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Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Aperto il 1° gennaio 2008 dal metalmeccanico in pensione Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima bruciati vivi.

La storia. Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale. Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiamava Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno tra atroci sofferenze a causa dall’olio bollente che ne aveva devastati i corpi: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

L’Osservatorio ha registrate le morti sui luoghi di lavoro di tutti i lavoratori morti dal 1° gennaio 2008

Grazie agli innumerevoli visitatori del sito che ogni giorno lo visitano a centinaia, a volte a migliaia. Tantissimi anche dall’estero: soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Germania. Ma non mancano neppure visitatori dalla Francia e dall’Inghilterra.

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morti 2017

Morti sul lavoro dall’inizio dell’anno al 21 agosto 2017

Sono diventati 431 sui luoghi di lavoro e oltre 950 con le morti sulle strade e in itinere

L’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro monitora tutti i morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

http://cadutisullavoro.blogspot.it

Al 31 luglio 2017 dall’inizio dell’anno sono 399 i morti sui luoghi di lavoro, oltre 900 con le morti sulle strade e in itinere. Al 31 luglio nel 2016 erano 374 i lavoratori morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO, registriamo un aumento del + 6,3%. Al 31 luglio del 2008 anno di apertura dell’Osservatorio i morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO furono 354 +11,2%. Chi parla di continui cali non spiega agli italiani che quelli diffusi dall’INAIL e dai media non sono rappresentativi di tutti i morti sul lavoro. Se si vogliono confrontare con i morti dell’Osservatorio con quelli dell’INAIL occorre fare riferimento ai morti di questo istituto senza il mezzo di trasporto. Tantissime denunce arrivate all’INAIL per infortuni mortali, che tra l’altro sono parziali e non comprensive di tutte le categorie, l’anno successivo, una volta valutate le cause spariranno dalle statistiche. Mediamente ogni anno sono il 30/40% di tutte le denunce arrivate a questo Istituto dello Stato non vengono riconosciute come infortuni mortali sul lavoro. Ma quelle denunce non riconosciute, chi riguardano, e perché non sono riconosciute? Parliamo di 400/500 denunce di lavoratori morti per infortuni. E’ un miracolo che fa resuscitare questi morti?

L’anno scorso in Europa sono stati 10.000 i lavoratori morti mentre andavano o tornavano dal lavoro (indagine europea). Tantissime le donne sovraccaricate sul posto di lavoro, oltre che dal carico famigliare e dai lavori domestici. Quando in itinere sono alla guida di un automobile hanno spesso incidenti anche mortali. Molti infortuni poi non vengono riconosciuti come tali a causa della normativa specifica dell’itinere. E quando andate a vedere ogni anno le denunce per infortuni pervenute all’INAIL vi accorgete che poi successivamente non vengono riconosciute come morti sul lavoro mediamente il 30/40% delle denunce per infortuni mortali. Occorre ricordare che anche quest’anno, come i precedenti, che un lavoratore su cinque muore schiacciato dal trattore che guida. Ma con questa casta parlamentare, nessuno escluso, parlare della vita di chi lavora e come parlare di niente. Le percentuali delle morti nelle varie categorie sono sempre quelle tutti gli anni. L’agricoltura ha sempre più del 30% delle morti sul totale, segue l’edilizia che supera ogni anno il 20%. Poi l’industria e l’autotrasporto che si contendono sempre il terzo e quarto posto in questa triste classifica. Ma queste due categorie sono sempre sotto il 10%, nonostante milioni di addetti e questo, per fortuna, abbiamo ancora sindacati che esercitano controlli sulla Sicurezza. Gli stranieri morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono in questo momento il 10% sul totale. E’ spaventoso pensare che i nostri giovani non trovano lavoro e si è innalzata l’età per andare in pensione di molti anni anche a chi svolge lavori pericolosi. Anche quest’anno il 31% dei morti sui LUOGHI DI LAVORO ha dai 61 anni in su.

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Le morti verdi provocate dal trattore

Strage continua, sono già 94 dall’inizio dell’anno gli agricoltori morti schiacciati dal trattore. A questi occorre aggiungere tanti altri che sono morti o perché trasportati a bordo (anche bambini) o per le strade a causa di incidenti provocati da questo mezzo. Da quando nel 2014 si insediò il Governo Renzi, poi Gentiloni abbiamo come ministro delle Politiche Agricole Martina, sono morti in modo così atroce ben 497 guidatori di questo mezzo mortale. Tra l’altro il parlamento ha rinviata per l’ennesima volta la legge europea che obbliga chi giuda questo mezzo mortale a sottoporsi a un esame che ne verifichi l’idoneità alla guida. Un morto su cinque sui luoghi di lavoro di tutte le categorie è causato dal ribaltamento del trattore. Occorrerebbe (ma lo scriviamo da tanti anni senza nessun risultato) che chi ci governa faccia una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo. E chi di dovere metta a disposizione forti incentivi per mettere in sicurezza i vecchi trattori.

Morti nelle Regioni e Province italiane nel 2017 per ordine decrescente, sono esclusi dalle province i morti sulle autostrade e all’estero.

N.B i morti segnalati nelle Regioni sono solo quelli sui LUOGHI DI LAVORO. Con le morti sulle strade e in itinere gli infortuni mortali in ogni provincia e regione sono mediamente il 120% in più ogni anno

LOMBARDIA 43 Milano (7), Bergamo (7), Brescia (6), Como (1), Cremona (1), Lecco (3), Lodi (2), Mantova (3), Monza Brianza (4), Pavia (3), Sondrio (4), Varese (2) VENETO 42 Venezia (5), Belluno (), Padova (4), Rovigo (5), Treviso (8), Verona (10), Vicenza (10). CAMPANIA 33 Napoli (14), Avellino (2), Benevento (3), Caserta (7), Salerno (7). ABRUZZO 31 L'Aquila (7), Chieti (5), Pescara (12) Teramo (7) SICILIA 26 Palermo (4), Agrigento (5), Caltanissetta (), Catania (2), Enna (2), Messina (1), Ragusa (4), Siracusa (1), Trapani (7). EMILIA ROMAGNA 27 Bologna (3). Forlì-Cesena (1), Ferrara (3), Modena (5), Parma (4), Piacenza (3), Ravenna (5), Reggio Emilia (3), Rimini (). PIEMONTE 25 Torino (8), Alessandria (2), Asti (2), Biella (1), Cuneo (9), Novara (), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (3) TOSCANA 20 Firenze (2), Arezzo (), Grosseto (4), Livorno (3), Lucca (2), Massa Carrara (1), Pisa (5), Pistoia (1), Siena () Prato (1). LAZIO 19 Roma (6), Viterbo (6) Frosinone (2) Latina (5) Rieti (). PUGLIA 18 Bari (4), BAT (1), Brindisi (4), Foggia (3), Lecce (5) Taranto () CALABRIA 19 Catanzaro (2), Cosenza (9), Crotone (1), Reggio Calabria (4) Vibo Valentia (3) LIGURIA 12 Genova (4), Imperia (2), La Spezia (1), Savona (5). MARCHE 12 Ancona (2), Macerata (1), Fermo (1), Pesaro-Urbino (6), Ascoli Piceno (2). UMBRIA 10 Perugia (7) Terni (3). SARDEGNA 9 Cagliari (3), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (3), Sassari (3). Sulcis inglesiente () TRENTINO ALTO ADIGE 9 Trento (3), Bolzano (6). FRIULI VENEZIA GIULIA 7 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (), Udine (4). Molise 6 Campobasso (3), Isernia (3) BASILICATA 2 Potenza (1) Matera (1) VALLE D’AOSTA ()

I morti sulle autostrade e all’estero non sono a carico delle province

Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischio sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare. L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove nelle fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono stati costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Tantissimi di questi capannoni hanno le travi SOLO appoggiate sulle colonne e nel caso di terremoti possono muoversi dall’appoggio e crollare.

Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta.

Report morti sul lavoro nell’intero 2016

Nel 2016 sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e di altre innumerevoli posizioni lavorative, ricordando che solo una parte degli oltre 6 milioni di Partite Iva individuali sono assicurate all’INAIL. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL.

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Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it

Ti è stata utile la visita a questo sito per comprendere meglio il fenomeno delle morti sul lavoro

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli

Santo Della Volpe con Carlo Soricelli
Santo Della Volpe con Carlo Soricelli. Abbiamo deciso di dedicare questo osservatorio indipendente anche al grande giornalista Santo Della Volpe scomparso da poco. Da quando è aperto, abbiamo constatato quanto ha fatto per far comprendere agli italiani le vere dimensioni delle tragedie degli infortuni sul lavoro, del dramma dei familiari che hanno perso così tragicamente un loro Caro, delle morti provocate dall’amianto e di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Grazie Santo

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli brevi cenni biografici

Tecnico metalmeccanico in pensione. Ha aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 pochi giorni dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, dopo aver visto che non era possibile trovare sul Web notizie in tempo reale sulle morti sul lavoro. Considera l’attività di volontario dell’Osservatorio come una naturale evoluzione della sua attività di artista

E’ pittore-scultore da oltre quarant’anni, Ha sempre creato opere a contenuto sociale.. Ha esposto con personali con Antonio Ligabue e Cesare Zavattini e ha all’attivo oltre settanta mostre, è presente con opere in diversi musei.

Ha creato per primo al mondo, da vent’anni la “pittura pranica”, la pittura che interagisce con l’osservatore e che “guarisce” numerose patologie, soprattutto dolorose. Ha creato il “Rifiutismo” corrente pittorica dove gli oggetti che l’uomo considera rifiuti assumono una dimensione senza tempo. Ha scritto sei libri.

Qui sotto i siti di Soricelli

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martedì 3 gennaio 2012

Grafici e cartine morti sui luoghi di lavoro nel 2011. A queste vittime occorre aggiungerne altrettante morte sulle strade, in itinere e all'estero











Morti sul lavoro, un anno da dimenticare

Articolo 21 http://www.articolo21.org


di Carlo Soricelli*
Sta terminando un anno da dimenticare sotto tanti punti di vista, ma soprattutto per quello che riguarda il numero di lavoratori morti sul lavoro. L’anno si è concluso con 663 morti sui luoghi di lavoro e un aumento del 11,61% rispetto al 2010. Il numero complessivo di vittime, se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere è di 1170 morti ( stima minima) contro i 1080 del 2010. E’ dall’uno gennaio 2008, da, quando è stato aperto l’Osservatorio, che non registrava un numero così elevato di morti.

Le percentuali di vittime nelle varie categorie sono sempre le stesse, gli anziani muoiono sempre schiacciati dal trattore: 138 morti provocati da questa autentica bara in movimento, in pratica un agricoltore muore schiacciato dal trattore in media ogni 3 giorni. E gli agricoltori con 206 morti registrano complessivamente il 31,16 % di tutti i morti sui luoghi di lavoro, vite che si potrebbero salvare con alcuni accorgimenti poco costosi per lo Stato.
Gli edili con 172 morti sui luoghi lavoro registrano il 26,60% e muoiono per la maggior parte cadendo dall’alto. Innumerevoli sono le vittime tra i lavoratori di aziende artigianali che operano nei servizi alle imprese o presso privati. Ci sono inoltre i casi di piccole ditte di artigiani con pochi dipendenti dove i lavoratori, e spesso gli stessi proprietari, che muoiono in varie circostanze, decessi che hanno un denominatore comune: scarsa cultura della sicurezza, poche attrezzature di protezione e fretta di concludere il lavoro. Lavoro che spesso viene dato a chi fa il miglior prezzo indipendentemente dalla professionalità, impiegando giovani precari che svolgono lavori pericolosi senza nessuna preparazione teorica e pratica di autotutela o anziani che continuano a lavorare in situazioni pericolose senza avere più i riflessi pronti. Con 74 morti sui luoghi di lavoro gli stranieri sono stati l’11,1% sul totale e i romeni da soli hanno avuto il 40% di vittime tra gli stranieri.
Le casistiche sono talmente tante che risulta impossibile elencarle tutte. E' quindi molto probabile che con l’aumento dell’età pensionabile si assisterà ad autentiche carneficine se si pensa che ad oggi il 26% di tutti i morti sul lavoro ha più di 60 anni. Solo la mancanza di sensibilità di tutta la nostra classe politica poteva portare a non riflettere su questo aspetto e a dimenticarsi di queste potenziali vittime sacrificali. Per non parlare dei precari che non possono contestare neppure le condizioni di grande rischio quando sono impiegati in lavori pericolosi.
Che dire poi della proposta di legge del senatore PD Ichino, firmata dalla maggioranza dei senatori di quel partito, che vuole abolire l’articolo 18 per tutti i nuovi assunti e dove si specifica che saranno tutti assunti a tempo indeterminato per poi poter essere licenziati in qualunque momento con un indennizzo? Incredibili furberie per i gonzi, ma i lavoratori non lo sono e capiscono quello che è in gioco.
Per non parlare poi del partito dell’ex Ministro Sacconi il cui unico scopo era quello di demolire tutte le conquiste dei lavoratori degli ultimi 50 anni. I lavoratori dipendenti sono milioni ma nel parlamento si contano sulle dita di una mano. C’è da chiedersi se non è ora che il mondo del lavoro smetta di votare partiti che fanno a gara per smantellarne i diritti e il potere d’acquisto e anche minarne l’integrità fisica. I lavoratori devono attrezzarsi in modo da votare solo rappresentanti in parlamento che vengano dal mondo del lavoro dipendente : TANTI VOTI TANTI RAPPRESENTANTI. In questi anni è stata condotta una spietata lotta di classe contro il mondo del lavoro dipendente e i pensionati che ha coinvolto tutti i partiti di un parlamento pieno di affaristi, soubrette, funzionari, lobbisti di categorie privilegiate, secessionisti razzisti e inquisiti. Che legittimazione morale hanno, quando non fanno niente per le morti sul lavoro e poi legiferano contro una parte rilevante del paese che ha sempre fatto il suo dovere, ma che non è rappresentata in parlamento? Cosa succederà se anche nelle aziende, senza più l'articolo 18, non ci saranno più voci critiche nemmeno sulla “Sicurezza” pena il licenziamento?
L'obiettivo vero di questa proposta di legge e di altre è la distruzione dei sindacati scomodi come la CGIL che non si piega a questi tardo-liberisti berlusconiani presenti in tutti i partiti, che alzano barricate per difendere i propri privilegi e che hanno devastato il paese. Si difenda allora la CGIL diventando con suoi rappresentanti e iscritti punto di riferimento per milioni di elettori, che d’ora in poi faranno i raggi x ai candidati di ogni partito analizzando le posizioni che hanno tenuto nei confronti dei lavoratori. Per fortuna ci sono operai come Marco Bazzoni, iscritto alla FIOM, che sta combattendo praticamente da solo una battaglia di civiltà contro la distruzione delle leggi sulla Sicurezza. Se in Italia ci fosse una visione collettiva della società avremmo lo stesso numero di morti delle altre nazioni europee. L’Inghilterra per esempio registra un quarto dei nostri morti sui luoghi di lavoro (176), così ha scritto un italiano che si occupa della sicurezza in quel paese. E la stampa inglese, constatato che c’è stato un leggero incremento delle vittime rispetto all’anno prima, ha aperto un vivace dibattito che ha coinvolto tutte le forze sociali. E in Italia? Oltre un migliaio di lavoratori muoiono senza che non si levi da parte della politica, della stampa, delle TV, delle organizzazioni imprenditoriali e anche dei sindacati una voce univoca per far fronte a questa autentica emergenza sociale che porta il lutto in tante famiglie. Si alzano voci scandalizzate solo quando ci sono morti collettive. Poi il silenzio e tutto torna come prima, a parte qualche giornalista a cui va il merito di denunciare continuamente queste morti assurde per un paese civile. Se poi si analizzano approfonditamente i dati raccolti si vede che non c’è nessuna differenza tra regione e province amministrate da centro-destra e centro-sinistra, dal nord, al centro e al sud. Del resto alla guida ci sono sempre gli stessi burocrati di partito o lobbisti di diverse categorie professionali che abbiamo in parlamento e lo stesso pressapochismo nell’affrontare queste tragedie.
Percepisco un razzismo strisciante quando scrivo e dico che quest’anno al sud si muore meno che al centro-nord, che quest’anno la Puglia, nonostante la tragedia di Barletta, ha avuto un decremento abbastanza significativo nelle morti sul lavoro, come del resto la Campania. E sentire i razzisti nostrani dire che al sud i morti sul lavoro spariscono nei piloni di cemento, che non vengono denunciati e altre amenità del genere, che occorre guardare l’indice occupazionale, dimenticandosi che gli agricoltori e gli edili, categorie che hanno da sole il 60% dei morti sui luoghi di lavoro ci sono in eguale misura in tutti il paese. E che con Internet è impossibile occultare un morto sul lavoro, a meno che non sia un clandestino senza nessun legame in Italia e nel suo paese d’origine. Che dire poi del Piemonte a guida leghista che ha avuto un incremento delle morti di oltre l’80% rispetto al 2010, con la Provincia di Torino che dopo un calo di morti dalla tragedia della Thyssenkrupp, con 19 morti sui luoghi di lavoro risulta quest’anno la seconda per numero di morti in Italia? E che incredibilmente lo Stato permette lo smantellamento a Torino del Pool che si occupa di Sicurezza sul Lavoro guidato dal Giudice Guariniello, un vero eroe del nostro tempo? Che la mia Emilia Romagna, pur essendo una regione civilissima e guidata da giunte di centro-sinistra da sempre, è quest’anno la seconda in assoluto per numero di morti sui luoghi di lavoro e la prima in rapporto al numero di abitanti? E della provincia di Brescia a guida leghista dei “vicini al territorio” che si distingue per avere da anni il più alto numero di morti sui luoghi di lavoro? E che la teutonica provincia di Bolzano pur avendo un buon calo rispetto ad un catastrofico 2010 registra ancora uno sproporzionato numero di lavoratori morti sul lavoro? E delle Organizzazioni Imprenditoriali che invece d’andare orgogliose di un buon risultato su questo fronte da parte delle imprese e dei sindacati che collaborano, cercano in ogni occasione di smantellare la normativa sulla sicurezza dicendo che “burocratizza” il lavoro? Nelle imprese dov’è presente un delegato alla “sicurezza” e il sindacato le vittime si contano sulle dita di una mano nonostante i lavoratori occupati siano milioni. E questo qualcosa vorrà pur dire. Poi le stesse imprese, per risparmiare, chiamano artigiani poco qualificati sulla “sicurezza” a fare lavori estranei al processo produttivo e che registrano in quest’ ambito tantissimi morti, non controllando neppure se ci sono lavoratori in nero o in grigio.
Per concludere occorre sapere che non tutti i morti sul lavoro sono assicurati all’INAIL, che questo importante Istituto Italiano segnala da sempre tra i morti sul lavoro solo i suoi assicurati: che chi lavora in nero, e sono tanti, non lo è, e che non lo sono i pensionati schiacciati dal trattore e i militari morti sul lavoro in Italia e all’estero. E che tante situazioni in itinere, sulle strade ma non solo, sono contestate dall’Istituto. Che sulle strade muoiono tantissimi pendolari in nero che vengono annoverati tra i generici “morti per incidenti stradali”. Si rimane poi a bocca aperta per i tanti lavoratori pressappochisti che svolgono altri mestieri o pensionati che in nero aiutano per denaro, o anche gratuitamente, un parente e un amico, e che muoiono nel segare un albero, mentre riparano un tetto o schiacciati dal trattore. E che commissionando il lavoro neppure si rendono conto dei guai penali ed economici a cui vanno incontro in caso di grave infortunio.
E' mia opinione, e i dati raccolti lo confermano, che il calo delle morti che l’INAIL registra tra i suoi assicurati sia dovuto soprattutto a mezzi di trasporto tecnologicamente più sicuri e che il calo di questi ultimi anni sia soprattutto sulle strade e in itinere. Se si escludono le aziende sindacalizzate in questi ultimi anni c’è stato addirittura un regresso nel combattere questo triste fenomeno.
Quello delle morti sul lavoro è un enorme problema collettivo: occorre pensare che ci sono intere categorie che hanno bisogno di tutti noi, bisognerebbe per esempio mettere a conoscenza dell’agricoltore di uno sperduto paese lucano, dell’Alto Adige o del bolognese (dove pochi mesi fa è morta una giovane di 22 anni precipitata in un burrone con il trattore) che il trattore è un mezzo pericolosissimo per la vita di chi lo guida, e far comprendere ad un edile straniero o del sud d’Italia che lavora anche al nord, che a salire su un tetto senza protezioni si rischia la vita.
Ognuno deve fare la sua parte dimenticandosi degli egoismi di parte, ci vorrebbe uno sforzo collettivo per far diminuire queste autentiche barbarie che sono le morti sul lavoro.

* Pittore-scultore orgogliosamente metalmeccanico anche se in pensione e curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
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RAI2 TG2 INSIEME - Carlo Soricelli nella trasmissione di Marzia Roncacci

Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.