morti sul lavoro al 3 giugno

Report morti sul lavoro nei primi 5 mesi del 2024 Il mese si conclude con 83 morti sui luoghi di lavoro (tutti registrati dall’Osservatorio), ma si superano i 100 morti con l’itinere, tra questi diverse donne, sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno ci sono stati 431 morti (diventati 434 con i 3 morti di ieri), ma con l’itinere si arriva a 586 morti. L’aumento rispetto allo stesso periodo del 2023 è del 19,5%, il 35% dei morti sui luoghi di lavoro sono ultrasessantenni, grazie anche al peggioramento della Legge Fornero e al Jobs Act. Sotto i 60 anni gli stranieri morti per infortuni sono già più del 35%. Si muore soprattutto nelle piccole aziende e tra gli artigiani dove il Sindacato non lo fanno entrare, dov’è presente i morti praticamente non ci sono, se non alcuni in appalto nell’azienda stessa. Già 55 gli agricoltori schiacciati dal trattore, impressiona quest’anno la strage di autotrasportatori, sono già morti in 65 in questi primi mesi del 2024, praticamente sono raddoppiato i morti in questo comparto, se si contano non separati dalle categorie di appartenenza. Nel report la situazione in ogni provincia e regione. Le categorie dove si muore di più sono: agricoltura, edilizia e autotrasporto. Per approfondimenti carlo Soricelli è a disposizione con la sua raccolta dati OSSERVATORIO NAZIONALE DI BOLOGNA MORTI SUL LAVORO Il primo osservatorio nato in Italia (e ancora l’unico) che monitora e registra tutti i morti sul lavoro in Italia dal 1° gennaio 2008, anche quelli che non dispongono di un’Assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL Attivo dal 1° gennaio 2008 Una voce fuori dal coro minimalista su queste tragedie Morti sul lavoro nel 2024 4 giugno Dall’inizio dell’anno sono morti per infortuni in 437 sui Luoghi di lavoro (tutti registrati) e 593 se si aggiungono i morti in itinere e sulle strade L’unico osservatorio che monitora da 17 anni i morti sul lavoro, compresi i non assicurati a INAIL e i lavoratori in nero, nelle province ci sono i morti monitorati dall’Osservatorio, tra parentesi nelle regioni i morti con itinere e in altri ambiti lavorativi. Per noi chiunque muore mentre svolge un lavoro è considerato un morto sul lavoro Nel 2023 i lavoratori morti per infortuni sono stati 1485, 986 di questi sui Luoghi di lavoro gli altri sulle strade e in itinere, soprattutto in agricoltura e in edilizia, sono monitorati anche quelli che non dispongono di nessuna assicurazione o che ne hanno una diversa da INAIL. Aperto da Carlo Soricelli per non dimenticare i sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti poche settimane prima. Da 17 anni i morti sui luoghi di lavoro sono tutti registrati in apposite tabelle Excel con l’indicazione di data del decesso, provincia e regione della tragedia, identità della vittima, età, professione, nazionalità e cenni sull’infortunio mortale. dall’assicurazione che ha o se non l’ha affatto (lavoro in nero) o agricoltore anziano. Dal 1° gennaio 2008, anno di apertura dell’Osservatorio al 31 dicembre 2023, sono morti complessivamente 21050 lavoratori, di questi 10474 per infortuni sui luoghi di lavoro (tutti registrati in tabelle excel). ma purtroppo sulle strade e in itinere sfuggono comunque diversi lavoratori Le ore impiegate in questi 15 anni di monitoraggio con lavoro volontario sono state oltre 30000. Continuano ad alterare la percezione del fenomeno con dati parziali e assurdi anche nel 2023 con “indici occupazionali” quando il 30% dei morti non ha nessuna assicurazione o hanno un’assicurazione diversa da INAIL che diffonde solo i propri morti che in diversi copiano. MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE REGIONI E PROVINCE ESCLUSO ITINERE. Aggiunti nella Regione i morti sulle autostrade regionali, tra parentesi i morti nelle Regioni compresivi di itinere. N.B i morti sono segnalati nelle province e regioni dove c’è stata la tragedia LOMBARDIA 48 (82) Milano 8, Bergamo 2 Brescia 12 Como 2 Cremona 3 Lecco 1 Lodi 3 Mantova 3 Monza Brianza 3 Pavia 6 Sondrio 4 Varese 3 CAMPANIA 45 (63) Napoli 15, Avellino 4 Benevento 1 , Caserta 14 Salerno 11 EMILIA ROMAGNA 37 (48) Bologna 13 Rimini 1 Ferrara 3 Forlì Cesena 3 Modena 4 Parma 3 Ravenna 1 Reggio Emilia 7 Piacenza 1 SICILIA 32 (46) Palermo 7 Agrigento 1 Caltanissetta 2 Catania 10 Enna Messina 4 Ragusa 2 Siracusa 1 Trapani‎ 4 TOSCANA 31 (43) Firenze 10 Arezzo 2 Grosseto 1 Livorno 1, Lucca 2, Massa Carrara 1 Pisa‎ 6 Pistoia 1 Siena 2 Prato 3 VENETO 27 (38) Venezia 3 Belluno 2 Padova 3 Rovigo 1 Treviso 4 Verona 8 Vicenza 5 PUGLIA 23 (29) Bari 6 BAT 2 Brindisi 5 Foggia 3 Lecce 4 Taranto 3 LAZIO 21 (34) Roma 8 Viterbo 2 Frosinone 5 Latina 2 Rieti TRENTINO ALTO ADIGE 21(29) Bolzano 10 Trento 10 PIEMONTE 21 (29) Torino 9 Alessandria 3 (+1 cantiere autostradale) Asti 1 Biella Cuneo 3 Novara 2 Verbano-Cusio-Ossola Vercelli 1 ABRUZZO 19 (26) L'Aquila 4 Chieti 7 Pescara Teramo 3 Ascoli Piceno 3 SARDEGNA 16 (22) Cagliari 5 Sud Sardegna 1 Nuoro 2 Oristano 3 Sassari 4 MARCHE 15 (21) Ancona 4 Macerata 6 Fermo 1 Pesaro-Urbino 4 CALABRIA 11 (16) Catanzaro 3 Cosenza 4 Crotone Reggio Calabria 2 Vibo Valentia 3 FRIULI VENEZIA GIULIA 6 (8) Pordenone 3 Triste 1 Udine 1 Gorizia LIGURIA 6 (9) Genova 2 Imperia 2 La Spezia Savona 1 UMBRIA 6 (8) Perugia 5 Terni 1 BASILICATA 8 (11) Potenza 6 Matera 1 Molise 5 (7) Campobasso 3 Isernia 2 VALLE D’AOSTA 2 Nel 2024 Un aumento al 2 giugno rispetto allo stesso giorno del 2023 del 19,5% CHI MUORE Il 32% sono ultrasessantenni Gli stranieri sotto i 60 anni sui luoghi di lavoro sono il 35% Le capitali dei morti sul lavoro: quest’anno Bologna Brescia, Catania, Firenze Caserta, Bolzano, Trento Torino Regioni Lombardia, Campania Emilia Romagna e Sicilia 56 gli schiacciati dal trattore e alcuni altri mezzi agricoli nel 2023 167 65 gli autotrasportatori 53 i morti di fatica o stress da superlavoro tra operai/e, bracciati, autotrasportatori, medici, infermieri ecc. 52 i morti per infortuni domestici, soprattutto anziani soli (e abbandonati socialmente) Tantissime le donne che muoiono per infortuni, soprattutto in itinere: per la fretta, per la fatica del doppio e triplo lavoro, in itinere muoiono percentualmente molto più degli uomini 17 i boscaioli morti

Le province nel 2023

Le province nel 2023
guarda la situazione della tua provincia Morti sui luoghi di lavoro nelle province nel 2023 dalla più virtuale Livorno, a Rieti la peggiore

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

Grazie a tutta la redazione di Via delle Storie, a Giorgia Cardinaletti, a Giovanna Brausier

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

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giovedì 4 agosto 2011

Intervista a Graziella Marota dell'Associazione Nazionale Familiari caduti sul lavoro su Quotidiano Sicurezza

BOLOGNA – Dal 21 luglio 2011 è presente nella società e nel web l’ “Associazione nazionale familiari morti sul lavoro”. Un’organizzazione nuova, nata a sostegno pratico e attivo e a conforto dei familiari dei caduti sul lavoro. Impegnata nel supporto dei familiari, nella coesione e ovviamente nella lotta agli incidenti, alle cause, perché si faccia di tutto per evitarli e perché se ne parli senza remore e con la doverosa e civica insistenza.

L’Associazione è nata per iniziativa dell’ “Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro”, condotto e guidato da Carlo Soricelli, e dalla Sig.ra Graziella Marota, madre di Andrea Gagliardoni, ragazzo morto all’età di 23 anni, ucciso da una macchina tampografica. Due persone quotidianamente impegnate nell’osservare e denunciare gli incidenti sul lavoro nel nostro Paese, con l’intento accorato di proteggere il lavoro, denunciarne le lacune e le carenze capaci di renderlo letale.

“Chiedo ai familiari di tutte le vittime sul lavoro di unirci e collaborare per poter dare voce ai nostri cari e per far sì che tutto questo sangue non scorra più! L’unione fa la forza quindi cerchiamo di formare questa rete on- line per poter ottenere anche dei piccoli risultati…insieme ce la possiamo fare”. Questo l’incipit del primo post apparso sul blog dell’Associazione il 21 luglio 2011.

Un appello lanciato dalla Sig.ra Marota, che dalla propria straziante storia dilaniata da una perdita incolmabile e da successive difficoltà “burocratiche” trae la forza per chiamare e spingere ad avvicinarsi le famiglie dei caduti sul lavoro. Le famiglie che hanno scelto di ricordare in privato e non proseguire oltre, le famiglie che necessitano di aiuto morale pratico, le famiglie che si trovano impegnate in lungaggini assicurative e cause indurite già troppo dallo stesso motivo dei dibattimenti. Famiglie accumunate da un unico indicibile e tragico dramma.

Il blog dell’Osservatorio caduti sul lavoro ha pubblicato dei dati relativi alle morti sul lavoro in Italia riguardanti il periodo che va tra il 1 gennaio al 3 agosto 2011. “Dall’inizio dell’anno ci sono stati 380 morti per infortuni sui luoghi di lavoro, ma si arriva a contarne oltre 680 se si aggiungono i lavoratori deceduti sulle strade e in itinere. Erano 325 sui luoghi di lavoro il 3 agosto del 2010, l’aumento è del 14,5%”. Dati e numeri allarmanti in controtendenza rispetto alle stime riportate dall’INAIL nel suo report annuale 2010. Per una differenza che si innesta in particolare sul calcolo o meno del lavoro sommerso, dei lavoratori non regolari, “nascosti”, di cui non si ha denuncia né quindi notizia.

La discussione in Italia su queste ferite è aperta. Abbiamo ascoltato la voce di un’Associazione nata per creare una rete di intenti e assistenza tra le famiglie colpite da una “bianca” e salariale tragedia.

Sig.ra Marota a chi si rivolge l’Associazione nella quale ha deciso di impegnarsi. Che speranze ripone in essa.

L’Associazione nazionale familiari morti sul lavoro è nata con lo scopo di riunire, avvicinare le famiglie dei lavoratori caduti. Vuole essere uno strumento di coesione, un punto di ritrovo per chi si trova ormai dentro una lotta fatta di sofferenze, mancanze. Per riunirne gli intenti, i sentimenti e le difficoltà. È nata grazie a Carlo Soricelli, e al suo impegno quotidiano che ritengo impagabile. Con lui abbiamo buttato giù l’idea che in pochi giorni si è concretizzata sul web e che ricominceremo concretamente a sostenere dal prossimo e vicino mese di settembre.

Ho voluto aderire convinta che l’unione faccia veramente la forza, che unite insieme, persone che ricordo sono state colpite da una tragedia improvvisa, inaspettata, possano far sentire la propria voce, le proprie denunce per cercare giustizia per ciò che è accaduto e soluzioni perché ciò non accada più.

La morte sul lavoro è spesso ostracizzata, lasciata fuori dai media, dalla comunicazione. Riesce a venire a galla soltanto in casi eclatanti, come nel caso della Thyssen per esempio, in tragedie di gruppo che non possono non essere descritte. Si avverte la sensazione che pochi facciano qualcosa, pochi ne parlino, come se non stessimo affrontando discorsi che riguardino la vita di giovani, donne e uomini morti mentre stavano lavorando. Nel corso del mio dramma mi sono trovata spesso sola, su tutti i fronti, lottando contro i mulini a vento.

Spero che l’Associazione possa essere un rimedio a questa solitudine, che unisca che avvicini e crei condizioni utili al sollievo e al riconoscimento di diritti per i lavoratori che sono venuti a mancare e per i loro familiari. Diritti dei quali non sempre è scontato il riconoscimento.

Che sostegno darete ai familiari, come si articolerà il vostro impegno.

Dare un sostegno innanzitutto morale, personale, e poi nel districarsi nella burocrazia, nei riconoscimenti, nelle indennità assicurative. Un sostegno psicologico quindi e concreto. L’Associazione è nata da pochi giorni, ci stiamo strutturando, stiamo raccogliendo le adesioni di avvocati, psicologi. Colgo quindi l’occasione per invitare chi volesse entrare a far parte del gruppo di contattarci e mettere a disposizione la propria professionalità.

Per cercare di scongiurare per gli altri la sua esperienza.

Dal giorno in cui è morto mio figlio ho urlato, per il riconoscimento delle cause, delle responsabilità. Mi sono rivolta a tutte le istituzioni, ho girato e parlato. Ma se si è da soli si riesce a far poco. Si è una voce nel caos e nel nulla. Per questo l’Associazione può unire le voci, far leva sui media, sulla politica, ancora, sulle istituzioni. Unire gli intenti.

Sono centinaia le famiglie che stanno attualmente vivendo il dramma della perdita di un caro sul lavoro. Che lo stanno vivendo o che l’hanno vissuto. Parecchie di queste hanno riscontrato reticenze, difficoltà, semplicemente per il fatto di aver avanzato quanto di legale si può richiede per far corrispondere un’equa giustizia all’ultima tragedia che ha colpito il proprio familiare. Andando incontro a estenuanti iter che rinnovano il ricordo, la pena e a volte sembrano di uccidere ancora chi è già caduto. Uccidere, forse è un termine crudo, ma penso che la morte sul lavoro quando causata da noncuranza, dal mancato rispetto della vita di chi sta lavorando, sia da considerare un omicidio e come tale vada giudicata.

Per questo invito le famiglie a unirsi, anche quelle che hanno deciso per il massimo riserbo, che vivono in casa la propria sofferenza. Una sofferenza che ci accomuna e che può unirci.

Avremmo voluto evitare di farle per l’ennesima volta ripercorrere quanto accaduto a suo figlio.

Mio figlio Andrea è morto a 23 anni, nel 2006. Da quel momento ho cominciato un lungo e straziante percorso nei tribunali. Il processo, in preliminare e svolto con patteggiamento è stato archiviato condannando i responsabili a otto mesi con la sospensione della pena. Ora è in piedi una causa civile con l’assicurazione che ha sospeso il risarcimento.

Una lotta continua da condurre per farsi riconoscere il fatto che tuo figlio non ci sia più. Un paradosso quantomeno. Non posso non andare avanti, e non è un lucrare sulla mia disgrazia come detrattori potrebbero pensare. Lo faccio perché lo devo al mio ragazzo e a sua sorella e alla vita per la quale spero di ottenere ciò a cui penso di avere diritto. Motivazioni che animano le mie giornate e che mi hanno condotta a impegnarmi in quest’Associazione che spero riesca a riunire e a stringere persone che vivono identiche sofferenze e necessità.

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Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?