Regioni

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Primi sei mesi del 2024. Morti sui luoghi di lavoro nelle Regioni italiane (escluso itinere) con il numero di morti della Regioni in rapporto al numero di abitanti (uno ogni tot abitanti). NOTA BENE l'indice occupazionale non ha nessun valore statistico per il semplice fatto che a morire per il 40% non sono assicurati a INAIL lavoratori che dispongono di altre assicurazioni o che lavorano in nero. Carlo Soricelli

morti nelle province nei primi 6 mesi del 2024

morti nelle province nei primi 6 mesi del 2024
morti nelle province nei primi 6 mesi del 2024 ci sono solo tre province che non hanno avuto morti sui luoghi di lavoro alle quali è stata data la medaglia d'oro, sperando che la mantengono per i prossimi sei mesi. l'indice occupazionale non ha nessun valore statistico perchè a morire per il 40% sul totale sono lavoratori che non sono assicurati a INAIL, che hanno assicurazioni diverse o che lavoravano in nero

le professioni con più morti

le  professioni con più morti
le categorie con più morti nei primi sei mesi del 2024

Età dei morti sui luoghi di lavoro

Età dei morti sui luoghi di lavoro
L'età dei morti sui luoghi di lavoro nei primi sei mesi del 2024

nazionalità dei morti sul lavoro

nazionalità dei morti sul lavoro
Nazionalità dei morti sul lavoro non italiani

Flavio Insinna recita la poesia di Carlo Soricelli "Morti Bianche"

Chiamatele pure morti bianche. Ma non è il bianco dell’innocenza- non è il bianco della purezza- non è il bianco candido di una nevicata in montagna- E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto- occhi spalancati dal terrore- dalla consapevolezza che la vita sta scappando via. Un attimo eterno che toglie ogni speranza- l’attimo di una caduta da diversi metri- dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni- del trattore senza protezioni che sta schiacciando- dell’impatto sulla strada verso il lavoro- del frastuono dell’esplosione che lacera la carne- di una scarica elettrica che secca il cervello. E’ un bianco che copre le nostre coscienze- e il corpo martoriato di un lavoratore. E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso. di una vita che si spegne lontana dagli affetti. di lacrime e disperazione per chi rimane. Anche quest’anno oltre mille morti- vite coperte da un lenzuolo bianco. Bianco ipocrita che copre sangue rosso- e il nero sporco di una democrazia per pochi. Vite perse per pochi euro al mese- da chi è spesso solo moderno schiavo. Carlo Soricelli

Grazie a tutta la redazione di Via delle Storie, a Giorgia Cardinaletti, a Giovanna Brausier

Carlo Soricelli attività artistica

Carlo Soricelli Metalmeccanico in pensione. Pittore-scultore. Soricelli nasce a San Giorgio del Sannio in provincia di Benevento nel 1949, ed all'età di quattro anni si trasferisce a Bologna con la sua famiglia. Nella tarda adolescenza Soricelli comincia a produrre i primi quadri in cui si nota un forte interesse per le problematiche legate all'ecologia ed una grande attrazione nei confronti della natura; lo si vede negli animali che ripropone spesso e negli alberi morenti che assumono sembianze umane. Fin d'allora l'arte di Soricelli è di denuncia nei confronti di una società che sta progredendo alle spese dell'equilibrio ambientale e della giustizia sociale. Nei primi anni Settanta i soggetti delle opere diventano soprattutto figure umane legate al mondo dell'emarginazione, accattoni, raccoglitori di cartone, handicappati, anziani, ma anche lavoratori ed operai che incontra ogni giorno sul posto di lavoro. Nelle sue tele ci scontriamo con visi stanchi ed abbruttiti, solcati dalla sofferenza e dalla solitudine, con corpi pesanti che non hanno niente del bello classico, cromatismi scuri di nero, marrone, blu, mai decorativi. Non c'è speranza, né si allude a qualche possibilità di riscatto, ma troviamo una costante messa in visione di tutto ciò che normalmente siamo portati ad evitare perché disturbante. Questa pittura, che giunge immediata ed essenziale, è spesso associata al filone dell'arte Naïve, quella di grandi come Ligabue, Covili, Ghizzardi. Infatti, a partire dall'84, Soricelli inizia ad esporre alla Rassegna di Arti Naïves ospitata presso il Museo Nazionale "Cesare Zavattini" di Luzzara a Reggio Emilia, dove riceve vari riconoscimenti tra cui il titolo di Maestro d'arte. All'inizio degli anni Ottanta l'artista bolognese realizza le prime opere di scultura, ulteriore ed efficace veicolo espressivo del suo messaggio; è del 1985 “Il Consumista”, scultura emblematica in cui una creatura umana mostruosa, vestita di ritagli di spot e slogan pubblicitari, sta divorando se stesso ed ancora, del 1989, Il Comunicatore, ironica e brutale visione Orwelliana. Già dai primi anni Ottanta Soricelli propone il tema degli angeli e lo elabora a suo modo; l'angelo è l'escluso, prima schiacciato e deformato, ora alleggerito da un paio d'ali che garantiscono una dignitosa speranza, non tanto con l'intento di avvicinare al sovrannaturale, ma al contrario per riportare l'esistenza ad un'unica dimensione Umana. Da vent’anni Soricelli sta lavorando a quella da lui definita Pittura Pranica, che consiste nella visualizzazione dell'energia comune a tutti gli esseri viventi allo scopo di produrre effetti terapeutici per mente e corpo dell’osservatore La prima opera pranica del 1996 Soricelli si ritrae nelle vesti di cavaliere pranico, è stata acquistata dal Museo Zavattini. Soricelli espone dal 1976 con circa una settantina di mostre, tra cui quelle al Palazzo Re Enzo di Bologna nel 1986, alla Festa Nazionale dell'Unità di Reggio Emilia con una personale insieme a Cesare Zavattini nel 1995 e presso Palazzo d'Accursio a Bologna nel 1996. Ha esposto con prestigiose mostre in Francia, Germania, Unione Sovietica, Grecia e Jugoslavia. E' presente in numerose collezioni pubbliche e private ed è presente in diversi musei. Da 15 anni ha aperto a Casa Trogoni di Granaglione, in provincia di Bologna, una casa museo delle sue opere, visitabile al pubblico su appuntamento. Una stanza è stata dedicata alla pittura pranica e qui nel silenzio chi vuole può gratuitamente sottoporsi all’esperimento di autoguarigione attraverso la visione delle opere praniche. Da qualche anno ha ripreso a creare opere che faceva già dagli anni ottanta con materiali di scarto della nostra società, trovati sulle strade come per esempio mozziconi di sigarette e copricerchioni, di fianco a bidoni della spazzatura, macerie di vecchie case ecc. Ha chiamato questo filone d’arte “Rifiutismo”. Nel 1997 ha pubblicato un libro dal titolo “Maruchèin”, con prefazione di Pupi Avati, in cui ha raccontato le sue esperienze di bambino meridionale emigrato al Nord negli anni Cinquanta. Nel 2001 ha pubblicato il suo secondo libro “Il Pitto” con prefazione di Maria Falcone. Il terzo “Pensieri liberi e sfusi”, il quarto “La classe operaia è andata all’inferno”, il quinto ”Terramare” e il sesto “Porta Collina, l’ultima battaglia dei Sanniti”. Il sesto Pensieri Liberi e Sfusi, il settimo un libro di poesie “Canti Aionici”. E' l'ideatore e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it/ . Attivo dal 1° gennaio 2008 in ricordo dei sette operai della ThyssenKrupp di Torino morti tragicamente poche settimane prima. E' il primo osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro nato in Italia ed è formato solo da volontari diventando punto di riferimento nazionale per chi cerca notizie su queste tragedie.

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venerdì 10 febbraio 2017

I morti sul lavoro che resuscitano (almeno per le statistiche)

Si, come curatore dell’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono contento, dopo questa grande inchiesta di Repubblica sui morti che spariscono dalle statistiche. Finalmente tutti sono stati costretti a prendere posizione. La sparizione di tanti morti sul lavoro l’avevo vista già al primo anno di monitoraggio delle vittime, era il 2009, avevo già raccolto in appositi file i morti del 2008, quando vennero fuori quelli dell’INAIL per quell’anno mi accorsi di questa anomalia. Come mai i morti che avevo registrato io erano molti di più?  E da allora che cominciai a domandare a destra e manca delle ragioni di questa differenza. Ma nessuno mi ascoltava. Del resto ero solo un metalmeccanico che si era messo in testa di far comprendere le dimensioni del fenomeno in tempo reale agli italiani. Avevo nomi e cognomi delle vittime, mica erano fantasmi. Prima le notizie più recenti del fenomeno avevano sei mesi o addirittura un anno. Ma questa discrepanza tra le statistiche che facevo io con l’aiuto dei miei figli e di qualche amico come Marco Bazzoni, anche lui metalmeccanico, addetto alla Sicurezza, che avevo conosciuto fin da subito per il suo costante impegno contro questo fenomeno degli infortuni anche mortali erano enormi, erano centinaia i morti che “sparivano”. Anche un grande giornalista come Santo della Volpe s’interessava costantemente del fenomeno. Rimasi stupito quando vidi su Facebook la sua richiesta d’amicizia, avemmo numerosi contatti, venne anche a intervistarmi a casa mia.  Ma anche lui, non riusciva a rompere quel muro d’indifferenza, di menefreghismo e di omertà che c’era sul fenomeno morti sul lavoro. Come mai i morti sui LUOGHI DI LAVORO dell’Osservatorio erano molti di più? Guai a chi tocca la stampa e le televisioni e vuole intimorire i giornalisti. Si sono interessati del fenomeno tantissimi giornali, direi quasi tutti, pur sapendo come la pensavo e quel che scrivevo. Anche le televisioni pubbliche di tutti e tre i canali facevano ottimi servizi denunciando la differenza sul numero complessivo delle morti sul lavoro. Mentre le televisioni commerciali mai si sono occupate, se non in modo occasionale del fenomeno.  Il TG3 per esempio ha fatto una campagna durata mesi su queste tragedie. Ma niente la politica non ci sentiva. Mail tutti i mesi ai principali partiti e protagonisti della politica, li mettevo al corrente della situazione che denunciavo con l’Osservatorio, ma verso la vita di chi lavoro e delle denunce di un fenomeno che doveva far rizzare i capelli in testa niente. Anche i sindacati avevano lo stesso atteggiamento della politica. La stessa indifferenza. Anche alla Camusso ho scritto diverse volte, con mail alla sua segreteria. Ma mai un interessamento. Del resto ho mandato mail alla segretaria Cantone dello stesso  SPI CGIL a cui sono iscritto facendo le stesse denunce. La stessa indifferenza, probabilmente le loro segreterie neppure le informavano delle mail (almeno lo spero). Poi quando ieri ho letto che la segretaria della CISL Furlan parlava di un “pugno nello stomaco” dopo aver appreso dall’articolo di Repubblica della sparizione di tanti morti sul lavoro dalle statistiche, sono rimasto basito. Eppure i contatti con tanti funzionari di questo sindacato ci sono stati. Com’è possibile che non comunichino tra di loro su fenomeni che a un sindacato avrebbe dovuto avere tra le priorità? Insomma un cittadino che attraverso un lavoro volontario vuole dare un contributo per problemi del Paese non conta niente. Ma una cosa ho sentito come gravissima; la grande lontananza che c’è tra le Istituzioni, di qualsiasi tipo al resto dei cittadini. Una superiorità che si manifesta con l’indifferenza, con l’ostracismo, con l’ironia, con la difesa della loro ”superiorità”. Di questo si dovrebbe occupare il Presidente Mattarella "della distanza tra cittadini e istituzioni " che sta diventando patologica. Mi ha colpito molto recentemente la mia cancellazione tra gli amici di Facebook di un sindacalista che occupa un posto di primo piano sulla Sicurezza, di cui  per carità di patria non faccio il nome. Conosceva i miei dati da anni, spesso condivideva quello che scrivevo, poi lo vedo in televisione a un incontro con giornalisti, esponenti governativi e di quella che era la sua naturale controparte. Praticamente dava ragione agli altri su quasi tutto. Anche che i morti sul lavoro calavano, quando invece dal 2008 sui luoghi di lavoro non sono mai calati e lui lo sapeva bene. Davvero un colpo allo stomaco. Ovviamente gli ho scritto quello che pensavo, e lui invece di rispondere in merito, mi ha cancellato dagli amici. Mi risulta che anche con altri abbia fatto così. Lesa maestà anche dei sindacalisti? Insomma un ottimo rappresentante del sindacato Istituzioni che rinuncia al suo ruolo. Ho accolto con molta soddisfazione del DDL “sull’omicidio sul lavoro” che ha come prima firma, non a caso un altro metalmeccanico, il Senatore Barozzino,  Finalmente la politica s’interesserà concretamente del fenomeno? Rinuncerà a fare leggi per diminuire ulteriormente la Sicurezza sui luoghi di lavoro come hanno fatto in questi anni ? Ricomincerà a considerare la vita di chi lavoro come tra e cose più importanti che deve tutelare? Considererà i vaucher, il precariato (che fa suicidare i giovani), il lavoro nero, e leggi come il Jobs act come  violenze contro i lavoratori? Ho forti dubbi per il semplice fatto che in parlamento sono pochissimi gli eletti che vengono dal lavoro dipendente. Sarà un parlamento veramente democratico quando ci saranno in queste Istituzioni anche la rappresentanza equa di venticinque milioni di lavoratori dipendenti. Ma noi metalmeccanici, anche se in pensione abbiamo la testa dura. Questa sarà la prossima battaglia, sarà lunga, sarà dura. Ma sarà restituita la rappresentatività politica e parlamentare al  mondo del lavoro.

Mail spedita sul fenomeno all'insediamento del Governo Renzi e ai Ministri martina e Poletti nel 2014

Da: Carlo Soricelli [mailto:carlo.soricelli@gmail.com]
Inviato: venerdì 28 febbraio 2014 18:42
A:
matteo@governo.it; segrgabinetto@lavoro.gov.it; webmaster@politicheagricole.it
Oggetto: Morti sul lavoro a Gennaio e Febbraio 2014. All'attenzione di Matteo Renzi, Giuliano Poletti e Maurizio Martina,

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
Sig. Primo Ministro Matteo Renzi e  Sig.ri Ministri  del lavoro Giuliano Poletti e  delle Politiche Agricole Maurizio Martina,
Oggetto: Morti sul lavoro a Gennaio e Febbraio 2014. All'attenzione di Matteo Renzi, Giuliano Poletti e Maurizio Martina,
il nuovo governo sarà giudicato da quello che saprà mettere in campo concretamente.
L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro è  aperto dal  1° gennaio 2008, subito dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino, e da quel giorno monitora in tempo reale i morti sul lavoro in Italia. Ogni anno si parla di favolose diminuzioni dei decessi, ma noi, che registriamo  tutte le morti sui luoghi di lavoro non abbiamo riscontrato nessun calo. Sostanzialmente il numero dei morti sul lavoro non è variato nel corso di questi anni di monitoraggio. Purtroppo, nonostante il blog sia diventato punto di riferimento con centinaia di migliaia di visitatori in Italia e non solo (questa settimana oltre 600 accessi dagli Stati Uniti  e 400 della Germania),  per chi cerca notizie in tempo reale su queste tragedie, che portano il lutto in oltre 1000 famiglie ogni anno, non abbiamo mai avuto come interlocutori i vostri ministeri e questo nonostante le numerosissime  mail inviate che illustravano la tragedia attraverso dati incontestabili, Ma si è continuato a prendere per buoni i dati ufficiali che sono sempre sottostimati a causa di un monitoraggio parziale.
Tutti gli anni assistiamo ad un’autentica carneficina di agricoltori schiacciati dai trattori che guidano, nella totale indifferenza della politica, e soprattutto da parte dei ministri che si sono succeduti in questi anni all’agricoltura e al lavoro. Gli agricoltori deceduti  schiacciati dal trattore sono stati 127 nel 2013 rappresentano da soli il 23,3% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Noi crediamo che questa sia una vera emergenza nazionale. Nel corso degli anni abbiamo proposto diverse soluzioni, ma non siamo mai stati ascoltati e nessuno si è mai degnato di rispondere in merito. Basterebbe una maggiore informazione sulla pericolosità del mezzo e far dotare le cabine di protezione  di cinture di sicurezza. Con questi pochi accorgimenti, soprattutto sui vecchi trattori, si potrebbero in poco tempo dimezzare le morti.  Tra poco arriverà la bella stagione e ricomincerà questa strage se non si interverrà immediatamente-
Il nostro lavoro è solo volontario e l’unico scopo è quello di sensibilizzare sul tema morti sul lavoro e auspicare una diminuzione dei decessi sul lavoro, che ci vede primi in Europa.
D’ora in poi speriamo d’avere maggiore attenzione  da parte delle istituzioni.
Cordiali saluti.
Carlo Soricelli
Curatore dell’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

mail del 22 maggio 2015

Ma la vita di chi lavora la terra non conta niente?

Ministro Martina dica qualcosa su questa carneficina. Continua inarrestabile la strage di agricoltori schiacciati dal trattore. Sono già 21 dal 1° maggio Festa dei Lavoratori e inaugurazione dell’EXPO che “nutre il pianeta”. Sono 51 dall’inizio dell’anno. Nel 2014 sono stati schiacciati dal trattore 152 lavoratori e 142 da quando l’Osservatorio che dirigo le ha mandato una mail il 28 febbraio 2014 per avvertirla, come del resto ho fatto con Renzi e Poletti dell’imminente strage che puntualmente si è verificata. Lo stesso è stato fatto nel febbraio 2015. Il risultato è lo stesso: la Sua indifferenza e quella di Renzi e Poletti. La vita di questi lavoratori non vale neppure un twitter? Eppure la vediamo tutti i giorni in televisione. Su se ne occupi finalmente, Lei è il Ministro delle Politiche Agricole. Questo post sarà continuamente aggiornato fino a quando non la vedremo spendere una parola su queste vittime che si potrebbero dimezzare se solo ci fosse un’informazione corretta e attenta, oltre ovviamente a interventi mirati per mettere in sicurezza i vecchi trattori con interventi sulle cabine. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it


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Carlo Soricelli intervistato dalla trasmissione num3ri su Rai2


Una poesia in memoria dei sette lavoratori della Thyssenkrupp
morti nel 2007 a Torino scritta due giorni questa tragedia

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

via delle storie, l'intervista che mi fece questa primavera la redazione RAI di Via delle Storie, al

https://youtu.be/9cJbdjQQ7YQhttps://www.raiplay.it/video/2022/05/Via-Delle-Storie-Carlo-Soricelli-l-artista-delle-morti-infinite-sul-lavoro-0cd0bfa2-df0a-4fbc-b70a-3bdba7d7ca51.html

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Le verità scomode sulle morti per infortunio sul lavoro

Anche tu, indipendentemente dal lavoro che svolgi corri seri pericoli

1) Da quando il 1° gennaio 2008 è stato aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna le morti per infortunio sul lavoro non sono mai calate se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL, istituto che monitora solo i propri assicurati

2) In base a questi presunti cali inesistenti e diffusi dalla stampa, dal potere politico e economico in Parlamento si sono fatte leggi per alleggerire le normative sulla sicurezza

3) Almeno un terzo dei morti sul lavoro sfuggono a qualsiasi statistica

4) In questi dieci anni sono morti per infortunio sul lavoro oltre 13.000 lavoratori se si prendono in considerazione tutti, comprensivi dei morti sulle strade e in itinere

5) Ogni anno oltre la metà dei morti sul lavoro sono sulle strade e in itinere (itinere significa mentre si va e si torna dal lavoro). La mancata conoscenza delle normative specifiche sull’itinere è spesso una trappola che impedisce il riconoscimento dell’infortunio, anche mortale e questo vale per tutti i lavoratori indipendentemente il lavoro che svolgono. Tutti si spostano da casa verso e al ritorno dal lavoro

6) Sui luoghi di lavoro in questi dieci anni sono morti oltre 7000 lavoratori (esclusi i morti sulle strade e in itinere)

7) Le donne muoiono relativamente poco sui luoghi di lavoro, ma tantissime perdono la vita in itinere. Sono dovute alla stanchezza per il doppio lavoro che svolgono tra casa e lavoro che ne riduce la prontezza dei riflessi

8) Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni

9) La Legge Fornero ha fatto aumentare le morti sul lavoro tra gli ultra sessantenni che non hanno più i riflessi pronti e buona salute per svolgere lavori pericolosi.

10) Il jobs act che ha abolito di fatto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fa aumentare le morti sul lavoro per l’impossibilità di rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi. Prova ne è che la stragrande maggioranza di chi muore per infortunio lavora in aziende che non hanno la copertura dell’articolo 18, di rappresentanza sindacale e di un responsabile della Sicurezza. L’articolo 18 abolito dal jobs acts recitava che non si può licenziare senza Giusta Causa e Giustificato Motivo.

11) Moltissime sono le morti tra artigiani e partite iva individuali e in nero e grigio.

12) E’ l’agricoltura la categoria più a rischio: mediamente supera ogni anno il 30% delle morti sui luoghi di lavoro di tutte le categorie e tra gli agricoltori

13) Un morto si cinque sui luoghi di lavoro ogni anno è provocato dal trattore, ne sono morti in questi dieci anni almeno 1000 mentre guidavano questo mezzo, oltre 400 sono i morti accertati dall’Osservatorio provocati dal ribaltamento del trattore in questi ultimi tre anni.

14) L’edilizia ha mediamente il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro. Le cadute dall’alto sono un’autentica piaga in questa categorie. In tanti muoiono lavorando in nero in edilizia e in aziende del subappalto.

15) In questi dieci anni non si è fatto niente per arginare questa piaga, il Parlamento ha ignorato le morti di tanti lavoratori e questo per il semplice fatto che il lavoro dipendente e gli artigiani non hanno nessuna rappresentanza di fatto nelle due Camere.

16) Se non vuoi morire lavorando occupati in prima persona della tua sicurezza personale e rifiutati di svolgere lavori pericolosi e denuncia chi ti obbliga a farlo, e se non ne hai la forza di opporti lascia una memoria scritta ai tuoi familiari che potranno un domani denunciare queste autentiche violenze.

L'Osservatorio a Storie Vere di RAI 1

Quando il lavoro uccide?