Trashism"). In 1997, he published Maruchèin, featuring a preface by filmmaker Pupi Avati, reflecting on his childhood as a Southern Italian migrant in the North during the 1950s. In 2001, he published his second book, Il Pitto, with a preface by Maria Falcone. His subsequent works include Pensieri liberi e sfusi, La classe operaia è andata all’inferno, Terramare, Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti, a second volume of Pensieri liberi e sfusi, and a collection of poetry titled Canti Aionici. Soricelli is the founder and curator of the Independent Observatory of Bologna for Workplace Fatalities (Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro, http://cadutisullavoro.blogspot.it/). Active since January 1, 2008, in memory of the seven ThyssenKrupp workers in Turin who lost their lives tragically weeks prior, it is the first independent observatory for workplace fatalities in Italy. Run entirely by volunteers, it serves as a national reference point for data and news on these workplace tragedies.

Biografia di Carlo Soricelli

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

https://youtu.be/jDK5cFPhIfo

video dei morti sul lavoro nel 2026 al 31 agosto

appello al mondo

Speciale TG1 sui morti sul lavoro 1 dicembre 2024

https://youtu.be/qMAiVFQXRJE?si=-9PsVpF3dsg7dMpT

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

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muoro delle farfalle bianche con le foto di 300 lavoratori morti sul lavoro: il titolo dell'installazione è stato dato perchè tantissimi familiari dei morti sul lavoro vedono farfalle bianche sulla lapide che ricorda il proprio caro, e che in diverse culture simboleggia purezza e immortalità

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

martedì 10 gennaio 2012

Marco Bazzoni per Articolo 21

170 morti sul lavoro nel 2011, ma il Governo pensa solo a riempirci di tasse e a cancellare l'art 18


di Marco Bazzoni*

Ieri è morto l'operaio peruviano di 46 anni, che il 30 Dicembre 2011 era rimasto schiacciato da un ascensore a Genova. Ne da notizia l'Ansa con un suo comunicato. Probabilmente quasi nessuno ne parlerà o molto probabilmente la notizia andrà a finire nelle brevi dei quotidiani e con 10 secondi nei tg. José Lanata era il suo nome. L'anno che si è appena concluso è stato drammatico per il mondo del lavoro, perchè nonostante la crisi (aziende in mobilità, che hanno chiuso, lavoratori in cassa integrazione), più di 1170 lavoratori (e non meno di mille come dice l'Inail) non hanno fatto più ritorno a casa. Questa è la stima dell'Osservatorio Indipendente di Bologna, diretto da Carlo Soricelli, un operaio in pensione, che fa un lavoro enorme di informazione e denuncia sul suo blog, dove sono enumerate tutte le morti sul lavoro che ci sono state nel 2011.
Ma non sarebbe corretto se io parlassi solo delle morti sul lavoro, va detto anche che ci sono stati tantissimi infortunati sul lavoro, tantissimi invalidi sul lavoro e migliaia di morti per malattie professionali.
L'Inail ci dirà che gli infortuni sul lavoro sono calati rispetto all'anno scorso, però si dimentica di dire una cosa importante (dicono sempre mezze verità), che a questi infortuni andrebbero inclusi gli almeno 200 mila infortuni non denunciati, perchè fatti passare come malattia o altro.
Un altra "morte bianca" titoleranno i pochi mezzi d'informazione che ne parleranno, quando di bianco non c'è un bel niente, se non il lenzuolo bianco che copre questi corpi.
Quasi fossero morti innocenti, pure, senza un responsabile, invece questi sono dei veri e propri omicidi sul lavoro!
In un paese civile, come si definisce ancora l'Italia, è ammissibile che nel 2012 ci siano ancora 1170 lavoratori che muoiono sul lavoro?
Io dico che è una vergogna, e mi domando: cosa si aspetta ancora ad intervenire per fermare queste stragi sul lavoro?
Caro Monti, ci hai riempito di tasse, ma di fare una legge che inserisca la sicurezza sul lavoro come materia di insegnamento nelle scuole, di ripristinare la legge per la sicurezza sul lavoro voluta dal Governo Prodi, di aumentare le pene per i processi per le morti sul lavoro, proprio non vuoi saperne, vero?

*Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la
sicurezza-Firenze
bazzoni_m@tin.it

lunedì 9 gennaio 2012

Morti sul lavoro. Un settore che non conosce Crisi di Vincenzo Vestita

Siderlandia http://www.siderlandia.it
Morti sul lavoro. Un settore che non conosce Crisi

di Vincenzo Vestita

Come da tradizione consolidata, il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo porta con se tutta una serie di bilanci e statistiche, che spaziano in campi tra loro diversissimi e che coprono una vastissima casistica tra il serio e il faceto. Ve n’è una però che non è altro che una tragica conta di vite perse sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”, una elegante locuzione per attribuire una neutralità ed una inevitabilità ad un fenomeno che non è né neutro né inevitabile.

Il 2011 si è chiuso con un bilancio che di bianco non ha nulla; oltre 1170 donne e uomini sono morti per il semplice fatto di essere andati a lavorare, martiri immolati sull’altare del PIL di un Paese in cui i controlli sono casi così isolati che conviene rischiare di pagare una multa ogni trent’anni piuttosto che investire (meglio dire spendere) sulla sicurezza dei lavoratori. I 1170 casi sono il numero effettivamente accertato, una stima minima, in qualche modo il limite inferiore di una funzione che tende a risultati, purtroppo, ben più consistenti. Bisognerebbe aggiungere infatti tutti i casi di decessi che riguardano lavoratori a nero che non emergono e i casi di incidenti in itinere che per un motivo o per l’altro finiscono nella casistica degli incidenti stradali.

I dati disaggregati offrono un quadro più chiaro:

663 decessi sui luoghi di lavoro (+11,61% rispetto al 2010), 507 decessi in itinere;
207 morti sui luoghi di lavoro in Agricoltura (31,16% sul totale) di cui 138 schiacciati sotto il proprio trattore (il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro);
173 vittime in Edilizia (26,62% sul totale) di cui 66 casi sono per caduta dall’alto. Le vittime sono per la maggior parte edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord;
71 morti (con il 10,9%) nell’Industria, a cui bisogna aggiungere i lavoratori esterni che non sono dipendenti diretti ma prestatori di servizi nelle aziende;
53 nell’Autotrasporto con il 7,9% sul totale;
9 militari nelle “missioni di pace” (altra locuzione elegante per trasformare la sostanza delle cose);
i restanti sono da ricondurre nella categoria dei Servizi.
Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono 74 con l’11,3% sul totale. I romeni sono il 40% di tutti i morti sui luoghi di lavoro tra gli stranieri e gli albanesi il 18,1%.

La suddivisione per fasce d’età è la seguente:

Meno di 30 anni: 10,8%;
Dai 30 ai 39: 14,1%;
Dai 40 ai 49: 19,0%;
Dai 50 ai 59: 18,8%;
Oltre i 60 anni: 26,2%;
N.B. del 9,8% delle vittime l’età è sconosciuta.

In Puglia vi sono stati 39 casi accertati di decessi sul luogo di lavoro a fronte dei 45 del 2010. E’ in ogni caso una magra consolazione visto che la nostra è una delle poche regioni italiane che mostra un dato leggermente in controtendenza. Il dato nazionale totale infatti dice che vi è stato un aumento pari all’11,61% rispetto al 2010, anno in cui ci sono stati 594 lavoratori deceduti sul proprio posto di lavoro. Ed è il dato peggiore da ben 5 anni a questa parte, segno che quello del risparmio sulle vite dei lavoratori è un settore che non solo non conosce crisi ma è addirittura in piena espansione, questo perché il tema della sicurezza viene considerato dalla stragrande maggioranza delle aziende alla stregua di un costo insostenibile, specie in periodi di crisi economica. (2008 – 637 morti; 2009 – 555 morti; 2010 – 594 morti; 2011 – 663 morti)

Queste cifre, questi dati, queste percentuali non vengono dall’ Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, che ci fornirà tra qualche settimana (o forse mese) i freddi dati ufficiali corredati da bellissime tabelle e grafici colorati, probabilmente migliori perché al netto dei casi di lavoro a nero. Sono dati raccolti dall’Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro, creato da Carlo Soricelli, un artista e operaio in pensione, che fa un lavoro enorme con il suo blog (http://cadutisullavoro.blogspot.com), aggiornando giorno per giorno le morti sul lavoro che ci sono in ogni parte d’Italia nel ricordo dei 7 operai arsi vivi alla ThyssenKrupp di Torino.

Sono dati che parlano in qualche modo da soli e la cui lettura, anche solo superficiale, dovrebbe offrire al legislatore una serie di elementi per intervenire in maniera urgente nel tentativo, se non di risolvere, quanto meno di attenuare alcuni aspetti che, per la loro estrema chiarezza, gridano vendetta. Due elementi su tutti: una regolamentazione del settore delle macchine agricole con lo scopo di aumentarne la sicurezza (costano una vita ogni tre giorni) e un intervento per la fascia d’età dei lavoratori over 60. In effetti un intervento su quest’ultimo aspetto è stato apportato qualche settimana fa, eliminando nei fatti le pensioni di anzianità e allungando fino ad oltre 5 anni l’età per raggiungere i requisiti per andare in pensione, in modo orizzontale e senza distinzioni di tipologia di lavoro. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che la “crescita economica” e il “risanamento del debito” caricata sulle spalle di chi lavora porterà per questi ultimi anche dei costi collaterali aggiuntivi (qualche centinaia di vite).

Per me che lavoro nel più grande stabilimento siderurgico d’Europa, da sempre al centro dell’attenzione per quello che riguarda infortuni mortali (oltre 40 dal 1995), è un sollievo constatare che anche nel 2011, per il terzo anno di fila, non abbiamo dovuto stringerci attorno alla famiglia di un collega morto. Ciò non vuol dire che la fabbrica sia diventata improvvisamente un luogo sicuro dove lavorare. Quello che si può dire invece è che, per una serie di fattori concomitanti, è diventata un luogo di lavoro più sicuro rispetto al passato anche recente. Dall’analisi che ne faccio posso ridurre a tre questi fattori. Il primo fattore è l’adeguamento dell’azienda al decreto legislativo 81/08, il cosiddetto Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, licenziato gli ultimi giorni del Governo Prodi sulla scia del grande scalpore mediatico della tragica fine dei 7 ragazzi di Torino bruciati vivi perché la multinazionale tedesca dal fatturato pari ad oltre 33 miliardi di euro non aveva adeguato di proposito il sistema antincendio poiché aveva già deciso di chiudere la fabbrica di lì a qualche mese. Questo adeguamento al Testo Unico, migliorativo in tutto e per tutto rispetto alla vecchia 626, ha perfezionato molto l’organizzazione aziendale, specie per quanto riguarda il rischio incendio e la formazione degli “addetti alla sicurezza” ha contribuito in maniera importante a fornire un approccio scientifico e coordinato alle situazioni di pericolo. Il secondo fattore è anagrafico, visto che oramai la forza lavoro ha sulle spalle una decina di anni di esperienza, sufficiente alla conoscenza dei maggiori fattori di pericolo degli impianti di appartenenza, che, unito al fatto di non poter essere licenziati senza giusta causa (quella cosa chiamata “Articolo 18”), ci evita di dover compiere “manovre azzardate” oltre un certo limite. Il terzo fattore è la Crisi, che in qualche modo ha rallentato di molto la frenesia che era percepibile quando bisognava inseguire i record produttivi, periodo in cui fermate prolungate di impianti comportavano una pressione che mal si lega con la tranquillità e la lucidità necessaria per operare nella massima sicurezza. Inoltre il minor numero di commesse a ditte esterne ha diminuito gli infortuni mortali dei lavoratori delle ditte di appalto (sugli ultimi 5 infortuni mortali in Ilva, 4 erano a carico di lavoratori dell’appalto, la cui attenzione agli aspetti di sicurezza è sicuramente insufficiente).

Il 2011 è stato anche l’anno della storica sentenza per la morte dei 7 ragazzi di Torino e in cui l’Amministratore Delegato della ThyssenKrupp, Espenhahn, è stato condannato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario. Il 2011 è stato l’anno in cui lo stesso Espenhahn è stato accolto con una standing ovation dopo la sua condanna, in una assise di Confindustria, di cui il mio datore di lavoro è uno dei massimi esponenti. Il 2011 è il quarto anno che ogni volta mi rendo conto che la mia sicurezza sul posto di lavoro è aumentata rivolgo un pensiero di triste gratitudine ad Antonio, Angelo, Bruno, Santino, Rocco, Rosario e Giuseppe ma anche a Paolo e Pasquale e a tutti quelli che ogni anno si perdono nelle pieghe dei numeri e delle statistiche e che lasciano affetti e disperazione solo per essere andati a lavorare.

domenica 8 gennaio 2012

E' morto Luca Pinna di 38 anni a Cuglieri di Oristano.

Oristano, 08-01-2012 E' morto Luca Pinna di 38 anni. Pinna un vigile del fuoco volontario e' morto questa mattina nella caserma di Cuglieri, schiacciato da un mezzo dei pompieri. Pinna stava stava controllando il mezzo e per cause ancora d'accertare, si e' messo in movimento e nel tentativo di fermarlo è stato travolto.
Sul luogo sono subito intervenuti i colleghi che lo hanno soccorso e poco dopo anche una squadra del 118. In un primo momento le condizioni di Pinna non sembrava grave ma i medici, precauzionalmente, ne hanno disposto il trasporto con un elicottero nell'ospedale di Sassari dove, pero', e' morto dopo alcune ore. Sull'incidente hanno avviato le indagini i carabinieri.

giovedì 5 gennaio 2012

E' morto Michael Rendina in provincia di Monza. E' morto Giuseppe Bartolino un operaio di 49 anni in provincia di Cuneo

Monza 5 gennaio 2012 E' morto Michael Rendina di 26 anni. L'autocarro ha ondeggiato pericolosamente mentre era sospeso su un carrello elevatore. E ha colpito in pieno il povero giovane di 26 anni che stava lavorando vicino, uccidendolo sul colpo. La tragedia in una piccola officina meccanica, dove da poco tempo il giovane aveva sostituito da poco tempo il padre morto solo pochi mesi fa. Per cause ancora da accertare, sembra che il carrello elevatore, sul quale era sospeso da terra il pesante automezzo, abbia avuto un cedimento. L'autocarro ha iniziato a oscillare pericolosamente e ha colpito in pieno Rendina sotto gli occhi dei suoi operai.


Torino, 5 gennaio 2012 E’ morto Giuseppe Bertolino un operaio di 49 anni. Bartolino e' morto questa mattina in un incidente sul lavoro a Roccaforte Mondovi': è rimasto incastrato sotto un macchinario di un’azienda di materie plastiche in cui lavorava. La tragedia è stata fulminea e quando i sanitari del 118 sono arrivati sul posto per Bartolino non c'era piu' nulla da fare. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

martedì 3 gennaio 2012

E' morto Luis Jorge Lanata l'operaio peruviano di 46 anni schiacciato dall'ascensore a Genova

E' un operaio peruviano è il primo morto sui luoghi di lavoro del 2012

GENOVA, 3 GEN 2012 - E' morto Luis Jorge Lanata l'operaio peruviano di 46 anni che era rimasto schiacciato dall'ascensore su cui stava facendo dei lavori di manutenzione il 30 dicembre, La tragedia nel centro di Genova. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti con l'ipotesi di omicidio colposo. Il pm ha disposto l'autopsia ed e' stato concesso il nullaosta per l'espianto degli organi. Su quello che è successo sono in corso indagini dei carabinieri Dopo l'incidente, l'operaio era stato ricoverato in gravissime condizioni presso l'ospedale di San Martino.

Grafici e cartine morti sui luoghi di lavoro nel 2011. A queste vittime occorre aggiungerne altrettante morte sulle strade, in itinere e all'estero











Morti sul lavoro, un anno da dimenticare

Articolo 21 http://www.articolo21.org


di Carlo Soricelli*
Sta terminando un anno da dimenticare sotto tanti punti di vista, ma soprattutto per quello che riguarda il numero di lavoratori morti sul lavoro. L’anno si è concluso con 663 morti sui luoghi di lavoro e un aumento del 11,61% rispetto al 2010. Il numero complessivo di vittime, se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere è di 1170 morti ( stima minima) contro i 1080 del 2010. E’ dall’uno gennaio 2008, da, quando è stato aperto l’Osservatorio, che non registrava un numero così elevato di morti.

Le percentuali di vittime nelle varie categorie sono sempre le stesse, gli anziani muoiono sempre schiacciati dal trattore: 138 morti provocati da questa autentica bara in movimento, in pratica un agricoltore muore schiacciato dal trattore in media ogni 3 giorni. E gli agricoltori con 206 morti registrano complessivamente il 31,16 % di tutti i morti sui luoghi di lavoro, vite che si potrebbero salvare con alcuni accorgimenti poco costosi per lo Stato.
Gli edili con 172 morti sui luoghi lavoro registrano il 26,60% e muoiono per la maggior parte cadendo dall’alto. Innumerevoli sono le vittime tra i lavoratori di aziende artigianali che operano nei servizi alle imprese o presso privati. Ci sono inoltre i casi di piccole ditte di artigiani con pochi dipendenti dove i lavoratori, e spesso gli stessi proprietari, che muoiono in varie circostanze, decessi che hanno un denominatore comune: scarsa cultura della sicurezza, poche attrezzature di protezione e fretta di concludere il lavoro. Lavoro che spesso viene dato a chi fa il miglior prezzo indipendentemente dalla professionalità, impiegando giovani precari che svolgono lavori pericolosi senza nessuna preparazione teorica e pratica di autotutela o anziani che continuano a lavorare in situazioni pericolose senza avere più i riflessi pronti. Con 74 morti sui luoghi di lavoro gli stranieri sono stati l’11,1% sul totale e i romeni da soli hanno avuto il 40% di vittime tra gli stranieri.
Le casistiche sono talmente tante che risulta impossibile elencarle tutte. E' quindi molto probabile che con l’aumento dell’età pensionabile si assisterà ad autentiche carneficine se si pensa che ad oggi il 26% di tutti i morti sul lavoro ha più di 60 anni. Solo la mancanza di sensibilità di tutta la nostra classe politica poteva portare a non riflettere su questo aspetto e a dimenticarsi di queste potenziali vittime sacrificali. Per non parlare dei precari che non possono contestare neppure le condizioni di grande rischio quando sono impiegati in lavori pericolosi.
Che dire poi della proposta di legge del senatore PD Ichino, firmata dalla maggioranza dei senatori di quel partito, che vuole abolire l’articolo 18 per tutti i nuovi assunti e dove si specifica che saranno tutti assunti a tempo indeterminato per poi poter essere licenziati in qualunque momento con un indennizzo? Incredibili furberie per i gonzi, ma i lavoratori non lo sono e capiscono quello che è in gioco.
Per non parlare poi del partito dell’ex Ministro Sacconi il cui unico scopo era quello di demolire tutte le conquiste dei lavoratori degli ultimi 50 anni. I lavoratori dipendenti sono milioni ma nel parlamento si contano sulle dita di una mano. C’è da chiedersi se non è ora che il mondo del lavoro smetta di votare partiti che fanno a gara per smantellarne i diritti e il potere d’acquisto e anche minarne l’integrità fisica. I lavoratori devono attrezzarsi in modo da votare solo rappresentanti in parlamento che vengano dal mondo del lavoro dipendente : TANTI VOTI TANTI RAPPRESENTANTI. In questi anni è stata condotta una spietata lotta di classe contro il mondo del lavoro dipendente e i pensionati che ha coinvolto tutti i partiti di un parlamento pieno di affaristi, soubrette, funzionari, lobbisti di categorie privilegiate, secessionisti razzisti e inquisiti. Che legittimazione morale hanno, quando non fanno niente per le morti sul lavoro e poi legiferano contro una parte rilevante del paese che ha sempre fatto il suo dovere, ma che non è rappresentata in parlamento? Cosa succederà se anche nelle aziende, senza più l'articolo 18, non ci saranno più voci critiche nemmeno sulla “Sicurezza” pena il licenziamento?
L'obiettivo vero di questa proposta di legge e di altre è la distruzione dei sindacati scomodi come la CGIL che non si piega a questi tardo-liberisti berlusconiani presenti in tutti i partiti, che alzano barricate per difendere i propri privilegi e che hanno devastato il paese. Si difenda allora la CGIL diventando con suoi rappresentanti e iscritti punto di riferimento per milioni di elettori, che d’ora in poi faranno i raggi x ai candidati di ogni partito analizzando le posizioni che hanno tenuto nei confronti dei lavoratori. Per fortuna ci sono operai come Marco Bazzoni, iscritto alla FIOM, che sta combattendo praticamente da solo una battaglia di civiltà contro la distruzione delle leggi sulla Sicurezza. Se in Italia ci fosse una visione collettiva della società avremmo lo stesso numero di morti delle altre nazioni europee. L’Inghilterra per esempio registra un quarto dei nostri morti sui luoghi di lavoro (176), così ha scritto un italiano che si occupa della sicurezza in quel paese. E la stampa inglese, constatato che c’è stato un leggero incremento delle vittime rispetto all’anno prima, ha aperto un vivace dibattito che ha coinvolto tutte le forze sociali. E in Italia? Oltre un migliaio di lavoratori muoiono senza che non si levi da parte della politica, della stampa, delle TV, delle organizzazioni imprenditoriali e anche dei sindacati una voce univoca per far fronte a questa autentica emergenza sociale che porta il lutto in tante famiglie. Si alzano voci scandalizzate solo quando ci sono morti collettive. Poi il silenzio e tutto torna come prima, a parte qualche giornalista a cui va il merito di denunciare continuamente queste morti assurde per un paese civile. Se poi si analizzano approfonditamente i dati raccolti si vede che non c’è nessuna differenza tra regione e province amministrate da centro-destra e centro-sinistra, dal nord, al centro e al sud. Del resto alla guida ci sono sempre gli stessi burocrati di partito o lobbisti di diverse categorie professionali che abbiamo in parlamento e lo stesso pressapochismo nell’affrontare queste tragedie.
Percepisco un razzismo strisciante quando scrivo e dico che quest’anno al sud si muore meno che al centro-nord, che quest’anno la Puglia, nonostante la tragedia di Barletta, ha avuto un decremento abbastanza significativo nelle morti sul lavoro, come del resto la Campania. E sentire i razzisti nostrani dire che al sud i morti sul lavoro spariscono nei piloni di cemento, che non vengono denunciati e altre amenità del genere, che occorre guardare l’indice occupazionale, dimenticandosi che gli agricoltori e gli edili, categorie che hanno da sole il 60% dei morti sui luoghi di lavoro ci sono in eguale misura in tutti il paese. E che con Internet è impossibile occultare un morto sul lavoro, a meno che non sia un clandestino senza nessun legame in Italia e nel suo paese d’origine. Che dire poi del Piemonte a guida leghista che ha avuto un incremento delle morti di oltre l’80% rispetto al 2010, con la Provincia di Torino che dopo un calo di morti dalla tragedia della Thyssenkrupp, con 19 morti sui luoghi di lavoro risulta quest’anno la seconda per numero di morti in Italia? E che incredibilmente lo Stato permette lo smantellamento a Torino del Pool che si occupa di Sicurezza sul Lavoro guidato dal Giudice Guariniello, un vero eroe del nostro tempo? Che la mia Emilia Romagna, pur essendo una regione civilissima e guidata da giunte di centro-sinistra da sempre, è quest’anno la seconda in assoluto per numero di morti sui luoghi di lavoro e la prima in rapporto al numero di abitanti? E della provincia di Brescia a guida leghista dei “vicini al territorio” che si distingue per avere da anni il più alto numero di morti sui luoghi di lavoro? E che la teutonica provincia di Bolzano pur avendo un buon calo rispetto ad un catastrofico 2010 registra ancora uno sproporzionato numero di lavoratori morti sul lavoro? E delle Organizzazioni Imprenditoriali che invece d’andare orgogliose di un buon risultato su questo fronte da parte delle imprese e dei sindacati che collaborano, cercano in ogni occasione di smantellare la normativa sulla sicurezza dicendo che “burocratizza” il lavoro? Nelle imprese dov’è presente un delegato alla “sicurezza” e il sindacato le vittime si contano sulle dita di una mano nonostante i lavoratori occupati siano milioni. E questo qualcosa vorrà pur dire. Poi le stesse imprese, per risparmiare, chiamano artigiani poco qualificati sulla “sicurezza” a fare lavori estranei al processo produttivo e che registrano in quest’ ambito tantissimi morti, non controllando neppure se ci sono lavoratori in nero o in grigio.
Per concludere occorre sapere che non tutti i morti sul lavoro sono assicurati all’INAIL, che questo importante Istituto Italiano segnala da sempre tra i morti sul lavoro solo i suoi assicurati: che chi lavora in nero, e sono tanti, non lo è, e che non lo sono i pensionati schiacciati dal trattore e i militari morti sul lavoro in Italia e all’estero. E che tante situazioni in itinere, sulle strade ma non solo, sono contestate dall’Istituto. Che sulle strade muoiono tantissimi pendolari in nero che vengono annoverati tra i generici “morti per incidenti stradali”. Si rimane poi a bocca aperta per i tanti lavoratori pressappochisti che svolgono altri mestieri o pensionati che in nero aiutano per denaro, o anche gratuitamente, un parente e un amico, e che muoiono nel segare un albero, mentre riparano un tetto o schiacciati dal trattore. E che commissionando il lavoro neppure si rendono conto dei guai penali ed economici a cui vanno incontro in caso di grave infortunio.
E' mia opinione, e i dati raccolti lo confermano, che il calo delle morti che l’INAIL registra tra i suoi assicurati sia dovuto soprattutto a mezzi di trasporto tecnologicamente più sicuri e che il calo di questi ultimi anni sia soprattutto sulle strade e in itinere. Se si escludono le aziende sindacalizzate in questi ultimi anni c’è stato addirittura un regresso nel combattere questo triste fenomeno.
Quello delle morti sul lavoro è un enorme problema collettivo: occorre pensare che ci sono intere categorie che hanno bisogno di tutti noi, bisognerebbe per esempio mettere a conoscenza dell’agricoltore di uno sperduto paese lucano, dell’Alto Adige o del bolognese (dove pochi mesi fa è morta una giovane di 22 anni precipitata in un burrone con il trattore) che il trattore è un mezzo pericolosissimo per la vita di chi lo guida, e far comprendere ad un edile straniero o del sud d’Italia che lavora anche al nord, che a salire su un tetto senza protezioni si rischia la vita.
Ognuno deve fare la sua parte dimenticandosi degli egoismi di parte, ci vorrebbe uno sforzo collettivo per far diminuire queste autentiche barbarie che sono le morti sul lavoro.

* Pittore-scultore orgogliosamente metalmeccanico anche se in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

domenica 1 gennaio 2012

2011 Si è concluso un anno orribile.

MAI TANTI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DA QUANDO E' NATO L'OSSERVATORIO

I MORTI SUL LAVORO nel 2011 SONO STATI COMPLESSIVAMENTE PIU' DI 1170, DI CUI 663 SUI LUOGHI DI LAVORO (tutti documentati) + 11,61 % SULL’INTERO 2010 (594). NEL NUMERO TOTALE DELLE VITTIME CI SONO ANCHE I LAVORATORI MORTI SULLE STRADE, IN ITINERE E IN NERO. MA MOLTI ALTRI MORTI SUL LAVORO, NON INSERITI DALL'OSSERVATORIO TRA LE VITTIME SFUGGONO A QUALSIASI MONITORAGGIO PER DIVERSE RAGIONI.

SIAMO TORNATI INDIETRO DI 5 ANNI PER NUMERO DI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO:
IL GIORNO 12 DICEMBRE CON 640 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO SONO STATI SUPERATI I MORTI DELL'INTERO 2008 ( 637). IL MESE SCORSO SONO STATI SUPERATI I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEGLI INTERI ANNI 2010 (594) e 2009 (555) .
Oltre il 15% di queste vittime monitorate dall'Osservatorio lavoravano in nero o erano già in pensione. Si arriva a contare più di 1170 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade (sono lavoratori che utilizzano un mezzo di trasporto: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro/lavoro-casa). La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro nord-sud, soprattutto edili meridionali, che lavorano in nero o in grigio e che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa e queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni, come del resto sfuggono tanti altri lavoratori, soprattutto in nero o in grigio che muoiono sulle strade. Tutte queste morti sono genericamente classificate come "morti per incidenti stradali"

L’agricoltura ha registrato 207 morti sui luoghi di lavoro il 31,16 % di tutti i morti. Gli agricoltori, come tutti gli anni, muoiono per la maggioranza in tarda età, schiacciati da trattori killer spesso senza protezioni che si ribaltano. Solo sui campi, nel 2011 sono stati 138 i morti provocati da questa autentica bara in movimento. Da soli gli agricoltori schiacciati dal trattore sono oltre il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Praticamente è morto un agricoltore schiacciato dal trattore ogni 3 giorni.

L’edilizia ha già avuto dall'inizio dell'anno 173 vittime sui luoghi di lavoro e registra il 26,62% sul totale, le morti in edilizia sono dovute soprattutto a cadute dall'alto (38,25%) . Le vittime sono per la maggior parte edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord.

Oltre il 26% di tutti i morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni e le vittime in questa fascia d'eta sono quasi tutte concentrate in agricoltura, in edilizia e nei servizi.

CON L'ALLUNGAMENTO INDISCRIMINATO DELL'ETA' DELLA PENSIONE IN CATEGORIE A RISCHIO COME L'AGRICOLTURA E L'EDILIZIA E IN LAVORI PERICOLOSI PER LA VITA, APPROVATO IN VIA DEFINITIVA CON UNA LEGGE POCHI GIORNI FA , SI DIMOSTRA SOLO UNA SCARSA SENSIBILITA' SOCIALE E UMANA DA PARTE DI CHI L'HA VOTATO.

Il 10,8% a meno di 30 anni. Dai 30 ai 39 il il 14,1%. Il 19% dai 40 ai 49. il 18,85% dai 50 ai 59. il 26,2 oltre i 60 anni. del 9,8% delle vittime non siamo a conoscenza dell'età.

L’industria (comprese le aziende artigianali con meno di 15 dipendenti) ha già avuto 71 morti con il 10,9,%. A queste vittime occorre aggiungere i lavoratori esterni che non sono dipendenti ma prestatori di servizi nelle aziende.

L’autotrasporto 53 con il 7,9%

Le donne morte sui luoghi di lavoro dall'inizio dell'anno sono 15 contro le 5 dell'intero 2010 + 200%

Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono 74 con 11,3% % sul totale. I romeni sono il 40% di tutti i morti sui luoghi di lavoro tra gli stranieri e gli albanesi il 18,1%. Se si esclude l'agricoltura gli stranieri arrivano nelle altre categorie ad avere il 16% delle morti sul totale.

I giovani militari morti in Afghanistan sono stati quest'anno 9 e 44 dall'inizio della missione.

Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione del 2011 di ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 52 registra + 85,7 % in più sul 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nel 2010 (15 morti)

Val d’Aosta 3 morti come nel 2010

Lombardia 78 morti -3,7 % sul 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sul 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 13 morti +85% sul 210 (7 morti)

Veneto, 48 morti registra – 9,4% sull’intero 2010 (53 morti)

Emilia Romagna 55 morti + 37,5% sul 2010 (40 morti).

Toscana 42 morti +44,8% sul 2010 (29 morti)

Marche 18 morti + 28,5% sul 2010 (14 morti)

Umbria 17 nel 2011, +142% sul 2010 (7 morti)

Abruzzo 28 morti + 33,3% sul 2010 (21 morti)

Lazio 44 morti +4,5 % sul 2010 (42 morti)

Molise 6 morti + 100% rispetto al 2010 (3 morti)

Campania 41 morti -14,5% sull’intero 2010 (48)

Puglia 39 morti -13,3 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)

Calabria 22 +18,1% rispetto all’intero 2010 (18 morti)

Basilicata 5 morti come nel 2010

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 25 + 4,1% sul 2010

Nel numero totale delle vittime regionali mancano i lavoratori morti sulle strade, autostrade, itinere e i militari morti in Afghanistan, con questi si arriva a contare oltre 1170 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno (stima minima)

Le province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro nel 2011

Brescia 22, Torino 19 - Roma, Bolzano e Milano 15 - Frosinone 13 - Bologna 12 - Bergamo e Chieti 11 - Vicenza, Venezia, L'Aquila, Catania, BAT, Perugia, Napoli e Reggio Emilia 10 – Savona, Cosenza e Benevento 9 – Ragusa, Lecce, Foggia, Macerata, Treviso, Arezzo, Trento, Latina, Salerno Padova e Cuneo 8 – , Avellino, Firenze e Viterbo 7 - Terni, Trapani, Piacenza, Varese, Parma, Como, Catanzaro, Oristano, Campobasso, Caserta e Nuoro 6 – Rovigo, Messina, Palermo, Bari, Alessandria, Brindisi, Cagliari, Grosseto, Livorno, Forli-Cesena, Mantova, Asti, Novara, Modena e Udine 5. Ricordiamo che queste elencate sono le vittime sui luoghi di lavoro nelle province. Se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere le vittime raddoppiano in quasi tutte le province, statisticamente tutti gli anni sono dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro.

I morti sulle autostrade e all'estero non vengono segnalati sulle cartine regionali che ogni mese l'osservatorio pubblica sul blog.

Moltissimi morti sono dovuti alle condizioni climatiche, soprattutto per le categorie che svolgono i lavori all'aperto quali l'edilizia, l'agricoltura, la manutenzione stradale, l'autotrasporto ecc... per queste categorie con un po’ di buona volontà da parte di tutti è possibile riuscire ad incidere sul fenomeno aumentando la prevenzione ed allarmando le categorie quando ci sono maggiori rischi legate alle condizioni del tempo. E’ già possibile sapere con alcuni giorni d’anticipo quando potrebbe esserci, in determinate province, un aumento delle vittime per questi lavoratori, ed è per questo che siamo a segnalarvi un blog di Meteorologia http://www.prevenzionemeteo.blogspot.com/ che, con la nostra collaborazione, fa previsioni del tempo mirate alla prevenzione dei gravi infortuni sul lavoro per i lavoratori che operano all'aperto quali agricoltori, edili, agenti di commercio ecc. e anche in itinere. Questi lavoratori, spesso rischiano la vita quando vanno o tornano dal lavoro: a causa di turni pesanti in orari dove si dovrebbe dormire. In questi casi le condizioni del tempo sono determinanti. I grafici elaborati col materiale raccolto nel corso di questi 4 anni e le condizioni meteorologiche danno una situazione abbastanza chiara e attendibile sui rischi che si corrono. Oltre le previsioni del tempo, sempre utili per tutti i lavoratori, il blog segnala quali sono le province più a rischio, situazione che si verifica in particolari condizioni atmosferiche. Nei mesi estivi tutto il Paese ha un rischio molto elevato, ma in alcune giornate i rischi sono maggiori. Molto pericolosi i giorni successivi a periodi persistenti di maltempo. I lavoratori che operano all'aperto, o che sono sulle strade nelle province evidenziate nelle giornate a "RISCHIO " dovrebbero prestare la massima attenzione.

Carlo Soricelli

Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2

https://youtu.be/qMAiVFQXRJEPost in evidenza

La carne e il profitto: la strage silenziosa degli oltre mille morti che non fa più rumore (famiglia Cristiana)

Dall'inizio dell’anno superata la soglia psicologica dei mille decessi. Il drammatico report dell'Osservatorio di Bologna e il nodo...

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?